4 università italiane tra le prime 200 al mondo

Roma, Milano, Padova e Pisa nella classifica dell’Academic Ranking of World Universities.
Sul podio le “solite” Harvard, Stanford e Cambridge.

(Foto da internet)

4 università italiane nelle prime 200 al mondo.

Un buon risultato, quello che emerge dall’Academic Ranking of World Universities (Arwu) 2021; in quella che è una delle classifiche più note e condivise a livello mondiale in ambito universitario, infatti, troviamo la Sapienza di Roma, l’università di Milano in particolar modo per quanto riguarda il settore matematico, l’Università degli Studi di Padova che per gli studi sul settore idrico guadagna ben 50 posizioni e si colloca al 22esimo posto, ed infine Pisa con il settore fisico come fiore all’occhiello.

La prima università europea è la francese Paris-Saclay University, che si piazza al 13esimo posto. Sul podio, invece, troviamo Harvard, Standford e Cambridge.

La classifica, che viene stilata ogni anno presso l’Università Jiao Tong di Shangai, compara oltre 1.000 istituzioni accademiche e si basa su criteri come il numero di premi Nobel e medaglie Fields tra ex studenti e docenti, o il numero di pubblicazioni sulle maggiori riviste scientifiche.

La medesima classifica è considerata, insieme al “QSWorld University Rankings” ed alla “Times Higher Education World University Rankings“, tra le note e credibili al mondo.

Scontro Usa-Iran: oro e petrolio schizzano sul mercato

Impatto dello scontro tra Usa ed Iran su Borse e mercato: schizzano oro e petrolio,

Tiene banco sotto tutti i punti di vista lo scontro tra Usa ed Iran, lo scontro che potrebbe scatenare la terza guerra mondiale (approfondimento al link).

L’uccisione di Soleimani per ordine di Trump (approfondimento al link), legata al mostruoso incremento della produzione nucleare dell’Iran (approfondimento al link) e che ha portato poi alla controreazione iraniana, sta avendo ripercussioni anche dal punto di vista economico.

Sul mercato, infatti, schizzano le quotazioni del petrolio e dell’oro.

Il primo è arrivato alla quota di 65 dollari al barile, facendo registrare un aumento del 3,4%; il secondo ha toccato quota 1.600 dollari l’oncia, ovvero il massimo dal 2013.

Di contro, ciò che ha subìto un forte calo, sono stati i contratti futures sull’azionario di Wall Street. Tutte in ribasso, inoltre, le borse asiatiche dopo gli attacchi iraniani alle basi Usa (approfondimento al link).

La Borsa di Tokyo ha chiuso a -2,45% mentre Hong Kong a -1,49% e con Shangai che registra un -0,49%.

Sotto il profilo delle valute, invece, il dollaro americano cede sullo yen mentre l’euro sale leggermente.