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Parler sifda Twitter e punta sulla libertà di espressione

Censure sempre al centro delle critiche: il social si candida come alternativa.
Funzionamento identico, promette spazio a tutte le idee. Interessante l’investimento.

Le censure dei tweets ed i blocchi degli account sono sempre al centro delle critiche inerenti alla libertà di espressione e delle qualità dell’informazione.

Il tema è caldo ormai da tempo ma, inevitabilmente, c’è stata un’impennata di contestazioni durante il periodo delle elezioni americane.

Da un lato i tweets di Donald Trump censurati da Twitter venivano visti come mancanza della libertà di espressione, dall’altro come filtro alle fake news.

Breve il passo che portava poi alle critiche (a volte anche pesanti nei termini usati) dei sostenitori di una o dell’altra parte, che sfociava in una pioggia di account sospesi o addirittura bloccati.

Da qui si passava alle minacce degli iscritti di non tornare più ad utilizzare la piattaforma perché appunto limitante della libertà di espressione, per aver ricevuto una sospensione o un blocco ingiustificati e via dicendo; tutti, o quasi, però poi tornavano ad usare il social network, anche a costo di creare un account nuovo e perdendo quindi tutti i followers acquisiti nel tempo, perché di fatto non vi erano alternative alla tipologia di partecipare ad una discussione pubblica in rete sui temi, principalmente, di politica, economia, finanza ed attualità.

Ecco allora che, nell’agosto del 2018, ad Henderson (in Nevada) per mano di John Matze e Jared Thomson nasce Parler, che in francese significa letteralmente “parlare” e si auto-definisce la “piazzetta del mondo”; i due alunni del programma di informatica dell’Università di Denver hanno creato una piattaforma dal design e dalle funzionalità sostanzialmente identiche a Twitter: si può dare eco ad un post (che equivale al “ritwitta” di Twitter), votarlo (che corrisponde al “mi piace” a forma di cuore di Twitter) oppure commentare (sempre con un limite al numero di caratteri possibili).

I profili ritenuti sostenitori di Trump, conservatori, teorici della cospirazione ed estremisti di destra hanno iniziato a spostarsi su questo social network, lamentando che Twitter (o Facebook) non permettessero la libertà di espressione oscurando i loro post ed impedendo di fatto la circolazione delle loro idee, fossero queste espresse direttamente nei post piuttosto che con la chiusura dei link riportanti tesi a loro favore (bloccando le fonti pubblicate su youtube, siti, articoli, eccetera).

La lamentela principale dei profili che abbandonano questi canali è infatti quella che i punti di vista differenti dal meanstream non possano essere espressi, pena la chiusura dell’account. Quanto appena detto, viene vissuto come una monopolizzazione dell’informazione.

La piattaforma attualmente non ha una grande diffusione ma sta crescendo molto velocemente: a fine giugno registrava circa un milione e mezzo di utenti giornalieri e solo due settimane più tardi ne contava oltre due milioni ed ottocento mila.

Al momento non risultano avere un account Parler molti personaggi famosi, ma la loro eventuale iscrizione al social potrebbe garantirne un ulteriore forte slancio.

Per il momento Parler si propone di essere competitivo puntando sulla libertà di parola senza correre il rischio di essere bloccati, al fine di alimentare una discussione aperta che crei valore aggiunto e condivisione di conoscenza, dichiarando comunque di garantire il non accesso ai troll ed ai contenuti sensibili.

Per chi, invece, vive con distacco i social network, potrebbe essere interessante tenere monitorato l’andamento di Parler per eventuali futuri investimenti in Borsa.

Inter: bilancio in rosso di 102,4 milioni di euro

Chiuso il bilancio al 30 giugno 2020.
Assemblea degli azionisti svolta in videoconferenza.

Gli effetti del Covid-19 si fanno sentire, pesantemente, anche nel mondo del calcio.

L’Inter, ufficialmente F.C. Internazionale Milano S.p.A., ha infatti chiuso il bilancio al 30 giugno 2020 facendo registrare una perdita di 102,4 milioni di euro.

L’assemblea degli azionisti, svoltasi tramite videoconferenza, ha approvato la sopracitata chiusura di bilancio in rosso.

Più precisamente, l’esercizio ha visto una diminuzione dei ricavi che si aggira sui 45 milioni di euro ed il dato consolidato si è attestato a quota 372,4 milioni di euro; l’Ebitda è risultato pari a 14,5 milioni di euro.

Forex: calano dollaro e corona svedese, salgono euro e sterlina

Euro e sterlina ai massimi da circa tre mesi; Qe in Svezia.
Investitori in cerca di rischi e mercati in attesa dell’incontro tra Londra e Bruxelles.

Buttando lo sguardo all’andamento delle valute, si vede che l’euro è salito ai massimi da quasi tre mesi e che sulla stessa scia viaggia la sterlina, anch’essa vicina ai massimi da tre mesi nel confronto con il dollaro americano.

Quanto alla sterlina, inoltre, i trader sono in attesa di dettagli in merito ai colloqui sul commercio tra Londra e Bruxelles di questa settimana.

Chi cala, appunto, è invece il biglietto verde, sulla base di dati Usa deboli probabilmente dovuti alla fase di incertezza che gli Usa stanno attraversando a livello politico.

In calo anche la corona svedese, che perde terreno rispetto all’euro vista la decisione della Riksbank (la Banca Centrale della Svezia) di estendere il programma di quantative easing.

Più in generale, gli investitori sono in cerca di asset più rischiosi legati alle materie prime a livello globale ed ai mercati emergenti.

Usa: il Pil rimbalza del 33,1% nel terzo trimestre

Dopo il crollo dovuti al Covid-19, l’economia statunitense ha saputo reagire.
I posti di lavoro persi sono stati “coperti” dai sussidi, che Biden sembra voler interrompere.

Ci si attendeva un rimbalzo del Pil Usa, dopo il crollo del secondo trimestre.

Quanto perso durante la prima fase dell’epidemia dovuta al Covid-19, infatti, è stato recuperato nel terzo trimestre.

Se in prima battuta gli Stati Uniti avevano fatto registrare una perdita di Pil pari al 31,4%, le politiche economiche attuate hanno permesso di recuperare segnando una crescita pari al 33,1% nel terzo trimestre.

Mentre si seguono con attenzione le vicende relative all’esito delle elezioni presidenziali con Biden che rivendica una vittoria democratica e Trump che annuncia ricorsi per frodi, l’amministrazione “uscente” è riuscita a far tornare l’economia ai livelli pre-coronavirus.

Questi, infatti, i dati che emergono dal dipartimento del Commercio americano, che segnala anche un aumento dei sussidi per disoccupazione.

Quanto a quest’ultimo dato, più precisamente, nell’ultima settimana si sono aggiunte 30 mila richieste, portando i sussidi a quota 778 mila, in crescita rispetto ai 748 mila della settimana precedente.

Se da una parte il dato indica che il mercato del lavoro stia ancora subendo gli effetti della pandemia, dall’altra gli Usa hanno saputo colmare le perdite con politiche economiche che riportassero il Pil a regime.

Positivi anche i dati sugli ordini di beni durevoli, cresciuti nel terzo trimestre dell’1,3% rispetto allo 0,8% previsto dagli analisti ed in aumento rispetto al dato di settembre, che aveva fatto registrare un +1,2%.

Gli Stati Uniti sono stati, infatti, tra i Paesi che hanno provveduto a fare versamenti direttamente nei conti correnti dei cittadini, dato che la perdita del posto di lavoro non dipendeva da fattori a loro imputabili (in Italia invece, per esempio, si sono persi sia posti di lavoro che Pil facendo registrare il peggior crollo dell’Eurozona).

Pare che Biden non sia invece altrettanto intenzionato a continuare nella via dei sussidi e, a commento del dato, arriva anche l’analisi di Paul Molte, di Kinsview Investment:

“Il timore è che il mercato del lavoro stia facendo passi indietro rispetto ai progressi fatti sulla scia degli stimoli all’economia; ora gli stimoli si sono esauriti e non ce ne sono di nuovi in arrivo.”

Vaccino Covid-19, lo fareste? “No”

Nel sondaggio i lettori esprimono un secco “No”.
Il “Si” non raggiunge il 10%, con una quota simile a quella degli indecisi.

Sono giorni caldi per il vaccino del Covid-19.

L’Ue sta firmando contratti con diverse case farmaceutiche (approfondimenti ai link1, link2 e link3) al fine di approvvigionare gli Stati membri delle dosi di vaccino necessarie e di farlo il prima possibile.

General Magazine, nel frattempo, ha lanciato un sondaggio su twitter per vedere quanti cittadini si sottoporrebbero o meno al vaccino.

La risposta dei lettori è stata decisamente orientata al “no“, che ha toccato quota 89%.

Il “Si” si è fermato ad un 7%, mentre gli indecisi (“Non saprei“) sono stati il 4,1%).

Di seguito, il risultato da noi effettuato: