Ue: approvati i dazi del 25% agli Usa

Le tariffe si applicheranno in 3 tranche.
L’Ungheria l’unica ad aver votato conto.

Via libera dell’Unione europea alla lista dei controdazi che Bruxelles metterà in campo per rispondere agli Usa.

Le tariffe, che per la gran parte dei prodotti saranno del 25%, si applicheranno in tre tranche: la prima dal 15 aprile, la seconda dal 16 maggio, la terza dal primo dicembre.

Il via libera è arrivato nella cosiddetta Comitatologia, procedura che la partecipazione dei rappresentanti dei Paesi membri nel rilasciare un parere formale a atti di esecuzione della Commissione.

Come riporta Ansa, l’unica ad aver votato contro è l’Ungheria.

Trump annuncia i dazi

Il presidente americano ufficializza i dazi sulle importazioni.
Ecco le percentuali per ogni nazione.

Ecco, di seguito, i dazi che il presidente americano Donald Trump ha annunciato ieri sulle importazioni:

  • 20% dall’EE
  • 34% dalla Cina
  • 46% dal Vietnam
  • 24% dal Giappone
  • 32% da Taiwan
  • 10% dal Regno Unito
  • 31% dalla Svizzera
  • 49% dalla Cambogia
  • 30% dal Sudafrica
  • 17% da Israele

Banca Centrale Polacca: non vediamo motivi per entrare nell’euro

La vicepresidente: stiamo crescendo molto più dell’area euro e per crescere abbiamo bisogno di una politica monetaria indipendente.

Lo scorso fine settimana si è tenuta a Londra la quattordicesima edizione del LSE SU Polish Economic Forum, una conferenza internazionale dedicata alla Polonia.

I partecipanti hanno avuto l’opportunità di ascoltare, tra gli altri, il discorso della prima vicepresidente della Banca Nazionale di Polonia, Marta Kightley, in cui ha fatto riferimento alla possibile adozione dell’euro da parte della Polonia:

“Non comprendo l’argomento secondo cui i tassi di interesse più bassi della zona euro aiuterebbero la nostra economia, perché nella zona euro ci sono stati anni di tassi di interesse negativi e la nostra crescita è stata maggiore”.

Secondo lei, nonostante la Polonia non faccia parte della zona euro, la sua posizione nel commercio internazionale è in crescita, come dimostra il fatto che le esportazioni sono raddoppiate negli ultimi 20 anni.

Come riporta Polonia Oggi, ha anche sottolineato quanto di seguito:

“Gli esportatori non vedono la valuta o il tasso di cambio come un problema. Dobbiamo crescere e per crescere abbiamo bisogno di una politica monetaria indipendente per un periodo di tempo sufficiente a mantenere il tasso di crescita”.

Nel gennaio scorso, nello studio annuale “Monitor Konwergencji z Unią Gospodarczą i Walutową”, il Ministero delle Finanze ha sottolineato che l’adesione della Polonia alla zona euro potrebbe rappresentare un fattore di instabilità economica.

A lungo termine, l’attuazione di riforme strutturali per rafforzare il potenziale e la produttività dell’economia polacca dovrebbe portare a un aumento del grado di somiglianza con gli Stati membri della zona euro.

Festa del papà contro festa della mamma: chi fa girare di più l’economia?

Ecco il confronto tra origini, tradizioni e marketing.
Vi ci rispecchiate?

Ogni anno, la festa della Mamma e la festa del Papà riempiono le vetrine dei negozi e i social con idee regalo e messaggi affettuosi. Eppure, dietro la celebrazione dell’amore dei figli, si nasconde una realtà interessante: l’impatto commerciale di queste due ricorrenze è tutt’altro che equilibrato. Mentre la Festa della Mamma genera un vero e proprio boom di vendite e campagne pubblicitarie, quella del Papà rimane più in sordina. 

Origini:

La Festa della Mamma: ha origini antiche, ma la versione moderna nasce nel XIX secolo negli USA. In Italia si celebra la seconda domenica di maggio.

La Festa del Papà: ha radici religiose in molti Paesi, spesso legata a San Giuseppe. In Italia si celebra il 19 marzo, mentre in altre nazioni varia.

Due feste, due sapori: il cuore (e il portafoglio) tra mamma e papà

Una cosa che accomuna la Festa della Mamma e quella del Papà, è il desiderio di celebrare l’amore familiare, senza ogni dubbio. Ma mentre la seconda domenica di maggio si riempie di fiori, cuori e dolcezza, il 19 marzo porta con sé il profumo di frittelle e antiche tradizioni. Due feste che, pur condividendo l’intento affettuoso, hanno un impatto molto diverso sul mercato.

Per la Festa del Papà, in Italia, la tavola si riempie di zeppole di San Giuseppe, fritte o al forno, ripiene di crema e amarene, un omaggio alla figura paterna legata alla tradizione religiosa. La Festa della Mamma, invece, ha meno vincoli culinari, ma spesso si accompagna a dolci più delicati, come le torte alla frutta o alla panna, simbolo di leggerezza e dolcezza materna.

Ma non è solo il palato a fare la differenza. Il mondo del commercio risponde in modo molto diverso a queste due ricorrenze: la Festa della Mamma è un evento di punta per il marketing, con campagne pubblicitarie emozionali e vendite record di fiori, gioielli e prodotti beauty. La Festa del Papà, pur essendo sentita, riceve meno attenzione pubblicitaria e vede una scelta di regali più orientata alla tecnologia, agli accessori o agli alcolici.

Perché questa disparità? È una questione culturale o commerciale? Scopriamo insieme come e perché queste due celebrazioni influenzano il mercato in modo così diverso.

Il valore oltre il mercato

Alla fine, che si tratti di una zeppola dorata o di una fetta di torta soffice, di un mazzo di fiori o di un orologio elegante, il vero valore della Festa della Mamma e della Festa del Papà non si misura nelle vendite, ma nei gesti. Perché dietro ogni regalo, piccolo o grande, c’è il desiderio di dire “grazie” a chi ci ha dato amore senza chiedere nulla in cambio.

L’amore che non si vende

E forse è proprio questa la vera differenza tra le due feste: non tanto il modo in cui il mercato le tratta, ma il modo in cui ognuno di noi sceglie di celebrarle. Perché, al di là delle strategie pubblicitarie e delle tendenze d’acquisto, più dei fiori o degli orologi, restano i ricordi: il cucchiaio affondato nella crema delle zeppole, le dita sporche di zucchero, il profumo di una torta che si raffredda sul davanzale. E in quei piccoli gesti, in quei sapori intrecciati alla memoria, si nasconde il regalo più grande: l’amore, quello vero, che non ha prezzo e non ha bisogno di un’occasione per essere celebrato.

Disastro Green Deal: Cina nuovo principale fornitore elettrodomestici in Ue

Il Green Deal fa lievitare i costi di produzione europei.
La Cina cresce del 32% superando la Polonia (+3%) nelle vendite; spinge anche la Turchia.

Il maggior fornitore di grandi elettrodomestici nell’UE non è più la Polonia perchè è stata scalzata dalla Cina.

Il quotidiano Rzeczpospolita (“Rz”) riporta che la Cina ha aumentato le sue vendite nei mercati dell’UE di ben il 32%, mentre la Polonia solo del 3% nello stesso periodo, con vendite per un valore di 3,7 miliardi di euro.

Come riporta Polonia Oggi, la cosa ha destato un po’ di stupore, soprattutto per l’aumento dei costi delle forniture dall’Asia durante la pandemia ed i problemi di disponibilità dei componenti.

Secondo “Rz”, l’industria dei grandi elettrodomestici considerava piuttosto la Turchia come la principale minaccia per la posizione delle fabbriche polacche, poiché sta aumentando costantemente le esportazioni verso l’Europa.

“Le importazioni dalla Cina stanno aumentando perché in Europa l’aumento dei costi di produzione, causato principalmente dal Patto Verde europeo, è così elevato che la redditività sta diminuendo. Di conseguenza, i produttori stanno chiudendo le fabbriche”, ha dichiarato al “Rz” Marcin Majchrzak, direttore generale del gruppo cinese Haier.

“L’aumento delle importazioni dalla Cina è anche il risultato dei programmi governativi a favore delle aziende. Si tratta di una politica di sostegno alle esportazioni da parte delle autorità cinesi, che riduce i costi di produzione e di trasporto. L’effetto si nota non solo nel settore degli elettrodomestici, ma anche nell’e-commerce o nel settore automobilistico”, ha dichiarato un produttore, citato da “Rz”.