Trump annuncia i dazi

Il presidente americano ufficializza i dazi sulle importazioni.
Ecco le percentuali per ogni nazione.

Ecco, di seguito, i dazi che il presidente americano Donald Trump ha annunciato ieri sulle importazioni:

  • 20% dall’EE
  • 34% dalla Cina
  • 46% dal Vietnam
  • 24% dal Giappone
  • 32% da Taiwan
  • 10% dal Regno Unito
  • 31% dalla Svizzera
  • 49% dalla Cambogia
  • 30% dal Sudafrica
  • 17% da Israele

Tusk: la Polonia non invierà soldati in Ucraina

Il premier polacco al vertice di Parigi: decisione presa da tempo, non torniamo sul tema; ma Francia e Gran Bretagna valutano una missione di pace.
Poi aggiunge: dobbiamo avere buone relazioni con gli Usa.

Donald Tusk ha partecipato al vertice della “coalizione dei volenterosi” a Parigi, dove si è discusso del sostegno all’Ucraina e della sicurezza dell’Europa.

Ha sottolineato che tutti i paesi erano unanimi nel condannare l’aggressione russa e nella necessità di aiutare l’Ucraina ma che la Polonia non prenderà parte a nessuna missione militare in Ucraina, ma si concentrerà sulla protezione del confine orientale e sull’organizzazione degli aiuti.

Il premier, come riporta Polonia Oggi, ha evidenziato che l’Europa deve rimanere unita e mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti.

La cooperazione tra i paesi si basa sulle sanzioni contro la Russia e sulla ricerca di nuove soluzioni al conflitto, anche se Budapest potrebbe non essere favorevole alla loro proroga.

Tusk ha elogiato i leader europei per la loro mobilitazione in materia di difesa, affermando che “l’Europa non è più ingenua”.

Ha riconosciuto che alcuni paesi, tra cui Francia e Regno Unito, stanno valutando una missione di pace, ma la Polonia non è coinvolta.

Il premier ha sottolineato che la decisione di non partecipare a una missione militare è stata presa da tempo e ha chiesto di non tornare sull’argomento.

Durante l’incontro con Emmanuel Macron, è stata discussa la cooperazione tra Polonia e Francia e la finalizzazione di un trattato sulle garanzie reciproche di sicurezza.

Al vertice hanno partecipato circa 30 leader, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky; le discussioni hanno riguardato non solo il sostegno all’Ucraina, ma anche la sicurezza europea in senso più ampio.

Banca Centrale Polacca: non vediamo motivi per entrare nell’euro

La vicepresidente: stiamo crescendo molto più dell’area euro e per crescere abbiamo bisogno di una politica monetaria indipendente.

Lo scorso fine settimana si è tenuta a Londra la quattordicesima edizione del LSE SU Polish Economic Forum, una conferenza internazionale dedicata alla Polonia.

I partecipanti hanno avuto l’opportunità di ascoltare, tra gli altri, il discorso della prima vicepresidente della Banca Nazionale di Polonia, Marta Kightley, in cui ha fatto riferimento alla possibile adozione dell’euro da parte della Polonia:

“Non comprendo l’argomento secondo cui i tassi di interesse più bassi della zona euro aiuterebbero la nostra economia, perché nella zona euro ci sono stati anni di tassi di interesse negativi e la nostra crescita è stata maggiore”.

Secondo lei, nonostante la Polonia non faccia parte della zona euro, la sua posizione nel commercio internazionale è in crescita, come dimostra il fatto che le esportazioni sono raddoppiate negli ultimi 20 anni.

Come riporta Polonia Oggi, ha anche sottolineato quanto di seguito:

Gli esportatori non vedono la valuta o il tasso di cambio come un problema. Dobbiamo crescere e per crescere abbiamo bisogno di una politica monetaria indipendente per un periodo di tempo sufficiente a mantenere il tasso di crescita”.

Nel gennaio scorso, nello studio annuale “Monitor Konwergencji z Unią Gospodarczą i Walutową”, il Ministero delle Finanze ha sottolineato che l’adesione della Polonia alla zona euro potrebbe rappresentare un fattore di instabilità economica.

A lungo termine, l’attuazione di riforme strutturali per rafforzare il potenziale e la produttività dell’economia polacca dovrebbe portare a un aumento del grado di somiglianza con gli Stati membri della zona euro.

Nuova Zelanda licenzia ambasciatore nel Regno Unito per osservazioni su Trump

Le azioni di Trump paragonate a quelle di Churchill nella seconda guerra mondiale.
Goff, figura chiava del centro-sinistra, ricopriva il ruolo solo dal 2023.

La Nuova Zelanda ha licenziato il suo ambasciatore nel Regno Unito dopo le sue controverse osservazioni sulla comprensione della storia da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Phil Goff, stando a quanto riporta Reuters, in una tavola rotonda a Londra ha paragonato gli sforzi di Trump per migliorare le relazioni con la Russia alle azioni di Winston Churchill durante la seconda guerra mondiale.

Il suo commento, in cui si chiedeva se Trump avesse davvero compreso il significato della storia, non è piaciuto al ministro degli Esteri neozelandese, Winston Peters, che ha definito le osservazioni profondamente deludenti e contrarie alle opinioni del Paese.

Goff, in precedenza una figura chiave del Partito Laburista di centro-sinistra, aveva assunto l’incarico solo nel 2023; di conseguenza, il governo neozelandese ha avviato il processo di transizione verso un nuovo ambasciatore nel Regno Unito.

Per ora, resta da vedere se questo avrà un impatto significativo sulle relazioni diplomatiche in corso tra Nuova Zelanda e Regno Unito.

Gli Usa congelano i fondi all’Ucraina

Kiev sotto choc attacca anche Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna per il loro passato.
Merezhko: “Ancora peggio di Monaco 1938”.

Kiev è sotto choc dopo la decisione di Donald Trump di congelare gli aiuti militari all’Ucraina.

Oleksandr Merezhko, presidente della commissione per gli affari esteri dell’Ucraina, afferma che la decisione dell’amministrazione Trump assomiglia all’accordo di Monaco del 1938 quando Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia raggiunsero un accordo che consentì alla Germania nazista l’annessione del Sudeti, l’allora Cecoslovacchia occidentale.

Secondo i media stranieri citati da Ansa, avrebbe dichiarato quanto di seguito:

Fermare gli aiuti significa aiutare Putin. Questo è peggio di Monaco, perché almeno lì non hanno cercato di dipingere la Cecoslovacchia come l’aggressore“.