Ucraina: congratulazioni da molti colleghi stranieri per il “burning day” di Mosca

Sybiha esulta dopo la nottata di missili e droni contro la capitale russa.
Usa però uno stile poco consono e non cita chi si sia congratulato con lui.

“La mia mattinata di oggi è iniziata con le congratulazioni di molti colleghi stranieri in occasione del ‘burning day’ di Mosca“: lo scrive su X il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, dopo che in nottata la capitale russa è stata presa di mira da missili e droni, senza però precisare chi sia stato a complimentarsi, lasciando spazio al fatto che si tratti solo di pura propaganda.

“Questa scena non è certamente il risultato che Putin si aspettava quando ha iniziato la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina. Ora che la guerra è arrivata in casa, i russi hanno una sola persona da incolpare: Putin. Il messaggio per lui è semplice: guardi fuori dalla finestra del Cremlino, veda le fiamme sopra Mosca e ponga fine a questa guerra“, ha aggiunto Sybiha, come riportato da Ansa.

Di certo, uno stile che non è il miglior modo di fare politica estera, quello di felicitarsi di aver bombardato indiscriminatamente la capitale invece che prendere di mira solo obiettivi militari.

Kiev prepara un incontro con Trump a margine dell’Onu

Con la scusa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ucraina cerca un colloquio col presidente americano.
Sybiha: sul tavolo il cessate il fuoco su settore energetico e Mar Nero.

“Ci stiamo preparando per l’incontro tra il presidente Zelensky e il presidente Trump a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e credo che uno dei principali risultati di questo incontro potrebbe essere il raggiungimento di un cessate il fuoco“, sia nel settore energetico che nel Mar Nero.

Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, citato dai media ucraini poi ripresi da Ansa.

Il ministro ha ribadito che l’Ucraina è pronta a una tregua energetica ma che la Russia finora non ha mostrato interesse all’iniziativa.

Polonia: in scontro militare sconfiggeremmo Russia. Mosca: sparireste in 2-3 giorni

Sikorski, ministro degli esteri polacco, ritiene la Polonia militarmente superiore alla Russia.
Patrushev, consigliere di Putin: lo Stato polacco cesserebbe di esistere in 48-72 ore.

Se la Polonia muovesse guerra alla Russia, Mosca “utilizzerebbe il suo intero arsenale di forze e risorse disponibili, e lo stato polacco cesserebbe di esistere in due o tre giorni“.

Lo ha affermato Nikolay Patrushev, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista al sito del giornale Argumenty i Fakty, ripresa dalla Tass e poi da Ansa.

Patrushev ha citato dichiarazioni del ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, secondo le quali in uno scontro militare la Polonia sconfiggerebbe la Russia.

Secondo il consigliere di Putin, quella di Sikorski è una valutazione “dilettantistica” della potenza militare russa.

Francia e Slovacchia mettono il veto al rinnovo della sanzioni contro la Russia

Bruxelles spiazzata dalla posizione francese che chiede di rimuovere Usmanov dalla lista nera.
Parigi: motivi di sicurezza nazionale.

Lo stallo sul rinnovo delle sanzioni dell’Ue contro la Russia si è aggravato lunedì, dopo che Francia e Slovacchia, in un raro sforzo congiunto che ha spiazzato Bruxelles, hanno continuato a chiedere la rimozione dell’imprenditore russo-uzbeko Alisher Usmanov dalla lista nera.

Di fronte a una scadenza ormai imminente, gli ambasciatori hanno deciso, come soluzione estrema, di prorogare le sanzioni di una settimana, fino al 22 settembre, per concedersi più tempo e trovare una soluzione che finora si è rivelata molto complessa. “Le consultazioni continueranno e si prevedono ulteriori colloqui a tempo debito“, ha dichiarato un portavoce della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue, come riporta Euronews.

“Il rinnovo delle iscrizioni nelle liste è essenziale per continuare a indebolire la macchina bellica della Russia e mantenere la pressione su individui e entità che la sostengono, la rendono possibile e ne traggono beneficio. Questa è una priorità per la Presidenza“, ha aggiunto la stessa fonte.

I diplomatici stanno ancora cercando di capire perché la Francia si sia improvvisamente unita alla campagna che la Slovacchia porta avanti da anni per escludere Usmanov dalla lista delle sanzioni, che comprende quasi tremila persone ed entità accusate di sostenere la guerra della Russia contro l’Ucraina. Parigi ha evocato soltanto motivi di “sicurezza nazionale”, senza fornire dettagli. Secondo un diplomatico europeo, la delegazione transalpina non ha fornito ulteriori elementi durante la discussione di lunedì.

Usmanov è stato inserito nella lista nera nei primi giorni del conflitto, a causa dei suoi “stretti legami” con il presidente russo Vladimir Putin e delle sue partecipazioni in “settori chiave” dell’economia russa, secondo il Consiglio dell’Ue. L’imprenditore ha però sempre respinto tali accuse.

La Russia accusa l’Italia di razzismo e violazione dei diritti umani

Mosca denuncia una preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche.
Stesse preoccupazioni anche dalla Bielorussia.

Razzismo, russofobia, violazione della libertà di stampa, indulgenza verso neofascismo e neonazismo.

Sono alcune delle accuse mosse dalla Russia all’Italia contenute nell’ultimo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nei Paesi occidentali, redatto in modo congiunto dai ministeri degli Esteri russo e bielorusso, come riportato da Agi.

“In Italia, nonostante il numero significativo di garanzie di diritti e libertà fondamentali sancite dalla legislazione nazionale e il dichiarato impegno delle autorita’ a tutelarli, gli attivisti per i diritti umani segnalano ancora violazioni“, denuncia Mosca, secondo la quale “negli ultimi anni, la discriminazione razziale ed etnica si è aggravata“.

Tra gli esempi di “preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche“, il documento cita la presunta “diffusa discriminazione nei confronti dei cittadini e dei connazionali russi nel Paese, nel contesto della crisi ucraina“. “Nel corso del 2025, le violazioni più frequenti dei diritti dei cittadini russi e delle persone di origine russa da parte degli istituti finanziari italiani hanno incluso il rifiuto di emettere carte di credito, l’imposizione di condizioni aggiuntive sui conti correnti e l’ingiustificata estensione dei tempi di elaborazione dei ricorsi“, sostiene Mosca.

La Russia registra tra le violazioni dei diritti in Italia anche “la campagna su larga scala contro la cultura russa e i suoi rappresentanti“, portano l’esempio di alcune esibizioni di artisti russi annullate nel nostro Paese: il concerto del tenore Ildar Abdrazakov, previsto a gennaio a Verona ed annullato nel novembre 2025; il ritiro dell’invito del Teatro dell’Opera di Firenze alla ballerina russa e prima ballerina del Teatro Bolshoi, Svetlana Zakharova, e al violinista Vadim Repin; la cancellazione dell’esibizione sempre di

Per Mosca e Minsk, “le manifestazioni di russofobia in Italia sono legate anche ai problemi relativi alla garanzia della libertà di stampa, in particolare alla persecuzione dei media russi“, in base alle decisioni del Consiglio europeo sul bando di alcune testate russe come Russia Today (RT) e Sputnik, “con un impatto significativo sull’accesso dei cittadini italiani a informazioni affidabili“. “Le manifestazioni di intolleranza“, denuncia il ministero degli Esteri russo, “sono alimentate dalla presenza in Italia di diverse organizzazioni di estrema destra che promuovono idee nazionaliste e neofasciste“. Zakharova, prevista per marzo all’Auditorium Parco della Musica.

“Tali organizzazioni“, secondo Mosca, “godono di relativa libertà d’azione nel Paese, poiché le autorità italiane, a prescindere dall’orientamento politico del governo, sono relativamente indulgenti nei confronti dei seguaci ideologici di Mussolini, non percependo – o ignorando – le loro marginali associazioni politiche come una reale minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza dello Stato“.

Le accuse a Roma sono presentate come parte di una più ampia denuncia del presunto deterioramento delle libertà fondamentali nei Paesi che, sottolinea la Russia, “si autodefiniscono ‘democrazie modello’, ma che in realtà stanno trasformando libertà, democrazia e diritti umani in mera facciata“. Tra i casi citati figurano anche Francia, Germania, Regno Unito e Paesi baltici, criticati per la gestione delle proteste, le politiche migratorie, le limitazioni ai media russi e il trattamento delle minoranze russofone. Il rapporto si inserisce nella contrapposizione politica e diplomatica tra Mosca e l’Occidente, mentre organizzazioni e media internazionali continuano a documentare diffuse violazioni dei diritti umani all’interno della stessa Russia e della Bielorussia.