Mercosur: anche l’Irlanda dice “no”

L’Irlanda si aggiunge a Francia e Polonia: l’accordo riempirebbe il mercato Ue di carne a basso costo dal Sud America.
L’Italia chiede un adeguamento delle soglie.

L’Irlanda voterà contro l’accordo di libero scambio dell’Ue con i paesi sudamericani del Mercosur poiché le concessioni ottenute nei recenti negoziati sono insufficienti, ha detto il vice primo ministro Simon Harris in una nota.

Sebbene l’Ue abbia concordato una serie di misure aggiuntive, queste non sono sufficienti a soddisfare i nostri cittadini. Pertanto, la nostra posizione rimane invariata. Voteremo contro l’accordo“, ha affermato Harris stando a quanto riportato da Reuters.

L’Irlanda si aggiunge così ai “no” di Polonia e Francia (approfondimento al link), dove gli agricoltori francesi hanno organizzato un blocco prima dell’alba per le strade di Parigi e nei pressi di diversi monumenti della città per protestare contro un ampio accordo commerciale che l’Unione europea auspica di poter firmare a breve con le nazioni del Sud America, oltre che per altre rimostranze locali.

Agricoltori appartenenti a numerosi sindacati hanno annunciato le proteste a Parigi nel timore che il previsto accordo di libero scambio con il blocco Mercosur inondi l’Unione europea di importazioni alimentari a basso costo. Tra le ragioni delle proteste anche un generale malcontento per la gestione del governo di una malattia infettiva dei bovini.

 L’Italia, inoltre, vuole una soglia più rigorosa per la sospensione delle importazioni nell’ambito del previsto accordo commerciale con il Mercosur. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in un’intervista a Il Sole 24 ore, in vista del voto dell’Ue sul trattato in cui la posizione di Roma potrebbe rivelarsi decisiva.

Roma, ha detto il ministro, sta spingendo per abbassare la soglia alla quale verrebbero attivate le clausole di salvaguardia, riducendola dall’8% attualmente proposto al 5%.

Noi vogliamo che da questo 8% si scenda al 5 per cento. E crediamo che ci siano le condizioni per raggiungere anche questo risultato“, ha detto nell’intervista.

Zelensky: “ancora non c’è accordo USA-Mosca-Kiev su Donbass”

Trump: mentre Mosca fa concessioni, l’Ucraina non vuole firmare la pace.
Zelensky: volgiamo entrare nell’Ue e nella Nato.

Esistono visioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina. E non abbiamo una visione unitaria sul Donbass“. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista a Bloomberg, dopo che Trump lo ha criticato dicendosi “deluso” dal leader ucraino che a suo dire non ha ancora letto la proposta, mentre Mosca sarebbe “d’accordo” con il piano.

Elementi del piano Usa richiedono ulteriori discussioni su una serie di “questioni delicate“, tra cui le garanzie di sicurezza e il controllo sulle regioni orientali, ha detto Zelensky sottolineando che Kiev spinge per un accordo separato sulle garanzie di sicurezza.

Il presidente ucraino ha confermato la posizione di Kiev secondo cui le garanzie di sicurezza funzionano come il meccanismo di mutua difesa della Nato, noto come Articolo 5. Ma vuole sapere cosa gli alleati occidentali erano disposti a offrire, ha detto, con i negoziatori che stanno lavorando a un accordo separato che riguarda le garanzie. “C’è una domanda a cui io – e tutti gli ucraini – vogliamo una risposta: se la Russia dovesse di nuovo scatenare una guerra, cosa faranno i nostri partner“, ha detto Zelensky nell’intervista telefonica.

Dopo gli incontri a Londra, Bruxelles e Romaavremo la nostra visione comune” per i colloqui, e “sono pronto a volare negli Stati Uniti se il presidente Trump sarà pronto per questo incontro” ha detto ancora Zelensky, che è arrivato a Londra dove incontrerà il premier Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron per discutere la proposta statunitense per la fine della guerra. Tra gli elementi del piano di Trump rientrano anche la prospettiva dell’Ucraina di aderire all’Unione Europea e l’utilizzo di asset russi.

Stiamo parlando con gli Stati Uniti, è un lavoro costruttivo“, ha detto Zelensky, come riporta Ansa. “Ma ci sono questioni che riguardano l’Europa, e non possiamo decidere per l’Europa. Dobbiamo discutere con l’Europa dell’adesione dell’Ucraina all’Ue, che rientra anche nelle garanzie di sicurezza“.

Smart working in crescita nel 2025. E a Verona apre un nuovo hub per professionisti, free lance, start up e aziende

La rete di spazi coworking CozyWork inaugura la terza sede nella città scaligera. In cantiere il modello franchising per la crescita nazionale

Lo smart working in Italia torna a crescere nel 2025. Lo dicono i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, secondo cui i lavoratori da remoto in Italia sono oggi 3,57 milioni, in crescita dello 0,6% rispetto al 2024. Numeri che confermano come il lavoro agile abbia superato la dimensione emergenziale per trasformarsi in una componente strutturale del mercato del lavoro italiano. Questa stabilizzazione, tuttavia, non significa immobilità. Il modo in cui le persone lavorano da remoto sta cambiando rapidamente: molti non vogliono più restare confinati nelle mura domestiche e stanno scegliendo soluzioni alternative che coniugano flessibilità, professionalità e benessere. 

In tale scenario si inserisce l’espansione di CozyWork, la reta di spazi coworking nata nel maggio 2024 a Verona. Il gruppo inaugura infatti mercoledì 10 dicembre 2025 la sua terza sede nella città scaligera, a soli sei mesi dall’apertura della seconda location. Il nuovo hub di coworking occupa 700 mq in zona Verona Sud, e rappresenta il più grande spazio della rete fondata dall’imprenditore Angelo Spinalbelli. Una struttura progettata per rispondere alla crescente domanda di spazi di lavoro flessibili e professionali da parte di freelance, dipendenti in modalità ibrida e aziende. L’hub – che si aggiunge a quelli già presenti nelle zone Verona Fiera e Verona Nord – ospita uffici privati, postazioni in modalità coworking, sale riunioni attrezzate, una learning area dedicata alla formazione professionale e un’elegante lounge di 100 mq dove ricevere ospiti, rilassarsi o addirittura fare yoga con attrezzatura dedicata. 

«Negli ultimi anni è emersa una domanda radicalmente diversa rispetto a quella dell’ufficio tradizionale», spiega Angelo Spinalbelli, fondatore di CozyWork. «I coworking non sono più territori esclusivi delle start-up tech: oggi attirano professionisti, dipendenti full remote o in modalità ibrida, freelance e aziende consolidate che cercano flessibilità, contenimento dei costi e ambienti moderni per attrarre talenti».

In soli 18 mesi di attività, CozyWork ha registrato risultati significativi: quasi 200 coworker accolti nelle prime due sedi; servizi erogati ad aziende di rilievo tra cui Holidu, Tyson Food, Proda Alimenti, Flatpay e studi dentistici Zanotto; crescita del 200% in termini di superficie disponibile dall’avvio. 

«La domanda di coworking – prosegue Spinalbelli – non è più un fenomeno esclusivo delle grandi metropoli come Milano, Roma o Napoli. Anche nelle città medio-grandi come Verona c’è un ecosistema vivace di professionisti, PMI innovative e lavoratori ibridi che cercano alternative all’ufficio tradizionale e alla casa. Questa è una conferma che il cambiamento nel modo di lavorare è trasversale e diffuso su tutto il territorio nazionale». 

Il contesto: oltre i limiti del remote working domestico

Il successo di spazi di coworking, business center e members club come Soho House e The Social Hub – che offrono interazioni, socialità e aree di lavoro – risponde a criticità emerse con chiarezza dopo cinque anni di smart working diffuso, troppo spesso inteso come home working, vale a dire lavoro da casa. Un sondaggio del servizio di psicologia online Unobravo diffuso a novembre 2025 rivela che il 27% dei lavoratori da remoto fatica a disconnettersi, il 26% sperimenta isolamento e il 22% percepisce un impatto negativo sul benessere mentale.

Quest’anno l’Inail ha introdotto un modulo specifico per la valutazione dello stress lavoro-correlato nel remote working, con focus su carico tecnologico, confini casa-lavoro e disponibilità oraria.

«Il nostro approccio è operativo, non ideologico – prosegue Spinalbelli -. Offriamo ciò che manca nel lavoro da casa: connessione professionale, spazi attrezzati, separazione tra vita privata e lavorativa, opportunità di networking. Elementi che stanno diventando essenziali per il benessere dei lavoratori».

Prossimi sviluppi: il modello franchising

Parallelamente all’apertura della terza sede, CozyWork sta sviluppando un modello in franchising per espandere la propria presenza in altre città italiane. Il progetto, attualmente in fase di definizione, punta a rendere replicabile il format di spazi flessibili e servizi integrati che ha caratterizzato il successo del brand a Verona.

Corridoio economico tra Italia ed Arabia Saudita da 500 milioni per le imprese italiane

Accordo tra Saudi Export-Import Bank e MS Desk Italy: le imprese italiane avranno accesso diretto ad un mercato stimato in oltre 500 milioni di dollari per la Vision 2030 saudita.

Un’importante intesa strategica è stata siglata tra la Saudi Export–Import Bank (Saudi EXIM) e la MS Desk Italy Saudi Italian Business Chamber Association, definendo un nuovo e significativo corridoio economico tra Roma e il Regno.

Come riporta Adnkronos, l’atto formale, concretizzato attraverso un Memorandum of Understanding (MOU), garantisce alle imprese italiane l’accesso diretto a un mercato stimato in oltre 500 miliardi di dollari di investimenti programmati entro il 2030, pilastro della Vision 2030 saudita

All’Ecoluxury Fair 2025 una fotografia degli hotel a 5 stelle: 745 strutture censite, 1 su 3 investe in progetti sostenibili

Istituito l’Osservatorio Ecoluxury che presenta i dati del Primo Report sulla sostenibilità nel lusso dell’ospitalità italiana.

A fronte di 745 hotel a 5 stelle censiti solo uno su tre ha attivato almeno un progetto di sostenibilità nei quattro cluster individuati da Ecoluxury: tutela della biodiversità e del paesaggio, uso di tecnologie e materiali a basso impatto ambientale, valorizzazione nel patrimonio storico e artistico locale, promozione dell’occupazione e delle filiere locali. Considerate le principali certificazioni sostenibili (GSTC, Green Key, Green Globe, DCA-ESG e schemi secondari), appena il 17% degli hotel 5 stelle risulta certificato. È il quadro generale dell’impegno in sostenibilità degli hotel 5 stelle presenti sul territorio nazionale delineato dall’Osservatorio Ecoluxury nel Primo Report, realizzato in collaborazione con Thrends, che è stato presentato nel corso del Forum sul Turismo di alta gamma e sostenibilità – ospite d’onore Sua Eminenza Neytrul Rinpoche –che si sta tenendo allo Spazio Field di Palazzo Brancaccio a Roma nell’ambito Ecoluxury Fair, ideata da Enrico Ducrot, CEO di Ecoluxury e Viaggi dell’Elefante. Il censimento delle certificazioni verdi e dei progetti di sostenibilità è basato sul Luxury Hotels Database, la più ampia directory dedicata agli hotel 5 stelle del Paese che comprende 745 strutture, con dati aggiornati a ottobre 2025.

Dallo studio – spiega Enrico Ducrotemerge un ritardo sistemico rispetto alle tendenze globali che vedono nella sostenibilità un prerequisito competitivo: meno del 20% degli hotel a 5 stelle italiani possiede certificazioni di sostenibilità riconosciute a livello internazionale e solo un terzo ha intrapreso progetti concreti in ambito ESG (Environmental, Social, Governance). Un ritardo nella transizione verso modelli di business che privilegiano gli aspetti della sostenibilità ambientale: dall’azione di ottimizzazione dei costi di gestione delle forniture energetiche al riciclo dei prodotti di scarto fino alla visibilità social e mediatica, senza dimenticare l’impatto positivo sulle popolazioni locali e sugli habitat oltre che sul patrimonio artistico”.

I numeri del Report 2025

Analizzando i dati in valore assoluto, il primo Ecoluxury Report, presentato nel corso del Forum, evidenzia che solo 121 strutture italiane a 5 stelle, sulle 745 censite, risultano certificate secondo uno degli schemi di sostenibilità presi in considerazione e di queste il 64% appartiene a catene internazionali o nazionali. A livello regionale, Lombardia, Toscana e Veneto concentrano il 60% degli hotel certificati.

Tra gli hotel che hanno avviato almeno un progetto di sostenibilità – il 33% del totale – si registra che l’86% delle iniziative rilevate rientra nelle Green Solutions, con interventi che spaziano dalle energie rinnovabili alla riduzione dei rifiuti e ai modelli di economia circolare. Più disomogenea l’attenzione rivolta alla conservazione della biosfera e delle specie. A fronte di un ricco sistema di parchi e aree protette, la tutela della fauna e degli habitat è spesso percepita “come un compito istituzionale – riporta una sintesi dello studio –, meno integrato nella gestione diretta delle strutture ricettive rispetto a quanto accade in destinazioni, soprattutto extraeuropee, dove la conservazione è parte integrante dell’esperienza turistica“. Uno dei punti di forza del modello italiano resta il recupero storico-culturale: valorizzazione di borghi e dimore storiche, tradizioni e mestieri antichi sono elementi naturali e profondamente radicati nel sistema turistico nazionale. Nell’ottica di un rapporto sempre più virtuoso tra territorio e ospitalità, si inserisce anche il “Modello Bhutan” della Felicità Interna Lorda (FIL), presentato da Sua Eminenza Neytrul Rinpoche, un principio che ridefinisce il concetto stesso di progresso misurando la ricchezza di un Paese attraverso la felicità del suo popolo per una riflessione profonda su come il benessere interiore possa diventare una vera strategia di sviluppo.

Le conclusioni dello studio evidenziano, per il comparto 5 stelle italiano, diversi elementi da migliorare a partire dall’assenza di un percorso di sostenibilità per molte strutture che, pur essendo impegnate in progetti sostenibili, non sono certificate. “La sostenibilità – conclude Enrico Ducrotviene spesso percepita come valore accessorio e non come parte integrante del posizionamento di lusso, invece è un elemento centrale nelle scelte degli ospiti: le statistiche ci dicono che i viaggiatori del target di alta gamma sono pronti a spendere di più nella scelta fra un prodotto tradizionale ed uno sostenibile, però dobbiamo lavorare nella catena dell’offerta del prodotto spiegando i benefici prodotti per le comunità locali in quanto il cliente vuole poi verificare la destinazione di quel 10, 20, 30% pagato in più”.

Il modello Ecoluxury

Il report è sviluppato a partire dal modello Ecoluxury, il marchio ideato da Enrico Ducrot, giunto al suo ventesimo anniversario, che ormai custodisce il valore della sostenibilità ambientale. È un brand che indirizza i clienti verso destinazioni e sistemazioni di lusso impegnate nella missione comune di finanziare progetti ambientali, di tutelare il patrimonio artistico e culturale, o di supportare l’identità sociale. Nella collection internazionale di Ecoluxury figurano 95 strutture di eccellenza – 18 in Italia – impegnate in 300 progetti di sostenibilità ispirati a una visione integrata e multidimensionale del turismo di lusso responsabile. Il modello Ecoluxury supera la dimensione ambientale, articolandosi nei quattro cluster di sostenibilità (cultural heritage, biosphere conservation, green solutions, local socio-economic development) che sono alla base dello studio che fotografa l’impegno ambientale, sociale e culturale del comparto luxury hospitality in Italia.

Prospettive degli hotel 5 Stelle

Nel corso della mattinata sono emerse anche le più recenti tendenze e prospettive degli hotel a 5 stelle e dei viaggiatori: costruzioni anche in luoghi meno turistici nel senso classico del termine che alimentano l’interesse per nuovi territori da scoprire. Inoltre, si registra, rispetto al passato, un forte investimento sui family hotel di lusso. Il futuro suggerisce una presenza sempre più diffusa degli hotel a 5 stelle: nel corso del Forum, Andrea Agazzani di Thrends ha evidenziato che entro il 2028 in Italia ci saranno altri 170 hotel 5S, superando quota 900 strutture sul territorio nazionale, collocando il Belpaese al secondo posto globale dietro solo la Cina.

La manifestazione gode del patrocinio dell’Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, del Consiglio Regionale del Lazio e della Camera di Commercio di Roma. Sono partner della manifestazione Omnia Hotels, Una Hotels e Le Voilà Banqueting.