L’Ue interferisce nelle elezioni degli Stati

Accusa Russia ed Usa di interferire nelle elezioni, ma fa lo stesso.
Finanziamenti ai media per influenzare il dibattito e l’opinione pubblica: 40 milioni nel 2023 per il cambio di governo in Polonia.

L’Ue interferisce nelle elezioni, facendo di fatto esattamente quello che accusa gli altri Paesi di fare.

Quante volte avete sentito accuse verso la Russia o verso gli Usa di interferire con le elezioni dei vari Paesi?

L’Ue fa esattamente lo stesso, finanziando i vari media per influenzare l’opinione pubblica.

Prawy.pl riporta un’intervista pubblicata dal quotidiano tedesco Berliner Zeitung con il commentatore e ricercatore Thomas Fazi. Secondo Fazi, prima delle elezioni polacche del 2023 sarebbero affluiti in Polonia fondi europei destinati a organizzazioni non governative favorevoli all’integrazione europea, con l’effetto di influenzare il dibattito pubblico e l’opinione pubblica.

Fazi sostiene che l’Unione Europea eserciterebbe una crescente influenza politica e culturale attraverso programmi di finanziamento, ONG, media e istituzioni accademiche. Secondo la sua analisi, esisterebbe un collegamento stretto tra l’erogazione delle sovvenzioni e specifici obiettivi politici.

Nell’intervista viene citata una ricerca realizzata da Fazi per il think tank ungherese MCC Brussels, incentrata sui flussi finanziari verso le ONG. Fazi afferma che fino ad oggi non esisteva una mappatura sistematica e quantitativa di tali finanziamenti.

L’articolo menziona inoltre il programma europeo CERV (Citizens, Equality, Rights and Values), inserito nel quadro finanziario UE 2021-2027 e affiancato da iniziative come Horizon e Creative Europe. Secondo quanto riportato, dal 2021 le organizzazioni polacche avrebbero ricevuto circa 40 milioni di euro attraverso questo programma.

Infine, Fazi dichiara che nel suo rapporto viene citato il presidente della Fondazione Res Publica, il quale avrebbe riconosciuto che attività sostenute anche con fondi UE hanno contribuito al cambiamento di governo avvenuto a Varsavia nel 2023.

La Romania verso la chiusura di un secondo reattore nucleare

La siccità del Danubio crea problemi alla sicurezza delle pompe di raffreddamento.
Il primo reattore era stato chiuso a fine luglio.

La Romania potrebbe chiudere un secondo reattore della centrale nucleare di Cernavoda a causa del continuo calo del livello del Danubio.

Il sito potrebbe essere fermato nelle prossime 48 ore, a causa del progressivo calo del livello dell’acqua del fiume che rende sempre più difficile il funzionamento in sicurezza delle pompe di raffreddamento.

Lo riportano i media internazionale citando quelli locali, poi ripresi anche da Ansa, aggiungendo che il primo reattore dell’impianto ha dovuto essere chiuso alla fine di luglio.

Italia e Danimarca: no a immigrazione incontrollata

Meloni e Frederiksen insieme per mandare un messaggio: unite nel desiderio di difendere l’Europa; realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi.

Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, insieme su Instagram per mandare un “messaggio congiunto all’Europa” e dire no a “un’immigrazione incontrollata” che ha “impatti negativisulle società.

Le due premier, uniche donne in Europa alla guida dei loro paesi, come rimarcano nel messaggio, dicono di voler “condividere alcune riflessioni sul futuro dell’Europa, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla necessità di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere“, come scrive poi Meloni su Facebook.

Siamo consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione“, ammette la premier italiana riferendosi alla diversa estrazione politica della collega danese con cui “certamente non siamo d’accordo su tutto. Ma siamo unite dal nostro desiderio di difendere l’Europa“.

E ora cosa possiamo fare di più?“, si chiedono. “Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta: il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa“.

Entrambe – sottolineano come riporta Ansasiamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione”.

Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa. Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini“, affermano le due premier, sottolineando che “è particolarmente grave quando migranti illegali, privi del diritto di rimanere nelle nostre Nazioni, commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali“.

I cittadini europei sostengono ancora Meloni e Frederiksen, “si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici“. “Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità“, rimarcano le due leader.

Montenegro: no a hub Ue per rimpatri sul nostro territorio

Il primo ministro: non abbiamo avviato alcuna trattativa per istituire tali centri; e se ci venisse presentata, la nostra risposta sarà negativa.

Il primo ministro del Montenegro, Milojko Spaji, ha smentito le notizie sulla possibilità di realizzare un centro Ue per i rimpatri nel Paese.

In merito alle notizie diffuse dai media su una presunta lista preliminare di Paesi in cui l’Ue potrebbe istituire centri per l’accoglienza e il rimpatrio, desidero precisare che il Montenegro non ha avviato alcuna trattativa per l’istituzione di tali centri sul proprio territorio. Il governo non ha ricevuto alcuna iniziativa ufficiale in tal senso. Qualora tale iniziativa venisse presentata, la nostra risposta sarà negativa“, ha scritto il premier stando a quanto riportato da Ansa.

La Russia accusa l’Italia di razzismo e violazione dei diritti umani

Mosca denuncia una preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche.
Stesse preoccupazioni anche dalla Bielorussia.

Razzismo, russofobia, violazione della libertà di stampa, indulgenza verso neofascismo e neonazismo.

Sono alcune delle accuse mosse dalla Russia all’Italia contenute nell’ultimo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nei Paesi occidentali, redatto in modo congiunto dai ministeri degli Esteri russo e bielorusso, come riportato da Agi.

In Italia, nonostante il numero significativo di garanzie di diritti e libertà fondamentali sancite dalla legislazione nazionale e il dichiarato impegno delle autorita’ a tutelarli, gli attivisti per i diritti umani segnalano ancora violazioni“, denuncia Mosca, secondo la quale “negli ultimi anni, la discriminazione razziale ed etnica si è aggravata“.

Tra gli esempi di “preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche“, il documento cita la presunta “diffusa discriminazione nei confronti dei cittadini e dei connazionali russi nel Paese, nel contesto della crisi ucraina“. “Nel corso del 2025, le violazioni più frequenti dei diritti dei cittadini russi e delle persone di origine russa da parte degli istituti finanziari italiani hanno incluso il rifiuto di emettere carte di credito, l’imposizione di condizioni aggiuntive sui conti correnti e l’ingiustificata estensione dei tempi di elaborazione dei ricorsi“, sostiene Mosca.

La Russia registra tra le violazioni dei diritti in Italia anche “la campagna su larga scala contro la cultura russa e i suoi rappresentanti“, portano l’esempio di alcune esibizioni di artisti russi annullate nel nostro Paese: il concerto del tenore Ildar Abdrazakov, previsto a gennaio a Verona ed annullato nel novembre 2025; il ritiro dell’invito del Teatro dell’Opera di Firenze alla ballerina russa e prima ballerina del Teatro Bolshoi, Svetlana Zakharova, e al violinista Vadim Repin; la cancellazione dell’esibizione sempre di

Per Mosca e Minsk, “le manifestazioni di russofobia in Italia sono legate anche ai problemi relativi alla garanzia della libertà di stampa, in particolare alla persecuzione dei media russi“, in base alle decisioni del Consiglio europeo sul bando di alcune testate russe come Russia Today (RT) e Sputnik, “con un impatto significativo sull’accesso dei cittadini italiani a informazioni affidabili“. “Le manifestazioni di intolleranza“, denuncia il ministero degli Esteri russo, “sono alimentate dalla presenza in Italia di diverse organizzazioni di estrema destra che promuovono idee nazionaliste e neofasciste“. Zakharova, prevista per marzo all’Auditorium Parco della Musica.

Tali organizzazioni“, secondo Mosca, “godono di relativa libertà d’azione nel Paese, poiché le autorità italiane, a prescindere dall’orientamento politico del governo, sono relativamente indulgenti nei confronti dei seguaci ideologici di Mussolini, non percependo – o ignorando – le loro marginali associazioni politiche come una reale minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza dello Stato“.

Le accuse a Roma sono presentate come parte di una più ampia denuncia del presunto deterioramento delle libertà fondamentali nei Paesi che, sottolinea la Russia, “si autodefiniscono ‘democrazie modello’, ma che in realtà stanno trasformando libertà, democrazia e diritti umani in mera facciata“. Tra i casi citati figurano anche Francia, Germania, Regno Unito e Paesi baltici, criticati per la gestione delle proteste, le politiche migratorie, le limitazioni ai media russi e il trattamento delle minoranze russofone. Il rapporto si inserisce nella contrapposizione politica e diplomatica tra Mosca e l’Occidente, mentre organizzazioni e media internazionali continuano a documentare diffuse violazioni dei diritti umani all’interno della stessa Russia e della Bielorussia.