Allarme bomba in Francia: evacuati Arco di Trionfo e Tour Eiffel

Trovata anche una borsa contenente diversi tipi di munizioni.
Le aree interessate sono state fatte evacuare.

Allarme bomba in Francia.

Le aree interessate sono quelle intorno all’Arco di Trionfo ed alla Tour Eiffel, che sono state fatte evacuare, comprese le linee della metropolitana.

L’annuncio è stato dato da “Reuters”, che a sua volta riporta le fonti ufficiali della polizia locale.

Inoltre, a Campo di Marte (zona Tour Eiffel) è stata ritrovata una borsa riempita con munizioni di diverso tipo. Più precisamente, le foto derivanti dai siti di informazione locali riportano le immagini di una borsa di colore blu.

Proseguono le indagini al fine di capire l’origine ed il fine collegati agli eventi sopracitati, ma la memoria torna immediatamente agli attacchi terroristici di qualche tempo fa.

Eurogruppo: Donohoe la spunta su Calvino e Gramegna

L’irlandese si impone a sorpresa sui concorrenti.
Italia, Francia, Germania e Spagna sostenevano la candidata spagnola.

È il ministro delle finanze irlandese il nuovo presidente dell’Eurogruppo.

Pascal Donohoe ha battuto, contro tutte le previsioni, il rivale lussemburghese Pierre Gramegna e soprattutto la candida spagnola Nadia Calvino.

Quest’ultima, erano proprio il candidato sostenuto dall’Italia, dalla Germania e dalla Francia, oltre ovviamente che dalla Spagna.

Il voto dei ministri delle finanze è segreto, ma per essere riuscito a farsi eleggere in un voto a maggioranza significa che Donohoe ha ricevuto l’appoggio di almeno 10 Stati.

Il suo mandato, che avrà una durata dii due anni e mezzo, inizierà ufficialmente in data lunedì 13 luglio e andrà a sostituire quello dell’attuale portoghese Mario Centeno.

Incontro con Macron: Philippe si dimette

Dimissionario il primo ministro francese dopo il meeting con il presidente.
Se ne va in blocco tutta la squadra sotto la spinta Verde.

A seguito di un incontro con il presidente della repubblica francese, Edourd Philippe ha rassegnato le dimissioni. E con lui se ne va tutta la sua squadra di governo.

L’annuncio arriva dall’Eliseo, aggiungendo che “un nuovo primo ministro sarà nominato nelle prossime ore”.

All’intenso lavoro che Macron deve svolgere per organizzare il percorso che lo porterà alla fine del suo mandato, si è dunque aggiunta la ricerca di un nuovo primo ministro, la cui scelta pare essere ricaduta su Jean Castex, 55enne sindaco di Prades.

È lo stesso che lo scorso aprile era stato scelto per gestire la cosiddetta fase due dopo la fine del lockdown e per il cui operato era stato soprannominato “Monsieur déconfinement”.

Philippe, che all’età di 49 anni ha appena vinto per la terza volta le elezioni a sindaco di Le Havre, non ha voluto rilasciare commenti in merito alle cause che lo abbiano spinto alle dimissioni, ma pare che il rapporto tra i due fosse ormai saturo con il primo ministro che cominciava a mettere troppo in ombra il presidente.

Di sicuro, la forte spinta Verde arrivata dalle ultime elezioni municipali non si sposa bene con il suo passato: dal 2007 al 2010 fu infatti il responsabile delle relazioni istituzionali di Areva, l’allora colosso nucleare pubblico francese.

Macron dovrà ora decidere la composizione di un nuovo Esecutivo.

Renault: 15mila licenziamenti nonostante gli aiuti pubblici

Ingenti licenziamenti della casa automobilistica francese che aveva ricevuto 5 miliardi di aiuti un mese fa.
In vista una riduzione della capacità produttiva globale.

Non è passato un mese da quando Renault ha ricevuto 5 miliardi di euro di aiuti dall’Unione europea (approfondimento al link), che ora si ritrova ad annunciare un piano di riduzione dei costi da due miliardi in tre anni.

Questo comporterà un taglio di 15.000 posti di lavoro sugli attuali 180.000 totali, di cui 4.600 in Francia ed i restanti 10.400 nel resto del mondo.

La nota ufficiale di Renault cita quanto di seguito:

“Le difficoltà incontrate dal gruppo, la grave crisi che sta affrontando l’industria automobilistica e l’urgenza della transizione ecologica sono tutti imperativi che stanno spingendo l’azienda ad accelerare la sua trasformazione.”

Il presidente del consiglio di amministrazione, Jean-Dominique Senard, intervenendo sul tema ha detto che i cambiamenti previsti sono “fondamentali per garantire la sostenibilità dell’azienda ed il suo sviluppo a lungo termine”.

La capacità produttiva globale è stata rivista a ribassa, passando da 4 milioni di veicoli prodotti nel corso del 2019 a 3,3 milioni entro il 2024. Il gruppo francese, infatti, ha annunciato la sospensione dei progetti di aumento di capacità che erano previsti in Marocco ed in Romania.

A questi, si aggiungono l’interruzione delle attività automobilistiche a propulsione a petrolio in Cina e l’intenzione di effettuare un adattamento a ribasso della capacità produttiva anche in Russia.

Francia e Germania: Recovery fund da 500 miliardi

Accordo sull’asse franco-tedesco per attivare uno strumento anti-crisi a livello europeo.
Ancora una volta, però, le regole le fanno loro mettendo bene in chiaro chi comanda in Europa.

Un Recovery fund da 500 miliardi di euro.

Questo è l’accordo trovato da Francia e Germania al fine di trovare strumenti in grado di dare un aiuto contro la crisi da Covid19, ovvero “la più grave crisi della storia dell’ue”, come l’ha definita Angela Merkel.

Proprio la cancelliera tedesca ha concordato con Emmanuel Macron di arricchire il bilancio europeo pluriennale con i sopracitati 500 miliardi di euro.

Gli aiuti verranno dati ai Paesi più in crisi sotto forma di trasferimenti, non di prestiti, e la loro raccolta verrà effettuata dalla Commissione Ue sul mercato tramite dei bond.

I medesimi trasferimenti, come precisato dal premier francese, non verranno direttamente restituiti dagli Stati che li riceveranno, ma dai Paesi membri nel complesso. Gli ha fatto eco la Merkel, tenendo a sottolineare che la Germania si farà carico della parte più sostanziosa del contributo (27%).

L’importo del fondo è stato ridotto rispetto alle richieste iniziali di Paesi come l’Italia, che pare riceverà circa 100 miliardi, ma la cosa era necessaria per ottenere il nullaosta da parte dei Paesi più ostili a manovre di questo genere come Olanda ed Austria. Ancora una volta, anche se la proposta dovrà essere accettata all’unanimità in Parlamento europeo per poi essere ratificata dai vari Parlamenti nazionali, è tuttavia palese chi comandi in Europa, decidendo tempistiche, portata e modalità di ogni manovra.