Germania: arrestato ex capo dei servizi segreti per spionaggio

Hanning accusato di aver acquistato informazioni riservate da un ex dipendente della Bnd ed averle rivendute per la sua attività di consulenza ad una potenza straniera.

L’ex capo dei servizi di intelligence esteri in Germania Bnd August Hanning è stato arrestato con l’accusa di spionaggio.

È quanto riporta la Bild, ripresa da LaPresse Italy, secondo cui Hanning – che ha ricoperto l’incarico dal 1998 al 2005 – avrebbe acquistato informazioni riservate da un ex dipendente dello staff dirigenziale del Bnd per “rivenderle nell’ambito della sua attività di consulenza”.

Secondo il giornale tedesco, le accuse sono di tradimento e attività di spionaggio a favore di una potenza straniera.

Il procuratore generale federale sta indagando su entrambi gli indagati. I due sono stati rintracciati nel corso delle indagini relative al processo contro l’imprenditrice di Amburgo Christina Block e altri imputati accusati del rapimento violento dei suoi due figli.

In questo contesto, è giunta anche una segnalazione riguardante l’apparente fuga di informazioni dal Bnd.

Londra pronta ad espellere 27 diplomatici israeliani

Walters: se Israele non ritirerà la decisione di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme dove lavorano 27 diplomatici inglesi, Londra ne espellerà 27 israeliani.

L’ambasciatore britannico Simon Walters ha trasmesso alle autorità israeliane un messaggio secondo cui, se Israele non revocherà la decisione del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di chiudere il Consolato britannico a Gerusalemme Est, dove operano 27 diplomatici britannici, la risposta sarà l’espulsione di 27 diplomatici israeliani dall’ambasciata di Londra.

È quanto emerge da un messaggio trasmesso dal Regno Unito a esponenti israeliani, sullo sfondo del deterioramento dei rapporti tra i due Paesi.

I dettagli del messaggio sono stati pubblicati da Ynet e poi ripresi da Ansa.

Lettonia: conservatori di centrodestra verso la vittoria

Netta vittoria di Lista Unita guidata da Kulbergs.
Cresce il partito favorevole alla Russia superando il 10% mentre non superano la soglia di sbarramento i Verdi.

In Lettonia si profila una netta vittoria per Lista Unita, l’alleanza conservatrice di centrodestra del primo ministro Andris Kulbergs.

Secondo gli exit poll, la formazione avrebbe conquistato il 35,6% dei voti alle elezioni parlamentari, registrando un incremento di 24 punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale.

Le elezioni per il rinnovo dei 100 seggi del Parlamento lettone hanno visto la partecipazione di 1.428 candidati, distribuiti in 14 liste. Secondo la Commissione elettorale centrale, oltre 169mila cittadini, pari all’11,2% degli aventi diritto, avevano già votato nei giorni precedenti, approfittando del voto anticipato.

Gli exit poll delineano una competizione serrata per il secondo posto. Lettonia First raggiungerebbe l’11,3%, seguita dai Progressisti con l’11,1%.

La coalizione populista di destra favorevole alla Russia, formata da Potere Sovrano e Alleanza dei Giovani Lettoni, otterrebbe invece il 10,6%, come riporta Tgcom24, decisamente in crescita.

Il principale sconfitto, stando alle prime rilevazioni, sarebbe l’Alleanza dei Verdi e degli Agricoltori: con il 3,7% dei consensi, la formazione non raggiungerebbe la soglia di sbarramento del 5% necessaria per entrare in Parlamento.

Elezioni Brasile: si andrà al secondo turno

Bolsonaro in testa col 47,03%; Lula segue al 45,16%.
Ballottaggio domenica 25 ottobre.

Con il 99,98% dei voti scrutinati, Flavio Bolsonaro è in testa con il 47,03% dei voti, mentre Lula ha il 45,16%.

In Brasile si andrà dunque al secondo turno, ovvero al ballottaggio, domenica 25 ottobre come riporta Giubbe Rosse.

Bosnia: Dodik rivendica la vittoria

Il nazionalista serbo-bosniaco e contrario all’adesione della Bosnia all’Ue: ampia maggioranza, nessuno dovrebbe chiederci di cambiare la nostra linea politica.

Milorad Dodik, politico nazionalista serbo-bosniaco, ha rivendicato la vittoria del suo partito alle elezioni in Bosnia, in un voto segnato dalle difficoltà economiche, dal percorso verso una possibile adesione all’Unione Europea e dalle tensioni etniche che continuano a caratterizzare il Paese dopo la guerra del 1992-1995.

Dodik, figura politica vicina alla Russia, pur non essendo candidato alle elezioni ha avuto un ruolo centrale nella campagna elettorale, rilanciando posizioni separatiste.

In una conferenza stampa nella tarda serata di domenica, come riportato da LaPresse Italy, Dodik ha affermato che il suo partito nazionalista avrebbe ottenuto anche un’ampia maggioranza nell’Assemblea della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia.

Il politico ha attribuito il risultato anche al sostegno del presidente russo Vladimir Putin e alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi del 2024: “Nessuno dovrebbe chiederci di cambiare la nostra linea politica“, ha dichiarato Dodik, ribadendo la volontà di proseguire sulla stessa strada politica.

Dodik è già stato presidente della Republika Srpska. Gli è stato però vietato di ricoprire incarichi pubblici dopo la condanna dello scorso anno per aver disatteso le decisioni dell’Alto rappresentante internazionale incaricato di supervisionare l’attuazione degli accordi di pace del 1995, che misero fine alla guerra in Bosnia.