Barron Trump lancia un brand di bevande energetiche

Il padre Donald nel consiglio di amministrazione della start-up.
Forti investimenti anche in criptovalute per il rampollo della Casa Bianca.

Il figlio più piccolo del presidente Usa Donald TrumpBarron, presenta in anteprima i primi gusti di una bevanda energetica.

Il giovane Trump è uno dei cinque direttori della start-up di tisane SOLLOS Yerba Mate Inc., il cui  lancio è previsto per maggio 2026  con varianti al gusto di ananas e cocco.

La yerba mate è un infuso amaro originario del Sud America, commercializzato come alternativa al caffè contenente caffeina.

Secondo i documenti depositati presso il registro delle imprese statale, Trump è membro del consiglio di amministrazione della società, costituita in Florida lo scorso dicembre.

La società è inoltre registrata nel Delaware, uno stato particolarmente favorevole alle imprese. Secondo i documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense, Sollos Yerba Mate ha raccolto 1 milione di dollari da investitori privati.

Barron ha creato l’impresa con amici del liceo, l’Oxbridge Academy di West Palm Beach, in Florida. Ora il rampollo multimilionario è al secondo anno presso la Stern School of Business della New York University, e ha manifestato l’intenzione di seguire le orme della famiglia nel settore imprenditoriale piuttosto che in quello politico.

Come riporta RaiNews, infatti, oltre alla sua azienda di energy drink, Barron si è cimentato anche nel settore delle criptovalute, fondando World Liberty Financial insieme a suo padre e ai suoi fratelli maggiori, Don Jr. ed Eric., dove ha un interesse significativo: stime indicano che avrebbe accumulato circa 150 milioni di dollari principalmente da investimenti crypto come token WLFI e Bitcoin.

Una voce virale sul web in queste settimane, speculava su un presunto investimento di 30 milioni di dollari in petrolio 48 ore prima del conflitto, ma è stata smentita da fact-checker.

La Polonia blocca la legge sul mercato delle cripto-attività

Il Presidente della Repubblica: minaccia la libertà dei cittadini, la sicurezza dei loro beni e la stabilità economica dello Stato.

Il presidente Karol Nawrocki ha posto il veto alla legge sul mercato delle cripto-attività, ritenendo che le sue disposizioni minaccino le libertà dei cittadini, la sicurezza dei loro beni e la stabilità economica dello stato.

La decisione, come riporta Polonia Oggi, è stata comunicata dal portavoce presidenziale Rafał Leśkiewicz, che ha sottolineato come il capo dello Stato usa questo strumento costituzionale solo quando le nuove leggi creano reali pericoli per i cittadini.

Secondo Leśkiewicz, uno dei motivi principali del veto sono le norme che consentirebbero il blocco amministrativo delle pagine web delle imprese operanti nel settore delle cripto-attività.

Il portavoce ha osservato che tali meccanismi sono imprecisi e comportano il rischio di abusi. In pratica, potrebbero portare a situazioni in cui gli utenti perdono l’accesso ai propri fondi digitali senza chiare procedure di ricorso.

Ha inoltre ricordato che in molti paesi dell’Unione Europea, invece di bloccare i servizi online, si utilizza un sistema di avvisi per i consumatori, una soluzione meno invasiva ma ugualmente efficace.

Il secondo argomento riguarda l’eccessiva complessità della normativa. La legge polacca supera le cento pagine, mentre norme analoghe in altri paesi della regione, tra cui Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, sono molto più brevi. A giudizio di Leśkiewicz, una regolamentazione così lunga potrebbe scoraggiare gli imprenditori dall’operare in Polonia e spingerli a trasferire le loro attività all’estero, indebolendo il mercato interno.

Un problema rilevante sono anche le elevate commissioni di vigilanza che, secondo il Presidente, penalizzerebbero soprattutto le piccole imprese e le start-up, favorendo le grandi aziende internazionali e le banche. Tali soluzioni limiterebbero la concorrenza e rallenterebbero lo sviluppo dell’innovazione nel settore. Il portavoce ha ricordato inoltre che durante la campagna elettorale Karol Nawrocki si era espresso contro le normative che limitano eccessivamente la libertà di investire in cripto-attività.

Il Presidente non nega la necessità di regolamentare questo mercato, ma ritiene che ciò debba avvenire in modo proporzionato e conforme al regolamento europeo MiCA. A suo avviso, il governo, nonostante due anni di lavori preparatori, non è riuscito a elaborare una legge chiara. Sławomir Mentzen, leader del partito Nowa Nadzieja, ha ringraziato pubblicamente il Presidente per il veto. Secondo Mentzen, la legge avrebbe potuto distruggere il mercato delle criptovalute in Polonia.

Tuttavia il Ministero delle Finanze e dell’Economia sostiene che la legge sul mercato delle cripto-attività, approvata dal parlamento in ottobre e novembre, mirava ad attuare il regolamento MiCA nel diritto polacco e ad aumentare la sicurezza dei investimenti in cripto-attività. Le nuove norme avrebbero affidato la supervisione del mercato alla Commissione di Vigilanza Finanziaria, introdotto un registro degli operatori del settore e la responsabilità penale per le manipolazioni e altri reati. Secondo il ministero, le regolamentazioni avrebbero dovuto proteggere i cittadini dalle perdite finanziarie.

Trump lancia la propria criptovaluta

Capitalizzazione subito oltre i 5 miliardi di dollari.
La valuta digitale porta il suo nome.

Nella notte tra venerdì 17 e sabato 18 gennaio il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha annunciato il lancio della propria criptovaluta.

La criptovaluta, che porta il suo nome, ha scatenato una febbre d’acquisto che ha fatto salire in poche ore la sua valutazione complessiva fino ad oltre 5 miliardi di dollari.

Come riporta Il Sole 24 Ore, Trump ha presentato sui social la sua valuta digitale come una “moneta meme“.

Limiti Ue al contante

Soglia 10.000 euro e controlli sopra i 3.000. Occhio anche alle criptovalute.
Gli Stati potranno imporre soglie minori, non superiori.

Tetto all’uso del contante da parte dell’Ue.

Come al solito, la motivazione (per molti la scusa) è quella di farlo passare come un pacchetto antiriciclaggio.

A breve, infatti, la soglia dei pagamenti in contanti prevista dall’Ue sarà di 10.000 euro ma i controlli saranno obbligatori già a partire da soglie superiori ai 3.000 euro.

Gli Stati, inoltre, potranno decidere di imporre limiti più bassi; non è riportata, invece, l’opzione di poter alzare la soglia.

Non solo. Come riporta Il Sole 24 Ore, anche i beni di lusso saranno tracciati con gioiellieri, orafi ed orologiai che dovranno tracciare le loro vendite in maniera ancor più dettagliata.

Ancora, a finire sotto la lente di ingrandimento sarà anche chi investirà somme superiori ai 1.000 euro in criptovalute.

Euro digitale: decisione entro il 2023

In corso di valutazione usi, modalità e tempistiche.
Sarà disponibile anche per chi non ha un conto corrente.

Entro il 2023 la Banca centrale europea deciderà se iniziare ad emettere l’euro digitale, che servirà per i pagamenti diretti tra persone, oppure per fare acquisti nei negozi online o fisici o anche per pagare le pubbliche amministrazioni.

Sarà convertibile alla pari con le banconote e rappresenterebbe di fatto un altro mezzo di pagamento in euro, utilizzabile in Europa, ma custodito dai cittadini e non dalle banche.

Ecco, in dettaglio, cosa c’è da sapere su quella che viene chiamata anche “criptovaluta di Stato”.

Come riporta “Quotidiano.net“, l’euro digitale è una banconota in forma digitale: una moneta elettronica emessa dall’Eurosistema – quindi dalla Bce e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’area euro – accessibile a tutti, cittadini e imprese.

L’euro digitale affiancherebbe il contante senza sostituirlo e come il contante sarebbe custodito nel portafogli, in questo caso virtuale, del cittadino, ampliando la scelta su come pagare.

L’euro digitale consentirebbe a tutti i cittadini europei, anche a chi non ha un conto corrente, di effettuare pagamenti digitali in modo rapido, facile e sicuro. Inoltre ciò consentirebbe di abbattere, o addirittura eliminare, le commissioni previste quando effettuiamo pagamenti elettronici. Dunque, diventerebbe uno strumento di pagamento a basso costo, come è il contante.

Agli esercizi commerciali e alle piccole imprese un euro digitale fornirebbe un’altra modalità per ricevere pagamenti dalla clientela. Inoltre un euro digitale potrebbe rendere disponibili funzionalità avanzate, come il pagamento automatizzato o l’applicazione di una qualche forma di identità digitale.

Essendo garantito dalla Banca centrale europea, l’euro digitale rispetterebbe la privacy e la protezione dei dati.

Non solo. Non essendo depositato in banca, il cittadino godrebbe di maggiore tutela finanziaria: non sarebbe esposto ai fallimenti bancari e all’eventuale blocco dei soldi depositati.

Anche se ancora non è stata presa alcuna decisione in proposito, l’euro digitale potrebbe essere basato su una Dlt, cioè una distributed ledger technology, come la blockchain.

L’introduzione dell’euro digitale potrebbe mettere a rischio la stabilità finanziaria nell’area Ue: c’è chi, infatti, potrebbe usare la moneta digitale non come strumento di pagamento, ma come forma di investimento e in quest’ultimo caso le persone potrebbero correre ad acquistare euro digitali o spostare fondi dai depositi bancari all’euro digitale.

La Bce sta perciò studiando la possibilità di introdurre eventualmente dei limiti all’importo che è possibile detenere oppure di definire una remunerazione (cioè diversi tassi di interesse) a più livelli.

Se le disponibilità in euro digitali fossero remunerate, la remunerazione degli importi detenuti dai singoli individui per l’uso di base al dettaglio nei pagamenti (ossia “primo livello”) sarebbe pari a zero o positiva e quindi non peggiore rispetto al contante.

La remunerazione di “secondo livello” sarebbe invece inferiore a quella delle attività considerate sicure, per evitare che l’euro digitale diventi una forma di investimento.

Secondo quanto spiega la Banca centrale europea sul proprio sito, l’euro digitale non avrà conseguenze negative per il settore finanziario per due motivi: sarà soprattutto un mezzo di pagamento e non uno strumento di investimento e nella sua gestione saranno coinvolti intermediari sottoposti a vigilanza.

In realtà, potrebbe rappresentare un problema per gli istituti di credito se le quantità di denaro depositate in banca scendessero a favore dei portafogli virtuali.

Inoltre, l’euro digitale diventerebbe, alla stregua del contante, anonimo e dunque potrebbe entrare in conflitto con le norme antiriciclaggio.

Nel 2027, o nell’ipotesi migliore a fine 2026, potrebbe iniziare a circolare l’euro digitale in Europa.

A seguito del lavoro di sperimentazione condotto dalla Bce e dalle banche centrali nazionali dell’area dell’euro, nel luglio 2021 è stata avviata la fase di analisi del progetto sull’euro digitale.

L’obiettivo di questa fase è individuare la sua configurazione ottimale e assicurare che risponda alle esigenze degli utenti e analizzare anche come gli intermediari finanziari potrebbero fornire servizi front-end basati sull’euro digitale.

Questo lavoro sarà completato entro ottobre 2023: a quel punto il Consiglio direttivo deciderà se passare alla fase successiva, dedicata allo sviluppo di servizi integrati e alla conduzione di test ed eventualmente di sperimentazioni pratiche.

Questa ulteriore fase potrebbe richiedere circa tre anni.