Chevrolet dice addio al mercato cinese

La decisione dopo oltre 20 anni di presenza sul territorio cinese: General Motors deve salvaguardare l’intera redditività aziendale in un mercato ormai dominato dalla case asiatiche.

La decisione era nell’aria, ma l’ufficialità scuote l’intero panorama.

Dopo oltre vent’anni di attività in uno dei territori più strategici al mondo, il marchio statunitense ferma la commercializzazione dei propri veicoli all’ombra della Grande Muraglia.

Questo passo, come riporta Autospecial, certifica le gravi difficoltà dei costruttori occidentali nell’affrontare un ecosistema profondamente mutato, ormai dominato dalle case asiatiche.

Sapere che Chevrolet dice addio al mercato cinese evidenzia un netto e strutturato riposizionamento strategico di General Motors per salvaguardare l’intera redditività aziendale.

Nell’ex stabilimento FIAT aprirà un centro AI da 2,5 miliardi di dollari

A Bielsko-Biala (Polonia) si prevede un’infrastruttura digitale da 125 MW pronta in 12 mesi.
Sarà un Parco Industriale e Tecnologico dedicato alla produzione, ai data center e all’intelligenza artificiale.

L’azienda polacca DL Invest Group realizzerà nell’area dell’ex stabilimento Fiat di Bielsko-Biała un nuovo Parco Industriale e Tecnologico dedicato alla produzione, ai data center e all’intelligenza artificiale.

Il primo lotto del progetto dovrebbe entrare in funzione entro dodici mesi e, come riporta Polonia Oggi, l’investimento, dal valore stimato di circa 2,5 miliardi di dollari, prevede un’infrastruttura digitale con una potenza finale di 125 MW, destinata soprattutto allo sviluppo dell’AI.

Il complesso sorgerà su un’ex area industriale già dotata di infrastrutture energetiche e produttive e punta a integrare industria, ricerca, automazione e tecnologie digitali.

Secondo DL Invest Group, il progetto rappresenta una delle più grandi iniziative private tecnologiche in Polonia e contribuirà alla trasformazione della Slesia in un centro europeo dell’industria di nuova generazione.

Stellantis investirà oltre 1 miliardo di euro in Francia

L’investimento era già stato annunciato dal presidente francese Macron.
Servirà a produrre 3 nuovi modelli di Peugeot elettrici ed ibridi.

Stellantis investirà oltre 1 miliardo di euro in Francia per produrre tre nuovi modelli PeugeotMulhouse.

La notizia, anticipata nei giorni scorsi dal presidente francese Emmanuel Macron, è stata confermata oggi da Stellantis, come riporta Quotidiano.Net.

Gli investimenti consentiranno la produzione di tre modelli elettrici e ibridi di nuova generazione basati sulla nuova piattaforma Stla One, a partire dal 2029. I modelli del segmento C garantiranno a Peugeot una forte presenza nel segmento di mercato di punta europeo, che rappresenta circa il 30% delle vendite automobilistiche.

Antonio Filosa, ceo di Stellantis, ha ospitato oggi presso il sito industriale di Mulhouse Roland Lescure, ministro dell’Economia, delle Finanze e della Sovranità Industriale, Energetica e Digitale, e Sébastien Martin, ministro Delegato dell’Industria, per discutere del piano strategico FaSTLAne 2030 di Stellantis.

Si tratta del secondo grande investimento in Francia nel giro di pochi giorni, dopo il quello colossale da 45 miliardi annunciato da Softbank (approfondimento al link).

Stellantis richiama 700mila veicoli ibridi: potenziale rischio incendio

Nel mirino auto prodotte tra il 2023 ed il 2026.
Peugeot, Citroën, DS, Opel/Vauxhall, Lancia, Alfa Romeo, Jeep e Fiat i marchi interessati.

In una nota, Stellantis comunica di star richiamando volontariamente alcuni veicoli a causa di un potenziale problema relativo al gioco tra il tubo del filtro antiparticolato benzina e il generatore di avviamento a cinghia (BSG).

La decisione è stata presa “avendo la sicurezza e la soddisfazione del cliente al centro dei propri valori“. Come riporta Handelsblatt, l’Autorità federale tedesca per i trasporti automobilistici (KBA) aveva emesso avvisi di richiamo per un totale di circa 700mila veicoli Stellantis in tutto il mondo.

Alcuni veicoli Peugeot, Citroën, DS Automobiles, Opel/Vauxhall, Lancia, Alfa Romeo, Jeep e Fiat prodotti tra il 2023 e il 2026, sottolinea Stellantis, “potrebbero essere stati assemblati con un gioco insufficiente tra il tubo del filtro antiparticolato benzina e la calotta di protezione del polo del generatore di avviamento a cinghia (BSG) a 48V”.

In condizioni di umidità, prosegue la nota come riporta RaiNews, “esiste la possibilità che questo gioco insufficiente e un possibile contatto tra questi componenti possano causare infiltrazioni d’acqua, generando un arco elettrico che potrebbe innescare un evento termico, come il surriscaldamento. Nel peggiore dei casi, ciò potrebbe comportare un potenziale rischio di incendio nel vano motore“.

Stellantis, sottolinea la nota della casa automobilistica, “contatterà immediatamente i proprietari dei veicoli interessati, chiedendo loro di rivolgersi al proprio concessionario per fissare un appuntamento. L’intervento correttivo prevede la sostituzione della calotta di protezione del polo del generatore di avviamento a cinghia da 48 V (BSG) con una dotata di un isolamento superiore. Inoltre, verrà verificata e, se necessario, regolata la distanza tra il tubo del filtro antiparticolato per motori a benzina e il BSG. Questo intervento richiede circa 30 minuti e viene eseguito gratuitamente“.

Stellantis: addio allo smart working per recuperare produttività

La casa automobilistica punta anche al ritorno al diesel dopo i fallimenti dell’elettrico.
Sul tavolo anche collaborazioni con produttori cinesi.

Il settore automotive sta attraversando una fase di profonda instabilità, segnata da un ripensamento globale delle strategie industriali e dalla situazione geopolitica sempre meno favorevole.

In questo scenario di incertezza e dopo un’annata finanziaria complessa, come riporta HDmotori, Stellantis vuole recuperare competitività e, oltre alle strategie industriali come il possibile ritorno del diesel (approfondimento al link) e le trattative con costruttori cinesi, punta sul miglioramento della produttività interna.

Una delle azioni attuate in questo senso è il ritorno in ufficio per i suoi dipendenti in tutto il mondo.

La misura prevede la fine del lavoro da remoto, chiamato “smart working” in Italia, e l’obbligo di presenza in ufficio per cinque giorni a settimana.

A partire dal periodo del post-pandemia, l’azienda aveva adottato delle policy di lavoro agile che richiedevano una presenza minima di solo un giorno e mezzo a settimana.