Polonia: richiesta di processo per il presidente della Banca Nazionale

Era capitato solo una volta in Europa.
Il mercato non sembra comunque risentirne per il momento.

La richiesta di processo davanti al Tribunale di Stato per il presidente della banca centrale è una rarità, è successo solo una volta in Europa, dopo gravi accuse penali.

Eppure in Polonia, come riporta Polonia Oggi, i deputati della maggioranza al potere hanno presentato la richiesta di chiamare il presidente della Banca Nazionale Polacca, Adam Glapiński, a rispondere davanti al Tribunale di Stato, il che potrebbe richiedere da 6 a 12 mesi.

La richiesta di procedimento davanti ad un Tribunale di Stato per il presidente della NBP (Banca Nazionale Polacca) potrebbe influenzare i rendimenti dei titoli di Stato e il comportamento dello złoty, ma il mercato non prevede cambiamenti nella politica monetaria.

I rendimenti dei titoli di Stato polacchi hanno registrato un lieve calo, mentre lo złoty si è leggermente indebolito rispetto all’euro, ma si è rafforzato rispetto al dollaro.

In Borsa le azioni sono aumentate, il WIG20 ha guadagnato il 2,2%, che potrebbe essere il risultato delle note positive riguardanti Cyfrowy Polsat, LPP e mBank.

Limiti Ue al contante

Soglia 10.000 euro e controlli sopra i 3.000. Occhio anche alle criptovalute.
Gli Stati potranno imporre soglie minori, non superiori.

Tetto all’uso del contante da parte dell’Ue.

Come al solito, la motivazione (per molti la scusa) è quella di farlo passare come un pacchetto antiriciclaggio.

A breve, infatti, la soglia dei pagamenti in contanti prevista dall’Ue sarà di 10.000 euro ma i controlli saranno obbligatori già a partire da soglie superiori ai 3.000 euro.

Gli Stati, inoltre, potranno decidere di imporre limiti più bassi; non è riportata, invece, l’opzione di poter alzare la soglia.

Non solo. Come riporta Il Sole 24 Ore, anche i beni di lusso saranno tracciati con gioiellieri, orafi ed orologiai che dovranno tracciare le loro vendite in maniera ancor più dettagliata.

Ancora, a finire sotto la lente di ingrandimento sarà anche chi investirà somme superiori ai 1.000 euro in criptovalute.

Davos, Schwab: non serviranno più le elezioni, ci penserà l’AI

Secondo il fondatore del WEF, l’intelligenza artificiale eleggerà i governi perchè ha potere predittivo.
Vi fidereste?

Le elezioni non serviranno più.

Parola di Kaus Schwab, fondatore e presidente del WEF (World Economic Forum), che si tiene ogni anno a Davos.

Secondo quanto dichiara lo stesso Schwab durante il forum, infatti, ci penserà l’intelligenza artificiale ad eleggere i governi.

Più precisamente, Schwab sostiene che ora la tecnologia, e le tecnologie digitali, abbiano principalmente un potere analitico; in futuro, invece, entreremo in un potere predittivo. Quindi, significa che non sarà nemmeno più necessario tenere le elezioni perchè puoi già prevedere cosa succede e quale sarà il risultato.

Nonostante la fondazione non abbia fini di lucro, Jacques Attali in un’intervista al quotidiano La Liberté ha detto di credere che “Davos sia un’operazione commerciale molto efficiente in cui bisogna pagare molti soldi per partecipare“.

Nel 2015, inoltre, il WEF è stato formalmente riconosciuto dal governo svizzero come “organismo internazionale.

E voi, vi fidereste dell’intelligenza artificiale nell’elezione dei governi? O la reputate un modo decisamente più facile di manipolare le scelte rispetto al già manipolabile sistema attuale?

Etiopia ufficialmente in default

Alto indebitamento estero e bassissime riserve valutarie.
Fondi speculativi alla finestra.

È scattato ufficialmente il default per l’Etiopia dopo il mancato pagamento della cedola semestrale da 33 milioni di dollari.

La scadenza era avvenuta in data 11 dicembre, ma l’Eurobond in questione (ISIN: XS1151974877) prevedeva un periodo di garanzia di 14 giorni. Pertanto, l’ultimo giorno per evitare l’evento creditizio è stato ieri 26 dicembre, anche se venerdì 22 era stato l’ultimo lavorativo entro cui provvedere al pagamento, come riporta InvestireOggi.

Il titolo è di 1 miliardo di dollari, stacca cedola su base annuale del 6,625% e teoricamente dovrebbe essere rimborsato a fine 2024.

Già S&P aveva declassato l’Etiopia al rating SD, ossia a Default Selettivo, prevedendo che il governo non avrebbe onorato il debito.

Esso stesso, in effetti, aveva annunciato prima del giorno 11 che non avrebbe effettuato il pagamento a causa delle basse riserve valutarie e della fragile posizione esterna del Paese.

L’Etiopia è il secondo stato africano più popoloso dopo la Nigeria e il terzo ad essere andato in default nel continente dopo Zambia e Ghana in era Covid.

Il suo debito pubblico risulta relativamente basso in rapporto al PIL (32% a fine 2022), ma non ci sono risorse per servirlo.

Il debito estero è elevato e le riserve valutarie bassissime, a causa di una bilancia dei pagamenti in forte deficit.

L’economia etiope, dunque, non è competitiva, per cui non attira capitali esteri e né riesce ad esportare in misura superiore alla quantità di merci e servizi importati.

C’è da dire che l’Eurobond 2024 ha segnato un balzo da meno di 59 a 67 centesimi in appena una settimana.

Il rendimento lordo alla scadenza supera attualmente il 63%, anche se dopo il default le negoziazioni saranno verosimilmente sospese sulle piattaforme internazionali.

Il boom non è del tutto irrazionale.: già con il mancato pagamento della cedola il governo aveva proposto uno schema di rinegoziazione prevedente l’ammortizzazione del capitale tra il 2028 e il 2032, il taglio della cedola al 5,50% e la sua corresponsione per metà nel quinquennio indicato.

I creditori stanno scommettendo, quindi, sulla capacità dell’Etiopia di giungere presto alla ristrutturazione del debito, anche grazie all’adesione al “Common Framework“, l’iniziativa del G20 che punta ad affiancare il Club di Parigi nella risoluzione delle controversie tra paesi emergenti e creditori.

D’altra parte, i prezzi dell’Eurobond sono già bassi da allettare i fondi speculativi.

Evasione fiscale: la mappa europea

Germania prima per evasione, Italia poi non così male.
Chi fa la morale agli altri o evade o è un paradiso fiscale.

Italia regina per evasione fiscale come continuano a ripeterci e a farci voler credere?

Assolutamente no, anzi.

Dopo aver svelato che il problema dell’evasione non è il famoso idraulico che non emette lo scontrino ma sono le grandi multinazionali che evadono miliardi di euro (basti pensare allo scandalo della tedesca Wirecard) per poi pagare al massimo qualche piccola multa, ora vediamo che non è chi predica bene a dare l’esempio.

Chi svetta nella classifica europea dell’evasione fiscale è, infatti, la tanto dura e pura Germania, sempre pronta a giudicare e criticare gli altri quando dovrebbe per prima guardare in casa propria.

Pensate che a livello di imprese, il record di evasione fiscale lo fece un’altra azienda tedesca: la Siemens.

A farle eco nelle critiche, in particolar modo verso l’Italia, era stato anche il Lussemburgo tramite le parole dell’ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: guarda caso, il Lussemburgo avrebbe poco da parlare essendo un paradiso fiscale.

Di seguito, la mappa dell’evasione fiscale in Europa fornita da Atlas of the Offshore World, EU Tax Observatory: