Morto Delors, padre dell’Euro

Unico ad aver fatto 3 mandati consecutivi da presidente della Commissione.
Con lui mercato unico, Schengen e Maastricht.

Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea, padre dell’euro e figura della sinistra francese, è morto all’età di 98 anni.

Lo ha annunciato la figlia Martine Aubry, con la notizia poi ripresa dall’AGI. Il sindaco di Lille ha aggiunto quanto di seguito:

È morto questa mattina nella sua casa di Parigi, nel sonno“.

Favorito nei sondaggi, Jacques Delors deluse le speranze della sinistra rifiutando di candidarsi alle elezioni presidenziali del 1995, con una rinuncia in televisione davanti a 13 milioni di spettatori.

Fu il presidente della Commissione europea per tre mandati consecutivi, caso finora unico: sotto la sua guida venne istituito il mercato unico, venne riformata la politica agricola comune e furono firmati l’Atto unico europeo, gli accordi di Schengen e soprattutto il Trattato di Maastricht, che istituì l’Unione europea e la moneta unica europea, ovvero l’euro.

La Presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen ha scritto:

Siamo tutti gli eredi dell’opera fondamentale di Jacques Delors: un’Unione europea vivace e prospera. Jacques Delors ha forgiato la sua visione di un’Europa unita e il suo impegno per la pace durante le ore buie della Seconda Guerra Mondiale. Dotato di notevole intelligenza e di ineguagliabile umanità, è stato un instancabile sostenitore della cooperazione tra le nazioni europee e poi dello sviluppo dell’identità europea“.

Renault: si lavora per dimezzare il costo delle auto elettriche

Senard: “Se i cinesi producono a costi più bassi perchè non dovremmo essere in grado di farlo anche noi?”.


Renault ha annunciato un piano che mira a dimezzare il costo industriale di produzione di un veicolo elettrico entro il 2027 e a ridurre del 30% quello di un veicolo con motore a combustione.

Il piano, denominato “Re-Industry” come spiega un comunicato stampa riportato da AGI, punta ad assemblare una Renault 5 in meno di nove ore nello stabilimento di Douai, nel nord della Francia, a ridurre i tempi di sviluppo dei veicoli da tre a due anni, ad accelerare il rinnovamento delle gamme Renault, Dacia e Alpine.

Il presidente del gruppo Jean-Dominique Senard ha dichiarato a BFMTV quanto di seguito:

Non abbiamo molta scelta: per abbassare i prezzi, dobbiamo abbassare i costi. I cinesi sono in grado di produrre a costi di produzione inferiori, quindi perchè non dovremmo essere in grado di fare lo stesso?“.

Per raggiungere questo obiettivo, oltre alla creazione della filiale elettrica Ampere, il gruppo vuole “accelerare ulteriormente la digitalizzazione del sistema industriale” e rafforzare “le competenze dei team“.


In particolare, Renault vuole sviluppare il suo “Metaverse“, che riunisce le postazioni di lavoro e quelle dei suoi fornitori e consente un’analisi dettagliata dei dati di produzione.


Secondo l’azienda, questo sistema ha già permesso al gruppo di risparmiare 270 milioni di euro entro il 2023, in particolare grazie alla manutenzione predittiva degli impianti.


La casa automobilistica prevede inoltre di aumentare da 300 a 3.000 il numero di applicazioni operative di intelligenza artificiale nelle fabbriche, per garantire, ad esempio, la conformità dei pneumatici e la tracciabilità del loro montaggio.


Nel corso di una conferenza stampa, Renault ha anche annunciato la produzione di quattro nuovi modelli entro il 2027 nello stabilimento di Bursa, vicino a Istanbul, che produce la piccola Renault Clio. Thierry Charvet, direttore industriale e della qualità del gruppo, ha sottilenato:


L’obiettivo è capitalizzare i nostri punti di forza, fare molto più rapidamente ciò che già facciamo bene e spingere l’intero sistema industriale verso la massima eccellenza reinventandolo“.


Gli ha fatto poi eco Senard:


In questo modo saremo in grado di produrre in Europa veicoli perfettamente compatibili con la concorrenza internazionale“.


Tre anni dopo aver annunciato la perdita di 15.000 posti di lavoro in tutto il mondo, il presidente di Renault ha sottolineato che il gruppo sta assumendo in Francia.


La casa automobilistica ha dichiarato di aver ridotto il consumo energetico dei suoi siti industriali del 20% dal 2019 e di puntare a un ulteriore risparmio del 20% entro il 2025.


Ancora, la casa automobilistica vuole raggiungere quella che definisce la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2025 nel suo impianto ElectriCity nel nord della Francia, che dovrebbe produrre 500.000 veicoli elettrici all’anno.


L’azienda punta inoltre alla neutralità delle emissioni di carbonio a partire dal 2030 per i suoi siti in Europa, in particolare attraverso l’uso di energie rinnovabili.


Bruck: “su immigrazione ho cambiato idea: non possiamo accogliere chi odia ebrei”

Un chiaro esempio di sinistra: si cambia solo quando si viene toccati in prima persona.
Ora passa dalla parte di chi definiva razzista (e molto altro).

Sull’immigrazione ho cambiato idea.

È quanto ha dichiarato Edith Bruck, scrittrice, poetessa e regista, durante un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera.

La 92enne sopravvissuta ad Auschwitz specifica di aver cambiato la sua posizione dopo il massacro dei bambini a Kfar Aza e, aggiungendo che “Certa sinistra per troppi anni è stata cieca. Devo ringraziare Meloni e Salvini per come difendono Israele” , dichiara quanto di seguito:

Per anni, in Italia, abbiamo accolto tutti coloro che arrivavano dal mare. Io stessa dicevo: poveretti, dobbiamo aiutarli. Ma adesso è molto diverso“.

Quando le chiedono perchè ora sia diverso, Bruck risponde come di seguito:

Perché l’antisemitismo sta attraversando la Palestina e l’intero mondo arabo. Sono totalmente avvelenati non solo contro Israele ma contro tutti gli ebrei. Hanno imparato e copiato dal nazismo le espressioni più atroci. Dicono: stermineremo tutti gli ebrei, li annienteremo fino all’ultimo. Sono le stesse frasi, esprimono la stessa volontà. Quindi stiamo accogliendo i nostri stessi nemici in casa. Ma vediamo cosa è accaduto in Francia? Quasi otto milioni di immigrati e sono loro i più antisemiti di tutti“.

Poi, quando le viene fatto notare che proprio lei è sempre stata a favore dell’accoglienza più totale, risponde:

Lo so bene. Io non avevo alcun pregiudizio, ho sempre difeso i più deboli, chi fuggiva dalla fame e dalla guerra. Mi sono sempre schierata dalla loro parte. Però ora tutto è cambiato. Io stessa sono cambiata. Sì, sono cambiata. Quelle atroci immagini delle teste di bambini decapitati usate per giocare a calcio sono le stesse di Auschwitz. E ora, in mezzo a chi arriva, è facile immaginare che ci siano terroristi, militanti antisemiti. Davvero non so come si possa fare, difficile selezionare chi arriva. Ma far entrare tutti, ora, è assurdo“.

Insomma, così si usa dire, va tutto bene fino a quando non ti toccano in prima persona. Però intanto ci ritroviamo con i problemi derivanti da anni di politiche scellerate che additavano come razzisti (e molto altro) chi semplicemente aveva visto il pericolo fin da subito.

Paesi più sanzionati al mondo: ecco la classifica

La lista dei primi 7 Stati per sanzioni attive.
Gli Usa quelli che emettono più sanzioni.

È un tema vecchio ma che il conflitto tra Ucraina e Russia ha riportato all’ordine del giorno tra interessi e curiosità, oltre che aver fatto aggiornare la classifica.

Ma quali sono, ad oggi, i Paesi più sanzionati al mondo? Il The Daily Digest ci fornisce alcuni dati, stilando la classifica dei primi sette Stati al mondo.

Le informazioni sono aggiornate mensilmente e provengono da una serie di fonti governative e non governative, costituite da circa 900 elenchi di controllo o autorità emittenti; questi dati interessano oltre 200 nazioni diverse.

Al settimo posto troviamo il Venezuela con 747 sanzioni.

Sesto in classifica il Myanmar che arriva a contare 908 sanzioni, mentre si piazza quinta la Bielorussia, con 1.417.

Al quarto posto della lista creata dagli analisti di Castellum.AI c’è la Corea del Nord, con 2.152 sanzioni attive.

La Siria è invece il terzo Paese più sanzionato, con un totale di 2.803 sanzioni. A settembre 2020, il Carter Center segnalava che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la Siria fin dagli anni Settanta.

Stando sempre ai dati di Castellum.AI, l’Iran aveva ricevuto un totale di 3.616 sanzioni prima del 22 febbraio 2022. A settembre 2023, l’Iran ne aveva subite un totale di 4.645 che le garantivano (per così dire) il primato.

Le sanzioni, che la vedono ora al secondo posto, arrivano da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Paesi come Australia, Canada, India ed Israele.

Dal 2014 la Russia ha subito 17.854 sanzioni, la maggior parte delle quali è entrata in vigore dopo il conflitto in Ucraina, con Mosca che aveva 2.695 sanzioni prima della guerra e 15.159 dopo febbraio 2022.

Ad aver emesso il maggior numero di sanzioni contro la Russia (3.950) sono gli Stati Uniti, seguiti dal Canada che ne ha emesse 3.105. Ma anche l’Australia, il Giappone, il Regno Unito, la Francia e l’Unione Europea sono stati tra i principali emittenti.

Sorprendentemente, la Svizzera è il terzo Paese ad aver imposto il maggior numero di sanzioni contro la Federazione Russa dal 2014.

Iran: le fiamme delle bombe Usa divoreranno presto Israele

I manifestanti: “Morte alla Francia e all’Inghilterra”.
Dichiarata una giornata di lutto pubblico.

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha condannato l’attacco sull’ospedale di Gaza (approfondimento al link) affermando che “le fiamme delle bombe americano-israeliane divoreranno prestoIsraele.

Centinaia di manifestanti si sono radunati stanotte davanti alle ambasciate di Francia e di Regno Unito nella capitale iraniana Teheran dove, lanciando uova contro i muri del complesso dell’ambasciata francese, i manifestanti hanno gridato “Morte alla Francia e all’Inghilterra“.

Come riporta Ansa, migliaia di persone si sono radunate anche in piazza Palestina, nel centro della capitale iraniana, con il presidente iraniano Raïsi che ha affermato “L’Iran è in luttodichiarando una giornata di “lutto pubblico“, aggiungendo la minaccia che “le fiamme delle bombe lanciate sulle vittime palestinesi divoreranno prestoIsraele.