Pensioni: ecco la classifica europea

Grandi differenze tra Est ed Ovest.
Le donne percepiscono in media il 26.1% in meno rispetto agli uomini.

Secondo l’OCSE, le pensioni sono la principale fonte di reddito per gli anziani in Europa.

In molti Paesi europei, le pensioni e i sussidi statali rappresentano oltre il 70% del reddito familiare lordo equivalente totale degli anziani, superando in alcuni casi l’80%.

Secondo Eurostat, nel 2022 la spesa media per pensione di vecchiaia per beneficiario nell’UE è stata di 16.138 euro, ovvero circa 1.345 euro al mese.

Tuttavia, i livelli pensionistici variano notevolmente in Europa, rivelando forti differenze tra Est ed Ovest e tra i sessi.

Le donne nell’UE ricevono in media il 26,1% di reddito pensionistico in meno rispetto agli uomini, a causa dei minori guadagni nell’arco della vita, del lavoro part-time e delle interruzioni di carriera.

Ecco, secondo StarsInsider, la classifica delle pensioni di anzianità in Europa dalle più basse alla più alte per Paese:

35 – Albania: 137 euro al mese
34 – Turchia: 245 euro al mese
33 – Bosnia-Erzegovina: 253 euro al mese
32 – Serbia: 291 euro al mese
31 – Bulgaria: 301 euro al mese
30 – Montenegro: 330 euro al mese
29 – Slovacchia: 396 euro al mese
28 – Croazia: 412 euro al mese
27 – Ungheria: 413 euro al mese
26 – Romania: 424 euro al mese
25 – Lituania: 444 euro al mese
24 – Lettonia: 474 euro al mese
23 – Polonia: 575 euro al mese
22 – Estonia: 611 euro al mese
21 – Repubblica Ceca: 698 euro al mese
20 – Slovenia: 744euro al mese
19 – Malta: 884 euro al mese
18 – Portogallo: 941 euro al mese
17 – Grecia: 1.024 euro al mese
16 – Cipro: 1.040 euro al mese
15 – Germania: 1.494 euro al mese
14 – Spagna: 1.508 euro al mese
13 – Francia: 1.571 euro al mese
12 – Italia: 1.632 euro al mese
11 – Finlandia: 1.757 euro al mese
10 – Irlanda: 1.814 euro al mese
9 – Svezia: 1.870 euro al mese
8 – Belgio: 1.881 euro al mese
7 – Olanda: 2.008 euro al mese
6 – Austria: 2.029 euro al mese
5 – Svizzera: 2.251 euro al mese
4 – Danimarca: 2.518 euro al mese
3 – Norvegia: 2.573 euro al mese
2 – Lussemburgo: 2.653 euro al mese
1 – Islanda: 2.997euro al mese

Amancio Ortega è il maggior proprietario di case al mondo

Il proprietario di Zara vanta 200 proprietà in 13 Stati.
Ecco alcuni dei più importanti immobili del 90enne.

Amancio Ortega, fondatore della catena internazionale di negozi di abbigliamento Zara e della sua controllante Inditex, è il più importante imprenditore del settore immobiliare a livello mondiale.

L’investimento più noto risale allo scorso novembre, quando il magnate spagnolo ha acquistato il polo tecnologico Canada post a Vancouver, che ospita anche gli uffici di Amazon, per un totale di 850 milioni di euro.

Come riportato dal Corriere della sera, l’uomo d’affari, che recentemente ha compiuto 90 anni, detiene il più grande patrimonio immobiliare al mondo che ammonta a 25 miliardi di dollari (pari a circa 21,2 miliardi di euro al cambio di oggi) con 200 proprietà in 13 Paesi.

Ortega ha iniziato a investire nell’ambito real estate dal 2001, dopo la quotazione del suo colosso Inditex. Come parte dell’ipo e dopo aver venduto una quota del 13,5% della società per 1,1 miliardi di dollari (oltre 950 milioni di euro), il magnate ha istituito l’holding Pontegadea.

Sono numerosi i possedimenti dell’imprenditore, che solo a Madrid detiene la Torre Picasso, nel cuore economico-finanziario Azca, e la Torre Moeve, uno dei grattacieli situati nella zona nord de la Castellana. Il Royal bank plaza, edificio situato a Toronto, è considerato il suo più grande acquisto del 2022, dal valore di 916 milioni di dollari (circa 777,4 miliardi di euro).

Tra le sue proprietà si ricordano ancora, come riporta Milano Finanza, la storica Devonshire house a Londra dal valore di 671 milioni di dollari (circa 569,3 milioni di euro), rilevata nel 2013 e il complesso Troy block a Seattle occupato da Amazon dal valore di 740 milioni di dollari (circa 627,78 milioni di euro), acquistato nel 2019.

La Spagna taglia al 10% l’Iva sui carburanti. Ue: va contro le nostre norme

Sanchez: aiuto concreto a milioni di famiglie e imprese.
Bruxelles: non rispetta le norme per gli obiettivi climatici.

A fine marzo la Commissione europea ha inviato una lettera formale al governo spagnolo con un messaggio chiaro: “È importante sottolineare che la direttiva europea sull’Iva non prevede la possibilità di applicare un’aliquota ridotta alle forniture di carburante“.

Il governo di Madrid, guidato da Pedro Sánchez, aveva appena approvato il Real Decreto-ley 7/2026, che taglia l’Iva sui carburanti dal 21% al 10% per attenuare l’impatto del rincaro petrolifero su 20 milioni di famiglie e 3 milioni di imprese, come riporta Adnkronos.

Il nodo giuridico è la direttiva Ue sull’Iva, in vigore dal 2006 e aggiornata con la direttiva 2022/542, dove si stabilisce che l’aliquota standard minima per i carburanti fossili non può scendere sotto il 15%. Aliquote più basse (fino al 5%) sono ammesse solo per categorie specifiche come elettricità gas naturale, non per benzina gasolio. Un’aliquota del 10% sui carburanti per autotrazione si colloca quindi fuori dal perimetro legale comunitario.

La riforma del 2022 è parte integrante dell’architettura fiscale del Green Deal europeo, che punta a eliminare entro il 2030 ogni trattamento preferenziale per i combustibili fossili.

In questa logica, ridurre l’Iva sulla benzina non è solo una violazione tecnica, ma una misura che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi climatici di Bruxelles; il che sembra un po’ un paradosso: quando si tratta di aiutare famiglie ed imprese si guardano gli obiettivi climatici (condivisi solamente a livello europeo, non internazionale – e quindi di poco impatto a livello mondiale) ma nel frattempo i leaders europei vanno alle conferenze sul clima ognuno con un jet privato e si finanziamento guerre con missili che inquinano quanto intere nazioni.

Ecco i primi 30 Paesi al mondo per consumo di petrolio greggio

Nonostante il crescente investimento in energie rinnovabili, il mondo dipende ancora fortemente dal petrolio come fonte primaria di energia per trasporti, industrie, turismo e tecnologia.

Il mondo dipende ancora fortemente dal petrolio come fonte primaria di energia.

Esso svolge un ruolo cruciale nell’alimentare settori quali l’industria manifatturiera, i trasporti, il turismo e la tecnologia. Oltre all’energia, il petrolio è una delle principali materie prime per molti prodotti petrolchimici che utilizziamo nella vita quotidiana.

Sebbene molti Paesi stiano lavorando per ridurre la loro dipendenza dal petrolio, esso rimane una forza dominante nel panorama energetico globale.

Dalle nazioni avanzate alle economie in rapida crescita, il petrolio continua ad alimentare il progresso economico in tutto il mondo.

Ecco i dati di StarsInsider che rappresentano il numero di barili di petrolio greggio che un Paese consuma al giorno, dove un barile equivale a 42 galloni americani, ovvero circa 159 litri, sotto forma di classifica dei Paesi che consumano più petrolio greggio al mondo:

30 – Argentina:  604.000 barili di petrolio greggio al giorno
29 – Polonia: circa 705.000 barili al giorno
28 – Vietnam: 707.000 barili al giorno
27 – Egitto: 782.000 barili al giorno
26 – Paesi Bassi: 785.000 barili al giorno
25 – Taiwan: 824.000 barili al giorno
24 – Iraq: 925.000 barili al giorno
23 – Malesia: 934.000 barili al giorno
22 – Australia: 1.1 milioni di barili al giorno
21 – Turchia: 1.2 milioni di barili al giorno
20 – Emirati Arabi Uniti: 1.2 milioni di barili al giorno
19 – Thailandia: 1.3 milioni di barili al giorno
18 – Italia: 1.3 milioni di barili al giorno
17 – Spagna: 1.3 milioni di barili al giorno
16 – Regno Unito: 1.3 milioni di barili al giorno
15 – Francia: 1.4 milioni di barili al giorno
14 – Singapore: 1.5 milioni di barili al giorno
13 – Indonesia: 1.6 milioni di barili al giorno
12 – Messico: 1.9 milioni di barili al giorno
11 – Iran: 2 milioni di barili al giorno
10 – Germania: 2.1 milioni di barili al giorno
9 – Canada: 2.3 milioni di barili al giorno
8 – Brasile: 2.6 milioni di barili al giorno
7 – Corea del Sud: 2.9 milioni di barili al giorno
6 – Giappone: 3.2 milioni di barili al giorno
5 – Russia: 3.7 milioni di barili al giorno
4 – Arabia Saudita: 4 milioni di barili al giorno
3 – India: 5.6 milioni di barili al giorno
2 – Cina: 16.4 milioni di barili al giorno
1 – Stati Uniti: 19 milioni di barili al giorno

Italia, Spagna, Olanda e Francia invieranno mezzi navali a protezione di Cipro

Fronte unito dei 4 Paesi nella guerra condotta da Usa ed Israele contro l’Iran.
Base inglese presa di mira da droni iraniani.

Italia, Spagna, Francia e Paesi Bassi invieranno nei prossimi giorni mezzi navali per proteggere Cipro.

Lo ha detto il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto al Parlamento, come riporta Reuters.

Lunedì una base dell’aeronautica militare britannica sull’isola è stata presa di mira da un drone di fabbricazione iraniana nell’ambito della guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro Teheran.