Salvini: in guerra in Ucraina ci vadano Macron e Monti

Monti si accoda a Macron e ipotizza l’invio di truppe in Ucraina.
Il premier leghista si dice “turbato” dalle loro dichiarazioni.

Mi turba che dopo Macron, anche Monti oggi parli dell’invio di soldati italiani a combattere in Ucraina. Questi vanno curati: chi la pensa così e lo dice come se fosse una cosa normale, vale per Macron e per Monti, sono pericolosi“.

Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini arrivando a Rho Fiera a Milano, a proposito di quanto affermato in mattinata dall’ex premier Mario Monti a Radio 24 a proposito del conflitto tra Russia e Ucraina.

Come riporta Ansa, Monti avrebbe ipotizzato l’invio di truppe in Ucraina; “Parlare di soldati italiani che potranno andare a combattere e morire in Ucraina lo ritengo una cosa gravissima“, ha continuato Salvini.

Salvini contro le auto elettriche

Il premier Leghista: aiuterebbe l’industria cinese a scapito di quella italiana; Stellantis sta lasciando a casa migliaia di dipendenti.

Matteo Salvini non ci sta a dare in pasto ai cinesi un’industria, quella dell’automotive, che ha profonde radici in Italia.

Così, come riporta Adnkronos, in occasione della presentazione del Salone dell’Auto di Torino, in programma dal 13 al 15 settembre, Matteo Salvini è intervenuto duramente con le auto elettriche.

Un discorso acceso ma anche estremamente lungimirante, perché i tanto agognati incentivi auto che il Governo dovrebbe approvare entro la fine del mese di maggio, sosterranno anche l’industria cinese.

Ecobonus pensati soprattutto per favorire il mercato delle auto elettriche, segmento dove ormai, il dominio di grandi realtà presenti oltre oceano, è lampante.

Per Matteo Salvini gli incentivi non sono stati pensati per agevolare l’acquisto di auto cinesi, ma anche e soprattutto l’industria automobilistica italiana.

Dire di no a benzina e diesel è una grande fesseria”, queste le parole dure di Salvini contro una politica, quella soprattutto europea, che di fatto sta favorendo l’ingresso in Europa, di industrie cinesi, pronte a invadere il mercato, con tantissimi prodotti, validi, tecnologici, sicuri, ma che di sicuro contribuiranno al crollo dell’industria europea e al conseguente calo dell’occupazione.

La situazione di Mirafiori deve far riflettere: nel maxi-sito produttivo torinese, la scelta di produrre la Fiat 500 elettrica ha comportato conseguenze non da poco, perché sebbene sia un’auto elettrica dai grandi contenuti tecnologici, le vendite non hanno rispettato le aspettative. Poco più di 20.000 unità contro le attese 100.000 immatricolazioni, un tracollo dove a farne le spese sono i lavoratori, ora in cassa integrazione.

Salvini: non manderemo soldati in guerre non nostre

Il premier leghista si dice spaventato dalle parole di Macron.
Poi continua: non manderemo i nostri figli a fare guerre fuori dai confini europei.

Quando Macron parla di andare a combattere fuori dai confini europei io non sono d’accordo. Voglio parlare di scuola, università, agricoltura. Sono questi i temi che ci interessano e ai quali vogliamo impegnarci. Macron spaventa quando parla di queste cose. Non manderemo mai i nostri figli a fare guerre fuori dai confini europei che non siano le nostre“.

Come riporta Ansa, lo ha detto oggi Matteo Salvini a margine di un evento a Fossano (Cuneo).

Migranti: ecco chi dice “No”

Francia, Austria e Polonia si oppongono in prima linea.
“Pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Porta aperta alla collaborazione, priorità a tutte quelle soluzioni che consentano di arginare le partenze, protezione dei confini esteri dell’Unione europea ma un netto no all’accoglienza dei migranti di Lampedusa. Nessuna redistribuzione di chi arriva.

Insomma, la solidarietà europea non batte un colpo e gli Stati blindano le frontiere:

Siamo pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Le stesse frontiere che l’Ue tanto disprezza ma che poi rivendica contro la Russia penalizzando anche i normali cittadni e le attività economiche (approfondimento al link).

Nel giorno in cui il governo italiano ha varato ulteriori misure in materia di gestione dei flussi migratori, con la realizzazione di nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e la modifica del termine di trattenimento di chi entra illegalmente in Italia, innalzato a 18 mesi, limite massimo consentito dalle attuali normative europee, il ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin ha raggiunto Roma per incontrare al Viminale l’omologo italiano, Matteo Piantedosi.

Al termine del faccia a faccia, il ministro francese ha delineato quella che è la posizione di Parigi, e lo ha fatto pubblicando un post su X:

La Francia è al fianco dell’Italia nella lotta ferma contro l’immigrazione irregolare. La soluzione non può che essere europea. Ci stiamo lavorando su richiesta di Emmanuel Macron”.

Un bel giro di parole che in realtà si riassume nel secco “No” in cui Darmanin precisava un paia di giorni fa, sostenendo più precisamente che “la Francia non può accogliere” e “bisogna rimandare indietro” (approfondimento al link).

Ma la Francia non è l’unica a non dirsi disponibile ad accogliere le persone provenienti dall’isola italiana.

A dire no all’ipotesi di accogliere migranti provenienti dall’Italia, come riporta Il Sole 24 Ore, è stata anche l’Austria con Vienna che ha anche rafforzato i controlli ai confini.

Il nodo, insomma, è sempre lo stesso: i Paesi del Nord accusano Roma di non rispettare le regole sui movimenti secondari, mentre l’Italia pretende di non essere l’unico approdo per i migranti in arrivo.

Il blocco delle partenze, in questo senso, si presenta come l’unica mediazione politicamente percorribile.

Berlino e Parigi si dicono pronte a collaborare su un maggiore controllo aereo e navale delle frontiere esterne; l’Ue sottolinea di essere “disponibile ad esplorare l’ipotesi”, anche se la “decisione spetta agli Stati”.

Intanto la Lega attacca:

La decisione di Vienna di rafforzare i controlli ai mezzi provenienti dall’Italia è uno schiaffo alla solidarietà europea invocata ieri a Lampedusa ed un’offesa grave alle forze dell’ordine ed ai volontari italiani impegnati a difendere i confini europei da anni. Controlli che rischiano di rendere ancora più grave la situazione del traffico al Brennero, ostacolato da divieti illegittimi e discriminatori. Se Vienna vuole ergersi a paladina della legalità europea in materia di migrazione dovrebbe mandare mezzi e uomini a dare manforte sul Mediterraneo. Troppo facile costruire fortini sulle Alpi, punendo lavoratori come gli autotrasportatori e i turisti, mentre l’Italia combatte gli scafisti”.

A Francia ed Austria si aggiunge anche la Polonia: Varsavia si oppone a qualsiasi proposta di redistribuzione dell’accoglienza.

Il primo ministro, Mateusz Morawiecki, ha scritto su Twitter quanto di seguito:

La Polonia non sarà spezzata! Non faremo entrare nessuno! Le donne e i bambini polacchi saranno al sicuro. Donald Tusk e il suo partito Piattaforma civica volevano farli entrare. Lo hanno fatto una volta e lo rifaranno”.