Reddito pro capite: la Polonia supera la Spagna

Il confronto tiene conto delle differenze del costo della vita tra i vari Paesi.
Tusk: Polonia parte dell’élite economica europea.

Secondo i dati più recenti del MFW (in polacco: Międzynarodowy Fundusz Walutowy), la Polonia ha superato la Spagna in termini di reddito pro capite calcolato in base al PPP (Purchasing Power Parity, l’indicatore che tiene conto delle differenze nel costo della vita tra i paesi).

Come riporta Polonia Oggi, il reddito pro capite in Polonia ha raggiunto 58,56 mila dollari (PPP), mentre in Spagna è stato 58,35 mila dollari (PPP).

Il primo ministro Donald Tusk ha commentato questi dati, definendo la Polonia parte dell’”élite economica europea“.

Tuttavia, il reddito medio in Europa resta più alto, con una media di circa 66,8 mila dollari (PPP).

Alcuni paesi come Italia, Repubblica Ceca, Lituania e Slovenia hanno il reddito pro capite superiore a quello polacco.

Il rapporto evidenzia anche che l’economia polacca ha continuato a crescere nel 2025 a un ritmo più veloce rispetto a quella spagnola, riflettendo un trend positivo per l’economia nazionale.

Armamenti: la Polonia li acquisterà solo da chi investe nel Paese

Varsavia: i trattati non sono una sorta di pagamento per la sicurezza.
Per vendere armi alla Polonia bisogna investire concretamente nel Paese, non solo assemblaggio e lavori e basso valore aggiunto.

Il governo di Varsavia invia un chiaro segnale ai produttori stranieri di armamenti: la vendita di armi alla Polonia deve essere accompagnata da investimenti concreti nel Paese.

Il viceministro delle Attività Statali, Konrad Gołota, ha sottolineato che il precedente modello di acquisti, soprattutto dagli Stati Uniti, era svantaggioso per la Polonia e si basava sull’idea di considerare i contratti come una sorta di “pagamento per la sicurezza.

La nuova strategia, come riporta Polonia Oggi, prevede non solo l’apertura in Polonia di semplici linee di assemblaggio, ma soprattutto il trasferimento di tecnologia e l’integrazione delle imprese polacche nelle catene globali di approvvigionamento.

L’obiettivo è garantire alle aziende nazionali un ruolo nella progettazione, nello sviluppo e nella produzione di armamenti, e non soltanto nell’esecuzione di lavori a basso valore aggiunto.

La Polonia vuole presentarsi come un partner interessante grazie alle ingenti risorse destinate agli acquisti e agli investimenti, anche nell’ambito del programma europeo SAFE, nonché alla presenza di numerose piccole imprese tecnologiche specializzate.

Il nuovo approccio dovrebbe favorire in particolare il gruppo statale Gruppo Polacco degli Armamenti che necessita di capitale e tecnologie moderne.

Il governo sottolinea che le nuove regole valgono per tutti i partner, compresi gli Stati Uniti: se le aziende straniere non saranno pronte a una cooperazione più profonda, con joint venture e un reale trasferimento di know-how, la Polonia cercherà altri partner.

Polonia: Ministero Difesa ritira formazione sul gender per i soldati

Gli stessi soldati avevano espresso critiche sull’utilità di tale formazione.

Il Ministero della Difesa Nazionale ha informato che, per decisione del ministro, dal programma delle formazioni integrative per il 2026 è stato eliminato il tema riguardante i “diritti umani e la prospettiva di genere nelle operazioni militari.

La formazione, come riporta Polonia Oggi, era stata precedentemente proposta dalla Presidente del Consiglio per il Servizio Militare delle Donne e approvata dal Dipartimento del Personale del Ministero.

La questione è diventata pubblica dopo alcune notizie diffuse dai media e dichiarazioni anonime di soldati che hanno espresso critiche sull’utilità di tale formazione.

Nel comunicato ufficiale, il Ministero ha sottolineato che, nonostante la precedente approvazione a livello dipartimentale, il ministro della Difesa ha deciso di ritirare questo punto dal programma.

Il Ministero ha inoltre ricordato che formazioni di questo tipo possono essere organizzate sulla base di una decisione del 2020 relativa alla metodologia dell’educazione civica e alla prevenzione e disciplina militare. Tuttavia, il tema in questione non sarà incluso nel programma di formazione per il 2026.

10 febbraio, un giorno in cui si celebra la memoria di tanti italiani

Come ogni anno, il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo, per commemorare le tante vittime dei massacri delle Foibe.

Come ogni anno, in molte città italiane viene celebrato il Giorno del Ricordo in memoria delle numerose vittime dell’eccidio delle Foibe, una tragedia italiana a cui forse in passato non è stata data la giusta importanza.

Il termine foiba deriva dal nome che viene dato in Venezia Giulia agli inghiottitoi, punti in cui l’acqua si immette nel sottosuolo, tipici della regione carsica. Queste vere e proprie caverne verticali venivano usate dai partigiani comunisti, guidati dal maresciallo Tito, per giustiziare molti italiani, i quali in quel periodo storico vennero condannati a morte con esecuzioni sommarie, da tribunali partigiani improvvisati. Le vittime venivano legate insieme e gettate nelle foibe, spesso ancora vive, oppure in alternativa, venivano prima fucilate sull’orlo delle stesse. Inoltre, molti italiani morirono anche a causa dalle deportazioni nei campi di prigionia jugoslavi.

Una prima fase di violenze si verificarono dopo l’8 settembre 1943 e colpirono soprattutto l’Istria, dove si diffuse un odio generalizzato nei confronti degli italiani. Mentre una seconda fase, la più violenta, avvenne nella primavera del 1945, quando l’esercito partigiano del maresciallo Tito prese il controllo, oltre che dell’Istria, anche delle città di Trieste e Gorizia. Le vittime di quella che fu una vera e propria pulizia etnica non vennero scelte solo tra i rappresentati di quello che era stato il governo fascista o tra gli oppositori politici, ma anche tra persone di spicco della comunità italiana, le quali, in qualche modo, venivano considerate dai partigiani jugoslavi come possibili nemici dello stato comunista jugoslavo, che venne creato di lì a poco.

I numeri relativi a questa terribile pagina storica italiana non sono minimanente trascurabili. Secondo le stime, furono tra i 5.000 ed i 10.000 gli italiani giustiziati, a cui bisogna aggiungere anche tra i 250.000 ed i 350.000 italiani che furono costretti a lasciare le proprie abitazioni in Istria e Dalmazia, evento storico noto come Esodo giuliano-istriano-dalmata.

Il Giorno del Ricordo venne istituito solamente con legge del 30 marzo 2004, appunto per commemorare solennemente, il 10 febbraio di ogni anno, le vittime della tragedia delle Foibe. Per molti anni, quindi, questa tragedia italiana è stata quantomeno ignorata, se non volutamente nascosta, molto probabilmente per motivazioni politiche.

von der Leyen: rinunciare all’unanimità sulla competitività

La presidente della Commissione Europea: se non si trova un accordo tra i 27 Paesi membri, non esitare a passare alla cooperazione rafforzata.

Il nostro obiettivo dovrebbe sempre essere quello di raggiungere un accordo tra tutti i 27 Stati membri. Tuttavia, qualora la mancanza di progressi o di ambizione rischi di compromettere la competitività o la capacità di azione dell’Europa, non dovremmo esitare a ricorrere alle possibilità previste dai trattati in materia di cooperazione rafforzata“.

Lo afferma la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nella lettera ai leader in vista del Consiglio informale.

Collegare il nostro programma di competitività con la nostra spinta verso l’indipendenza deve essere la nostra missione guida“, ha poi aggiunto come riportato da Ansa.