Groenlandia: arriva la difesa europea

Ecco la lista dei Paesi e di cosa hanno inviato; Canada unica nazione extra-europea.
La Polonia dice “no”, gli Usa mantengono la base esistente.
Non rilevata presenza ostile di Russia e Cina.

Diverse nazioni europee, principalmente membri NATO, hanno annunciato l’invio di contingenti militari limitati in Groenlandia per partecipare a esercitazioni congiunte con la Danimarca (denominate Operation Arctic Endurance), in risposta alle tensioni con gli USA riguardo al futuro dell’isola.

Non ci sono indicazioni di invii da parte di nazioni extra-europee oltre al Canada, né di presenze ostili come Russia o Cina.

Ecco, come riporta Giubbe Rosse, un riepilogo delle nazioni coinvolte e dei numeri dichiarati:

Francia: 15 soldati specializzati in montagna, con rinforzi previsti (inclusi asset terrestri, aerei e navali).
Germania: 13 soldati per una squadra di ricognizione.
Svezia: 3 ufficiali.
Norvegia: 2 ufficiali, con partecipazione confermata per esercitazioni.
Paesi Bassi: partecipazione confermata, numero di ufficiali non specificato.
Finlandia: partecipazione confermata, numero di ufficiali non specificato.
Regno Unito: 1 ufficiale per un gruppo di ricognizione (partecipazione limitata).
Canada: partecipazione confermata, numero non specificato.

La Polonia ha esplicitamente escluso l’invio di truppe.

Nel frattempo, gli USA mantengono una base esistente (Thule Air Base) con fino a 150 effettivi.

Stellantis: licenziamenti di massa in Polonia

Prevista una riduzione di 700 dipendenti.
Il sindacato: l’annuncio dell’abbandono dei motori a combustione ha influito negativamente sui volumi.

Lo stabilimento Stellantis di Tychy (in Polonia) ha annunciato un piano di licenziamenti collettivi che interesserà oltre 300 dipendenti.

I sindacati avvertono tuttavia che la portata effettiva della riduzione del personale potrebbe essere molto più ampia: considerando anche i lavoratori assunti indirettamente tramite agenzie e quelli con contratti a tempo determinato, il numero delle persone che potrebbero perdere il lavoro supera le 700 unità.

Lunedì, i sindacati attivi nello stabilimento FCA Poland di Tychy, appartenente al gruppo Stellantis, hanno ricevuto una lettera ufficiale che comunica l’intenzione dell’azienda di procedere a licenziamenti collettivi.

La riduzione dei posti di lavoro dovrebbe interessare 320 dipendenti, sia operai sia impiegati. Secondo il documento visionato dal portale noweinfo.pl, i licenziamenti dovrebbero essere attuati al termine di tutte le procedure previste dalla legge, entro e non oltre il 30 aprile 2026.

Il datore di lavoro ha inoltre prospettato la possibilità di aderire a un Programma di Dimissioni Volontarie, che prevede, tra l’altro, indennità superiori a quelle stabilite dalla normativa vigente.

Un incontro tra la direzione e i sindacati su questo tema è previsto per mercoledì 14 gennaio, come riporta Polonia Oggi. L’autenticità della lettera è stata confermata da Bolesław Klimczak, presidente del sindacato Metalowcy presso FCA Poland.

Tra le principali cause dei licenziamenti, la direzione dello stabilimento indica il persistente calo della domanda delle automobili prodotte e la mancanza di prospettive di miglioramento del mercato automobilistico nel prossimo futuro.

Attualmente nello stabilimento di Tychy lavorano 2.378 persone, di cui 2.087 operai e 391 impiegati. Secondo i sindacati, il numero effettivo di persone che perderanno il lavoro potrebbe arrivare a circa 740. Ai licenziamenti collettivi annunciati vanno infatti aggiunti i lavoratori il cui contratto a tempo determinato scadrà senza rinnovo, nonché quelli assunti tramite agenzie di lavoro interinale.

L’energia è molto costosa e lo stabilimento ne consuma grandi quantità. Questo si riflette inevitabilmente sull’aumento dei prezzi delle automobili prodotte e sul conseguente calo della domanda“, spiega Bolesław Klimczak. A suo avviso, anche l’annuncio del graduale abbandono dei veicoli con motore a combustione interna ha influito negativamente sulle decisioni d’acquisto dei clienti.

Le auto elettriche risultano infatti più costose, aumentando l’incertezza dei consumatori. La produzione nello stabilimento FCA Poland di Tychy si concentra attualmente principalmente su due modelli: Jeep Avenger e Alfa Romeo Junior.

L’impianto produce inoltre veicoli moderni con motorizzazione ibrida, come la Fiat 600. A seguito dei cambiamenti previsti, il numero dei dipendenti dello stabilimento dovrebbe ridursi da circa 2.300 a 1.600 persone, con un impatto significativo sia sul mercato del lavoro locale sia sul futuro dello stabilimento di Tychy.

Mercosur: anche l’Irlanda dice “no”

L’Irlanda si aggiunge a Francia e Polonia: l’accordo riempirebbe il mercato Ue di carne a basso costo dal Sud America.
L’Italia chiede un adeguamento delle soglie.

L’Irlanda voterà contro l’accordo di libero scambio dell’Ue con i paesi sudamericani del Mercosur poiché le concessioni ottenute nei recenti negoziati sono insufficienti, ha detto il vice primo ministro Simon Harris in una nota.

Sebbene l’Ue abbia concordato una serie di misure aggiuntive, queste non sono sufficienti a soddisfare i nostri cittadini. Pertanto, la nostra posizione rimane invariata. Voteremo contro l’accordo“, ha affermato Harris stando a quanto riportato da Reuters.

L’Irlanda si aggiunge così ai “no” di Polonia e Francia (approfondimento al link), dove gli agricoltori francesi hanno organizzato un blocco prima dell’alba per le strade di Parigi e nei pressi di diversi monumenti della città per protestare contro un ampio accordo commerciale che l’Unione europea auspica di poter firmare a breve con le nazioni del Sud America, oltre che per altre rimostranze locali.

Agricoltori appartenenti a numerosi sindacati hanno annunciato le proteste a Parigi nel timore che il previsto accordo di libero scambio con il blocco Mercosur inondi l’Unione europea di importazioni alimentari a basso costo. Tra le ragioni delle proteste anche un generale malcontento per la gestione del governo di una malattia infettiva dei bovini.

 L’Italia, inoltre, vuole una soglia più rigorosa per la sospensione delle importazioni nell’ambito del previsto accordo commerciale con il Mercosur. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in un’intervista a Il Sole 24 ore, in vista del voto dell’Ue sul trattato in cui la posizione di Roma potrebbe rivelarsi decisiva.

Roma, ha detto il ministro, sta spingendo per abbassare la soglia alla quale verrebbero attivate le clausole di salvaguardia, riducendola dall’8% attualmente proposto al 5%.

Noi vogliamo che da questo 8% si scenda al 5 per cento. E crediamo che ci siano le condizioni per raggiungere anche questo risultato“, ha detto nell’intervista.

Gli Usa vogliono la Groenlandia? La Francia raduna gli alleati

La Casa Bianca discute le opzioni per l’acquisizione della Groenlandia.
Francia: lavoriamo ad un piano con gli alleati (ma non è chiaro quali dato che non possono essere Nato) in caso di manovra Usa.

La Francia sta lavorando con gli alleati a un piano su come rispondere nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero effettivamente tentare di conquistare la Groenlandia come minacciato.

Lo ha detto il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot, spiegando che il piano sarà discusso durante l’incontro con i ministri degli Esteri di Germania e Polonia che si terrà in giornata.

La Casa Bianca ha detto ieri che il presidente Donald Trump sta discutendo le opzioni per l’acquisizione della Groenlandia, compreso il potenziale uso dell’esercito statunitense, in un rilancio della sua ambizione di controllare l’isola strategica nonostante le obiezioni europee.

La notizia è riportata da Reuters, anche se resta poco chiaro cosa succederebbe internamente alla Nato.

La Polonia ribadisce il “No” all’euro

Il ministro dell’economia: sovranità monetaria fondamentale per stabilità economica.
Poi aggiunge: so che ci siamo impegnati ad adottare l’euro in futuro, ma da economista (non da politico) gli argomenti non sono a favore dell’euro.

Il ministro delle Finanze Andrzej Domański, come riporta Polonia Oggi, ha dichiarato che il governo non intende introdurre l’euro in Polonia e non sta svolgendo alcun lavoro in questa direzione.

In un’intervista rilasciata domenica all’emittente Polsat News, ha sottolineato che lo złoty rimane un elemento fondamentale della stabilità economica del Paese, soprattutto di fronte alle crisi globali e ai rallentamenti dell’economia mondiale.

Secondo il ministro, l’esperienza degli ultimi anni dimostra che la valuta polacca ha dato prova di resilienza. Sebbene la Polonia si sia formalmente impegnata ad adottare in futuro la moneta europea Domański evidenziato che, dal punto di vista di un’economista, e non di un politico, gli argomenti a favore del mantenimento dello złoty come valuta nazionale risultano oggi più forti rispetto a quelli che sostengono l’ingresso nell’area dell’euro.

Il ministro ha anche valutato positivamente il fatto che l’inflazione in Polonia sia diminuita in modo significativo e che il Consiglio di Politica Monetaria abbia deciso di ridurre i tassi di interesse.

Allo stesso tempo, ha riconosciuto che nella fase iniziale dell’aumento dell’inflazione la reazione del Consiglio è stata troppo tardiva, contribuendo al protrarsi di livelli elevati dei prezzi.

Riguardo alle possibili decisioni future del Consiglio di Politica Monetaria, Domański ha ribadito l’indipendenza di questo organo e ha precisato di non voler suggerire azioni specifiche. Ha tuttavia osservato che esiste ancora margine per ulteriori riduzioni dei tassi di interesse di almeno 50 punti base.

Nel corso dell’anno, il Consiglio di Politica Monetaria ha ridotto i tassi complessivamente di 175 punti base e, dopo la riunione di dicembre, il tasso di riferimento della Banca Nazionale Polacca si attesta al 4 per cento.