Gli Usa offrono la grazia a Maduro se lascia il potere

Il leader venezuelano è incriminato dal dipartimento di Giustizia americano.
Offerti 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.

Gli Stati Uniti stanno tenendo una serie di colloqui segreti per convincere il presidente venezuelano Nicolas Maduro a lasciare il potere in cambio della grazia.

Lo riporta Ansa citando fonti informate al Wall Street Journal secondo le quali l’amministrazione Biden ha messo “tutto sul tavolo” per convincere il leader venezuelano ad andarsene prima della fine del suo mandato a gennaio.

Maduro deve affrontare una serie di incriminazioni da parte del dipartimento di Giustizia americano e nel 2020 gli Usa hanno messo una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.

Ucraina-Russia, si allontana la pace. Zelensky: Mosca deve pagare

Il presidente ucraino abbandona l’idea della pace: “mosca ha portato la guerra nella nostra terra e deve sentire ciò che ha fatto”.
Dimentica però i fatti del Donbas.

Sono grato a ogni soldato e comandante che garantisce la protezione delle nostre posizioni ucraine e l’adempimento dei nostri compiti di difesa. Gli ucraini sanno come raggiungere i propri obiettivi. La Russia ha portato la guerra nella nostra terra e deve sentire ciò che ha fatto“.

Come riporta Ansa, lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo discorso serale, mentre prosegue l’offensiva ucraina nella regione russa di Kursk.

Zelensky fa dunque marcia indietro sulla volontà di sedersi ad un tavolo per discutere la pace con Putin ed accusa Mosca di aver portato la guerra in Ucraina; dimentica, però, perchè la guerra è iniziata: per 7-8 anni l’Ucraina ha bombardato il Donbas violando gli accordi di Minsk (firmati anche in presenza di Angela Merkel e Francois Hollande) che hanno portato il Donbas a richiedere ufficialmente l’aiuto della Russia dato che l’Ucraina rifiutava il cessate il fuoco.

In tempi non sospetti, infatti, fu anche il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ad invocare l’intervento di Putin nel Donbas al fine di ristabilire gli equilibri ed il rispetto del Protocollo di Minsk (approfondimento al link).

Bosch punta Whirlpool. Ecco i ruoli di Electrolux, Beko e Whirlpool USA

Settore del bianco in convulsione.
Aziende top players, geopolitica, Isis, pirati e Boko Aram: ecco come sta succedendo.

Lo scenario mondiale delle M&A (ovvero delle fusioni ed acquisizioni) nel settore strategico della tecnologia domestica (elettrodomestici, Smart Home, elettronica di consumo, clima, componenti, eccetera) che pareva concluso con l’acquisizione da parte del gruppo Beko (della conglomerata turca Koç, una potenza finanziaria mondiale) della Whirlpool (Europa, Africa, Russia e MO), è in convulsione.

Non solo. È inoltre ancora sospesa la conclusione della vicenda Electrolux (in lizza Midea, Hisense, Samsung o LG) e la Whirlpool Us (quel che resta della multinazionale) starebbe per essere comprata dalla Bosch.

Come riporta First Online, mesi fa un alto dirigente della società di Stoccarda (Gerlingen) aveva confermato che il gruppo aveva intenzioni di fare shopping ma solo per accrescere realmente e consistentemente i perimetri attuali.

Handelsblatt e Reuters hanno recentemente reso noto che l’offerta che il gruppo tedesco aveva fatto a Marc Bitzer, Ceo e presidente Whirlpool (tra tedeschi ci si intende sempre) è ben diversa da come è stata diffusa.

A comprare sarebbe non la Corporation ma la Fondazione Robert Bosch, il che è decisamente diverso poiché essendo una istituzione senza scopo di lucro, non dovrebbe per esempio distribuire dividendi agli azionisti. Oltre ad avere compiti e opportunità ben diverse dalla Corporation.

Posto che Bosch deve assolutamente diversificare attività ed investimenti (il settore auto in forte crisi), il problema è che il prossimo governo americano calerà la mannaia di dazi ingenti su tutto ciò che non è made in Usa e che la competizione con i cinesi ed i coreani è impari e sempre più insostenibile.

L’accordo tra le due company prevederebbe, sempre secondo quanto riporta First Online, eventualmente l’aggiunta a prezzi molto buoni anche di Electrolux per una nuova società interamente made in Usa (esente da dazi) subito da mettere in quotazione allo Stock Echange, dove capitali finanziari in cerca di opportunità e in gran parte legati alla fiorentissima e abilissima finanza ebraica (presente tra l’altro nei fondi pensione pare di Whirlpool e legata anche a Bosch) sono disponibili.

Voci molto insistenti riferiscono anche di un accordo tra Beko e Whirlpool per acquisire Electrolux e procedere alla messa in Borsa.

Dietro questi presunti movimenti si cela la ricerca di soluzioni che escludano capitali e aziende cinesi (il governo americano era già intervenuto per impedire la cessione di Whirlpool ai cinesi).

Dal Forecast Research di Allianz Trade arriva la news che a causa dell’aggravamento dei disastri sui nove stretti mondiali, le aziende prevedono un ulteriore calo del fatturato del 15% (addirittura quasi solo per il blocco dello Stretto delle Lacrime cioè Bab Al Mandeb).

In mano ormai non ai pirati ma a tutto il pulviscolo ex Isis e Boko Aram che dall’Africa si sono spostati da molti mesi sugli stretti e che concedono ai pirati la “licenza” di lavorare previo pagamento di una mazzetta del 20-30%.

Anche l’Italia segue attentamente le vicende: le aziende italiane che fabbricano da sempre componenti strategici per la filiera degli elettrodomestici e che sono sopravvissute allo tsunami dei prodotti cheap cinesi sono riconosciute come aziende che lavorano bene, ma quando qualcuno compra poi può spostare equilibri e quote di mercato.

Nato: Mark Rutte sarà il nuovo segretario generale

L’ex primo ministro olandese ha sostituirà Jens Stoltenberg.
L’incarico inizierà il 2 ottobre.

Mark Rutte sarà il prossimo segretario generale della Nato al posto dell’uscente Jens Stoltenberg.

L’ex primo ministro olandese, come riporta Il Sole 24 Ore, ha infatti ricevuto il sostegno della Romania, ultimo Paese che mancava all’appello, dopo che già martedì era arrivato il sostegno di Ungheria e Slovacchia.

Assumerà ufficialmente la sua nuova posizione il 2 ottobre, ovvero a circa un mese delle elezioni presidenziali americane.

Erdogan: “Porteremo Netanyahu in tribunale per Rafah”

Il premier ruco paragona quello israeliano a Hitler e a Milosevic.
Poi definisce Israele “uno Stato terrorista”.

Come Turchia, faremo di tutto affinché questi barbari vengano ritenuti responsabili” davanti alla giustizia per i “crimini” che hanno commesso.

Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, citando il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il suo governo e criticandoli per l’attacco contro Rafah.

Durante una conferenza a Istanbul, trasmessa dalla tv di Stato Trt e poi ripresa da Ansa, il leader turco ha paragonato nuovamente Netanyahu a Adolf Hitler e Slobodan Milosevic, aggiungendo che l’attacco di Israele contro un campo profughi a Rafahrivela il volto sanguinoso” del premier israeliano.

Fino a che Netanyahu e la sua rete omicida non riusciranno a spezzare l’eroica resistenza del popolo palestinese, resteranno con le spalle al muro nel loro Paese e cercheranno di prolungare la propria vita politica spargendo altro sangue ma presto si renderanno conto che questo non serve a nulla“, ha aggiunto il leader turco, chiamando nuovamente Israeleuno Stato terrorista” e definendo il raid contro il campo profughi di Rafahun massacro“, sottolineando che “ha avuto luogo dopo l’appello della Corte internazionale di Giustizia a fermare gli attacchi“.