Ue: spesi 100 miliardi senza una molecola di energia in più

Lo scenario geopolitico internazionale ha portato aumenti del 140% per il gas ed il raddoppio del costo del diesel per i cittadini.
A lanciare l’allarme è Ursula von der Leyen. Ma non dovrebbe essere proprio lei a risolvere il problema?

Una nuova emergenza energetica ed economica minaccia di travolgere famiglie e imprese.

A lanciare l’allarme è la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell’ambito del suo discorso a Strasburgo, pronunciato durante la seduta plenaria del Parlamento europeo il 6 ottobre 2026 in vista del summit del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Con toni accorati ed estremamente diretti, come riporta Adnkronos, la presidente ha illustrato il conto salatissimo pagato dal Continente a causa dell’instabilità geopolitica internazionale: “Dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono aumentati del 140%. I prezzi del diesel sono raddoppiati. Complessivamente, dall’inizio del conflitto in Iran, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 100 miliardi di euro in più. Senza che ciò abbia comportato nemmeno una molecola di energia in più”.

La capa dell’esecutivo di Bruxelles ha quindi lanciato un vero e proprio allarme alle istituzioni comunitarie e ai governi nazionali, avvertendo che “la situazione potrebbe aggravarsi con l’avvicinarsi dell’inverno” e che l’Unione deve agire subito per proteggere i cittadini e risolvere i nodi strutturali del settore.

A pagare il conto delle folli politiche europee, non serve dirlo, sono ovviamente i cittadini. Ci si aspetterebbero soluzioni da Ursula von der Leyen, più che allarmi su cose che le persone già sanno sulla loro pelle.

Bosnia: Dodik rivendica la vittoria

Il nazionalista serbo-bosniaco e contrario all’adesione della Bosnia all’Ue: ampia maggioranza, nessuno dovrebbe chiederci di cambiare la nostra linea politica.

Milorad Dodik, politico nazionalista serbo-bosniaco, ha rivendicato la vittoria del suo partito alle elezioni in Bosnia, in un voto segnato dalle difficoltà economiche, dal percorso verso una possibile adesione all’Unione Europea e dalle tensioni etniche che continuano a caratterizzare il Paese dopo la guerra del 1992-1995.

Dodik, figura politica vicina alla Russia, pur non essendo candidato alle elezioni ha avuto un ruolo centrale nella campagna elettorale, rilanciando posizioni separatiste.

In una conferenza stampa nella tarda serata di domenica, come riportato da LaPresse Italy, Dodik ha affermato che il suo partito nazionalista avrebbe ottenuto anche un’ampia maggioranza nell’Assemblea della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia.

Il politico ha attribuito il risultato anche al sostegno del presidente russo Vladimir Putin e alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi del 2024: “Nessuno dovrebbe chiederci di cambiare la nostra linea politica“, ha dichiarato Dodik, ribadendo la volontà di proseguire sulla stessa strada politica.

Dodik è già stato presidente della Republika Srpska. Gli è stato però vietato di ricoprire incarichi pubblici dopo la condanna dello scorso anno per aver disatteso le decisioni dell’Alto rappresentante internazionale incaricato di supervisionare l’attuazione degli accordi di pace del 1995, che misero fine alla guerra in Bosnia.

Fico: Zelesnky mi ha offerto 500 milioni per votare sì all’Ucraina nella NATO

Il presidente slovacco: insolita udienza al chiuso; Zelensky rifiuta ogni proposta di cessate il fuoco sostenendo che tutti gli debbano dare tutto.
Non siamo in guerra con nessuno, non daremo armi all’Ucraina.
Kiev sta definitivamente perdendo la guerra.

In un’udienza del Consiglio europeo avvenuta insolitamente al chiuso, il presidente ucraino avrebbe provato a corrompere quello slovacco.

Fico, infatti, dice che Zelesnky gli ha offerto 500 milioni di euro in beni Russi congelati perchè votasse a favore dell‘ingresso dell’Ucraina nella Nato.

Inoltre, continua il presidente della Slovacchia, Zelensky rifiuterebbe ogni proposta di cessate il fuoco e di negoziato, insistendo sul fatto che tutti gli debbano dare tutto.

Fico aggiunge che la Slovacchia non è in guerra con nessuno, nè con la Russia nè l’Ucraina, ma che non forniranno armi a Kiev.

Infine, ammette che l’Ucraina stia definitivamente perdendo la guerra.

Il video è reperibile al link.

Putin: l’Europa non ha bisogno di essere distrutta, crollerà da sola per problemi economici

Il presidente russo: il tenore di vita europeo è in calo e i disoccupati in aumento, la crisi sta erodendo le fondamenta europee; ma non sta alla Russia criticare le loro politiche economiche.

Il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto alla sessione plenaria del 23esimo incontro annuale del Valdai Internationale Discussion Club osservando che la Russia comprende le difficoltà economiche dei Paesi europei, ma non intende criticare le politiche economiche europee.

Secondo Putin, il tenore di vita nei Paesi europei è in calo ed il numero dei disoccupati è in aumento.

I cittadini delle principali economie europee, dei Paesi europei e delle economie in generale ne stanno subendo le conseguenze, la crisi sta erodendo le fondamenta stesse dell’Unione Europea.

Kallas: Ue deve riarmarsi più velocemente

L’Alto rappresentante Ue: accelerare produzione militare e investimenti in difesa per essere capaci di proteggersi entro il 2030.
Ma allora perchè la Russia non attacca subito sapendo che siamo impreparati? Qualcosa non torna nella logica Ue.

L’Unione europea deve accelerare la produzione militare e gli investimenti nella difesa se intende rendersi capace di proteggersi entro la fine del decennio.

Come riporta Adnkronos, lo ha detto l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, secondo cui i ritmi attuali dell’industria bellica comunitaria non bastano a fronteggiare l’incombere delle manovre russe.

Resta da capire perchè, se quanto dice Kallas fosse vero, la Russia non dovrebbe attaccare subito sapendo che l’Ue è impreparata.