Trump: 5mila dollari a ogni americano se vinciamo le elezioni

Il presidente americano alla convention di Dallas: “Fatemi finire il lavoro”.
Chip Roy: “Vorrei sapere chi paga”.

Se vinciamo” alle midterm “distribuirò a tutti gli americani 5.000 dollari”.

Alla convention dei repubblicani di Dallas va in onda il Trump-show: in un discorso fiume di quasi due ore, il presidente americano attacca i democratici “comunisti“, elenca tutti i suoi “numerosi” successi e promette un ‘dividendo‘ a tutti gli elettori, a prescindere da chi votano, in caso di vittoria dei conservatori a novembre.

L’annuncio a sorpresa, come riporta Ansa, è stato accolto fra gli applausi dei presenti, ma ha lasciato a bocca aperta molti, anche all’interno del suo partito.

Vorrei sapere come intendono pagare“, ha commentato a caldo il deputato repubblicano Chip Roy.

Polonia: l’economia cresce più di 3 volte rispetto alla zona euro

Crescita prevista al 3,9% in confronto all’1,2% dell’area euro.
Si punta a ridurre l’inflazione al 2,5% entro la fine dell’anno per poi abbassare i tassi d’interesse di 50 punti base.

La Polonia sta diventando uno dei Paesi con la crescita economica più forte nell’Unione Europea.

Secondo le ultime previsioni di EY, il PIL polacco dovrebbe crescere di circa il 3,9% nel 2026. Per la zona euro, escludendo l’Irlanda, la previsione è invece soltanto dell’1,2%.

L’economia polacca dovrebbe quindi crescere più di tre volte più rapidamente rispetto all’area dell’euro.

La crescita, come riporta Polonia Oggi, è sostenuta soprattutto dai consumi, dagli investimenti, dalla spesa pubblica e dalle esportazioni.

In Polonia, tuttavia, l’inflazione rimane un problema, anche se dovrebbe diminuire gradualmente nei prossimi trimestri.

Secondo EY, l’inflazione dovrebbe avvicinarsi all’obiettivo del 2,5% fissato dalla Banca Nazionale polacca nella seconda metà del 2027. Per questo motivo non sono previste riduzioni dei tassi di interesse in Polonia nel 2026, mentre nel 2027 potrebbero arrivare tagli complessivi di 50 punti base.

Estonia: si dimette il ministro della Difesa per lo scandalo dei contratti per supportare l’Ucraina

Contratto da 70 milioni di euro per l’acquisto di munizioni per l’Ucraina a un’azienda priva di qualsiasi esperienza: proiettili mai consegnati o in condizioni difettose.
Pevkur: non ho letto personalmente i contratti.

Il ministro della Difesa dell’Estonia, Hanno Pevkur, ha annunciato il 2 settembre le proprie dimissioni in seguito allo scandalo legato a un contratto da 70 milioni di euro destinato all’acquisto di proiettili d’artiglieria per l’Ucraina, mai consegnati o consegnati in condizioni difettose da un’azienda priva di qualsiasi esperienza pregressa nella produzione di munizioni.

Il primo ministro Kristen Michal ha convocato per il 3 settembre una riunione del governo per discutere le dimissioni e le conclusioni dei rapporti della Corte dei conti che hanno innescato la crisi politica. La Procura estone ha inoltre aperto un’indagine penale sulle vicende emerse nei rapporti relativi al 2025 e al 2026.

Pevkur, alla guida del dicastero della Difesa dal 2022, ha annunciato l’addio all’incarico tramite un post su Facebook, sottolineando di non essere stato personalmente a conoscenza dei problemi legati all’accordo sulle munizioni ma di essere pronto ad assumersene la responsabilità politica. “Un leader deve avere la forza e il coraggio di assumersi la responsabilità” anche quando “il ministro non conta i calzini e le cartucce e non conduce le trattative contrattuali”, ha scritto Pevkur, aggiungendo che i rilievi della Corte dei conti “sollevano la questione della responsabilità politica”. Per questo, ha spiegato, “devo assumermi la responsabilità politica per l’intero settore della difesa e cedere il testimone di ministro della Difesa al primo ministro”.

Nell’annuncio delle dimissioni, dato anche tramite l’emittente pubblica ETV, Pevkur ha ribadito di non avere letto personalmente i contratti relativi ai proiettili d’artiglieria, spiegando che il ministro della Difesa non è di norma coinvolto nei dettagli dei singoli appalti e che la sua funzione consiste nella decisione politica di fondo di sostenere l’Ucraina.

Pevkur, come riporta Quotidiano.Net, ha inoltre affermato di lasciare l’incarico “con la ferma convinzione di aver preso le decisioni giuste per rafforzare la difesa nazionale”, sostenendo che “l’Estonia è più protetta che mai” e augurando al settore della difesa di continuare a sostenere l’Ucrainasenza esitazioni”.

Beni russi congelati: il Belgio si oppone al loro utilizzo per aiutare l’Ucraina

Prévot: equivale ad una confisca e può avere rischi molto significativi. Inoltre i beni sovrani devono rimanere intatti per avere leva diplomatica nei negoziati.

Il Belgio ha respinto con forza un nuovo tentativo di attingere ai beni immobilizzati della Banca centrale russa per fornire ulteriore sostegno all’Ucraina.

L’Unione europea detiene 210 miliardi di euro in questi beni, la maggior parte dei quali è custodita presso Euroclear, una società di deposito nel centro di Bruxelles.

La questione, altamente sensibile, è stata discussa in una riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue martedì, con Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia in prima linea nel rilancio dell’iniziativa dopo la loro lettera congiunta inviata la settimana scorsa. I Paesi baltici hanno espresso a loro volta sostegno.

Ma secondo il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, il dibattito “non ha suscitato grande entusiasmo né appetito tra i colleghi“.

Ho voluto ribadire la posizione del Belgio, rimasta invariata da un anno. Le ragioni della nostra opposizione non sono magicamente scomparse nel frattempo“, ha dichiarato Prévot in dichiarazioni condivise con Euronews al termine dei colloqui in Irlanda.

L’utilizzo di questi beni attraverso una procedura che equivalga a una confisca comporterebbe rischi molto significativi”, ha aggiunto.

Le parole di Prévot hanno ripreso gli argomenti già avanzati dal governo belga lo scorso anno per opporsi a una proposta della Commissione europea, che puntava a convogliare i 210 miliardi di euro in una linea di credito a tasso zero per l’Ucraina.

Il Belgio ha chiesto una piena mutualizzazione dei rischi e garanzie illimitate per proteggersi da eventuali ritorsioni senza esclusione di colpi da parte della Russia. Il Paese ha inoltre evocato il rischio di un disastro finanziario e reputazionale per l’intera zona euro.

Il piano, molto ambizioso, è infine naufragato in un vertice controverso a dicembre, quando i leader hanno preferito ricorrere a debito comune per finanziare un prestito da 90 miliardi di euro.

Nello stesso periodo, la Banca centrale russa ha fatto causa a Euroclear.

Il Belgio continua a sostenere che i beni sovrani debbano rimanere intatti fino ai negoziati di pace, per rafforzare la leva diplomatica del blocco.

In passato c’era un ampio consenso sul fatto che fosse preferibile mantenere queste somme immobilizzate finché la Russia non avrà risarcito l’Ucraina per tutti i danni causati“, ha ricordato Prévot martedì.

Montenegro verso l’adesione all’Ue

Podgorica è il candidato più vicino all’ingresso nell’Unione.
La Serbia invece rallenta: il mese scorso 8 Paesi hanno bloccato il tentativo di avanzare.

Il Montenegro è oggi il Paese candidato più vicino all’ingresso nell’Unione Europea.

Mentre il Montenegro procede verso l’adesione, al contrario, il percorso della Serbia sembra invece essersi arenato.

Belgrado, come riporta Euronews, deve ancora aprire tutti i cluster negoziali con l’Ue e, il mese scorso, otto Stati membri hanno bloccato il suo ultimo tentativo di avanzare.

Ma mentre Podgorica si avvicina a un traguardo storico, a Bruxelles cresce il timore che la Serbia possa tentare di rallentarne il cammino, alimentando tensioni e divisioni interne e mettendo l’UE in una posizione sempre più delicata tra i due vicini balcanici.

Vediamo alcune azioni da parte del governo serbo e dei partiti di opposizione che complicano la situazione interna in Montenegro“, ha dichiarato ai giornalisti l’eurodeputato Tonino Picula (Croazia/S&D), prima del voto in plenaria di luglio sulla relazione annuale dedicata ai progressi dei Paesi candidati.

Tre funzionari che lavorano per la Commissione europea e per diversi governi nazionali hanno inoltre confermato di essere a conoscenza di tentativi di interferenza negli affari interni del Montenegro. Una dinamica che rappresenta una nuova e delicata complicazione per l’UE.