La Spagna taglia al 10% l’Iva sui carburanti. Ue: va contro le nostre norme

Sanchez: aiuto concreto a milioni di famiglie e imprese.
Bruxelles: non rispetta le norme per gli obiettivi climatici.

A fine marzo la Commissione europea ha inviato una lettera formale al governo spagnolo con un messaggio chiaro: “È importante sottolineare che la direttiva europea sull’Iva non prevede la possibilità di applicare un’aliquota ridotta alle forniture di carburante“.

Il governo di Madrid, guidato da Pedro Sánchez, aveva appena approvato il Real Decreto-ley 7/2026, che taglia l’Iva sui carburanti dal 21% al 10% per attenuare l’impatto del rincaro petrolifero su 20 milioni di famiglie e 3 milioni di imprese, come riporta Adnkronos.

Il nodo giuridico è la direttiva Ue sull’Iva, in vigore dal 2006 e aggiornata con la direttiva 2022/542, dove si stabilisce che l’aliquota standard minima per i carburanti fossili non può scendere sotto il 15%. Aliquote più basse (fino al 5%) sono ammesse solo per categorie specifiche come elettricità gas naturale, non per benzina gasolio. Un’aliquota del 10% sui carburanti per autotrazione si colloca quindi fuori dal perimetro legale comunitario.

La riforma del 2022 è parte integrante dell’architettura fiscale del Green Deal europeo, che punta a eliminare entro il 2030 ogni trattamento preferenziale per i combustibili fossili.

In questa logica, ridurre l’Iva sulla benzina non è solo una violazione tecnica, ma una misura che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi climatici di Bruxelles; il che sembra un po’ un paradosso: quando si tratta di aiutare famiglie ed imprese si guardano gli obiettivi climatici (condivisi solamente a livello europeo, non internazionale – e quindi di poco impatto a livello mondiale) ma nel frattempo i leaders europei vanno alle conferenze sul clima ognuno con un jet privato e si finanziamento guerre con missili che inquinano quanto intere nazioni.

Magyar: l’Ungheria rimuoverà il veto sul prestito all’Ucraina ma non metterà soldi

Messaggio chiaro del nuovo premier all’UE: sblocchiamo il prestito ma non lo paghiamo; e ci sbloccate i fondi.
Anche Repubblica Ceca e Slovacchia non metteranno soldi.

Il neoeletto presidente ungherese Peter Magyar ha dichiarato che l’Ungheria rimuoverà il veto sul pacchetto di aiuti UE da 90 miliardi di euro all’Ucraina, perchè la decisione è già stata presa al vertice di dicembre e non c’è motivo di riaprirla.

Allo stesso tempo, però, l’Ungheria non parteciperà al prestito a causa delle difficoltà finanziarie del Paese. Nel vertice di dicembre, anche Repubblica Ceca e Slovacchia avevano già detto che non avrebbero partecipato finanziariamente al prestito.

Magyar, come riporta Giubbe Rosse, ha poi spostato l’attenzione sullo sblocco di circa 17 miliardi di euro di fondi UE attualmente congelati per via delle politiche del governo precedente.

Il primo messaggio del nuovo premier ungherese è dunque chiaro: sblocchiamo i fondi per l’Ucraina ma i soldi li mettete voi e intanto ci date anche i fondi che erano congelati.

Costa: attacchi a infrastrutture civili in Iran illegali e inaccettabili

Il presidente del Consiglio europeo: attacchi Usa da condannare come quelli russi in Ucraina.
Popolazione iraniana vittima principale del regime e degli campagna militare.

Dopo cinque settimane di guerra in Medio Oriente, è chiaro che solo una soluzione diplomatica potrà risolvere le cause profonde del conflitto. Qualsiasi attacco alle infrastrutture civili, in particolare agli impianti energetici, è illegale e inaccettabile. Questo vale per la guerra della Russia in Ucraina e vale ovunque. La popolazione civile iraniana è la principale vittima del regime iraniano: sarebbe anche la principale vittima di un’escalation della campagna militare“.

Lo scrive su X il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, come riportato da Ansa.

Europa: scorte di gas sotto al 28%

Entro ottobre l’obiettivo è quello di riportare le scorte al 90%.
Arera fissa un “premio di giacenza”.

Continuano a scendere le scorte di gas nonostante l’avvio della stagione degli stoccaggi, iniziata lo scorso 1 aprile.

La coda dell’inverno registrata negli ultimi giorni fa sì che il saldo tra prelievi e iniezioni di metano sia ancora negativo. A questo si aggiunge il prezzo del gas, che sulla piazza Ttf di Amsterdam ha di nuovo superato la soglia dei 50 euro al MWh, con un rialzo del 5,33% nella sola giornata di giovedì, l’ultima prima del lungo ponte di Pasqua.

L’Europa, come riporta Ansa, rispetto a fine marzo scende sotto il 28% da 320 a 316,34 TWh e lo stesso fa l’Italia, passata da 88,93 a 87,95 TWh al 43,24% degli stoccaggi. Passo indietro anche in Germania, che a fine marzo aveva il 22,18% a 55,68 TWh e si ritrova con il 21,9% a 54,53 TWh.

In Italia l’obiettivo fissato per gli stoccaggi entro la fine di ottobre è pari al 90%.

Per agevolare le iniezioni anche in un momento di forte incertezza dovuto alla chiusura dello stretto di Hormuz e al danneggiamento di impianti in Qatar per effetto del conflitto tra Usa e Iran, l’Arera ha fissato un “premio di giacenza“. Quest’ultimo è calcolato sulla base di una stima degli oneri finanziari connessi all’immobilizzazione di gas e della differenza tra il prezzo della stagione invernale e quello effettivo registrato nella fase di stoccaggio.

Ue ai governi: prepararsi a prolungate interruzioni sui mercati energetici

Il commissario Ue all’energia: prepararsi tempestivamente a prolungate interruzioni. Ridurre i consumi e promuovere misure alternative.

I Paesi Ue dovrebbero “prepararsi tempestivamente” a “un’interruzione potenzialmente prolungata” delle forniture energetiche dovuta alla crisi in Medio Oriente.

Questo l’avvertimento che il commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen, ha lanciato in una lettera ai 27 ministri dell’energia, scoraggiando l’adozione di “misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue“.

La lettera, datata 30 marzo e ripresa da Ansa, è stata inviata alle capitali in vista della riunione straordinaria che i ministri terranno nel pomeriggio in videoconferenza.

Il commissario invita i ministri a promuovere misure di risparmio della domanda di petrolio, in particolare nei trasporti, nonché “a valutare la possibilità di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato“.