Polonia: partito di opposizione voleva bloccare i 90 miliardi a Kiev e ingresso nell’Ue

Czarnek: Tusk avrebbe dovuto impedire gli aiuti fino a quando Kiev non avrebbe intrapreso un percorso di “valori umani”.
Poi presenta un progetto al Parlamento per bloccare l’adesione dell’Ucraina all’Ue.

Il vicepresidente del partito conservatore PiS, Przemysław Czarnek, ha scatenato una bufera politica affermando in televisione che, da premier, avrebbe “costretto” l’Unione Europea a sospendere il finanziamento degli armamenti e della ricostruzione dell’Ucraina, fino a quando Kiev non avesse intrapreso un percorso di “valori umani.

Le sue parole hanno suscitato una reazione durissima da parte del governo.

Il premier Donald Tusk, come riporta Polonia Oggi, ha definito le dichiarazioni di Czarnekparole idiote” e una “politica suicida“, inserita in una “gara all’anti-ucrainismo“. Ha sottolineato che nell’interesse della Polonia c’è la difesa efficace dell’Ucraina dalla Russia, aggiungendo: “punto e basta“.

Il ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha commentato ironicamente che Czarnekvuole far arrivare Putin al confine polacco“, mentre il ministro degli Interni Marcin Kierwiński ha affermato che il politico di PiS è “scivolato perfettamente nella retorica di Putin“.

Il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha definito le dichiarazioni “un’aperta opposizione alla NATO e alla ragion di stato della Repubblica di Polonia“.

Czarnek non ha fatto marcia indietro: poco dopo la conferenza stampa di Tusk ha depositato in Parlamento un progetto di risoluzione che obbligherebbe il governo a bloccare il processo di adesione dell’Ucraina all’UE.

Ha collegato questa proposta alla questione storica della gloryfikation dell’UPA da parte dell’Ucraina, ponendo al premier una sfida: se stia dalla parte della “verità storica e dell’interesse nazionale polacco” o scelga il silenzio.

Google amplia la sua presenza a Cracovia

Nuovo ufficio da 300 posti di lavoro che si aggiungono agli oltre 400 già presenti in città.
Aggiungendo Breslavia e Varsavia si superano i 3.000 posti di lavoro: è il più grande hub nell’Ue.

Google ha inaugurato un nuovo ufficio a Cracovia, ampliando la propria presenza nella città che ospita uno dei principali centri ingegneristici del gruppo in Europa.

La nuova sede si trova nel complesso Tertium e offre circa 300 postazioni di lavoro. Gli spazi sono stati progettati con riferimenti alla cultura pop e alla tradizione locale, con ambienti ispirati a opere come The Witcher, Dune e Pirati dei Caraibi.

I dipendenti hanno inoltre a disposizione aree relax, sale riunioni, spazi dedicati alle famiglie e una zona wellness. Nel capoluogo della Piccola Polonia lavorano già oltre 400 specialisti impegnati nello sviluppo di tecnologie utilizzate a livello globale, tra cui Google Cloud, Chrome, Android e i dispositivi Pixel.

Google è presente in Polonia da vent’anni e impiega circa 3 mila persone tra Varsavia, Breslavia e Cracovia.

Secondo l’azienda, come riportato da Polonia Oggi, il Paese ospita oggi il più grande hub ingegneristico di Google nell’Unione Europea.

La Polonia ritira l’onorificenza a Zelesnky

L’onorificenza Aquila Bianca ritirata al premier ucraino: ha attribuito a un’unità delle Forze armate ucraine il nome di “Eroi dell’UPA”, colpevoli del massacro dei polacchi nella Volinia.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha deciso di revocare l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza dello Stato polacco, al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Per l’entrata in vigore della decisione sarà ancora necessaria la controfirma del primo ministro. Secondo Nawrocki, la scelta è legata alla decisione di Zelensky di attribuire a un’unità delle Forze armate ucraine il nome di “Eroi dell’UPA.

Il presidente polacco ha sottolineato che la revoca non è diretta contro il popolo ucraino e non modifica il sostegno della Polonia all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Ha però affermato che il capo dello Stato polacco, in qualità di Gran Maestro dell’Ordine dell’Aquila Bianca, ha il dovere di difendere il prestigio della più importante onorificenza nazionale.

La decisione ha provocato forti reazioni sia in Polonia sia in Ucraina: diversi esponenti della coalizione di governo hanno criticato la mossa, sostenendo che potrebbe essere sfruttata dalla propaganda russa e danneggiare le relazioni tra Varsavia e Kiev.

Esponenti di PiS e della Confederazione, come riporta Polonia Oggi, hanno invece accolto positivamente la decisione, affermando che la cooperazione con l’Ucraina deve basarsi anche sul rispetto della memoria storica delle vittime polacche dei massacri della Volinia.

In segno di solidarietà con Zelensky, l’ex primo ministro ucraino Volodymyr Hrojsman ha annunciato la restituzione della Croce di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica di Polonia ricevuta nel 2011. Anche il ministro degli Esteri Andrij Sybiha, il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov e l’ambasciatore ucraino in Polonia Vasyl Bodnar hanno deciso di rinunciare alle onorificenze polacche ricevute negli anni passati.

La controversia nasce dal diverso giudizio storico sull’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino), considerata in Polonia responsabile dei massacri di decine di migliaia di civili polacchi durante la Seconda guerra mondiale.

In Ucraina, invece, parte della società considera i membri dell’UPA come protagonisti della lotta per l’indipendenza nazionale.

Armamenti: la Polonia li acquisterà solo da chi investe nel Paese

Varsavia: i trattati non sono una sorta di pagamento per la sicurezza.
Per vendere armi alla Polonia bisogna investire concretamente nel Paese, non solo assemblaggio e lavori e basso valore aggiunto.

Il governo di Varsavia invia un chiaro segnale ai produttori stranieri di armamenti: la vendita di armi alla Polonia deve essere accompagnata da investimenti concreti nel Paese.

Il viceministro delle Attività Statali, Konrad Gołota, ha sottolineato che il precedente modello di acquisti, soprattutto dagli Stati Uniti, era svantaggioso per la Polonia e si basava sull’idea di considerare i contratti come una sorta di “pagamento per la sicurezza.

La nuova strategia, come riporta Polonia Oggi, prevede non solo l’apertura in Polonia di semplici linee di assemblaggio, ma soprattutto il trasferimento di tecnologia e l’integrazione delle imprese polacche nelle catene globali di approvvigionamento.

L’obiettivo è garantire alle aziende nazionali un ruolo nella progettazione, nello sviluppo e nella produzione di armamenti, e non soltanto nell’esecuzione di lavori a basso valore aggiunto.

La Polonia vuole presentarsi come un partner interessante grazie alle ingenti risorse destinate agli acquisti e agli investimenti, anche nell’ambito del programma europeo SAFE, nonché alla presenza di numerose piccole imprese tecnologiche specializzate.

Il nuovo approccio dovrebbe favorire in particolare il gruppo statale Gruppo Polacco degli Armamenti che necessita di capitale e tecnologie moderne.

Il governo sottolinea che le nuove regole valgono per tutti i partner, compresi gli Stati Uniti: se le aziende straniere non saranno pronte a una cooperazione più profonda, con joint venture e un reale trasferimento di know-how, la Polonia cercherà altri partner.

Polonia: no alla ricollocazione forzata dei migranti

Il Presidente polacco manda una lettera a Ursula von der Leyen: ci rifiutiamo di implementare il Patto sulle Migrazioni e l’Asilo.
I cittadini non vogliono migranti illegali: questione di sicurezza.

Il Presidente Karol Nawrocki ha inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in cui ha espresso la sua ferma opposizione a qualsiasi azione dell’Unione Europea volta a dislocare in Polonia migranti illegali.

Nel testo ha ricordato la decisione di Angela Merkel del 2015, che ha portato a un massiccio afflusso di migranti in Europa occidentale.

Il Presidente ha sottolineato che da oltre 4 anni la frontiera orientale della Polonia è sottoposta a una pressione migratoria gestita dal regime russo con l’aiuto delle autorità bielorusse, e che la Polonia sostiene costi enormi per la protezione della frontiera e l’assistenza ai rifugiati di guerra provenienti dall’Ucraina.

Come riporta Polonia Oggi, ha sottolineato che nel paese rimangono ancora circa un milione di ucraini ai quali i polacchi hanno offerto sostegno nonostante non ci fosse l’obbligo di “solidarietà forzata.

Nawrocki ha ammesso che l’immigrazione illegale è un problema che l’Europa deve affrontare, ma ha ritenuto cha la rilocazione forzata dei migranti nei paesi dell’Europa centro-orientale non sia la soluzione giusta.

Ancora, ha sottolineato che la maggior parte dei polacchi si oppone a tali azioni e che la sua priorità è la sicurezza dei cittadini. Ha annunciato il suo rifiuto di implementare il Patto sulle Migrazioni e l’Asilo, dichiarando al contempo la sua volontà di collaborare in materia di protezione delle frontiere, azioni operative comuni, scambio di informazioni e supporto tecnico.

La lettera del presidente arriva due giorni prima della marcia contro l’immigrazione illegale organizzata da PiS a Varsavia, durante la quale parlerà Jarosław Kaczyński.