Letta: approvare ddl Zan. Mai più con la Lega

Il segretario del Pd spinge sul ddl oggetto di discussioni.
Poi riparte con i soliti slogan: “mai più con la Lega”. Ma va in cortocircuito.

È categorico Enrico Letta, sul ddl Zan:

Secondo noi il ddl Zan così com’è costruito ha al suo interno tutte le componenti e tutte le garanzie, in questo momento la cosa migliore è andare in parlamento e ognuno dirà la sua. La nostra è di approvarlo così com’è.

Queste le parole del segretario del Pd in merito al disegno di legge contro l’omotransfobia, attualmente al centro di discussione anche da parte della Chiesa.

Il ddl Zan verrà discusso al Senato a margine dell’incontro con Giuseppe Sala, sindaco di Milano. Nel frattempo Letta non ha perso l’occasione per scagliarsi contro la Lega e Salvini:

Io penso che la Lega non sia credibile quando chiede tavoli e confronti perchè la Lega su questo tema ha semplicemente cercato di affossare tutto fin dall’inizio, di fare solo e soltanto ostruzionismo. Il Parlamento è il luogo del confronto, naturale e per definizione, quindi andiamo in Parlamento e lì ci confronteremo; la Lega ha solo tentato di distruggere l’idea stessa che ci fosse un provvedimento come quello. A me questa offerta da parte di Salvini non sembra tanto credibile.

Il punto sul quale la Lega frena è legato all’identità di genere, che nel decreto viene definita come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”; il partito di Salvini, come il centrodestra più in generale, è contraria al concetto di identità di genere (tra l’altro di difficile applicazione o facilmente strumentalizzabile anche dal punto di vista legale).

Il segretario del Pd, infine, rincara la dose:

Non voglio più trovarmi nella condizione di governo che preveda un’alleanza con Salvini e con la Lega. Una volta l’abbiamo fatto. Non lo faremo mai più. Lo stiamo facendo perché è una situazione eccezionale e perché il Paese lo chiede in questo momento. Non vogliamo consegnare l’Italia a Salvini e la Meloni. L’Italia la vogliamo governare, vogliamo mettere in campo una nostra proposta alternativa. Dobbiamo farlo noi con gli Agorà e capire gli alleati con cui costruirlo.

Soliti slogan politici per raccogliere consenso che verranno poi traditi a seconda delle convenienze come accaduto con il Movimento 5 Stelle?

Probabilmente si, dato che Letta dice di essere al governo perché “lo chiede il Paese” e “non vuole consegnare l’Italia a Salvini e Meloni”: se gliel’avesse chiesto il Paese, che rischio ci sarebbe di consegnare l’Italia a Salvini e Meloni?

Andando ad elezioni li avrebbe esclusi dalla maggioranza di governo per volontà popolare ma evidentemente la situazione è diversa e lo si è visto anche dagli ultimi sondaggi (approfondimento al link), che danno il Pd come terzo partito proprio dietro a Lega (primo) e FDI (secondo).

Sondaggi: FDI cresce ancora e tallona la Lega, PD terzo

Il partito della Meloni aumenta dello 0,5%.
-0,4% per il M5S; più o meno stabili gli altri.

Continua la crescita di FDI.

Il partito della Meloni, l’unico di fatto ad essere rimasto fuori dalla grande coalizione di governo (esclusi i partiti ed i movimenti con piccole percentuali di preferenza), aumenta i consensi salendo di un ulteriore 0,5% collocandosi a quota 20,3%.

A dirlo è il nuovo sondaggio di Monitor Italia, realizzato da Tecnè con Agenzia Dire, che si basa su interviste effettuate in data 18 giugno per un totale di 1000 casi.

Dai dati emersi, dunque, FDI sarebbe sempre più vicino al Carroccio che, perdendo lo 0,2% dei consensi, si è ora stabilizzato al 20,7%.

Al terzo posto, invece, troviamo il PD; il partito guidato da Letta ha perso lo 0,1% attestandosi al 18,9%. Più grave, però, è la continua perdita di fiducia che sta registrando il Movimento 5 Stelle: con un calo dello 0,4% si ferma ora ad un 15,6% di consensi totali, risultando la quarta forza politica nello scenario italiano.

In lieve aumento Forza Italia che, registrando un aumento pari allo 0,1%, si attesta ora al 9,2%.

Seguono poi, ben distanziati, gli altri partiti: Azione, con un +0,3%, tocca quota 3,3%, Italia Viva rimane stabile al 2,1% dove viene agganciato da Sinistra Italiana che, con un aumento dello 0,1%, arriva alla stessa soglia. Perdono, invece, lo 0,1% sia i Verdi che si collocano all’1,7%, sia +Europa che si ferma all’1,3%.

Poca adesione anche per Coraggio Italia, recentemente fondato da Toti e Brugnaro, che perde lo 0,3% e si ferma sull’1,1% dei consensi.

Tuttavia, va segnalato che l’effetto legato alle riaperture ha fatto salire il gradimento verso l’attuale governo guidato da Mario Draghi, ottenendo consensi pari al 51,7% (+0,7% in sette giorni).

Il 40,3% della popolazione, però, ha ancora dubbi e riserve; si dichiarano indecisi, infine, l’8%.

Dal punto di vista dei singoli leader, Draghi torna in quota con una percentuale di gradimento pari al 60,8%; insieme al suo partito, cresce anche la Meloni che tiene saldo il secondo posto con una percentuale del 43,4% (+0,4% negli ultimi 7 giorni).

Letta guadagna uno 0,2% attestandosi al 29,5%. Sale, anche se di poco, Berlusconi: un +0,1% che lo porta al 29,2%.

In crescita, inoltre, Speranza (+0,2%) che tocca quota 24%, la Bonino (+0,1%) al 19,1% e Calenda (+0,2%) che arriva al 19%.

In calo Salvini che, registrando un -0,2%, scende al 32,2%, Giuseppe Conte (-0,3%) che si ferma al 37,9% e Matteo Renzi che, vedendo diminuire i suoi consensi di un ulteriore 0,1% scende al 10,1% classificandosi ultimo per gradimento tra i leader.

Conte si dimette, via alle consultazioni

Da domani mercoledì 27 gennaio inizieranno le consultazioni.
L’opposizione teme l’apertura di Forza Italia ad una nuova maggioranza che non porterà al voto.

Il premier italiano Giuseppe Conte si è dimesso.

Il presidente del consiglio, infatti, ha rassegnato stamani il suo mandato nelle mani del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

A comunicarlo è proprio il Quirinale. Il presidente della Repubblica, inoltre, si è riservato di decidere ed ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Dal pomeriggio di domani mercoledì 27 gennaio avranno inizio le consultazioni, al fine di capire se vi sarà una nuova maggioranza in grado di guidare il Paese fino alle prossime elezioni.

Proprio ieri il Pd suggeriva a Conte di dimettersi promettendo di supportarlo per un governo Conte ter (approfondimento al link).

Di contro, l’opposizione rappresentata da Salvini e Meloni teme che Forza Italia possa rientrare in un rimpasto di governo che vada a formare una nuova maggioranza.

Così facendo, il partito di Silvio Berlusconi potrebbe sostanzialmente prendere il posto di Italia Viva, rientrando nel gruppo di maggioranza e puntando ad un governo di unità nazionale in modo tale da evitare le elezioni.