Twitter: bloccato l’account di Rogozin

Il blocco dopo le frasi del presidente di Roscosmos sull’Ucraina.
Lui si difende: “se non obbedisco, non rimuoveranno il blocco”.

Twitter ha bloccato l’account del presidente d’Agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmytro Rogozin.

Il blocco è avvenuto dopo la pubblicazione delle frasi sull’Ucraina che definiscono il Paese “una minaccia esistenziale per la Russia” chiedendo letteralmente di porre fine agli ucraini “una volta e per sempre“.

A riportarlo è “Ansa”, che a sua volta cita l’Ukranska Pravda riprendendo il post di Rogozin su Telegram; il presidente di Roscosmos, da parte sua, dichiara quanto di seguito:

Mi hanno chiesto di rimuovere il post, se non obbedisco, non rimuoveranno il blocco dall’account dove ho più di 808mila iscritti. Non ritengo sbagliato il mio messaggio. Lo ritengo assolutamente vero. Non premerò il pulsante cancella. Sfortunatamente, Twitter è diventato una discarica, una piattaforma per estremisti e portavoce della propaganda anti-russa“.

Musk sotto indagine per l’acquisto di Twitter

Indaga la Securities and Exchange Commission.
Attacchi dopo le dichiarazioni a favore dei Repubblicani.

Elon Musk è sotto indagine per l’acquisto di Twitter.

La Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti, ovvero l’organo federale preposto alla vigilanza sulla borsa, ha infatti reso pubblico il 27 maggio di aver dato avvio a un’indagine sull’acquisto di azioni Twitter da parte del patron di Tesla avvenuto lo scorso aprile.

L’agenzia governativa si riserva di esaminare se le intenzioni del miliardario sudafricano siano state “oneste” nei confronti della società del famoso social network.

Lo stesso Musk, dal suo profilo Twitter, dopo essersi schierato contro i Dem ed al fianco dei Repubblicani, si era detto certo che avrebbe subìto attacchi personali.

Elon Musk entra nel cda di Twitter

Incarico fino al 2024 e quota non superiore al 14,9%.
Il titolo schizza in Borsa.

Elon Musk entra nel consiglio di amministrazione di Twitter.

Ad annunciarlo è la stessa società del social media, aggiungendo di aver raggiunto un accordo con il proprietario di Tesla affinché non superi la quota del 14,9% finché farà parte del board e per 90 giorni dopo l’eventuale decadenza dal ruolo. L’incarico, infatti, durerà fino all’assemblea degli azionisti del 2024.

Il 4 aprile, il titolo di Twitter ha guadagnato il 27,1% dopo che Musk ha comprato una quota che lo ha portato a essere il maggior azionista con il 9,2% del capitale.

Il ceo di Twitter, Parag Agrawal, ha scritto in un tweet:

Musk porterà un valore aggiunto al board. È sia un appassionato sostenitore, sia un ardente critico del servizio ed è esattamente quello di cui abbiamo bisogno”.

Pochi minuti dopo è arrivato il commento di Musk, sempre su Twitter:

Non vedo l’ora di lavorare con Parag edil board per portare miglioramenti significativi nei prossimi mesi”.

Ieri (5 aprile), dopo la notizia dell’ingresso di Musk nel consiglio, il titolo è salito di circa il 6% nel pre-mercato del Nasdaq.

Paura di “essere tagliati fuori”? Forse soffrite di FOMO

È la fobia dei social network.
Come riconoscerla e come uscirne, passando alla JOMO.

Nell’attuale società iperconnessa dove regnano i social network, è un attimo sentirsi tagliati fuori.

La paura di essere in qualche modo esclusi genera senso di inadeguatezza, di non essere all’altezza, finendo magari anche in uno stato depressivo.

È bastato che i tre social networks di Mark Zuckerberg, Facebook, Instagram e Whatsapp non funzionassero per qualche ora il 4 ottobre di quest’anno, che tutti gli utenti hanno iniziato ad andare in panico.

La prima reazione è stata quella di riversarsi su Twitter cercando di capire se il problema fosse comune o inerente al singolo utente.

Questa paura, che si può definire fobia, prende il nome di FOMO: Fear Of Mising Out, ovvero appunto la paura di essere tagliati fuori.

Controllare lo smartphone appena ci si sveglia e come ultima cosa prima di andare a dormire, l’ansia di non perdere una notifica, percepire uno stato di frustrazione dai vari post, sono i sintomi della FOMO.

Lo scienziato sociale dell’Università di Oxford Andrew Przybylski, uno dei primi a studiare questa fobia, la descrive come una forma di ansia sociale che scaturisce dalla paura compulsiva di essere esclusi dalle vite degli altri.

Da sempre l’uomo ha cercato interazioni con gli altri individui, il che non è affatto un male, ma da quando abbiamo sempre in tasca lo smartphone come finestra sul mondo, questo istinto è stato esasperato fino alle sue estreme conseguenze. Ne deriva una vera e propria dipendenza dai social network che ci fa sentire quasi obbligati a controllare il telefono in continuazione per essere sempre aggiornati su tutto: addirittura 150 volte al giorno in media, stando a quanto sostengono alcuni studi.

Molto spesso, però, quello che vediamo sui social anziché aiutare il nostro livello di felicità genera un senso di sconforto, legato al fatto che le vite degli altri ci sembrano sempre più piene della nostra.

Non si parla di FOMO se l’esigenza è quella di essere aggiornati su ciò che accade nel mondo (cosa positiva), ma se questa viene vissuta in forma estrema portando, appunto, ansia di essere tagliati fuori.

Uno dei momenti più delicati è l’adolescenza dove i social network, per stare al passo con gli altri e sentirsi pari del gruppo, possono passare da utile canale di comunicazione a fonte di stress da cui è impossibile svincolarsi.

Lo stesso vale per i momenti in cui viviamo periodi di stallo e/o di insoddisfazione familiare o lavorativa o per chi ha poco autocontrollo e non riesce gestire le emozioni come dovrebbe.

I social influenzano in modo significativo questi stati d’animo perché nella storia l’uomo non è mai stato esposto a così tanti stimoli come al giorno d’oggi e la comunicazione non è mai stata così facile, economica e immediata.

Per capire se si soffre di FOMO, i sintomi sono i seguenti:

  • Ogni mattina, al risveglio, avere come primo pensiero quello di accendere il telefono;
  • Tenere gli occhi incollati allo smartphone mentre si mangia;
  • Tenere il telefono sotto mano anche quando si è ormai a letto in pigiama;
  • Sentirsi quasi obbligati a pubblicare post o stories a intervalli regolari;
  • Sentirsi inferiori agli altri quando non si ha niente di interessante da postare;
  • Temere, senza un motivo valido, di essere escluso dal gruppo dei pari;
  • Farsi prendere dal panico se non c’è campo o il telefono si spegne;
  • Avere l’impressione che gli altri siano sempre più felici, amati e di successo;
  • Rimuginare in continuazione su ciò che si vede nei social;
  • Non riuscire a liberarsi dallo scrolling compulsivo, anche se non dà alcuna soddisfazione.

Per combattere questa fobia, invece, si parla di JOMO: Joy of Missing Out, ovvero la felicità di staccare dal mondo e prendersi dei momenti per sé stessi, cosa che ormai sembra un privilegio.

Ne parla un articolo del 2018 pubblicato sul New York Times, di seguito citato:

Si può dire che io abbia avuto l’illuminazione quando, nel bel mezzo di un volo per Los Angeles – e di una giornata lavorativa newyorkese fitta di impegni – il WiFi ha smesso di funzionare. Nell’arco di pochissimo tempo sono successe due cose molto bizzarre. La prima: non sono precipitato a terra. La seconda: dopo essermi ripreso dalla rabbia e dall’implosione iniziale, ho lavorato con un’intensità e una produttività che non mostravo da secoli”.

Hong Kong abbraccia la Cina: giganti del web se ne vanno

Al centro del dibattito la nuova legge sulla privacy.
L’ex colonia britannica sempre più nelle mani del Dragone.

Hong Kong si spinge sempre più verso la Cina.

Negli ultimi tempi abbiamo visto come la Cina abbia imposto leggi inerenti alla “sicurezza nazionale” che prevedano l’assenza di giuria nei processi (approfondimento al link) e come qualsiasi forma di democrazia stia per essere repressa (approfondimenti ai link 1 e link2).

Vista questa volontà dell’ex colonia britannica di abbracciare sempre più la Cina, i giganti del web minacciano di lasciare il Paese, smettendo di fornire servizi in segno di protesta per la decisione di modificare la legge sulla privacy.

Google, Facebook, Twitter ed Apple hanno infatti mandato una lettera all’Asia Internet Coalition, sostenendo che gli emendamenti proposti alla legge sulla privacy ad Hong Kong potrebbero vedere le persone colpite da “sanzioni severe”.

La lettera inviata al commissario della privacy dei dati personali, Ada Chung Lai-ling, è stata pubblicata anche dal Wall Street Journal e riporta quanto di seguito:

L’introduzione di sanzioni rivolte non è in linea con le norme e le tendenze globali. L’unico modo per evitare queste sanzioni per le società tecnologiche sarebbe quello di astenersi dall’investire e offrire i propri servizi a Hong Kong, privando così le imprese ed i consumatori di Hong Kong, creando al contempo nuove barriere al commercio.

Hong Kong, dal lato suo, non intende indietreggiare; la governatrice Carrie Lam, per esempio, ha detto che estenderà a più aree della società la legge sulla sicurezza nazionale ed ha descritto la legge imposta da Pechino come di seguito:

Il principale punto di svolta nel passaggio di Hong Kong dal caos all’ordine, con un effetto indiscutibile nella stabilizzazione della società. Faremo in modo che questo progetto venga compreso ed instaurato pienamente, estendendosi ad aree come la politica, società, economia, cultura, tecnologia, Internet, finanza e salute pubblica.