Gli Usa congelano i fondi all’Ucraina

Kiev sotto choc attacca anche Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna per il loro passato.
Merezhko: “Ancora peggio di Monaco 1938”.

Kiev è sotto choc dopo la decisione di Donald Trump di congelare gli aiuti militari all’Ucraina.

Oleksandr Merezhko, presidente della commissione per gli affari esteri dell’Ucraina, afferma che la decisione dell’amministrazione Trump assomiglia all’accordo di Monaco del 1938 quando Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia raggiunsero un accordo che consentì alla Germania nazista l’annessione del Sudeti, l’allora Cecoslovacchia occidentale.

Secondo i media stranieri citati da Ansa, avrebbe dichiarato quanto di seguito:

Fermare gli aiuti significa aiutare Putin. Questo è peggio di Monaco, perché almeno lì non hanno cercato di dipingere la Cecoslovacchia come l’aggressore“.

Elettrico: il progetto statale polacco chiude prima di nascere

Le auto elettriche dell’azienda ElectroMobility Poland non arriveranno mai sulle strade.
Mancanza di investitori: licenziati i 40 dipendenti.

ElectroMobility Poland è l’azienda statale responsabile del progetto Izera, un marchio di auto elettriche.

Tuttavia, Izera non arriverà mai sulle strade.

Come riporta Dziennik Gazeta Prawna, infatti, l’azienda ha deciso di licenziare i dipendenti e di modificare i piani.

Attualmente è previsto il licenziamento di quaranta persone e la ristrutturazione interesserà tutti i reparti; come riporta Polonia Oggi, la causa della riduzione del personale è la mancanza di investitori.

Microsoft ritirerà Skype dal 5 maggio

Nata nel 2003, era stata acquistata da Microsoft nel 2011 per 8,5 miliardi di dollari.
Ora si punta tutto su Teams.

Nei primi anni 2000 è stata l’app capace di cucire ogni distanza: le prime video-chiamate, sfruttando internet, avevano tutte lo stesso suono.

Skype era un po’ l’innovazione del momento e viaggiava sui Pc quando ancora gli smartphone erano solo un bel progetto.

Oggi, ovvero circa vent’anni dopo, come riporta Il Sole 24 Ore, la piattaforma sarà dismessa.

Lo ha annunciato Microsoft, proprietaria di Skype; più precisamente, Jeff Teper, presidente di Microsoft 365 Collaborative Apps and Platforms, ha scritto in un post ufficiale quanto di seguito:

Ritireremo Skype il 5 maggio 2025 per concentrarci su Teams, il nostro moderno hub di comunicazione e collaborazione“.

Una mossa destinata a far rumore, perchè la notorietà di Skype è enorme, soprattutto fra i non giovanissimi.

Nata nel 2023, questa applicazione per la comunicazione audio e video era stata acquistata da Microsoft nel 2011 per 8,5 miliardi di dollari.

Chiaramente, l’arrivo degli smartphone ha poi cambiato il mercato ed il successivo sviluppo di piattaforme come Microsoft Teams, Google Meet e Zoom ha definitivamente decretato la fine dello storico Skype.

Carenza personale qualificato, ricetta FederTerziario: “Rifondare sistema istruzione formazione, via a transizione competenze”

Ne ha parlato oggi Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario, ospite al Forum in Masseria – Winter Edition, la rassegna economica e politica organizzata da Bruno Vespa, nel corso del panel “I lavori di domani: sicurezza, competenze e formazione”.

Il contesto di riferimento emerge ormai quotidianamente nella cronaca nazionale: a fronte del numero più alto di occupati da quando esistono le serie storiche dell’Istat (62%), permane la carenza strutturale di manodopera e di competenze e le imprese faticano ad assumere il personale richiesto. In occasione della presenza al prestigioso appuntamento invernale “Forum in Masseria – Winter Edition”, FederTerziario, partner dell’evento e rappresentata dal presidente Nicola Patrizi, ha evidenziato come il sistema dell’istruzione e della formazione non sia adeguato ai repentini cambiamenti del mercato del lavoro che ormai impone alle micro, piccole e media imprese italiane – realtà che contribuiscono all’85% del pil nazionale – di competere su mercati globali. La ricetta di FederTerziario si chiama “transizione delle competenze”.

Un processo che attraversa istruzione-formazione-lavoro e che impone nuovi meccanismi di formazione – spiega Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario, soprattutto continua e di riqualificazione, tenendo conto dei processi innovativi, per generare la capacità di rispondere alle richieste del mercato del lavoro con tempi di reazione velocissimi“.

Un approccio da integrare in uno scenario di politica economica e di investimento che, a partire appunto dalla revisione del sistema di istruzione, formazione e lavoro per procedere verso una filiera strategica unitaria, incida inoltre sulla questione della denatalità – nel 2050 ci saranno 3,5 milioni di lavoratori in meno a fronte del 60% di forza lavoro – e sullo stimolo alla capitalizzazione delle imprese.

Sarà opportuno incidere – prosegue Patrizisulle riqualificazioni del personale ancora impiegato, valutando anche l’impatto che le nuove tecnologie avranno in alcuni settori produttivi e poi e lavorare per il recupero della forza lavoro nell’ambito di quel 30% che accoglie come trend, ormai stabile, disoccupati e inattivi che non possiamo permetterci di sostenere solo con politiche passive. Decisivo lo stimolo alla capitalizzazione delle MPMI per consentire di sostenere investimenti in innovazione o di prodotto/processo per restare competitive sul mercato globale, considerando che oggi le micro e piccole imprese hanno scarso accesso ai finanziamenti per l’innovazione“.

In campo ci sono le risorse economiche messe a disposizione dalla politica di Coesione e dal Pnrr che andranno spesi in maniera adeguata, creando le condizioni migliori dal momento che attualmente i livelli di spesa reale restano bassi anche a causa dei numerosi vincoli amministrativi e burocratici per le imprese di piccola dimensione, come peraltro testimoniato dai fondi di Industria 5.0: su 6 miliardi stanziati, richieste per meno di mezzo miliardo. Allo stesso tempo bisogna riprogrammare i fondi della politica di coesione (2021/2027) – in larga parte ancora non impegnate – e che risultano decisive per le Politiche attive del lavoro che necessitano di strategie nuove per incidere sulla filiera istruzione-formazione-lavoro.

Riteniamo essenziale – conclude il presidente FederTerziariopuntare sull’educazione finanziaria, non solo per gli imprenditori, ma nell’ambito dei percorsi di istruzione e formazione al fine di creare competenze idonee e la conoscenza degli strumenti disponibili alternativi al mercato bancario, fondamentali per la capitalizzazione e gli investimenti. Resta poi il grande dilemma della pubblica amministrazione che è la cinta di trasmissione per la reale messa a terra degli strumenti finanziari messi a disposizione dall’Europa. Il settore pubblico non forma e non aggiorna il proprio personale ormai da anni e quindi la carenza di competenze inficia la messa a terra di qualsiasi politica“.