Auto elettriche: crolla il mercato italiano

-40% negli ultimi 3 mesi.
Il mercato europeo invece segna un +7,9%: traina la Germania.

Il cumulato resta un disastro, ma il trend leggermente migliora.

A settembre il mercato europeo dell’auto (i 27 paesi UE, UK e Efta) è cresciuto del 7,9% e sul tema sono intervenuti sia Tavares che Macron (approfondimento al link).

Sono state consegnate 1.049.926 vetture rispetto alle 972.843 dello stesso mese dello scorso anno.

Nei primi tre trimestri, invece, il quadro rimane negativo e mancano all’appello quasi un milione di auto (890.000 unità): nei primi 9 mesi del 2021 erano stati immatricolati 9.162.177 esemplari, nel 2022 la cifra è scesa a 8.271.115 (-9,7%).

Alcuni giorni fa il presidente dell’Acea (ed anche della BMW) Oliver Zipse ha anticipato che la “ripresina” continuerà pure nel trimestre finale del 2022 e l’esercizio dovrebbe chiudere più o meno in pareggio (-1%). Tutti e cinque i principali mercati hanno un segno positivo, ma l’andatura è diversa.

Questa volta guida la Germania (+14,1%), seguita dalla Spagna (+12,7%) e la Francia (+5,5%); l’Italia, con il +5,4%, precede soltanto il Regno Unito (+4,6%).

Come riporta “Il Messaggero”, noi siamo invece i peggiori nei nove mesi con un -16,3%, davanti a Parigi, Londra, Madrid e Berlino.

Il panorama cambia drasticamente guardando i numeri dei veicoli ecologici dove il Belpaese ha risultati imbarazzanti, in controtendenza rispetto agli altri.

A lume di naso, sembra che siamo decisamente deficitari nel processo di riduzione delle emissioni.

La locomotiva in fuga è la Germania che, nell’ultimo mese, ha raggiunto un terzo del mercato con le vetture ricaricabili (elettriche più plug-in, totale 32,3%), seguono Francia (24,2%) e Gran Bretagna (22,4%) intorno ad un quarto del totale. La Spagna è almeno in doppia cifra (11,1%) e precede l’Italia con un misero 8,5% (meno di un decimo del totale).

La performance più disarmante, però, è in relazione ai modelli solo a batteria: negli altri 4 principali mercati le auto elettriche (BEV) sono passate dal 9,2% al 12,7%, la Penisola è crollata dal 4% al 3,6%. Le associazioni di categoria, Unrae in testa, puntano il dito sulla rete di ricarica decisamente inadeguata, ma c’è dell’altro per riportare un risultato tanto insufficiente.

In Italia ci sono solo 6,1 punti di ricarica ogni cento chilometri rispetto alla media continentale che è di 8,2. In questa graduatoria siamo al 14° posto, in scia al Portogallo.

C’è da dire che nell’ultimo trimestre i punti di ricarica sono aumentati di duemila unità ed ora sfiorano i 33.000.

Rimane una grande differenza fra Nord, dove c’è quasi il 60% delle colonnine, e il Sud, dove a stento si raggiunge il 20%.

Secondo un’analisi di Quintegia da luglio a settembre la vendita di auto ad emissioni zero è crollato addirittura del 40%.

A livello di costruttori a settembre è cresciuto di più il Gruppo Volkswagen che, con oltre il +20%, è passato da poco più di 200mila a quasi 250mila unità vendute.

Shell chiude l’idrogeno nel Regno Unito

Dopo 5 anni la compagnia rinuncia ai punti vendita per auto.
Ora un tentativo per i camion.

Shell chiude i distributori di idrogeno dedicati alla auto nel Regno Unito dopo 5 anni di sperimenti.

Il colosso petrolifero anglo-olandese, infatti, chiude tutte e tre le sue stazioni di rifornimento del Regno Unito, precisamente a Gatwick, Cobham e Beaconsfield, sorte tra il 2017 e il 2019.

Più precisamente, l’azienda ha dichiarato a “Hydrogen Insight” quanto di seguito:

Erano la nostra prima generazione, praticamente dei prototipi, e avevano raggiunto la fine del loro primo ciclo di vita”.

Ma se il colosso abbandona l’idea di alimentare le vetture con l’H2, perché il business non si si sarebbe dimostrato sostenibile, non lo fa quando si parla di mezzi pesanti.

Anzi, la big oil vuole esplorare il potenziale degli hub multimodali per camion, da realizzare sempre in Inghilterra.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché la compagnia chiude le stazioni, invece di adattarle agli autocarri?

Lo spiega Motive, leader nel settore dell’idrogeno che gestisce le operazioni con Shell: semplicemente, le infrastrutture sono troppo piccole e non possono accogliere i mezzi pesanti più grandi.

La compagnia specifica infatti quanto di seguito:

L’obiettivo di Shell nel Regno Unito è quello di vedere dove ci sono opportunità per costruire hub multimodali dedicati ai camion, simili al modello che abbiamo costruito in California”.

Adesso, con l’arrivederci di Shell, in UK restano 11 stazioni di rifornimento a idrogeno, a fronte degli oltre 57.000 punti di ricarica pubblica per auto elettriche.

Shell aveva aperto le stazioni grazie a finanziamenti ricevuti dalla European Fuel Cell Hydrogen Joint Undertaking (che ora si chiama Clean Hydrogen Partnership) e l’Office of Low Emission Vehicles inglese (ora Office for Zero Emission Vehicles).

Motive fa sapere di aver investito 2,23 milioni di sterline all’anno (pari a 2,56 milioni di euro) per lanciare e gestire le stazioni di servizio per l’H2. Ma non è stato tempo perso: l’esperienza fatta con le auto aiuterà le aziende a rituffarsi nel business, con i camion al centro della nuova strategia.

Motive chiude in maniera ottimistica la nota:

“Sono stati i primi del loro genere e ci hanno insegnato tanto, permettendoci di migliorare la nostra rete del futuro”.

Stellantis contro l’elettrico: impatto ingestibile

Tavares: accesso mercato europeo alla Cina solo in cambio della reciprocità.
Italia tagliata fuori da Timmermans.

Da una parte, il Salone dell’auto di Parigi, visitato anche da Emmanuel Macron, che espone una serie di novità elettriche ed elettrificate; dall’altra, notizia di queste ore, la “furbata” della Commissione Ue che ha anticipato al 27 ottobre la chiusura delle negoziazioni interistituzionali sulla nuova stretta alle emissioni di CO2 per i veicoli.

Inizialmente il termine era stato infatti fissato al 6 dicembre.

A Bruxelles, in proposito, c’è già chi interpreta lo spostamento della data approfittando anche del varo del nuovo governo italiano, per tagliarlo così fuori dalle consultazioni.

Regista dell’operazione è il vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese Frans Timmermans, forte sostenitore del piano che prevede la produzione di soli autoveicoli elettrici dal 2035.

In questo modo, Timmermans intende presentarsi alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima di metà novembre, in Egitto, con un risultato concreto da sbandierare.

L’altro allarme lanciato da Tavares, come riporta “Il Giornale”, è sulla Cina:

Non c’è motivo che si renda l’accesso al mercato europeo facile per i costruttori cinesi (tra i protagonisti, tra l’altro, sugli stand di Parigi, e pronti a entrare pesantemente con i loro prodotti concorrenziali nel Vecchio continente ndr) senza avere in cambio il contrario. Serve reciprocità. Se il mercato continua a ridursi per le politiche contro l’uso dell’auto, quale sarà il futuro del settore europeo? Sulla mobilità elettrica i leader politici non dovrebbero prendere decisioni scientifiche, ma bisogna garantire alla classe media di poter comprare un’auto. Vanno ridotti i costi dell’elettrico, chiedendo per questo sostegno che va dato anche per resistere alla concorrenza cinese. E ci vogliono incentivi per le vetture ibride”.

Tavares si è infine detto fiducioso che la crisi dei chip possa risolversi nel 2023.

Sulla Cina, il presidente Macron, nel suo intervento al Salone, ha sottolineato l’importanza di incoraggiare l’acquisto di vetture elettriche di fabbricazione europea di fronte alla concorrenza di Pechino e degli Usa.

SUV ibridi: ecco la classifica dei migliori

Marchi e modelli che stanno avendo maggiore successo.

Sotto la spinta dell’elettrico, ecco i SUV ibridi che stanno avendo maggior successo sul mercato.

La classifica la riporta “Red-live.it” ed è quella che di seguito leggiamo.

Si parte con Tonale di Alfa Romeo: si è fatta attendere (troppo?) a lungo, se non altro il risultato è più che buono, sia in termini stilistici sia tecnici. L’offerta elettrificata per l’Alfa Romeo Tonale al momento si esaurisce nella tecnologia mild hybrid, con motore termico 1.500 cc e potenza totale di 130 o 160 CV. Al top della gamma si posizionerà successivamente la plug-in hybrid, dotata di trazione integrale elettrica (il motore elettrico sull’assale posteriore permette di rinunciare all’albero di trasmissione), accreditata di 275 CV totali. Tornando alla mild hybrid, si parte dai 35.500 euro della versione da 130 CV in allestimento Super per arrivare ai 44.800 euro della Veloce da 160 CV.

Troviamo poi Audi Q3 45 TFSI e S tronic: l’Audi Q3 45 TFSI è disponibile con carrozzeria “normale” e Sportback (con il lunotto inclinato, dunque più sportiva). È spinta dall’ibrido plug-in, dotato cioè di batterie ricaricabili dalla rete elettrica, alloggiate posteriormente sotto al pavimento. La capacità? 13 kWh. Il powertrain è composto da un motore 4 cilindri turbo benzina, 1.4 TFSI da 150 CV e 250 Nm di coppia, e da un elettrico capace di 116 CV e 330 Nm integrato nel cambio robotizzato doppia frizione S tronic a 6 marce. In totale l’ibrido Audi eroga 245 CV di potenza e 400 Nm di coppia. La Casa dichiara una media di oltre 71 km/l (calcolati in base al ciclo WLTP) e un tempo di 7,6 secondi per scattare da 0 a 100 km/h; la velocità massima è di 210 km/h. In modalità puramente elettrica la Q3 45 TFSI può percorrere 51 km. Prezzi: 48.800 euro per la “base”, 52.150 euro per la Business, 54.050 euro per S Line Edition.

Passiamo in seguito alla Citroën C5 Aircross: il SUV francese, esclusivamente a trazione anteriore, è comodo, sicuro e ben equipaggiato: la Shine (45.600 euro), per esempio, tra le altre cose offre di serie il cruise control adattativo, che gestisce lo sterzo e la marcia in colonna. L’abitacolo è ampio, realizzato con materiali di media qualità, funzionale con i numerosi vani portaoggetti, mentre i tre sedili della seconda fila sono scorrevoli separatamente. Il bagagliaio? 480 litri. L’ibrido plug-in della Citroën C5 Aircross conta sul quattro cilindri 1.6 PureTech turbo a benzina da 180 CV e sul motore elettrico da 109 CV integrato nel cambio automatico e-EAT8. La batteria, agli ioni di litio, è da 13,2 kWh. La potenza combinata è di 224 CV; 320 Nm la coppia. Collegando il cavo in dotazione a una presa domestica standard, il tempo di ricarica è di circa 7 ore; con una wall box un “pieno” richiede meno di 2 ore. L’autonomia dichiarata in modalità elettrica è di 55 chilometri (WLTP), per velocità massima fino a 135 km/h (oltre, si accende il motore 1.6). Prezzi da 43.350 a 47.100 euro.

Ecco quindi la DS 7 E-Tense: primo restyling per la DS7 che mantiene la sagoma di sempre, ma il frontale ha un’aria più moderna, con le superfici che si fanno più levigate. L’abitacolo della DS7 2023 propone un nuovo assortimento di rivestimenti. La gamma è stata rivista: al vertice ci sono le tre motorizzazioni ibride plug-in con 225, 300 e 360 cavalli. La DS 7 E-Tense 225 abbina un motore a benzina 1.6 PureTech 180 e un motore elettrico da 110 cavalli ad un cambio automatico a otto rapporti e alla trazione anteriore. A questa versione si affiancano le nuove DS 7 E-Tense 4×4 300 e 360 con trazione integrale. Per entrambe c’è un motore 1.6 PureTech 200 e una coppia di motori elettrici, uno anteriore e uno posteriore, da 110 e 112 cavalli. Il modello 360, che sfrutta le unità elettriche in modo più intenso, è stato messo a punto da DS Performance. La nuova batteria da 14,2 kWh consente di percorrere fino a 65 chilometri in modalità elettrica nel ciclo misto WLTP e può essere ricaricata in circa due ore con un caricatore da 7,4 kW.

Poi la Ford Kuga Plug-in Hybrid: la Kuga fa registrare un notevole interesse anche per la sua motorizzazione plug-in. Quest’ultima, la più spinta rispetto alle varianti full-hybrid e mild-hybrid, è mossa da un quattro cilindri 2,4 litri a ciclo Atkinson. Con l’aiuto del motore elettrico la potenza complessiva arriva a 225 cv; più che sufficienti per i 1698 Kg (peso a vuoto) di questo SUV ibrido Ford, lungo 4,61 m e largo 1,88 m. In modalità elettrica l’autonomia dichiarata è di 50 km mentre la ricarica completa delle batterie da rete elettrica (230V) avviene in 4 ore. Nonostante il peso aggiuntivo rispetto alla versione 1.5 EcoBoost senza ibridizzazione, Ford Kuga Hybrid plug-in risulta dinamica il giusto, considerando il focus di questo modello volto più al comfort che alle prestazioni. La trazione è esclusivamente anteriore. Prezzo di partenza (della plug-in): 42.850 euro.

Altro SUV ibrido di successo di Ford è la Ford Puma 1.0 EcoBoost Hybrid: Ford Puma si propone come un SUV compatto (419 cm in lunghezza e 180 cm in larghezza) dalla grande capacità di carico (405-1481 litri), tecnologico e versatile. Tra le motorizzazioni proposte, la variante mild-hybrid gioca le sue carte con il tre cilindri 1.0 EcoBoost, da 125 o 155 CV. L’elettrificazione leggera fornisce un “boost” di 50 Nm di coppia: un compromesso che non appesantisce troppo questo crossover (1205 kg). Il prezzo di partenza è di 23.750 euro per l’allestimento Titanium, tra le migliori SUV ibride nel rapporto qualità-prezzo, anche se il 1.5 EcoBlue da 120 CV risulta una scelta più in linea con le lunghe percorrenze.

Si passa poi alla Honda CR-V Hybrid: un SUV ibrido tutto particolare il CR-V. Il sistema sfrutta due motori elettrici e uno termico, per la precisione un due litri a benzina a ciclo Atkinson, con fasatura variabile i-VTEC. Una centralina decide in base alla situazione quale motore chiamare in causa, secondo uno schema ben preciso. Quando le batterie agli ioni di litio da 1 kWh si scaricano, al massimo nel giro di un paio di km, il motore a benzina si accende. Il quattro cilindri inizia ad alimentare il secondo motore elettrico, che, nelle vesti di generatore, dà energia alla prima unità elettrica. Il cambio è a rapporto fisso. La potenza massima è di 184 CV, mentre il picco di coppia è di 315 Nm. Per il CR-V Hybrid 2WD il consumo dichiarato è di 5,3 l/100 km mentre per la versione AWD siamo a 5,5 l/100 km. I prezzi vanno dai 37.950 ai 48.400 euro.

Successivamente troviamo un altro modello Honda, la Honda HR-V: ibrida, efficiente, molto furba e spaziosa come da tradizione. La nuova generazione ibrida di HR-V si presenta con un aspetto da quasi coupé, con forme morbide e pulite. Assieme a CR-V Hybrid e Jazz ibrida, la nuova Honda HR-V vede aggiungere il logo e:HEV: due motori elettrici affiancano ora il propulsore termico. Il frontale è stato ridisegnato, l’abitabilità interna è stata modificata nei volumi; materiali e rifiniture si avvicinano sempre più al segmento premium. Prezzi da 31.800 a 36.800 euro.

Ecco ora la Hyundai Tucson 1.6 T-GDI HEV: presentata a settembre 2020, la Hyundai Tucson alla sua quarta serie propone contenuti che la rendono uno dei migliori SUV Ibridi sul mercato. Un aggiornamento che sbircia al mercato dei SUV premium, allestendo gli interni in modo più elegante rispetto al passato. Il bagagliaio guadagna spazio rispetto alla precedente generazione attestandosi a 577 litri. Le dimensioni crescono con la capacità di carico: più alta, larga e lunga quasi 4,5 metri, Hyundai Tucson sfoggia la nuova estetica “Sensuous Sportiness”. Disponibile a trazione anteriore ed integrale, la motorizzazione full-hybrid è accoppiata al motore a benzina 1.6. Prezzo di partenza 34.550 euro.

Continuando nella lista, troviamo la Jeep Renegade 4xe ed e-Hybrid: la Jeep Renegade in versione ibrida con motore 1.3 litri T4 (quattro cilindri FireFly turbo-benzina) ha una potenza di 190 CV, di cui 60 dovuti al propulsore elettrico. La versione più “pompata” aggiunge 50 cv al motore termico: potenza complessiva 240 cv. Contenuta nella lunghezza (4,24 m) e nel peso (1245 kg a vuoto) – un po’ meno nella larghezza (1,81 m) – la Jeep Renegade 4xe non vanta uno spazio di carico eccellente (351 – 1297 litri). La trazione integrale è permanente. Prezzo di partenza della plug-in: 40.200 €. Prezzo più contenuto per la e-Hybrid: 32.500 euro per la Limited e 37.000 euro per la versione S, ma la trazione è solo anteriore e conta su un ibrido meno “forte”. La parte elettrica (20 CV e 55 Nm di coppia) consente spostamenti in elettrico solo a bassissima velocità, in manovra oppure nel classico stop&go da traffico. In elettrico si può andare anche a velocità più sostenute, ma senza esagerare con il gas. Quanto alla parte termica dell’e-Hybrid, troviamo un 1.5 turbo a benzina da 130 CV e 240 Nm di coppia massima, unito a un nuovo cambio automatico a doppia frizione a 7 velocità. Secondo Jeep, grazie all’e-Hybrid consumi ed emissioni di CO2 calano del 15%.

Altro modello Jeep, la Jeep Compass 4xe ed e-Hybrid: la Jeep Compass 4xe sfrutta la stessa motorizzazione della Renegade 4xe. Il bagagliaio da 420 litri non è tra i più capienti ed accessibili, trazione integrale permanente, cambio automatico a 6 rapporti ed una buona maneggevolezza. I 22 cm che separano l’auto dal suolo e il peso a vuoto di 1860 kg, permettono di affrontare agevolmente i fondi sconnessi. Il prezzo di partenza è di 46.750 euro per l’allestimento Night Eagle nella motorizzazione da 190 CV. E come per la Renegade, anche per la Compass c’è un ibrido meno impegnativo e meno costoso, solo 2WD. Denominato e-Hybrid, si può avere con diversi allestimenti e prezzi che partono da 36.200 euro. L’elettrico eroga 20 CV e 55 Nm di coppia e può muovere in autonomia l’auto – senza che il motore a benzina si accenda – solo a bassissima velocità. In elettrico si può andare anche a velocità più sostenute. Quanto alla parte termica dell’e-Hybrid troviamo un 1.5 turbo a benzina da 130 CV e 240 Nm di coppia massima, unito a un nuovo cambio automatico a doppia frizione a 7 velocità. Secondo Jeep, grazie all’e-Hybrid calano del 15% consumi ed emissioni di CO2.

Altro modello ancora è la Kia Niro: la Kia Niro è disponibile in versione full hybrid, plug-in hybrid ed elettrica pura. La plug-in abbina l’elettrico a un motore aspirato a benzina 1.600 cc a 4 cilindri, per 183 CV di potenza massima combinata. La parte elettrica è composta da una batteria al litio da 11,1 kW/h, per 65 km di autonomia massima elettrica. La Niro 100% elettrica conta invece su un motore anteriore da 204 CV, collegato a un pacco batteria da 64,8 kW/h. L’autonomia dichiarata? 463 km. La potenza massima di ricarica accettata dalle colonnine a corrente continua è di 100 kW: si passa dal 10 all’80% della carica in 43 minuti. Prezzi da 30.500 a 34.500 euro; da 41.000 a 43.000 per la plug-in.

Sempre del marchio Kia, troviaamo la Kia Sportage Mild-Hybrid: con un nome che è quasi sinonimo di SUV, la Kia Sportage si fa notare con linee forti, che sembrano quasi una risposta alla rivale diretta nonché cugina Hyundai Tucson. Lunga 4,51 metri, larga 1,86 e alta 1,65, ha un bagagliaio da 591 litri di capacità nel caso delle versioni non full hybrid, un po’ meno – anche se il dato non è stato dichiarato – per la full hybrid 4X4. Qui, il motore elettrico da 44 kW è collocato nel cambio ed è capace di dare un bel supporto al 1.600 turbo a benzina, oltre che di muovere in autonomia la Sportage sebbene per brevi distanze e quando si usa con molta parsimonia il gas. I prezzi? Si va dai 29.950 euro della versione Business con motore benzina 1.6 TGDi mild hybrid, fino ai 44.950 euro della GT-line plus full hybrid, 230 CV e trazione integrale.

Passiamo poi alla Lexus UX: tra i migliori SUV con alimentazione ibrida, la Lexus UX non supera i 4 metri e mezzo di lunghezza. Sfoggia una linea forte ed espressiva, con un bagagliaio non enorme: da 283 a 1.650 litri per la 4×4, da 320 litri per la 2WD. Ci si consola con i 184 CV del powertrain ibrido, con un solo motore elettrico se si sceglie la sola trazione anteriore e da due per la 4×4, uniti ad un quattro cilindri a ciclo Atkinson da 152 CV. Consumi dichiarati tra i 5,3 e i 5,9 l/100, con prezzi compresi fra 42.000 e 56.000 euro.

Via poi con il Nissan Qashqai: giunta alla terza generazione, Nissan Qashqai ha deciso di elettrificarsi. Due le motorizzazioni disponibili, esclusivamente ibride: 1.3 benzina mild hybrid ed e-POWER. Quest’ultima rappresenta un’esclusiva tecnologia Nissan, in grado di sfruttare il motore termico (1.5 benzina) per ricaricare le batterie utilizzate poi dal motore elettrico (190 CV) per fornire motricità alle ruote. Una sinergia innovativa che permette di sfruttare il punto di funzionamento ottimale di un motore tradizionale, abbassando consumi ed emissioni. Purtroppo i costi di questa tecnologia non sono ancora così accessibili. Se questa soluzione sembra troppo futuristica, il 1.3 mild hybrid viene commercializzato in tre diverse configurazioni: cambio manuale da 140 o 158 CV a trazione anteriore o cambio automatico CVT da 158 CV, abbinato anche alla trazione integrale.

Dalla Peugeot ecco la Peugeot 3008 1.6 Hybrid: la Peugeot 3008 ha un design molto originale e aggressivo, vicino a quello degli Sport Utility Vehicles, o meglio CUV (Crossover Utility Vehicle). La motorizzazione ibrida plug-in appesantisce la vettura, in particolare nella versione da 300 CV (1840 Kg contro i 1760 Kg della motorizzazione da 225 CV). Ne risente l’agilità durante i cambi da direzione ma, complice l’assetto (più basso di 2 cm rispetto al modello uscente) e lo sterzo pronto, Peugeot 3008 si trova a proprio agio in curva nonostante la sportività non sia la prima caratteristica di questo SUV. Prezzo di partenza 46.400 euro.

Non rimane esclusa dalla lista il marchio Range Rover, con la Ranger Rover Evoque P300e: giunto alla seconda generazione, Range Rover Evoque è disponibile in versione ibrida plug-in: nome in codice P300e. Uno dei migliori SUV premium compatti, sicuramente in termini di eleganza, proposto in versione PHEV con un’autonomia completamente elettrica di 68 km. Con 4,37 metri di lunghezza e 472 litri di bagagliaio, scatta da 0 a 100 Km/h in soli 6,4 secondi; non male considerando gli oltre 2000 Kg di peso. Il cuore di questa SUV ibrida è rappresentato da un propulsore termico 1.5 litri benzina; piccolo nella cubatura ma con una potenza di 200 CV (309 CV quella combinata). Il pacco batterie è da 15 kWh, il motore elettrico ha una potenza di ben 109 CV. La Casa dichiara un consumo (di carburante) basato su ciclo WLTP di 2 litri ogni 100 Km. Il prezzo di partenza di Range Rover Evoque PHEV 300 è di 61.095 euro.

In classifica anche la Subaru Forester E-Boxer: il nome e-Boxer fa capire subito come in Giappone non abbiano voluto rinunciare al loro tipico schema meccanico a cilindri contrapposti per questa Forester, con un motore che pure è nuovo da cima a fondo. È uno dei modelli tecnicamente più originali. Confermati anche la trazione integrale Symmetrical All Wheel Drive e il cambio automatico a variazione continua, che può far finta di avere sette marce per essere usato anche in modo sequenziale. La grande novità è un piccolo motore elettrico da 16,7 CV sistemato proprio tra il cambio e il duemila boxer. La potenza è di 150 CV con una coppia massima di 194 Nm. Prezzi da 37.750 euro.

Toyota piazza due modelli. La Toyota C-HR 1.8 Hybrid: il Marchio delle Tre Ellissi ha una tradizione molto lunga nell’ibrido e con la C-HR ha di fatto creato un sotto segmento: quello dei piccoli crossover,“ecologisti” e sportivi insieme. In 4,36 metri ecco quindi un bagagliaio da segmento B (377-1.160 litri) e una meccanica classica Toyota: propulsore 1.8 litri a ciclo Atkinson e due motori elettrici, uno che funge da motorino d’avviamento e l’altro che muove l’auto, per 122 CV totali. I consumi si attestano sui 4,9 l/100 km. Prezzi compresi fra 32.600 e 39.650 euro per la 1.8, fra 36.650 e e 41.650 euro per la 2.0 da 184 CV (5,3 l/100 km).

E la Toyota RAV-4 Hybrid: la quinta serie della Toyota RAV4 nasce sulla nuova piattaforma globale Toyota TNGA. Lunga 4,60 metri, può contare su un bagagliaio da 580 a 1.700 litri (+79 rispetto a prima). Disponibile sia 2WD (218 CV totali) sia 4WD (222 CV), è spinta da un cuore a benzina quattro cilindri di 2.5 litri a ciclo Atkinson e da un motore elettrico da 88 kW, alimentato da una batteria al nichel-metallo idruro (come sulla C-HR). Un secondo propulsore a zero emissioni da 40 kW si aggiunge sull’asse posteriore nel caso si scelga la 4×4. I consumi sono nell’ordine dei 5,6 l/100 km. Prezzi da 40.00 a 60.500 euro.

Infine la Volvo XC40 T5 Plug-in Hybrid: la Volvo XC40 T5 Plug-in Hybrid è spinta da un motore 1.5 turbo benzina tre cilindri e da un elettrico alimentato da batterie agli ioni di litio da 9,7 kWh. Il tutto, per una potenza combinata pari a 262 CV e una coppia di 425 Nm. Lo “0-100” viene completato in 7,3 secondi; velocità massima di 205 km/h; autonomia in modalità elettrica dichiarata è di 50 km. Niente male nemmeno il bagagliaio, da 460 – 1.336 litri. Prezzi da 52.800 a 58.400 euro. Se si vuole risparmiare qualcosa c’è la T4 da 211 CV, sempre plug-in, con prezzi compresi fra 50.250 e 57.400 euro.

Le novità del marchio Fiat

Si punta alla crescita tramite l’elettrico.
14 miliardi spesi in ricerca, sviluppo ed impianti.

Il mondo dell’auto sta attraversando un cambiamento radicale dall’inizio della sua storia.

Il passaggio all’elettrico ha rivoluzionato l’approccio al mondo delle auto come mai era successo prima. Fiat, che fa parte del gruppo Stellantis, vede nel processo di elettrificazione un’importante opportunità di crescita per il gruppo.

Carlos Tavares, a.d. del gruppo, ha sottolineato il crescente impegno dell’azienda sul fronte dell’elettrificazione.

Dopo che l’Europa ha spinto per una crescente elettrificazione dei veicoli, Fiat ha investito 14 miliardi di Euro per ricerca, sviluppo e impianti.

I numeri del mercato gli danno ragione: La 500e è l’auto elettrica più venduta in Italia ed in Germania. Seconda solo alla capolista Volkswagen, che conta 3.000 immatricolazioni in più in questa parte dell’anno.

Tavares, sottolinea ancora che entro il 2030 tutti i veicoli di Fiat saranno esclusivamente elettrici.

In questo contesto “elettrico” l’a.d. Tavares annuncia il lancio di due nuovi segmenti a marchio Fiat, entrambi di segmento B.

L’a.d. non si sbilancia al riguardo ma, stando a quanto riporta “Notizie.it”, i modelli in questione potrebbero essere Punto e Panda.

Il primo di cui si parla ormai da tempo potrebbe essere un B-Suv che è stato già avvistato in strada per i test.

Quest’ultimo potrebbe essere associato al nome della famiglia Panda; oltre al B-Suv, uno dei due nuovi modelli potrebbe essere la nuova generazione della Punto.

Del suo ritorno si parla ormai già da tempo, dato che l’azienda ha fatto uscire di scena il modello, uno dei più venduti di sempre del marchio.

Ad ogni modo, si pensa che entrambi i modelli possano essere realizzati sulla piattaforma CMP, per poter essere realizzati in variante completamente elettrica.

Arrivano quindi due nuove compatte Fiat sul mercato, il gruppo Stelantis è sempre più elettrico.