Estensione del green pass, poi forse obbligo vaccinale

Green pass per trasporti ed aziende per aumentare la quota di vaccinati.
Il governo si è dato un mese per decidere sull’obbligatorietà del vaccino.

L’estensione del green pass come arma per aumentare il numero di vaccinati.

È un’altra carta che il governo si gioca per imporre ai cittadini il vaccino per vie indirette; il green pass, infatti, verrà esteso ai trasporti, ai lavoratori a contatto con il pubblico ma anche ai luoghi di lavoro privati.

Sarebbero quindi i dipendenti della pubblica amministrazione i primi interessati, anche col fine di porre termine allo smart working, tanto elogiato fino a pochi giorni fa; interessati dalla certificazione verde anche i trasporti pubblici locali, ovvero non più solo treni, aerei e navi a lunga percorrenza (per i quali già sarà obbligatoria dal primo settembre) ma anche gli autobus, per i quali fino ad ora era prevista la presenza del controllore al solo fine di verificare la capienza, l’uso della mascherina ed il distanziamento.

Ma saranno con buona probabilità interessate anche le aziende private i cui dipendenti lavorano in ambienti chiusi, ovvero praticamente tutte.

Una volta attuate queste nuove disposizioni, il governo prenderà atto della quota di vaccinati raggiunta e deciderà se imporre o meno l’obbligo vaccinale entro un mese, ovvero ad ottobre.

Il traguardo fissato è l’80% degli over 12; se i piani del governo andranno in porto, le stime prevedono che l’83% della popolazione over 12 sarà vaccinata entro la fine di settembre. Diversamente, si passerà a prendere in considerazione di far scattare l’obbligo.

(Foto Huffington Post)

Kabul tra accuse, critiche e nuove strategie

Merkel sostiene che “abbiamo sbagliato tutti”, Biden scarica su Trump.
Johnson e Macron chiedono un G7 d’urgenza, l’Onu invita ad un governo inclusivo.

L’avanzata dei talebani dopo il ritiro delle truppe NATO è stata fulminea. Tanto che si è fatto evacuare i diplomatici in brevissimo tempo e che già si parla di Narco-Stato, addirittura il più grande al mondo, che pronto a produrre il 90% dell’oppio illegale mondiale (approfondimento al link).

Le scene di guerriglia lasciano senza fiato, con civili che si aggrappano disperati agli aerei dei Paesi NATO tornati in Afghanistan per recuperare i proprio diplomatici ed i propri cittadini.

I talebani hanno preso il controllo di Kabul e comandano ormai tutto il Paese, dichiarando di essere pronti ad instaurare un Emirato islamico.

Da Kabul arrivano grida d’aiuto con allarmi come “è partita la caccia ai cristiani” e “i talebani vengono a prenderci porta per porta”.

L’Onu ha chiesto l’immediata cessazione di tutte le ostilità e l’istituzione, attraverso negoziati, di un nuovo governo che sia unito, inclusivo e rappresentativo, anche con la partecipazione piena, equa e significativa delle donne, sottolineando che devono essere garantite la continuità istituzionale e il rispetto degli obblighi internazionali dell’Afghanistan.

Biden, ormai attaccato anche dai Democratici, scarica la colpa su Trump, in quanto il ritiro delle truppe era stato deciso dalla sua amministrazione.

La Merkel ritiene che “abbiamo sbagliato tutti” ed il suo aspirante successore cristiano-democratico alla Cancelleria, Armin Laschet, dice che è “la peggiore disfatta per la Nato dalla sua fondazione”, mentre Johnson e Macron chiedono un G7 d’urgenza.

Nel corso del Consiglio di Sicurezza straordinario che si è tenuto ieri a Palazzo di Vetro per iniziativa di Norvegia ed Estonia, il rappresentante di Londra è stato il più esplicito nel marcare le distanze da Washington. Mentre l’ambasciatrice americana già parlava a nome di una potenza che non intende più avere un ruolo sul terreno in Afghanistan, quello britannico ha usato un linguaggio diretto e concreto: in Afghanistan è in corso una tragedia di cui siamo corresponsabili e non dobbiamo offrire ai talebani, che non mantengono mai le promesse che fanno, il riconoscimento ufficiale che non meritano.

Di Maio, in vacanza, non si ancora espresso sulla questione. Il premier Draghi, invece, dice che l’Italia sta lavorando con l’Ue per la soluzione umanitaria.

In una nota, Silvio Berlusconi ha definito l’accaduto come “20 anni di sacrifici vanificati da un disimpiego frettoloso”.

La questione è sempre la stessa: è corretto lasciare ad ogni Stato la propria gestione interna, o bisogna intervenire su un territorio di non proprietà in difesa dei civili che non vogliono vivere in quelle condizioni?

Il Jerusalem Post, ripreso da Il sole 24 Ore, ricorda che “ovunque gli Usa siano intervenuti, in generale i Paesi sono diventati caotici, poveri, dei disastri hobbesiani“: Libano, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Haiti, Panama.

Reddito di Cittadinanza, Zaia: così non serve

Lo strumento non è una novità, ma va cambiato.
La strada è la defiscalizzazione delle assunzioni.

(Foto da internet)

Il Reddito di Cittadinanza è stato introdotto in modo errato, con tutte le conseguenze del caso.

Così, in estrema sintesi, il Governatore del Veneto Luca Zaia, in un’intervista rilasciata a Il Corriere delle Sera:

Non è una novità italiana, in altri paesi esiste. Però, abbiamo capito che così come è stato introdotto, ha consentito ad alcuni di lucrare a carico della comunità senza effetti vistosi sull’occupazione: difficile trovare lavoro guardando la tv.

Proprio recentemente l’Italia ha registrato il record negativo di Neet (Not in Education, Employement or Trainig – ovvero persone che non lavorano, non studiano e non stanno seguendo corsi di formazione) in Europa: 2 milioni di giovani (approfondimento al link).

Zaia, da parte sua, avanza un’idea come possibile soluzione a questo problema o, se non altro, uno strumento per ridurlo:

La strada era la defiscalizzazione delle assunzioni con qualche misura per evitare i turn over di opportunità.

Infine, il Governatore, in merito agli ammortizzatori sociali interviene come di seguito:

Credo che questa sia una riforma delle riforme, deve essere di buon senso e di modernità”.

Lavoro, Italia: il 50% di quelli che possono lavorare non lo fanno

Secondo Confcommercio i Neet sono 2 milioni.
Effetto legato al reddito di cittadinanza? Ed i navigators?

(Foto da internet)

È record europeo.

Il livello raggiunto dai giovani italiani che non lavorano, non studiano né sono in formazione ha raggiunto la soglia dei 2 milioni.

Il rapporto di Confcommercio riportato anche da Il Gazzettino, infatti, mette in evidenza come nel 2000 i giovani occupati erano 7,7 milioni mentre nel 2019 5,2 milioni, con un calo quindi pari a 2,5 milioni.

La fascia d’età presa in considerazione è quella tra i 15 ed i 34 anni e con “Neet” intendiamo letteralmente “Not in Education, Employement, or Training”, ovvero le persone che non stanno studiando né stanno prendendo parte a corsi di formazione, che non stanno lavorando né stanno cercando attivamente un’occupazione.

Se nel 2000 la quota Neet rappresentava il 40% del totale, nel 2019 questa quota sale al 50%. Per fare un confronto internazionale, nello stesso periodo di tempo, in Germania i Neet sono aumentati di 235mila unità, mantenendo il livello stabile sul 30%.

Se prendiamo la fascia d’età compresa tra i 15 ed i 29 anni, inoltre, vediamo che la quota aveva superato i 2 milioni prima della pandemia e questo rappresenta un record assoluto in Europa; la percentuale italiana di Neet è pari al 22%, mentre in Spagna si attesta al 15% ed in Germania al 7,6%.

Il rapporto mette poi in luce che in Italia trovano lavoro, come dipendenti o indipendenti, il 41,7% dei giovani mentre in Germania la percentuale è del 67%. Questo, nonostante le 245mila ricerche di lavoro effettuate dalle aziende che non vengono soddisfatte (anche se in questo caso va precisato che può dipendere dal livello di preparazione/competenze dei candidati, dalla non gradita mansione da parte di cerca lavoro come dal tipo di offerta contrattuale).

Prendendo in analisi i dati sopra, viene spontaneo chiedersi anche se un impatto sia dovuto al Reddito di Cittadinanza: pagando le persone per rimanere a casa, con un importo che a volte supera o poco si differenzia da una retribuzione standard, è probabile che l’effetto sia quello di disincentivare la voglia di lavoro di chi riceve il sussidio.

Se così fosse, ci si chiede chi e come verifichi l’operato dei navigators; il navigator è la nuova figura professionale prevista nel decreto del Reddito di Cittadinanza 2019 (RdC) per aiutare i cittadini a trovare un lavoro. Infatti all’interno del pacchetto di misure che regola il reddito di cittadinanza è stata introdotta la figura del “navigator“, o tutor del reddito di cittadinanza, il cui compito principale è seguire il disoccupato dalla presa in carico nei Centri per l’Impiego fino all’assunzione.

Qualsiasi sia il motivo (tipologia di contratto, assistenzialismo esagerato, mancanza di verifiche nell’operato degli addetti ai lavori), sarebbe il caso che il governo prendesse seriamente in considerazione la tematica, intervenendo (aggiustando provvedimenti già presi e/o introducendone di nuovi) per raddrizzare una situazione che ha un risvolto futuro sicuramente infelice se lasciata a sé stessa.

Migranti: 6 su 10 rifiutano di vaccinarsi

Più propensi al siero i migranti asiatici, meno quelli africani.
Gli sbarchi proseguono senza sosta e potrebbero minare le misure anti-Covid.

(Foto da internet)

Il 60% dei migranti rifiuta di vaccinarsi.

È quanto emerge dall’indagine condotta a maggio da “Tavolo Asilo e Immigrazione” e “Tavolo Immigrazione e Salute”, più precisamente dal “Dossier Covid-19: indagine sulla disponibilità a vaccinarsi contro il Covid-19 da parte delle persone ospitate nei centri/strutture di accoglienza in Italia”, che vede anche la partecipazione dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità).

Hanno preso parte al sondaggio soprattutto maschi (71% del totale) e perlopiù di provenienza africana (69,7%, subsahariani nel 63,8% dei casi); seguono gli asiatici (19,2% – prevalentemente Pakistan e Bangladesh), gli albanesi (3,3%) ed i rumeni (0,6%).

I dati evidenziano che il 40,9% è disponibile a vaccinarsi, mente il 37% rifiuta di farlo ed il 20,1% non vuole procedere all’inoculazione esprimendo dubbi. Tra loro, i più disponibili a farsi vaccinare sono le persone provenienti dall’Asia (64,3%) mentre i contrari sono principalmente di provenienza africana, i quali argomentano la loro posizione come di seguito:

  1. Il vaccino può essere pericoloso (46%);
  2. Non ho fiducia negli operatori sanitari e nelle informazioni che ci danno (15,3%);
  3. Il vaccino non è obbligatorio, quindi non serve (11,9%);
  4. Il Covid non è pericoloso (9,1%);
  5. Ho già avuto il Covid (2,8%).

Come è possibile vedere dal cruscotto del Ministero dell’Interno, gli sbarchi continuano senza sosta, con Lampedusa che è al collasso. Un altro problema è che molti sbarchi avvengono di notte ed in zone difficili da tenere sotto controllo, con la conseguenza che questi migranti poi fuggono comportando problemi di sia di sicurezza che sanitari.

Se consideriamo anche solo quelli intercettati dalle autorità locali, vediamo che i numeri sono talmente elevati da causare comunque problemi di assembramenti ed affollamenti.

Proprio recentemente sono stati riscontrati 51 positivi al Covid e, per loro, è stata disposta una nave per la quarantena.

Sul tema è intervenuto, su Libero, anche il segretario del sindacato di Polizia Coisp Domenico Pianese:

Il rischio di nuovi focolai Covid è sempre più probabile.