Report Eurasia 2020: lo scenario che verrà

L’Agi ha ricevuto copia del report Eurasia 2020, che fa una previsione sullo scenario che verrà.

L’Agi ha ricevuto una copia del report Eurasia 2020, emessa annualmente dalla società di analisi del politologo americano Ian Bremmer.

Il report esamina i dieci “maggiori rischi” che caratterizzeranno l’anno a livello globale. Lo stesso Bremmer, con riferimento allo scontro tra Usa ed Iran, dichiara:

Non è il rischio più alto per il 2020 per la presenza di una grande pressione contro la guerra. L’Iran è un convinto avversario degli americani ma consapevole della forza militare degli Usa. Teheran ha inoltre una storia di rinunce davanti alla minaccia di un Paese più forte”.

Inoltre, continua l’analisi del report, il presidente americano Donald Trump vorrà evitare il rischio di esporsi troppo a livello militare per non avere una ricaduta dal punto di vista elettorale per le prossime elezioni.

Ciò nonostante, il rapporto tra i due Paesi sarà, secondo Bremmer, “mortale e destabilizzante” sotto un profilo geopolitico: l’Iran continuerà a colpire le petroliere nel Golfo e porterà avanti attacchi cyber contro cittadini e aziende degli Stati Uniti e i loro alleati.

Infine, il report conclude indicando i risvolti economici che vanno ad influenzare il costo del petrolio e l’evolversi della situazione dal punto di vista degli asset di influenza:

La situazione porterà ad un rincaro medio di 5-10 dollari al barile del petrolio e ad una volatilità crescente. Aumentano le possibilità che i soldati americani vengano espulsi dall’Iraq. Mentre gli Usa perderanno molto, l’Iran sarà solo un vincitore relativo. Vladimir Putin, invece, ha già vinto, avendo accresciuto la sua influenza in Medio Oriente“. 

Russia e Georgia vicine allo scontro

Controversie inerenti a territori, sanzioni, mercato e fondi stanno portando Russia e Georgia ad un clima ostile.

Tensioni tra Russia e Georgia.

Alla base della controversia c’è un conflitto irrisolto, ovvero quello legato allo status dell’Ossezia e dell’Abkhazia; le due regioni sono state riconosciute indipendenti da alcuni Paesi dell’ONU, soprattutto dalla Russia che le ha

nel 2008, ma la Georgia le rivendica come territori del proprio Stato.

La Duma, il ramo basso del Parlamento russo, ha approvato all’unanimità la dichiarazione per richiedere al governo l’imposizione di sanzioni verso la Georgia, ritenendo il comportamento di quest’ultima come “provocazioni anti-russe”.

Più precisamente, il leader del partito Just Russia Segei Mironow, si è così espresso:

Riteniamo che queste cose siano inaccettabili in tutti i sensi, mi riferisco a quanto accaduto di recente in Georgia, bisognerebbe dare una risposta adeguata. C’è una regola molte semplice: se ci trattate come dei maleducati aspettatevi una reazione”.

A rincarare la dose ed a farne percepire l’astio oggi presente, arrivano anche le parole dello stesso presidente russo Vladimir Putin:

Il sentimento anti-russo è alimentato a 180 gradi in Georgia da persone ignoranti che non conoscono la storia oppure la ignorano e finiscono per danneggiare irreparabilmente la Georgia e il popolo georgiano”.

Le sanzioni chieste dai deputati russi sono inerenti alle importazioni di vino ed acqua minerale provenienti, appunto, dalla Georgia (l’export verso il Paese di Putin rappresenta una voce abbastanza importante del bilancio georgiano). Inoltre vorrebbero bloccare i trasferimenti di fondi dalla Russia verso la stessa Georgia, ritenendola una misura di ritorsione.

Da “Euronews”, Galina Polonskaya dice che “i parlamentari di tutti i partiti erano d’accordo fra loro: le provocazioni anti-russe non dovrebbero rimanere senza risposta”.

Ora la palla passa al governo, che dovrà fare la prossima mossa elaborando proposte concrete da presentare al presidente Putin.

Nel frattempo, a far capire la criticità della situazione, arriva anche il fatto che i tour operator russi hanno sospeso le operazioni in Georgia, proprio perché si temono pericoli di aggressioni nei confronti dei cittadini russi.