Merz: Kiev può usare armi occidentali in Russia

L’annuncio del cancelliere tedesco nel peggior momento possibile, ovvero durante i tanto agognati negoziati di pace: continuano le folli strategie occidentali.

Il cancelliere tedesco Merz conferma: l‘Ucraina può colpire obiettivi militari in Russia con armi fornite da Germania, Usa, Francia e Regno Unito.

Una mossa che cambia notevolmente lo scenario trasformandolo da difensivo ad offensivo, ovvero dall’aiutare l’Ucraina a difendersi a permetterle di attaccare su suolo russo con armi Nato.

Forse non era il momento ideale per seguire questa strategia, dato che sono in corso i tanto sperati negoziati per la pace e l’Ucraina ha effettuato degli attacchi su suolo russo che sicuramente non passeranno inosservati, per dirlo in maniera pacata.

Ora il clima si scalderà notevolmente, non aiutando i negoziati ed anzi aprendo alla concreta possibilità di una guerra su vasta scala che non fa bene a nessuno e che è più pericolosa per la Nato che per la Russia: va infatti ricordato che, come ammesso dal segretario della Nato Mark Rutte, la Russia produce in 3 mesi le munizioni che la nato produce in un anno.

Francia, allarme Corte dei conti: spesa sociale fuori controllo e probabili crisi di liquidità

Il FMI raccomanda alla Francia di tagliare la spesa sociale e riformare il sistema pensionistico.
Deficit al doppio rispetto quello previsto dall’Ue.

Come riporta Politico, la Corte dei conti francese lancia l’allarme sulla situazione finanziaria del sistema previdenziale francese. Nella relazione del revisore dei conti si afferma che la spesa sociale è “fuori controllo” e si avverte che una “crisi di liquidità” potrebbe colpire i pagamenti delle prestazioni sociali già nel 2027.

Nel 2024 il deficit del sistema di sicurezza sociale francese era di 15,3 miliardi di euro e si prevede che nel 2025 sarà di 22,1 miliardi di euro. Tuttavia, la Corte dei conti ritiene che nel 2025 il deficit sarà molto probabilmente ancora maggiore. Nel frattempo, il deficit pubblico francese si è ampliato notevolmente negli ultimi anni, raggiungendo il 5,8% del PIL nel 2024, ben al di sopra del limite del 3% stabilito dalle norme UE. Il governo francese ha promesso di ridurlo al 5,4% del PIL nel 2025 e al 3% del PIL entro il 2029

La scorsa settimana, il FMI ha raccomandato alla Francia di tagliare la spesa sociale e di riformare ulteriormente il sistema pensionistico per ridurre l’enorme deficit di bilancio. Tuttavia, è ben noto quanto i francesi siano sensibili alla sicurezza sociale. Così, nel 2023, la famigerata riforma delle pensioni provocò disordini di massa in tutto il Paese.

Rapporto governativo francese: i Fratelli Musulmani rappresentano una minaccia

Minaccia per coesione nazionale della Francia, non attraverso violenza ma erodendo gradualmente valori laici a livello locale.
Il ministro Retailleau: obiettivo finale è quello di convertire l’intera società francese alla Sharia.

Un rapporto governativo francese riservato mette in guardia dalla diffusione dell’ideologia dei Fratelli Musulmani.

Più precisamente, il rapporto pubblicato da Le Mond dice che i Fratelli Musulmani rappresentano una minaccia a lungo termine per la coesione nazionale della Francia, non attraverso la violenza, ma erodendo gradualmente i valori laici a livello locale e che e occorre intervenire per fermare la diffusione dell'”islamismo politico“.

Il quotidiano francese continua poi dicendo che il rapporto è stato presentato al presidente Emmanuel Macron mercoledì 21 maggio.

Le Mond precisa che una copia del rapporto è stata ottenuta da l’Agence France-Presse (AFP) nella giornata di martedì e che vi si può leggere anche quanto di seguito:

La realtà di questa minaccia, anche se di lunga durata e non comporta azioni violente, rischia di danneggiare il tessuto sociale e le istituzioni repubblicane (…) e, più in generale, la coesione nazionale“.

Come ripreso poi anche da diverse testate giornalistiche italiane che citano Le Mond, l’analisi va avanti indicando che Francia e Germania hanno le più grandi popolazioni musulmane tra i paesi dell’Unione Europea e che la diffusione dell’islamismo avviene “dal basso verso l’alto” e a livello municipale, aggiungendo che il fenomeno costituisce “una minaccia a breve e medio termine“.

Nello specifico, in Francia il movimento è “basato su una solida struttura, ma l’islamismo politico si sta diffondendo principalmente a livello locale“, hanno sottolineato gli autori che poi affermano che “Un’azione risoluta e a lungo termine sul campo sembra necessaria per arginare l’ascesa dell’islamismo politico“.

Il rapporto ha evidenziato la “natura sovversiva del progetto“, affermando che mira a “produrre gradualmente cambiamenti nelle normative locali o nazionali“, in particolare quelle relative alla laicità e all’uguaglianza di genere. Tale “islamismo municipale” rischia di incidere sulla sfera pubblica e sulla politica locale, afferma il rapporto, evidenziando “la creazione di ecosistemi islamisti sempre più numerosi“.

Il ministro degli Interni francese conservatore Bruno Retailleau ha espresso martedì preoccupazione per “un islamismo di basso livello” il cui “obiettivo finale è quello di convertire l’intera società francese alla Sharia“. Tuttavia, gli autori del rapporto hanno affermato che “nessun documento recente dimostra il desiderio dei musulmani in Francia di istituire uno stato islamico in Francia o di applicare la Sharia“.

Musulmans de France (“Musulmani in Francia“), precedentemente Unione delle Organizzazioni Islamiche di Francia, è identificata come “la branca nazionale dei Fratelli Musulmani in Francia“. “Non si tratta di un separatismo aggressivo“, ma di un “obiettivo sottile (…) ma non per questo meno sovversivo per le istituzioni“, hanno affermato gli autori.

Il rapporto stima che ci siano 139 luoghi di culto affiliati ai musulmani di Francia, con altri 68 considerati vicini alla federazione. Questo rappresenta il 7% dei 2.800 luoghi di culto musulmani elencati in Francia, afferma il rapporto.

Il movimento islamista sta perdendo la sua influenza nel mondo arabo e “sta concentrando i suoi sforzi sull’Europa“, aggiunge. Una campagna di sensibilizzazione pubblica deve essere accompagnata da rinnovati sforzi per promuovere un “discorso laico” e “segnali forti e positivi alla comunità musulmana“, incluso l’insegnamento dell’arabo, afferma il rapporto.

L’esercito israeliano apre il fuco contro i delegati europei

Presenti anche rappresentanti di alcune nazioni arabe.
Italia e Francia convocano gli ambasciatori israeliani.

Una delegazione straniera a Jenin, in Cisgiordania, composta da funzionari di Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Norvegia, Italia e Canada è caduta sotto il fuoco dell’esercito israeliano.

Tra la delegazione, come riporta Giubbe Rosse, erano presenti anche rappresentanti di alcune nazioni arabe.

Le IDF affermano che la delegazione diplomatica europea ha deviato dal percorso concordato ed è entrata in un’area il cui accesso è vietato.

Non sono segnalati feriti, ma il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha incaricato il Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri di convocare l’ambasciatore israeliano a Roma per “chiarimenti ufficiali” in merito all’attacco ai diplomatici.

Lo stesso ha fatto Jean-Noël Barrot, Ministro degli Affari Esteri francese.