Bulgaria: vince il filo-russo e euroscettico Radev

Vittoria dell’ex presidente che ha presentato un programma filo-russo ed anticorruzione.
Ue preoccupata: potrebbe diventare la nuova Ungheria di Orban.

L’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha conquistato il primo posto alle elezioni parlamentari con il 44,48% dei voti.

Il suo programma filo-russo ed anticorruzione ha riscosso un forte consenso tra gli elettori del Paese più povero dell’Unione europea.

Secondo i dati non ancora definitivi ma ormai sicuri, questo risultato conferisce alla coalizione “Bulgaria Progressista” di Radev, guidata dal 62enne, la maggioranza assoluta di almeno 132 seggi nel parlamento di 240 seggi.

Radev, che ha guidato il Paese dal 2017 al 2026, si è dimesso a gennaio per candidarsi alle elezioni parlamentari, e la sua vittoria rimescola le carte per la formazione del governo.

La vittoria di Radev suscita timori nell’Unione europea per le sue posizioni euroscettiche e filorusse.

Dopo la sconfitta di Orbán in Ungheria, come riporta RaiNews, la Bulgaria infatti potrebbe diventare la nuova spina nel fianco Est dell’UE e della Nato.

La Spagna taglia al 10% l’Iva sui carburanti. Ue: va contro le nostre norme

Sanchez: aiuto concreto a milioni di famiglie e imprese.
Bruxelles: non rispetta le norme per gli obiettivi climatici.

A fine marzo la Commissione europea ha inviato una lettera formale al governo spagnolo con un messaggio chiaro: “È importante sottolineare che la direttiva europea sull’Iva non prevede la possibilità di applicare un’aliquota ridotta alle forniture di carburante“.

Il governo di Madrid, guidato da Pedro Sánchez, aveva appena approvato il Real Decreto-ley 7/2026, che taglia l’Iva sui carburanti dal 21% al 10% per attenuare l’impatto del rincaro petrolifero su 20 milioni di famiglie e 3 milioni di imprese, come riporta Adnkronos.

Il nodo giuridico è la direttiva Ue sull’Iva, in vigore dal 2006 e aggiornata con la direttiva 2022/542, dove si stabilisce che l’aliquota standard minima per i carburanti fossili non può scendere sotto il 15%. Aliquote più basse (fino al 5%) sono ammesse solo per categorie specifiche come elettricità gas naturale, non per benzina gasolio. Un’aliquota del 10% sui carburanti per autotrazione si colloca quindi fuori dal perimetro legale comunitario.

La riforma del 2022 è parte integrante dell’architettura fiscale del Green Deal europeo, che punta a eliminare entro il 2030 ogni trattamento preferenziale per i combustibili fossili.

In questa logica, ridurre l’Iva sulla benzina non è solo una violazione tecnica, ma una misura che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi climatici di Bruxelles; il che sembra un po’ un paradosso: quando si tratta di aiutare famiglie ed imprese si guardano gli obiettivi climatici (condivisi solamente a livello europeo, non internazionale – e quindi di poco impatto a livello mondiale) ma nel frattempo i leaders europei vanno alle conferenze sul clima ognuno con un jet privato e si finanziamento guerre con missili che inquinano quanto intere nazioni.

Magyar: l’Ungheria rimuoverà il veto sul prestito all’Ucraina ma non metterà soldi

Messaggio chiaro del nuovo premier all’UE: sblocchiamo il prestito ma non lo paghiamo; e ci sbloccate i fondi.
Anche Repubblica Ceca e Slovacchia non metteranno soldi.

Il neoeletto presidente ungherese Peter Magyar ha dichiarato che l’Ungheria rimuoverà il veto sul pacchetto di aiuti UE da 90 miliardi di euro all’Ucraina, perchè la decisione è già stata presa al vertice di dicembre e non c’è motivo di riaprirla.

Allo stesso tempo, però, l’Ungheria non parteciperà al prestito a causa delle difficoltà finanziarie del Paese. Nel vertice di dicembre, anche Repubblica Ceca e Slovacchia avevano già detto che non avrebbero partecipato finanziariamente al prestito.

Magyar, come riporta Giubbe Rosse, ha poi spostato l’attenzione sullo sblocco di circa 17 miliardi di euro di fondi UE attualmente congelati per via delle politiche del governo precedente.

Il primo messaggio del nuovo premier ungherese è dunque chiaro: sblocchiamo i fondi per l’Ucraina ma i soldi li mettete voi e intanto ci date anche i fondi che erano congelati.

Polonia: il ”latte” è solo animale. Stretta sulle bevande vegetali

Le bevande vegetali non possono essere chiamate “latte” in nessuna forma.
Vietate anche le forme che suggeriscono somiglianza.

L’IJHARS (Ispettorato della qualità commerciale dei prodotti agroalimentari) ha ricordato che, secondo il diritto dell’Unione Europea, il termine “latte” e denominazioni come formaggio, yogurt o burro sono riservati esclusivamente ai prodotti di origine animale.

Ciò significa che non possono essere utilizzati per prodotti vegetali, nemmeno con aggiunte come “vegetale” o in forme che suggeriscono una somiglianza.

Il divieto, come riporta Polonia Oggi, riguarda anche la presentazione e la pubblicità: non è consentito usare elementi grafici o slogan che possano richiamare i prodotti lattiero-caseari.

Queste norme hanno lo scopo di proteggere i consumatori da possibili inganni, garantire una concorrenza leale e mantenere gli standard dei prodotti lattiero-caseari.

In pratica, le bevande vegetali non possono essere chiamate “latte in nessuna forma.

La Polonia aspira alla sovranità farmaceutica

Al via il progetto per produrre internamente quanto oggi importato.
Gli esperti: sicurezza farmaceutica importante quanto la Difesa.

La Polonia importa ben 1.400 principi attivi farmaceutici (API), mentre la produzione nazionale ne copre solo 656.

Per aumentare l’indipendenza farmaceutica, presso l’Istituto di Chimica Industriale Łukasiewicz è stato inaugurato il Centro di Tecnologia per la Produzione di API (CeTeAPI).

Questa iniziativa risponde al drastico calo della quota europea nella produzione mondiale di sostanze attive e alle interruzioni delle catene di fornitura post-pandemia e dopo l’inizio della guerra in Ucraina.

Il nuovo centro di ricerca e produzione, parte del Campus Mościcki, permetterà di creare farmaci dalla prima sintesi di laboratorio fino al prodotto finito.

Il progetto, dal valore di oltre 10 milioni di zloty e finanziato dal PNRR polacco (KPO), si inserisce nella strategia dell’UE denominata Critical Medicines Act.

Gli esperti, come riporta Polonia Oggi, sottolineano che la sicurezza farmaceutica è fondamentale per lo Stato quanto la difesa militare.

L’Istituto, fondato da Ignacy Mościcki, continua così la tradizione di costruire la sovranità economica attraverso la scienza, offrendo alla Polonia la possibilità di ricostruire la propria capacità produttiva di medicinali chiave.