Usa: Fauci accusato sul Covid si avvale della facoltà di non rispondere

Ora l’immunologo che ha gestito la pandemia negli Usa rischia l’incriminazione per oltraggio al Congresso.
Aveva ricevuto la grazia preventiva da Biden appena prima della fine del mandato.

Fauci durante l’audizione alla Commissione per la sicurezza interna del Senato ha invocato a sorpresa il quinto emendamento ma in una mossa insolita i senatori repubblicani hanno proseguito l’audizione, incalzandolo con domande sulle ricerche finanziate dagli istituti nazionali di sanità e sulle origini del Covid-19. Una decisione, questa, che ha costretto Fauci a ripetere continuamente di volersi avvalere del proprio diritto costituzionale.

Un nuovo colpo si scena, dunque, proprio quando l’amministrazione di Donald Trump ha annunciato la stretta sui fondi dedicati al contrasto dei virus, con un approccio da America First verso la ricerca scientifica.

L’ex direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (NIAID), volto della lotta alla pandemia negli USA, ha quindi subito l’ennesimo affondo da parte del presidente statunitense, che su Truth lo ha accusato di “idee folli” parlando di “troppe decisioni sbagliate” da parte dell’immunologo, come “quella sulle mascherine”.

Fauci, 85 anni, prima di fare ricorso allo scudo del quinto emendamento ha accusato il presidente della Commissione per la sicurezza interna, il repubblicano Rand Paul, di “ossessione per l’incriminazione” nei suoi confronti. Paul l’ha attaccato duramente: ha detto di ritenere che Fauci dovrebbe essere in prigione e di averlo segnalato al Dipartimento di Giustizia perché sia penalmente perseguito.

L’immunologo, come riporta swissinfo.ch, è sempre contrario all’ipotesi che il Covid sia stato originato dalla “fuga di laboratorio”.

Paul gli ha quindi contestato di aver finanziato in Cina la ricerca al laboratorio di Wuhan, la città da dove è partita la pandemia a fine 2019, e di aver mentito al Congresso al riguardo. Alla fine dell’audizione, il senatore repubblicano ha annunciato che la commissione metterà ai voti la prossima settimana la mozione sull’oltraggio a carico di Fauci per il rifiuto di rispondere. “Sarà messa ai voti. Resta da vedere se il Dipartimento di Giustizia deciderà di dare seguito alla cosa”, ha aggiunto.

Nelle dichiarazioni iniziale, Fauci ha ricordato di aver testimoniato al Congresso più di 200 volte nei suoi 38 anni a capo del NIAID, anche durante il Covid: “Credo nel valore del legittimo controllo parlamentare e di rispettarlo”, ma i “ripetuti commenti diffamatori” di Paul e “la divulgazione pubblica del mio diario personale” sono mosse dirette “a mettermi in imbarazzo e a intimidirmi”.

Nel corso del fine settimana, Paul ha reso pubbliche le oltre 1.100 pagine del diario dattiloscritto di Fauci, senza rivelare come ne fosse entrato in possesso: le annotazioni hanno fatto emergere i giudizi personali in cui l’immunologo esprimeva stupore per la sua notorietà e per i rapporti instaurati con una lista di celebrità in costante crescita. Accenni di vanità, nelle accuse, utili ad alimentare un nuovo scontro. Fauci ha ricevuto la grazia preventiva dall’ex presidente Joe Biden, che lo tutela solo da procedimenti penali federali per azioni compiute fino alla data della sua emanazione, il 19 gennaio 2025.

Intanto, gli Stati Uniti hanno varato la nuova direttiva che riduce i finanziamenti per una tipologia di ricerca biologica che, secondo l’amministrazione Trump, è all’origine del Covid-19. È la cosiddetta “acquisizione di funzione”, che prevede la modifica del patrimonio genetico dei virus allo scopo di consentire agli scienziati di comprenderne meglio l’evoluzione e di utilizzare le relative informazioni per prevenire future pandemie.

Netanyahu: incontro eccellente con Trump

Il premier israeliano: non lo dico in maniera superficiale, c’è accordo totale.
Poi aggiunge: non vogliamo nucleare all’Iran.

Ho appena concluso un incontro eccellente con il presidente Trump. Quando dico eccellente, non intendo in senso superficiale, ma una conversazione all’insegna della piena collaborazione, del sostegno reciproco e della comprensione dell’obiettivo comune: garantire che l’Iran non possieda armi nucleari e anche altri obiettivi”.

Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu in un video diffuso sui suoi canali social e ripreso da Ansa.

Nicaragua: Ortega annuncia lo stop alle elezioni

Il Presidente 80enne apre ad un sistema senza competizione elettorale: basta ai partiti sostenuti dagli yankee.

Il presidente de facto del Nicaragua, Daniel Ortega, ha annunciato la fine delle elezioni nel Paese, aprendo a un sistema senza competizione elettorale al termine del suo mandato.

La dichiarazione è arrivata durante un discorso per l’anniversario della Rivoluzione sandinista del 1979, segnando un ulteriore rafforzamento del controllo esercitato da Ortega e dalla moglie Rosario Murillo sulle istituzioni.

Qui non ci saranno più elezioni per evitare che tentino di prendere il governo e il potere“, ha affermato il leader sandinista, aggiungendo che “i giorni in cui partiti sostenuti dagli yankee e dai somozisti sarebbero tornati al potere sono finiti“.

Ortega, 80 anni, è al potere dal 10 gennaio 2007, dopo il precedente mandato negli anni Ottanta.

L’annuncio, come riporta Ansa, segue una serie di riforme che hanno ampliato i poteri della coppia presidenziale, tra cui la nomina di Murillo a “copresidente” e l’estensione del mandato presidenziale a sei anni.

Le elezioni del 2021 erano state contestate dall’opposizione e dalla comunità internazionale, dopo l’arresto dei principali candidati presidenziali rivali di Ortega, tra tutti gli esponenti considerati competitivi nella corsa elettorale. 

Colombia, presidente eletto: rompere con Cuba e Nicaragua e chiudere 14 ambasciate

Abelardo de la Espriella: nel mio governo non ci saranno legami con tirannie; per la prima volta la cerimonia non si terrà a Bogotà.
5 delle 14 ambasciate che saranno chiuse sono in Europa.

Il presidente eletto della Colombia, Abelardo de la Espriella, ha promesso che romperà le relazioni diplomatiche con Cuba e Nicaragua quando assumerà l’incarico il prossimo 7 agosto, in quella che sarà una delle prime decisioni di politica estera annunciate dal suo futuro governo.

Il provvedimento fa parte di una ampia revisione della rete diplomatica che comprende anche comporta anche la soppressione delle doppie sedi: l’ambasciata in Francia si fonderà con quella presso l’Unesco e quella in Italia assorbirà la rappresentanza della Fao.

Verranno anche chiuse, non per ragioni politiche, le sedi in Algeria, Azerbaigian, BarbadosRepubblica Ceca, Etiopia, Ghana, Haiti, Malesia, NicaraguaRomania, Senegal, Sudafrica ed Ungheria.

Il dirigente conservatore, come riporta Euronews, sostiene però che il provvedimento fa parte di una riorganizzazione più ampia del servizio estero, volta a ridurre le spese e concentrare le risorse su priorità come la sicurezza.

Nel mio governo non ci sarà alcun legame con tirannie“, ha dichiarato De la Espriella, che si è proclamato vincitore delle presidenziali in Colombia lo scorso giugno, in un messaggio diffuso sui social network in cui ha cercato di giustificare la rottura con i governi dell’Avana e di Managua.

De la Espriella ha confermato che la sua cerimonia di insediamento si terrà il 7 agosto a Cali, capoluogo del dipartimento di Valle del Cauca, e non a Bogotá, come vuole la tradizione.

Il cambio di sede arriva in un contesto segnato dal dibattito sulla sicurezza in Colombiauno dei cardini della campagna di De la Espriella, che ha promesso di inasprire la lotta contro i gruppi armati e di abbandonare la politica della “pace totale” promossa dal governo Petro.

La società del silenzio: analfabetismo emotivo e gesti estremi

Parliamo il 28% in meno rispetto a 20 anni fa; trend in peggioramento in particolare sui giovani sotto i 25 anni.
Perse 4.600 parole al giorno. Non sappiamo più descrivere le emozioni e ripieghiamo sulle azioni.

Tra il 2005 e il 2019, il numero medio di parole pronunciate ogni giorno è diminuito del 28%, passando da circa 16.600 a meno di 12.000 parole al giorno.

Gli studiosi, guidati dal professor Matthias Mehl dell’Università dell’Arizona ripresa dal Time, hanno analizzato registrazioni audio raccolte nella vita quotidiana di oltre 2.000 persone. I dati mostrano un calo costante della comunicazione verbale in tutte le fasce d’età, particolarmente marcato tra i giovani sotto i 25 anni.

Le cause non sono state studiate direttamente, ma i ricercatori indicano diversi fattori possibili. Tra questi, la diffusione di smartphone, messaggistica istantanea e social media, che hanno progressivamente sostituito molte conversazioni faccia a faccia. Anche l’aumento dell’isolamento sociale, del lavoro da remoto e del tempo trascorso da soli sembra aver contribuito alla riduzione delle occasioni di dialogo.

Un altro elemento è la crescente digitalizzazione delle attività quotidiane: dai pagamenti contactless agli ordini effettuati tramite schermi o app, sempre meno situazioni richiedono un’interazione diretta con altre persone.

Secondo gli esperti, questa trasformazione potrebbe avere conseguenze importanti. La comunicazione scritta non riesce infatti a trasmettere completamente tono di voce, espressioni facciali, gesti e tutte quelle sfumature che favoriscono comprensione reciproca e senso di appartenenza.

La psicologa Gillian Sandstrom sottolinea inoltre l’importanza delle brevi conversazioni con conoscenti o perfetti estranei. Anche gli scambi apparentemente banali, come una chiacchierata al supermercato o in fila per un caffè, contribuiscono al benessere psicologico, aumentano il senso di comunità e rafforzano la fiducia negli altri.

Gli studiosi avvertono che, se continueremo a parlare sempre meno, rischieremo non solo di perdere pratica nelle competenze sociali, ma anche una parte fondamentale di ciò che ci fa sentire connessi agli altri e alla società in cui viviamo.

Il rischio dell’analfabetismo emotivo

Le conclusioni dello studio sul progressivo calo della comunicazione verbale trovano un’eco nelle riflessioni del filosofo Umberto Galimberti. Secondo Galimberti, molti giovani oggi sperimentano un profondo disagio, ma faticano ad identificarlo e a comunicarlo perché non dispongono delle parole necessarie per nominare emozioni e sentimenti. Quando un’emozione non viene riconosciuta e descritta, diventa più difficile comprenderla e gestirla.

Il filosofo parla di un vero e proprio “analfabetismo emotivo”, una condizione in cui il malessere resta indistinto e senza nome. In assenza di linguaggio e consapevolezza emotiva, il disagio rischia di manifestarsi attraverso comportamenti impulsivi, aggressivi o autolesivi. Galimberti osserva che chi non riesce a trasformare impulsi ed emozioni in parole tende più facilmente ad esprimersi attraverso i gesti anziché attraverso il dialogo.

Secondo questa lettura, la riduzione delle conversazioni quotidiane e delle occasioni di confronto diretto potrebbe non avere soltanto conseguenze relazionali, ma anche educative: parlare meno significa esercitare meno la capacità di riconoscere, elaborare ed esprimere il proprio mondo emotivo. In una società sempre più digitale e silenziosa, recuperare il valore della parola potrebbe quindi diventare uno strumento fondamentale di prevenzione del disagio giovanile.