Il Marocco dedica un’autostrada a Trump

Lunga 1.055 chilometri, è un “dono” del re Mohammed VI, ricordando il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.

Il Marocco ha intitolato un’autostrada a Donald Trump.

Dopo la promessa, ecco la conferma del re Mohammed VI, che in una lettera indirizzata al leader americano ha definito la scelta “un’espressione personale della mia alta stima”.

L’arteria, lunga 1.055 chilometri, finora portava il nome ‘Tiznit-Dakhla’: si tratta di un’autostrada che collega il nord e il sud del Paese, attraversando anche il Sahara. La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi dallo stesso Trump, che sul social Truth aveva ringraziato il sovrano per il ‘dono’. In quell’occasione, però, non era arrivata alcuna conferma ufficiale da parte delle autorità marocchine. A chiarire la vicenda è stata l’agenzia di stampa statale del Marocco, che ha pubblicato la lettera del re del 2 luglio.

Nel messaggio, Mohammed VI ha voluto sottolineare il ruolo svolto da Trump durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, ricordando il riconoscimento, nel 2020, della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. “Lo storico riconoscimento della sovranità del Marocco sul suo Sahara rimarrà per sempre impresso nella memoria dei marocchini, di generazione in generazione”, scrive il sovrano, aggiungendo che le relazioni tra Rabat e Washingtonnon sono mai state così vigorose e fruttuose come durante i vostri due mandati presidenziali”. 

Nel post pubblicato su Truth, come riporta Adnkronos, Trump ha condiviso anche un video della strada, il cui costo viene stimato in circa un miliardo di dollari, commentando: “Non vedo l’ora di percorrere un giorno, si spera presto, tutta questa grande autostrada!”. 

Ceuta chiede chiusura frontiera con Marocco e intervento esercito

L’enclave spagnola letteralmente invasa da migranti clandestini via terra e via mare: la frontiera Sud dell’Europa chiede “urgente e improrogabile” chiusura della frontiera.

Dopo i nuovi ingressi in massa di migranti alla frontiera terrestre e gli oltre 1500 arrivi a nuoto via mare in una settimana, l’assemblea di Ceuta, attraverso la confrenza dei capigruppo riunita d’urgenza, ha approvato un ordine del giorno in cui si chiede al governo spagnolo la chiusura immediata della frontiera con il Marocco, il dispiegamento dell’esercito e la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale.

La richiesta, come riporta Ansa, è stata approvata all’unanimità della conferenza dei capigruppo, che riunisce il partido Popular, il Partito socialista (Psoe), Vox, e le liste locali MdyC e Ceuta ya!, dopo quello che è stato definito “un salto qualitativo” della crisi migratoria.

Nelle ultime ore, in contemporanea agli arrivi via mare, centinaia di giovani marocchini sono riusciti ad entrare anche a piedi nell’enclave spagnola in Marocco, frontiera sud dell’Europa, aggirando la scogliera frangiflutti del Tarajal.

La richiesta dei partiti a Madrid è di procedere alla chiusura della frontiera come misura “urgente e improrogabile” e dispiegare l’esercito per “garantire la sicurezza dei cittadini“, mentre invitano la popolazione a mantenere “serenità e calma“, ricordando che Ceutaha già saputo superare situazioni limite grazie alla maturità e alla solidarietà dei suoi cittadini“.

La Spagna respinge i migranti

Terzo tentativo in 3 settimane a Ceuta.
Forze dell’ordine marocchine hanno impedito di superare la barriera. Pronta la Guardia Civil spagnola.

Oltre 400 persone hanno tentato di entrare irregolarmente in massa dal Marocco in Spagna presso la frontiera dell’enclave iberica di Ceuta: lo riporta l’agenzia di stampa Efe, aggiungendo che le forze dell’ordine marocchine hanno impedito ai migranti di superare la barriera situata sul confine.

Come riporta Ansa, un ampio numero di agenti della Guardia Civil è stato schierato sul lato spagnolo della frontiera, pronto a intervenire in caso di nuovi tentativi di ingressi irregolari.

Quello odierno è il terzo tentativo di questo tipo avvenuto nelle ultime tre settimane ed il più ingente per numero di persone coinvolte, secondo fonti spagnole consultate da Efe.

Omosessualità: ecco dov’è illegale nel mondo

Le pene vanno dal carcere alla pena di morte, passando per il ricovero psichiatrico.
Ecco la lista dei Paesi in cui l’omosessualità è reato: meglio non visitarli se siete una coppia lgbtq+.

Mentre prendono sempre più piede le manifestazioni lgbtq+, ci sono degli Stati al mondo che considerano l’omosessualità un reato.

Un reato da punire con il carcere e/o il ricovero psichiatrico, per esempio.

Di seguito, la lista redatta da Stars Insider che, se siete una coppia lgbtq+, forse non vi conviene visitare.

L’Afghanistan, dove si può arrivare alla pena di morte per il reato di relazioni tra lo stesso sesso; l’Algeria, che prevede sanzioni economiche e carcere.

Bangladesh, dove si può arrivare all’ergastolo; Brunei, che prevede la morte per lapidazione anche nel caso in cui maschio si spacci per donna e viceversa.

Burundi, Camerun, Chad e Marocco prevedono carcere e multe; Cecenia, dove si verificano rapimenti ed uccisioni.

In Dominica un adulto può rischiare da quattro a dieci anni di prigione e il ricovero in un ospedale psichiatrico; Egitto, che prevede il carcere e l’eventuale ricovero in un “riformatorio speciale”. Poi l’Eritrea ed il Myanmar, che prevedono il carcere mentre in Eswatini ed in Namibia la pena non è precisata.

Ancora, l’omosessualità è reato in Etiopia, Ghana, Grenada, Kenya, Kiribati, Kuwait, Libano, Liberia, Libia, Malawi, Oman, Palestina, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Senegal, Isole Salomone, Sudan, Sudan del Sud, Sri Lanka, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Tuvalu, Uzbekistan, Zambia, Papua Nuova Guinea e Guinea, dove viene punita con la galera, in Gambia e Guyana, dove si rischia anche l’ergastolo.

L’Iran prevede la fustigazione e la morte, la Malesia e le Maldive prevedono la fustigazione ed il carcere, la Giamaica il carcere ed i lavori forzati.

In Mauritania si può essere lapidati oltre al carcere.

In Nigeria è previsto il carcere ma nei posti in cui vige la sharia anche la pena di morte; discorso simile in Pakistan, dove sono previsti carcere e sanzioni ma anche frustate o morte dove vige la sharia. In Qatar stessa regola: carcere ma anche pena di morte dove vige la sharia.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Somalia, dove è previsto il carcere ma anche la pena di morte dove vige la sharia.

In Arabia Saudita scatta la lapidazione, mentre in Sierra Leone e Tanzania l’ergastolo.

Ancora, in Togo ed nello Zimbabwe sono previsti galera e multe; a Tonga la galera e la fustigazione.

In Uganda oltre all’ergastolo è prevista la pena di morte nel caso di “omosessualità aggravata”. Negli Emirati Arabi Uniti è previsto il carcere ma si rischia anche di entrare nel “crimine capitale”.

Nello Yemen gli uomini sposati possono essere condannati a morte, mentre quelli non sposati rischiano frustate o un anno di prigione, mentre le donne rischiano fino a sette anni di prigione.

Algeria nega alla Francia spazio aereo. Accetta il Marocco

La Francia aveva avanzato la richiesta per un intervento militare in Niger.
Richiesta girata al Marocco che ha accettato.

Le autorità algerine hanno respinto una richiesta francese di aprire il proprio spazio aereo per un eventuale intervento militare in Niger.

Lo ha riferito la radio ufficiale algerina, poi ripresa da Ansa, citando fonti informate:

L’Algeria, che si è sempre opposta all’uso della forza, non ha risposto alla richiesta francese di attraversare lo spazio aereo algerino per attaccare il Niger, e la sua risposta è stata rigorosa e chiara“.

Si aggiunge poi:

Di fronte al rifiuto algerino, la Francia si è rivolta al Marocco per chiedere l’autorizzazione all’attraversamento del suo spazio aereo da parte dei propri aerei militarie e le autorità di Rabat hanno deciso di rispondere positivamente alla richiesta francese“.

La radio algerina ed il relativo sito continuano:

La Francia si sta preparando a mettere in atto le sue minacce contro il consiglio militare del Niger riguardo all’intervento militare se il presidente Mohamed Bazoum non verrà rilasciato. Secondo fonti sicure, l’intervento militare in Niger è imminente e le disposizioni militari sono pronte“.