Ilaria Salis condannata per per licenziato due collaboratori senza giusta causa

Condannata a oltre 300mila euro di indennizzo più 10mila di spese legali.
L’eurodeputata: ho già impugnato la sentenza.

I contratti, in scadenza nel 2029, prevedevano mansioni strategiche e retribuzioni analoghe.

La rottura dei rapporti, come riporta Sky tg24, era stata motivata dall’eurodeputata con il “venir meno della fiducia” e con una presunta insoddisfazione professionale.

Il giudice ha rilevato l’assenza di prove sulla giusta causa, riconoscendo il risarcimento di 300.900 euro per i mancati guadagni e 10 mila euro di spese legali.

Salis: “Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato

Il colosso tedesco Varta dichiara fallimento

Apple cambia fornire per i suoi AirPods e va in Cina.
Si tratta di 4.200 posti di lavoro.

Un altro grande nome dell’industria tedesca finisce in bancarotta: Varta, storico produttore di batterie con sede a Ellwangen, nella parte orientale del Baden-Württemberg, ha presentato al Tribunale Distrettuale di Stoccarda l’istanza per accedere a uno degli strumenti previsti dalla legge fallimentare tedesca, la procedura di insolvenza in regime di autoamministrazione.

L’azienda, che già negli anni scorsi ha affrontato non pochi problemi finanziari, rischia ora di scomparire oppure di andare incontro a uno spezzatino delle attività operative.

Toccherà ora all’avvocato Tobias Wahl, nominato dal tribunale quale amministratore provvisorio, trovare una soluzione a una crisi più finanziaria che commerciale e operativa, garantire il futuro della società e salvaguardare quasi 4.200 posti di lavoro. Il suo compito non sarà facile perché Varta è il simbolo di cosa significhi la spietata concorrenza dei cinesi in alcuni ambiti tecnologici. 

La società tedesca ha negli anni concentrato le sue attività nel campo delle micro-batterie per dispositivi elettronici, ma negli ultimi mesi avrebbe perso un importante cliente. Varta cita, tra le cause della sua crisi, “condizioni di mercato significativamente deteriorate, domanda più debole, effetti negativi sulla valuta e, più recentemente, la decisione di un cliente di riferimento di porre fine alla cooperazione“. Si tratta del colosso Apple, che ha deciso di affidarsi proprio a un fornitore cinese per i suoi AirPods.

A pagarne le conseguenze sono così le divisioni operative Varta Microbattery GmbH, Varta Micro Production GmbH e Varta Storage GmbH, mentre è stata esclusa dalla procedura di insolvenza l’unità Consumer Batteries e le società collegate, che sono giuridicamente e operativamente separate, finanziariamente indipendenti e ancora redditizie. Ad ogni modo, Wahl dovrà individuare, in via prioritaria, delle fonti di finanziamento alternative a quelle che finora hanno sostenuto le attività. L’azienda, come riporta Quattroruote, è controllata dall’imprenditore austriaco Michael Tojner e dalla Porsche, ma i due azionisti si sono riufiutati di mettere a disposizione nuovi capitali. Varta è quindi sul punto di essere smembrata: i creditori più importanti, tra cui  Deutsche Bank e gli hedge fund RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox, avrebbero messo nel mirino la divisione ancora in bonis per scorporarla dall’azienda, mentre Tojner ha espresso interesse per il solo settore delle microbatterie.

La Porsche ha investito nella Varta all’inizio del 2025 nel quadro di un’operazione finanziaria condotta insieme all’imprenditore austriaco per procedere con l’ennesimo salvataggio della società di Ellwangen. Grazie a 60 milioni di euro, la Casa di Zuffenhausen ha rilevato la metà del capitale, nonchè la maggioranza dell’attuale Varta V4Smart, produttore di batterie cilindriche agli ioni di litio ad alte prestazioni, anche queste attività non rientrano nella procedura concorsuale.

La società del silenzio: analfabetismo emotivo e gesti estremi

Parliamo il 28% in meno rispetto a 20 anni fa; trend in peggioramento in particolare sui giovani sotto i 25 anni.
Perse 4.600 parole al giorno. Non sappiamo più descrivere le emozioni e ripieghiamo sulle azioni.

Tra il 2005 e il 2019, il numero medio di parole pronunciate ogni giorno è diminuito del 28%, passando da circa 16.600 a meno di 12.000 parole al giorno.

Gli studiosi, guidati dal professor Matthias Mehl dell’Università dell’Arizona ripresa dal Time, hanno analizzato registrazioni audio raccolte nella vita quotidiana di oltre 2.000 persone. I dati mostrano un calo costante della comunicazione verbale in tutte le fasce d’età, particolarmente marcato tra i giovani sotto i 25 anni.

Le cause non sono state studiate direttamente, ma i ricercatori indicano diversi fattori possibili. Tra questi, la diffusione di smartphone, messaggistica istantanea e social media, che hanno progressivamente sostituito molte conversazioni faccia a faccia. Anche l’aumento dell’isolamento sociale, del lavoro da remoto e del tempo trascorso da soli sembra aver contribuito alla riduzione delle occasioni di dialogo.

Un altro elemento è la crescente digitalizzazione delle attività quotidiane: dai pagamenti contactless agli ordini effettuati tramite schermi o app, sempre meno situazioni richiedono un’interazione diretta con altre persone.

Secondo gli esperti, questa trasformazione potrebbe avere conseguenze importanti. La comunicazione scritta non riesce infatti a trasmettere completamente tono di voce, espressioni facciali, gesti e tutte quelle sfumature che favoriscono comprensione reciproca e senso di appartenenza.

La psicologa Gillian Sandstrom sottolinea inoltre l’importanza delle brevi conversazioni con conoscenti o perfetti estranei. Anche gli scambi apparentemente banali, come una chiacchierata al supermercato o in fila per un caffè, contribuiscono al benessere psicologico, aumentano il senso di comunità e rafforzano la fiducia negli altri.

Gli studiosi avvertono che, se continueremo a parlare sempre meno, rischieremo non solo di perdere pratica nelle competenze sociali, ma anche una parte fondamentale di ciò che ci fa sentire connessi agli altri e alla società in cui viviamo.

Il rischio dell’analfabetismo emotivo

Le conclusioni dello studio sul progressivo calo della comunicazione verbale trovano un’eco nelle riflessioni del filosofo Umberto Galimberti. Secondo Galimberti, molti giovani oggi sperimentano un profondo disagio, ma faticano ad identificarlo e a comunicarlo perché non dispongono delle parole necessarie per nominare emozioni e sentimenti. Quando un’emozione non viene riconosciuta e descritta, diventa più difficile comprenderla e gestirla.

Il filosofo parla di un vero e proprio “analfabetismo emotivo”, una condizione in cui il malessere resta indistinto e senza nome. In assenza di linguaggio e consapevolezza emotiva, il disagio rischia di manifestarsi attraverso comportamenti impulsivi, aggressivi o autolesivi. Galimberti osserva che chi non riesce a trasformare impulsi ed emozioni in parole tende più facilmente ad esprimersi attraverso i gesti anziché attraverso il dialogo.

Secondo questa lettura, la riduzione delle conversazioni quotidiane e delle occasioni di confronto diretto potrebbe non avere soltanto conseguenze relazionali, ma anche educative: parlare meno significa esercitare meno la capacità di riconoscere, elaborare ed esprimere il proprio mondo emotivo. In una società sempre più digitale e silenziosa, recuperare il valore della parola potrebbe quindi diventare uno strumento fondamentale di prevenzione del disagio giovanile.

Salvini: rinunciare al gas russo è irrilevante per la fine del conflitto

Diversi Paesi dell’Ue, come Francia e Spagna, non rinunciano al gas russo.
Il divieto al gas russo non ferma il conflitto ma penalizza le aziende italiane.

Vietare l’acquisto di gas russo è “irrilevante in termini di fine del conflitto e condizionante per le nostre imprese e la nostra economia“.

Lo ha detto il vice premier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini intervenendo in videoconferenza all’assemblea di Gim Unimpresa, associazione delle imprese italiane in Russia.

Salvini, come riporta Ansa, ha sottolineato che diversi Paesi della Ue, tra cui Francia e Spagna, continuano ad acquistare gas russo, mostrando di non voler rinunciare a questo “potenziale di energia“.

Non mi sembra che le sanzioni abbiano portato alla fine del conflitto… e mi auguro che non ci siano altri 20 pacchetti di sanzioni prima di arrivare alla fine di questa guerra. Al tavolo negoziale, perché questo conflitto non si concluderà con un vincitore evidente“, ha aggiunto.

Venezuela: Usa pronti ad assumere l’amministrazione temporanea

Washington: bisogna fornire al popolo venezuelano un’alternativa più efficiente per la ricostruzione e preparare il terreno alle elezioni.

Gli Stati Uniti starebbero valutando di assumere l’amministrazione temporanea del Venezuela.

Una mossa che ufficialmente sarebbe giustificata con la necessità – secondo Washington – di fornire al popolo sudamericano un’alternativa più efficiente per guidare la ricostruzione dopo il devastante sisma che ha fatto già quasi 5mila morti e, soprattutto, per preparare il terreno alle elezioni, dopo la cattura del presidente in carica Nicolas Maduro e l’instaurazione ad interim della sua vice Delcy Rodriguez.

A riportarlo è la testata statunitense Abc poi ripresa da Ansa, secondo cui il piano prevederebbe anche il dispiegamento di tremila tecnici affiancati da esperti nelle infrastrutture, della pianificazione urbana e nella logistica.