Tusk: sull’immigrazione la Polonia non farà gli errori degli altri Paesi

Il primo ministro polacco: in materia di sicurezza la Polonia sarà inflessibile.
Priorità alla protezione della frontiera dall’immigrazione illegale: non accettiamo domande d’asilo e deportiamo coloro che violano la legge.

“La Polonia non ripeterà gli errori commessi da altri paesi europei e non pagherà per essi“, ha dichiarato il primo ministro Donald Tusk.

Il capo del governo polacco ha sottolineato che, in materia di sicurezza, la Polonia sarà “inflessibile“, indicando tra le priorità la protezione della frontiera dall’immigrazione illegale.

Tusk, come riporta Polonia Oggi, ha evidenziato che la Polonia porta avanti una propria politica in materia di migrazione e asilo. “Difendiamo con fermezza la frontiera dall’immigrazione illegale, abbiamo una nostra politica in materia di asilo, non accettiamo domande e deportiamo coloro che violano la legge polacca“, ha affermato.

Ha aggiunto che, in materia di sicurezza, le autorità polacche agiranno senza compromessi.

Mercato del lavoro europeo: Varsavia prima. Male il Sud Europa

Varsavia vanta l’86,9% di occupati; media europea al 76,1%.
Bene Praga e Isole Aland (finlandia), male Sud Italia e parti di Grecia, Spagna, Francia, Belgio e Romania.

La capitale polacca si attesta al primo posto nell’Unione Europea per tasso di occupazione tra la popolazione in età lavorativa.

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat relativi al 2025, ben l’86,9% dei residenti di Varsavia e dei distretti confinanti di età compresa tra 20 e 64 anni risulta occupato.

Questo risultato supera ampiamente la media dell’Unione Europea, che si attesta al 76,1%. Nella classifica stilata da Eurostat sulla base della suddivisione territoriale NUTS 2, al secondo posto si posiziona la città di Praga con un tasso dell’86,0%, seguita dalle Isole Åland in Finlandia (oltre l’85%) e dalla regione di Utrecht nei Paesi Bassi.

All’estremità opposta della graduatoria, i valori più bassi nell’UE si registrano nel territorio d’oltremare francese di Mayotte (37%) e nella Guyana francese (50%), mentre nell’Europa continentale i livelli minori si concentrano nelle regioni del Sud Italia – Calabria, Campania e Sicilia, dove lavora circa il 50% della popolazione– e in alcuni ambiti territoriali di Spagna, Grecia, Romania, Belgio e Francia.

Il report, come riporta Polonia Oggi, evidenzia inoltre come esistano marcate differenze regionali all’interno della stessa Polonia: mentre l’area metropolitana di Varsavia guida la classifica europea, in altre zone del Paese, come in Podkarpackie, il tasso di occupazione si attesta a poco più del 73%.

Polonia: in scontro militare sconfiggeremmo Russia. Mosca: sparireste in 2-3 giorni

Sikorski, ministro degli esteri polacco, ritiene la Polonia militarmente superiore alla Russia.
Patrushev, consigliere di Putin: lo Stato polacco cesserebbe di esistere in 48-72 ore.

Se la Polonia muovesse guerra alla Russia, Mosca “utilizzerebbe il suo intero arsenale di forze e risorse disponibili, e lo stato polacco cesserebbe di esistere in due o tre giorni“.

Lo ha affermato Nikolay Patrushev, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista al sito del giornale Argumenty i Fakty, ripresa dalla Tass e poi da Ansa.

Patrushev ha citato dichiarazioni del ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, secondo le quali in uno scontro militare la Polonia sconfiggerebbe la Russia.

Secondo il consigliere di Putin, quella di Sikorski è una valutazione “dilettantistica” della potenza militare russa.

L’Ue interferisce nelle elezioni degli Stati

Accusa Russia ed Usa di interferire nelle elezioni, ma fa lo stesso.
Finanziamenti ai media per influenzare il dibattito e l’opinione pubblica: 40 milioni nel 2023 per il cambio di governo in Polonia.

L’Ue interferisce nelle elezioni, facendo di fatto esattamente quello che accusa gli altri Paesi di fare.

Quante volte avete sentito accuse verso la Russia o verso gli Usa di interferire con le elezioni dei vari Paesi?

L’Ue fa esattamente lo stesso, finanziando i vari media per influenzare l’opinione pubblica.

Prawy.pl riporta un’intervista pubblicata dal quotidiano tedesco Berliner Zeitung con il commentatore e ricercatore Thomas Fazi. Secondo Fazi, prima delle elezioni polacche del 2023 sarebbero affluiti in Polonia fondi europei destinati a organizzazioni non governative favorevoli all’integrazione europea, con l’effetto di influenzare il dibattito pubblico e l’opinione pubblica.

Fazi sostiene che l’Unione Europea eserciterebbe una crescente influenza politica e culturale attraverso programmi di finanziamento, ONG, media e istituzioni accademiche. Secondo la sua analisi, esisterebbe un collegamento stretto tra l’erogazione delle sovvenzioni e specifici obiettivi politici.

Nell’intervista viene citata una ricerca realizzata da Fazi per il think tank ungherese MCC Brussels, incentrata sui flussi finanziari verso le ONG. Fazi afferma che fino ad oggi non esisteva una mappatura sistematica e quantitativa di tali finanziamenti.

L’articolo menziona inoltre il programma europeo CERV (Citizens, Equality, Rights and Values), inserito nel quadro finanziario UE 2021-2027 e affiancato da iniziative come Horizon e Creative Europe. Secondo quanto riportato, dal 2021 le organizzazioni polacche avrebbero ricevuto circa 40 milioni di euro attraverso questo programma.

Infine, Fazi dichiara che nel suo rapporto viene citato il presidente della Fondazione Res Publica, il quale avrebbe riconosciuto che attività sostenute anche con fondi UE hanno contribuito al cambiamento di governo avvenuto a Varsavia nel 2023.

Polonia: partito di opposizione voleva bloccare i 90 miliardi a Kiev e ingresso nell’Ue

Czarnek: Tusk avrebbe dovuto impedire gli aiuti fino a quando Kiev non avrebbe intrapreso un percorso di “valori umani”.
Poi presenta un progetto al Parlamento per bloccare l’adesione dell’Ucraina all’Ue.

Il vicepresidente del partito conservatore PiS, Przemysław Czarnek, ha scatenato una bufera politica affermando in televisione che, da premier, avrebbe “costretto” l’Unione Europea a sospendere il finanziamento degli armamenti e della ricostruzione dell’Ucraina, fino a quando Kiev non avesse intrapreso un percorso di “valori umani“.

Le sue parole hanno suscitato una reazione durissima da parte del governo.

Il premier Donald Tusk, come riporta Polonia Oggi, ha definito le dichiarazioni di Czarnek “parole idiote” e una “politica suicida“, inserita in una “gara all’anti-ucrainismo“. Ha sottolineato che nell’interesse della Polonia c’è la difesa efficace dell’Ucraina dalla Russia, aggiungendo: “punto e basta“.

Il ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha commentato ironicamente che Czarnek “vuole far arrivare Putin al confine polacco“, mentre il ministro degli Interni Marcin Kierwiński ha affermato che il politico di PiS è “scivolato perfettamente nella retorica di Putin“.

Il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha definito le dichiarazioni “un’aperta opposizione alla NATO e alla ragion di stato della Repubblica di Polonia“.

Czarnek non ha fatto marcia indietro: poco dopo la conferenza stampa di Tusk ha depositato in Parlamento un progetto di risoluzione che obbligherebbe il governo a bloccare il processo di adesione dell’Ucraina all’UE.

Ha collegato questa proposta alla questione storica della gloryfikation dell’UPA da parte dell’Ucraina, ponendo al premier una sfida: se stia dalla parte della “verità storica e dell’interesse nazionale polacco” o scelga il silenzio.