Uccisa a Times Square la vicepresidente di Bank of America

Erin Piacenti è stata accoltellata a Times Square.
La polizia: aggressione casuale.

Aveva 32 anni ed una carriera già avviata nel mondo della finanza e del diritto Erin Piacenti, la vicepresidente di Bank of America morta lunedì 31 agosto a New York in un’aggressione casuale a Times Square.

Piacenti è stata accoltellata nel pomeriggio, intorno alle 16:24, nei pressi di West 42nd Street e Seventh Avenue. La donna che l’ha aggredita, una 49enne armata di due grossi coltelli, aveva poco prima ferito un uomo di 68 anni. La polizia ha poi aperto il fuoco contro l’aggressore, che è morta in ospedale.

Piacenti è deceduta dopo essere stata trasportata al Bellevue Hospital. Le autorità hanno definito l’attacco casuale e non provocato, come riporta Milano Finanza.

Piacenti lavorava a Manhattan per Bank of America come vice president nella divisione Business Selection and Conflicts, all’interno della corporate and investment bank. Era entrata nel gruppo 18 mesi fa. Il suo ufficio si trovava a One Bryant Park, a poca distanza da Times Square. In una nota interna, Bank of America ha espresso «profondo dolore» per la perdita della collega, definita una collaboratrice di valore che sarà molto sentita dalla banca.

La sua formazione univa finanza e diritto. Nel 2016 Piacenti aveva conseguito la laurea alla University of Pennsylvania, per poi ottenere nel 2021 il titolo in legge alla Fordham Law School. Anche il marito, Frank Piacenti, è un avvocato e ha frequentato Fordham Law. La coppia aveva celebrato da poco il secondo anniversario di matrimonio.

Bank of America: rublo miglior valuta del 2025

Le strategie europee per mettere in ginocchio la Russia sono autolesioniste.
E i proclami crollano di fronte ai dati.

La Bank of America ha nominato il rublo la migliore valuta del 2025.

Come riporta la Cbnc, infatti, la valuta russa si è rafforzata di oltre il 40%, nonostante un lungo conflitto, una crisi economica, sanzioni e il calo dei prezzi del petrolio.

Parrebbe che le strategie europee di mettere in ginocchio la Russia non stiano funzionando molto bene. Del resto, una cosa analoga è accaduta con le importazioni di gas e petrolio provenienti dalla Russia, dove l’Ue dichiara di aver praticamente chiuso gli acquisti mentre altro non fa che far fare alle risorse un giro più ampio per dimostrare che non arrivano dalla Russia, con l’unica conseguenza che ai cittadini europei queste risorse costano di più (approfondimento ai link1 e link2).

Goldman Sachs: pronti 4.000 licenziamenti

Dopo i 500 tagli di settembre, posto a rischio per l’8% della forza lavoro.
L’operazione potrebbe concludersi già entro gennaio. Tagli anche per gli altri gruppi.

Goldman Sachs prepara il licenziamento di quattromila dipendenti, l’8% della sua forza lavoro, nel più duro giro di vite sui costi tra i protagonisti di Wall Street.

I grandi marchi della finanza risentono del nuovo clima di debolezza economica, con inflazione e tassi d’interesse in rialzo e la guerra in Ucraina irrisolta che hanno aggravato brusche frenate nei deal, dalle fusioni e acquisizioni ai collocamenti.

I tagli a Goldman, secondo le indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore, potrebbero scattare entro fine gennaio, prima forse del pagamento dei tradizionali bonus che nel settore rappresentano una voce significativa dei compensi.

La banca aveva già eliminato 500 posti a settembre e indicato di voler considerare riduzioni di almeno il 40% nei premi a migliaia di investment bankers, un record dalla crisi del 2008.

Goldman, con le nuove mosse, si erge a simbolo della corsa all’austerità, con Wall Street che potrebbe seguire la strada imboccata dall’hi-tech nell’archiviare facili espansioni pandemiche e post-pandemiche.

Di recente Morgan Stanley ha cancellato 1.600 posti, il 2% del totale; Citigroup ne ha eliminati a decine, dall’Europa all’Asia.

JP Morgan e Bank of America hanno in cantiere sforbiciate ai bonus del 30% e gli analisti spingono le stime per l’intera alta finanza, a conti fatti, ormai verso il 50%.

Tra i gruppi globali tagli sono in programma anche a Credit Suisse, 2.700, e Barclays, circa 200.

Goldman è parsa tra gli istituti americani più esposti alla necessità di risparmi, reduce da ondate di assunzioni che hanno spinto il numero totale dei dipendenti a 49.100 a fine settembre, in rialzo del 14% dall’anno scorso e del 28% da fine 2019.

Aveva sospeso persino la tradizionale pratica annuale di licenziare chi ha le performance più deboli, abitualmente tra l’1 e il 5% dei dipendenti.

Il quintetto composto da Goldman, Morgan Stanley, JP Morgan, Bofa e Citi aveva nell’insieme aumentato gli organici di oltre 60.000 dipendenti in 3 anni, del 10% in media.

Alla banca di Wall Street per eccellenza la nuova ristrutturazione dovrebbe riguardare tutte le attività, in particolare centinaia di dipendenti nel suo business al consumo Marcus, una delle scommesse degli ultimi anni dove la società ha però ammesso cocenti delusioni.

Il chief executive David Solomon non ha fatto mistero di prevedere tempi più difficili.

Ad una recente conferenza di settore aveva sottolineato di “percepire venti contrari, soprattutto nel breve periodo” e di aver messo in moto piani per “mitigare le spese”.

Nel terzo trimestre del 2022 Goldman aveva riportato flessioni dei profitti del 43% e delle entrate del 12%, con l’investment banking caduto del 57%.