Rabat minaccia di sospendere l’accordo di estradizione con Madrid

Il Marocco: difficoltà di arrivare effettivamente a ricevere condannati o sospetti di cui si chiede l’estradizione alla Spagna.

 La cooperazione giudiziaria tra Marocco e Spagna potrebbe subire una battuta d’arresto.

Come riporta Ansa, il ministro della Giustizia del Marocco, Abdellatif Ouahbi, ha dichiarato alla stampa che il suo ministero sta valutando la possibilità di “sospendere l’accordo bilaterale di estradizione” per le difficoltà del Marocco di arrivare effettivamente a ricevere condannati o sospetti di cui chiede alla Spagna l’estradizione.

La minaccia mentre si lavora per evitare una nuova ondata di migranti verso Ceuta e Melilla.

La Svizzera prevede un aumento IVA per destinare fondi alla difesa

Aumento dello 0,5% per 12 anni per aiutare a finanziare 24 miliardi di franchi per la difesa.
Esenti dall’aumento IVA i generi alimentari ed i medicinali.

Il governo svizzero ha proposto un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) dello 0,5%, da applicarsi per 12 anni, per contribuire a finanziare una spesa supplementare per la difesa pari a 24 miliardi di franchi.

Il piano, come riporta Reuters, prevede un nuovo fondo per gli armamenti finanziato dall’aumento temporaneo dell’Iva e da una parte del bilancio ordinario dell’esercito.

Il fondo potrà contrarre prestiti fino a 6 miliardi di franchi svizzeri, ha detto il governo. Le aliquote ridotte dell’Iva su generi alimentari e medicinali rimarranno invariate.

L’Ue interferisce nelle elezioni degli Stati

Accusa Russia ed Usa di interferire nelle elezioni, ma fa lo stesso.
Finanziamenti ai media per influenzare il dibattito e l’opinione pubblica: 40 milioni nel 2023 per il cambio di governo in Polonia.

L’Ue interferisce nelle elezioni, facendo di fatto esattamente quello che accusa gli altri Paesi di fare.

Quante volte avete sentito accuse verso la Russia o verso gli Usa di interferire con le elezioni dei vari Paesi?

L’Ue fa esattamente lo stesso, finanziando i vari media per influenzare l’opinione pubblica.

Prawy.pl riporta un’intervista pubblicata dal quotidiano tedesco Berliner Zeitung con il commentatore e ricercatore Thomas Fazi. Secondo Fazi, prima delle elezioni polacche del 2023 sarebbero affluiti in Polonia fondi europei destinati a organizzazioni non governative favorevoli all’integrazione europea, con l’effetto di influenzare il dibattito pubblico e l’opinione pubblica.

Fazi sostiene che l’Unione Europea eserciterebbe una crescente influenza politica e culturale attraverso programmi di finanziamento, ONG, media e istituzioni accademiche. Secondo la sua analisi, esisterebbe un collegamento stretto tra l’erogazione delle sovvenzioni e specifici obiettivi politici.

Nell’intervista viene citata una ricerca realizzata da Fazi per il think tank ungherese MCC Brussels, incentrata sui flussi finanziari verso le ONG. Fazi afferma che fino ad oggi non esisteva una mappatura sistematica e quantitativa di tali finanziamenti.

L’articolo menziona inoltre il programma europeo CERV (Citizens, Equality, Rights and Values), inserito nel quadro finanziario UE 2021-2027 e affiancato da iniziative come Horizon e Creative Europe. Secondo quanto riportato, dal 2021 le organizzazioni polacche avrebbero ricevuto circa 40 milioni di euro attraverso questo programma.

Infine, Fazi dichiara che nel suo rapporto viene citato il presidente della Fondazione Res Publica, il quale avrebbe riconosciuto che attività sostenute anche con fondi UE hanno contribuito al cambiamento di governo avvenuto a Varsavia nel 2023.

Zelensky non riconosce l’indipendenza del Kosovo

La dichiarazione del presidente ucraino durante una conferenza a Belgrado.
Il Kosovo rimuove la bandiera ucraina esposta dal 2022.

La posizione di Kiev sul Kosovo regala al presidente serbo Aleksandar Vučić una vittoria diplomatica.

La scelta dell’Ucraina di non riconoscere l’indipendenza del Kosovo, infatti, ha offerto a Vučić un importante risultato diplomatico, ma ha contemporaneamente provocato una dura reazione a Prishtina. Al centro della disputa c’è la posizione ribadita dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante la sua visita a BelgradoKiev continua a sostenere l’integrità territoriale degli Stati e non riconosce il Kosovo come Stato indipendente.

Una posizione che, nel pieno della guerra contro la Russia, assume un peso particolare. Kiev insiste da anni sul principio dell’integrità territoriale dell’Ucraina, contestando l’annessione della Crimea e l’occupazione di territori ucraini da parte di Mosca. Lo stesso principio viene ora utilizzato per spiegare il mancato riconoscimento del Kosovo.

Durante una conferenza stampa a Belgrado, Zelensky ha confermato che la linea dell’Ucraina non è cambiata, rispondendo a una domanda sulla possibilità per la Serbia di continuare a “contare sulla posizione ferma dell’Ucraina” sul Kosovo.

La nostra posizione resta invariata. Lo abbiamo sempre sottolineato e la politica dell’Ucraina non è cambiata“, ha dichiarato il presidente ucraino, come riporta Euronews.

Le parole di Zelensky hanno però provocato irritazione in Kosovo, dove Pristina chiede a Kiev di rispettare il diritto all’autodeterminazione del Kosovo e la dichiarazione di indipendenza del 2008, riconosciuta da oltre 100 Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e 22 Stati membri dell’Unione europea.

La reazione è arrivata anche attraverso un gesto simbolico. Il sindaco di Pristina, Perparim Rama, ha annunciato la rimozione di una grande bandiera ucraina con la scritta “Free Ukraine, esposta lungo una delle principali arterie della capitale kosovara dall’inizio del conflitto con la Russia del 2022.

Lo Stato del Kosovo deve essere rispettato“, ha scritto Rama sui social, pubblicando il video della rimozione.

Quando il Kosovo non viene rispettato, la capitale Pristina reagisce sempre allo stesso modo“, ha aggiunto.

La Romania verso la chiusura di un secondo reattore nucleare

La siccità del Danubio crea problemi alla sicurezza delle pompe di raffreddamento.
Il primo reattore era stato chiuso a fine luglio.

La Romania potrebbe chiudere un secondo reattore della centrale nucleare di Cernavoda a causa del continuo calo del livello del Danubio.

Il sito potrebbe essere fermato nelle prossime 48 ore, a causa del progressivo calo del livello dell’acqua del fiume che rende sempre più difficile il funzionamento in sicurezza delle pompe di raffreddamento.

Lo riportano i media internazionale citando quelli locali, poi ripresi anche da Ansa, aggiungendo che il primo reattore dell’impianto ha dovuto essere chiuso alla fine di luglio.