Australia: parlamento invaso da studi inventati dall’IA

Studi, ricerche e lavori mai condotte ed attribuite a persone reali.
Downie: i documenti sono arrivati anche in parlamento e vi è il rischio di decidere su prove mai esistite.

Studi accademici mai pubblicati, ricerche che nessuno ha mai condotto e perfino lavori inesistenti attribuiti a studiosi in carne e ossa. L’intelligenza artificiale generativa sta creando un problema inatteso per il Parlamento australiano, dove il sistema di consultazione pubblica rischia di trasformarsi in una porta d’ingresso per informazioni apparentemente autorevoli ma completamente inventate.

Il meccanismo nasce con uno scopo preciso: permettere a cittadini, associazioni ed esperti di presentare osservazioni e documenti alle commissioni parlamentari, offrendo ai deputati una base più ampia di informazioni su cui valutare leggi e politiche pubbliche. Ma un’inchiesta di Guardian Australia ha scoperto che tra questi contributi stanno aumentando quelli realizzati con l’IA e corredati da fonti che, a un controllo più attento, semplicemente non esistono.

In alcuni documenti esaminati, la maggior parte dei riferimenti bibliografici sarebbe costituita da allucinazioni” dell’intelligenza artificiale: titoli, studi e pubblicazioni costruiti dai modelli linguistici in modo abbastanza credibile da sembrare autentici. Ed alcuni di questi materiali, come riporta Agi, sono arrivati fino ai rapporti delle commissioni parlamentari. Il rischio, avverte Christian Downie, professore alla School of Regulation and Global Governance dell’Australian National University, è che il problema finisca per superare il semplice pasticcio bibliografico: i parlamentari potrebbero trovarsi a prendere decisioni sulla base di prove che, in realtà, non sono mai esistite.

Nell’ex stabilimento FIAT aprirà un centro AI da 2,5 miliardi di dollari

A Bielsko-Biala (Polonia) si prevede un’infrastruttura digitale da 125 MW pronta in 12 mesi.
Sarà un Parco Industriale e Tecnologico dedicato alla produzione, ai data center e all’intelligenza artificiale.

L’azienda polacca DL Invest Group realizzerà nell’area dell’ex stabilimento Fiat di Bielsko-Biała un nuovo Parco Industriale e Tecnologico dedicato alla produzione, ai data center e all’intelligenza artificiale.

Il primo lotto del progetto dovrebbe entrare in funzione entro dodici mesi e, come riporta Polonia Oggi, l’investimento, dal valore stimato di circa 2,5 miliardi di dollari, prevede un’infrastruttura digitale con una potenza finale di 125 MW, destinata soprattutto allo sviluppo dell’AI.

Il complesso sorgerà su un’ex area industriale già dotata di infrastrutture energetiche e produttive e punta a integrare industria, ricerca, automazione e tecnologie digitali.

Secondo DL Invest Group, il progetto rappresenta una delle più grandi iniziative private tecnologiche in Polonia e contribuirà alla trasformazione della Slesia in un centro europeo dell’industria di nuova generazione.

Google: se esplode la bolla IA non si salva nessuno

Pichai: investimenti in intelligenza artificiale straordinari ma anche irrazionali; nessuna azienda sarebbe al sicuro, nemmeno noi di Google.

Se la “bolla” innescata dal boom dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) esplodesse, nessuna azienda sarebbe al riparo.

E’ l’allarme lanciato da Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, filiazione del colosso americano Google, intervistato sulle prospettive di questo business tecnologico dalla Bbc.

Pichai sottolinea “il momento straordinario” dell’IA, a livello di investimenti e aspettative, ma anche qualche elemento di “irrazionalità” dietro un interesse così trascinante: senza sminuire i timori che tempo circolano nella Silicon Valley, come sui mercati mondiali, in relazione ai rischi di “una bolla” in grado potenzialmente di scoppiare.

Io penso che nessuna azienda ne sarebbe immune, inclusi noi” ha dichiarato, come riporta Ansa.

Usa: boom di licenziamenti a causa dell’IA

Licenziamenti aumentati del 183% rispetto a settembre e del 175% rispetto ad un anno fa: è il peggior ottobre dal 2003.
Il comparto tecnologico il più colpito.

Le aziende statunitensi hanno annunciato 153.074 licenziamenti nel solo mese di ottobre, segnando un aumento del 183% rispetto a settembre e del 175% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Lo rivela il report mensile della società di consulenza Challenger, Gray & Christmas, che definisce quello appena trascorso il peggior ottobre dal 2003.

I tagli che, come riporta Tgcom24, sono concentrati in larga parte nel comparto tecnologico, rappresentano un segnale di correzione dopo il boom di assunzioni post-pandemia e riflettono il nuovo scenario determinato dall’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale, insieme a un generale calo della spesa e all’aumento dei costi operativi.

Indeed e Glassdoor licenziano 1.300 dipendenti

La giapponese Recruitment Holdings che detiene entrambi i portali per la ricerca del lavoro intende puntare sull’AI.
Prevista una riduzione del 6% dell’organico collettivo.

Recruitment Holdings, la società giapponese che controlla sia Glassdoor che Indeed, sta per avviare un processo di riduzione di circa il 6% del proprio organico collettivo, ovvero circa 1.300 dipendenti.

Le due società sono tra i portali di ricerca del lavoro più popolari e sono entrate a far parte di Recruitment Holdings rispettivamente dal 2018 e dal 2012.

Stando a quanto riporta Business Insider poi ripreso da HD Business, i licenziamenti sarebbero dovuti alla volontà del gruppo di puntare sull’intelligenza artificiale.