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Auto elettriche: crolla il mercato italiano

-40% negli ultimi 3 mesi.
Il mercato europeo invece segna un +7,9%: traina la Germania.

Il cumulato resta un disastro, ma il trend leggermente migliora.

A settembre il mercato europeo dell’auto (i 27 paesi UE, UK e Efta) è cresciuto del 7,9% e sul tema sono intervenuti sia Tavares che Macron (approfondimento al link).

Sono state consegnate 1.049.926 vetture rispetto alle 972.843 dello stesso mese dello scorso anno.

Nei primi tre trimestri, invece, il quadro rimane negativo e mancano all’appello quasi un milione di auto (890.000 unità): nei primi 9 mesi del 2021 erano stati immatricolati 9.162.177 esemplari, nel 2022 la cifra è scesa a 8.271.115 (-9,7%).

Alcuni giorni fa il presidente dell’Acea (ed anche della BMW) Oliver Zipse ha anticipato che la “ripresina” continuerà pure nel trimestre finale del 2022 e l’esercizio dovrebbe chiudere più o meno in pareggio (-1%). Tutti e cinque i principali mercati hanno un segno positivo, ma l’andatura è diversa.

Questa volta guida la Germania (+14,1%), seguita dalla Spagna (+12,7%) e la Francia (+5,5%); l’Italia, con il +5,4%, precede soltanto il Regno Unito (+4,6%).

Come riporta “Il Messaggero”, noi siamo invece i peggiori nei nove mesi con un -16,3%, davanti a Parigi, Londra, Madrid e Berlino.

Il panorama cambia drasticamente guardando i numeri dei veicoli ecologici dove il Belpaese ha risultati imbarazzanti, in controtendenza rispetto agli altri.

A lume di naso, sembra che siamo decisamente deficitari nel processo di riduzione delle emissioni.

La locomotiva in fuga è la Germania che, nell’ultimo mese, ha raggiunto un terzo del mercato con le vetture ricaricabili (elettriche più plug-in, totale 32,3%), seguono Francia (24,2%) e Gran Bretagna (22,4%) intorno ad un quarto del totale. La Spagna è almeno in doppia cifra (11,1%) e precede l’Italia con un misero 8,5% (meno di un decimo del totale).

La performance più disarmante, però, è in relazione ai modelli solo a batteria: negli altri 4 principali mercati le auto elettriche (BEV) sono passate dal 9,2% al 12,7%, la Penisola è crollata dal 4% al 3,6%. Le associazioni di categoria, Unrae in testa, puntano il dito sulla rete di ricarica decisamente inadeguata, ma c’è dell’altro per riportare un risultato tanto insufficiente.

In Italia ci sono solo 6,1 punti di ricarica ogni cento chilometri rispetto alla media continentale che è di 8,2. In questa graduatoria siamo al 14° posto, in scia al Portogallo.

C’è da dire che nell’ultimo trimestre i punti di ricarica sono aumentati di duemila unità ed ora sfiorano i 33.000.

Rimane una grande differenza fra Nord, dove c’è quasi il 60% delle colonnine, e il Sud, dove a stento si raggiunge il 20%.

Secondo un’analisi di Quintegia da luglio a settembre la vendita di auto ad emissioni zero è crollato addirittura del 40%.

A livello di costruttori a settembre è cresciuto di più il Gruppo Volkswagen che, con oltre il +20%, è passato da poco più di 200mila a quasi 250mila unità vendute.

Putin introduce legge marziale su territori annessi

Ursula Von der Leyen: “Crimini di guerra”.
Razov: “Non credo che l’Italia cambi rotta col nuovo governo”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto in base al quale la legge marziale viene introdotta nelle quattro regioni ucraine che la Russia ha annesso: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson.

Mentre la guerra in Ucraina giunge al 238esimo giorno, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen definisce “crimini di guerra” le ultime azioni di Mosca.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Tgcom24”, le sue parole sono state le seguenti:

Attacchi mirati contro le infrastrutture civili con il chiaro obiettivo di privare uomini, donne e bambini di acqua, elettricità e riscaldamento sono atti di puro terrore“.

Nel frattempo, in un’intervista alla Tass, l’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov ha affermato:

Non credo che Roma cambierà rotta col nuovo esecutivo“.

Shell chiude l’idrogeno nel Regno Unito

Dopo 5 anni la compagnia rinuncia ai punti vendita per auto.
Ora un tentativo per i camion.

Shell chiude i distributori di idrogeno dedicati alla auto nel Regno Unito dopo 5 anni di sperimenti.

Il colosso petrolifero anglo-olandese, infatti, chiude tutte e tre le sue stazioni di rifornimento del Regno Unito, precisamente a Gatwick, Cobham e Beaconsfield, sorte tra il 2017 e il 2019.

Più precisamente, l’azienda ha dichiarato a “Hydrogen Insight” quanto di seguito:

Erano la nostra prima generazione, praticamente dei prototipi, e avevano raggiunto la fine del loro primo ciclo di vita”.

Ma se il colosso abbandona l’idea di alimentare le vetture con l’H2, perché il business non si si sarebbe dimostrato sostenibile, non lo fa quando si parla di mezzi pesanti.

Anzi, la big oil vuole esplorare il potenziale degli hub multimodali per camion, da realizzare sempre in Inghilterra.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché la compagnia chiude le stazioni, invece di adattarle agli autocarri?

Lo spiega Motive, leader nel settore dell’idrogeno che gestisce le operazioni con Shell: semplicemente, le infrastrutture sono troppo piccole e non possono accogliere i mezzi pesanti più grandi.

La compagnia specifica infatti quanto di seguito:

L’obiettivo di Shell nel Regno Unito è quello di vedere dove ci sono opportunità per costruire hub multimodali dedicati ai camion, simili al modello che abbiamo costruito in California”.

Adesso, con l’arrivederci di Shell, in UK restano 11 stazioni di rifornimento a idrogeno, a fronte degli oltre 57.000 punti di ricarica pubblica per auto elettriche.

Shell aveva aperto le stazioni grazie a finanziamenti ricevuti dalla European Fuel Cell Hydrogen Joint Undertaking (che ora si chiama Clean Hydrogen Partnership) e l’Office of Low Emission Vehicles inglese (ora Office for Zero Emission Vehicles).

Motive fa sapere di aver investito 2,23 milioni di sterline all’anno (pari a 2,56 milioni di euro) per lanciare e gestire le stazioni di servizio per l’H2. Ma non è stato tempo perso: l’esperienza fatta con le auto aiuterà le aziende a rituffarsi nel business, con i camion al centro della nuova strategia.

Motive chiude in maniera ottimistica la nota:

“Sono stati i primi del loro genere e ci hanno insegnato tanto, permettendoci di migliorare la nostra rete del futuro”.

Bombardieri russi vicino l’Alaska

Air Force Usa in allerta: inviati due caccia F-16.
Norad: “Non è una minaccia né un’attività provocatoria”.

Tensioni Usa-Russia non lontano dal territorio americano.

L’Air Force ha inviato due caccia F-16 per intercettare una coppia di bombardieri russi che volavano vicino all’Alaska.

L’episodio è avvenuto lunedì, come reso noto dal North American Aerospace Defense Command e come riporta l’Nbc.

Sebbene i due bombardieri russi Tu-95 Bear-H non siano entrati nello spazio aereo americano o canadese, il Norad ha sottolineato di aver “rilevato, tracciato, identificato e intercettato” i velivoli mentre “entravano e operavano all’interno della zona di identificazione della difesa aerea dell’Alaska”.

Le zone di identificazione della difesa aerea sono aree dello spazio aereo che richiedono l’identificazione e la localizzazione di tutti gli aeromobili e il controllo dei loro piani di volo “nell’interesse della sicurezza nazionale”, riferisce la Federal Aviation Administration.

Anche se la comparsa dei bombardieri russi e la loro intercettazione da parte dei caccia statunitensi arriva in un momento difficile nelle relazioni tra i due paesi, il Norad, che è un organismo di difesa aerea congiunto Stati Uniti-Canada, sottolinea che il sorvolo russo “non è stata vista come una minaccia né l’attività è provocatoria”.

Putin: niente forniture a chi applica il price cap

La strategia si rivela l’ennesimo clamoroso autogoal europeo.
Con la Cina che blocca il gas liquefatto l’Ue è sempre più in crisi.

Price cap, no gas.

Questa è la posizione di Putin che, confermando l’ennesimo clamoroso autogoal dell’Ue a livello strategico, come riportato da “Reuters” ha dichiarato quanto di seguito:

La Russia non fornirà energia ai Paesi che impongono tetti ai prezzi, a chi gioca sporco e ricatta senza vergogna, la Russia non pagherà di tasca sua per il benessere di altri e non agirà contro i suoi interessi“.

L’intervento è stato al forum della “Settimana dell’energia” a Mosca e le sue dichiarazioni, sommate alla recente decisione della Cina di non vendere il gas naturale liquefatto al fine di tutelare i propri cittadini per l’inverno che sta per arrivare (approfondimento al link).

Restano ancora incomprensibili i motivi che hanno spinto l’Ue ad applicare la strategia del price cap (ovvero porre un tetto al prezzo di acquisto) per il gas russo; il perché lo spiega in estrema sintesi il nostro vignettista Alfio Krancic con la sua vignetta.