Berlusconi: il centrodestra farà il partito unico

Progetto per le prossime elezioni.
Il leader di Forza Italia si dichiara ottimista per il futuro.

Un partito unico del centrodestra per le prossime elezioni, che vincerà e governerà per molti anni in futuro.

Questa è l’idea di Silvio Berlusconi che, in un’intervista rilasciata a La Stampa, dichiara quanto di seguito:

Sono decisamente ottimista. Nella mia vita ho realizzato molti progetti che tutti consideravano impossibili. Ventisette anni di centrodestra, che si fondano su valori e programmi condivisi, non si cancellano perchè ci siamo divisi su una scelta specifica, per quanto importante. Il centrodestra, che io ho fondato, è scritto nel cuore degli italiani. Andremo uniti con un programma comune alle prossime elezioni, le vinceremo e governeremo bene per molti anni a venire.”

Il leader di Forza Italia, in merito alle defezioni del suo partito e la necessità di una moratoria tra gli alleati di Lega e Fratelli d’Italia, aggiunge poi:

Forza Italia e la necessità di una moratoria tra gli alleati di Lega e Fratelli d’Italia, Berlusconi aggiunge: “Ne ho parlato con Giorgia e con Matteo, e sono sicuro che episodi simili non si ripeteranno. Del resto, rispetto le decisioni di tutti, anche se non ho capito certe scelte. Forza Italia è l’unica forza politica davvero coerentemente liberale, cristiana, europeista, garantista. Siamo gli unici a batterci contro l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica, l’oppressione giudiziaria. Forza Italia ha una funzione essenziale non solo oggi ma soprattutto per il futuro, anche nel partito unico, quando nascerà.

Letta: approvare ddl Zan. Mai più con la Lega

Il segretario del Pd spinge sul ddl oggetto di discussioni.
Poi riparte con i soliti slogan: “mai più con la Lega”. Ma va in cortocircuito.

È categorico Enrico Letta, sul ddl Zan:

Secondo noi il ddl Zan così com’è costruito ha al suo interno tutte le componenti e tutte le garanzie, in questo momento la cosa migliore è andare in parlamento e ognuno dirà la sua. La nostra è di approvarlo così com’è.

Queste le parole del segretario del Pd in merito al disegno di legge contro l’omotransfobia, attualmente al centro di discussione anche da parte della Chiesa.

Il ddl Zan verrà discusso al Senato a margine dell’incontro con Giuseppe Sala, sindaco di Milano. Nel frattempo Letta non ha perso l’occasione per scagliarsi contro la Lega e Salvini:

Io penso che la Lega non sia credibile quando chiede tavoli e confronti perchè la Lega su questo tema ha semplicemente cercato di affossare tutto fin dall’inizio, di fare solo e soltanto ostruzionismo. Il Parlamento è il luogo del confronto, naturale e per definizione, quindi andiamo in Parlamento e lì ci confronteremo; la Lega ha solo tentato di distruggere l’idea stessa che ci fosse un provvedimento come quello. A me questa offerta da parte di Salvini non sembra tanto credibile.

Il punto sul quale la Lega frena è legato all’identità di genere, che nel decreto viene definita come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”; il partito di Salvini, come il centrodestra più in generale, è contraria al concetto di identità di genere (tra l’altro di difficile applicazione o facilmente strumentalizzabile anche dal punto di vista legale).

Il segretario del Pd, infine, rincara la dose:

Non voglio più trovarmi nella condizione di governo che preveda un’alleanza con Salvini e con la Lega. Una volta l’abbiamo fatto. Non lo faremo mai più. Lo stiamo facendo perché è una situazione eccezionale e perché il Paese lo chiede in questo momento. Non vogliamo consegnare l’Italia a Salvini e la Meloni. L’Italia la vogliamo governare, vogliamo mettere in campo una nostra proposta alternativa. Dobbiamo farlo noi con gli Agorà e capire gli alleati con cui costruirlo.

Soliti slogan politici per raccogliere consenso che verranno poi traditi a seconda delle convenienze come accaduto con il Movimento 5 Stelle?

Probabilmente si, dato che Letta dice di essere al governo perché “lo chiede il Paese” e “non vuole consegnare l’Italia a Salvini e Meloni”: se gliel’avesse chiesto il Paese, che rischio ci sarebbe di consegnare l’Italia a Salvini e Meloni?

Andando ad elezioni li avrebbe esclusi dalla maggioranza di governo per volontà popolare ma evidentemente la situazione è diversa e lo si è visto anche dagli ultimi sondaggi (approfondimento al link), che danno il Pd come terzo partito proprio dietro a Lega (primo) e FDI (secondo).

Sondaggi: FDI cresce ancora e tallona la Lega, PD terzo

Il partito della Meloni aumenta dello 0,5%.
-0,4% per il M5S; più o meno stabili gli altri.

Continua la crescita di FDI.

Il partito della Meloni, l’unico di fatto ad essere rimasto fuori dalla grande coalizione di governo (esclusi i partiti ed i movimenti con piccole percentuali di preferenza), aumenta i consensi salendo di un ulteriore 0,5% collocandosi a quota 20,3%.

A dirlo è il nuovo sondaggio di Monitor Italia, realizzato da Tecnè con Agenzia Dire, che si basa su interviste effettuate in data 18 giugno per un totale di 1000 casi.

Dai dati emersi, dunque, FDI sarebbe sempre più vicino al Carroccio che, perdendo lo 0,2% dei consensi, si è ora stabilizzato al 20,7%.

Al terzo posto, invece, troviamo il PD; il partito guidato da Letta ha perso lo 0,1% attestandosi al 18,9%. Più grave, però, è la continua perdita di fiducia che sta registrando il Movimento 5 Stelle: con un calo dello 0,4% si ferma ora ad un 15,6% di consensi totali, risultando la quarta forza politica nello scenario italiano.

In lieve aumento Forza Italia che, registrando un aumento pari allo 0,1%, si attesta ora al 9,2%.

Seguono poi, ben distanziati, gli altri partiti: Azione, con un +0,3%, tocca quota 3,3%, Italia Viva rimane stabile al 2,1% dove viene agganciato da Sinistra Italiana che, con un aumento dello 0,1%, arriva alla stessa soglia. Perdono, invece, lo 0,1% sia i Verdi che si collocano all’1,7%, sia +Europa che si ferma all’1,3%.

Poca adesione anche per Coraggio Italia, recentemente fondato da Toti e Brugnaro, che perde lo 0,3% e si ferma sull’1,1% dei consensi.

Tuttavia, va segnalato che l’effetto legato alle riaperture ha fatto salire il gradimento verso l’attuale governo guidato da Mario Draghi, ottenendo consensi pari al 51,7% (+0,7% in sette giorni).

Il 40,3% della popolazione, però, ha ancora dubbi e riserve; si dichiarano indecisi, infine, l’8%.

Dal punto di vista dei singoli leader, Draghi torna in quota con una percentuale di gradimento pari al 60,8%; insieme al suo partito, cresce anche la Meloni che tiene saldo il secondo posto con una percentuale del 43,4% (+0,4% negli ultimi 7 giorni).

Letta guadagna uno 0,2% attestandosi al 29,5%. Sale, anche se di poco, Berlusconi: un +0,1% che lo porta al 29,2%.

In crescita, inoltre, Speranza (+0,2%) che tocca quota 24%, la Bonino (+0,1%) al 19,1% e Calenda (+0,2%) che arriva al 19%.

In calo Salvini che, registrando un -0,2%, scende al 32,2%, Giuseppe Conte (-0,3%) che si ferma al 37,9% e Matteo Renzi che, vedendo diminuire i suoi consensi di un ulteriore 0,1% scende al 10,1% classificandosi ultimo per gradimento tra i leader.

Istituzioni, la sinistra punta sulle “quote nere”

La proposta, analoga alle “quote rosa”, arriva da Livia Turco.
Ridurre la “razza bianca” a favore dei “nuovi italiani” in politica.

Una sorta di “Black Lives Matter” all’italiana. Ecco la nuova proposta della sinistra italiana.

È necessario che le persone immigrate partecipino attivamente alla polis, alla dimensione pubblica, alla politica”; così è intervenuta al dibattito “Le parole che non ti aspettiLivia Turco, ex parlamentare ed ex ministro, oggi presidente della fondazione Nilde Iotti.

Riprendendo il movimento nato negli Usa, infatti, la proposta punta a dare spazio ai “nuovi italiani” in politica, in istituzioni e partiti che ad oggi sono a “razza bianca”.

Proprio negli Stati Uniti la filosofia del Black Lives Matter sta, forse, prendendo una piega troppo drastica, tanto che la sindaca di Chicago, l’afroamericana Lori Lightfood, ha annunciato che per il secondo anniversario della sua inaugurazione concederà interviste a tu per tu soltanto a giornalisti di colore, perché quelli “bianchi” sono troppi.

Livia Turco, in un pensiero che abbraccia la nuova corrente zingarettiana, la quale a sua volta include anche le Sardine ed esponenti del mondo delle associazioni come Arci e Libera, continuava il suo intervento come di seguito:

Cominciamo a fare in modo che le agorà abbiano una forte partecipazione mescolata di italiani e di nuovi italiani. Facciamo in modo che alle prossime elezioni ci siano candidati italiani e nuovi italiani. Costruiamo degli strumenti di partecipazione attiva dei nuovi italiani perché solo attraverso questa fatica del conoscersi e riconoscersi e promuovendo la partecipazione attiva di tutti i cittadini potremmo davvero costruire la società della convivenza.

Vogliamo essere un Paese in cui la politica continua ad essere di razza bianca, in cui il nostro partito è di razza bianca, in cui le istituzioni sono di razza bianca?”.

La domanda era posta in forma retorica, ma sentir parlare di “razza” proprio dai principali esponenti del politically correct ha un po’ sorpreso, dando al discorso una forma di razzismo al contrario.

Sempre nel suo intervento, Livia Turco aggiunge:

In Italia ci sono cinque milioni di persone che sono immigrate, che ci aiutano a vivere meglio, cui sono stati riconosciuti diritti come previsto dalla Costituzione: studio, minori, maternità. Però continuiamo a considerare questi concittadini solo forza-lavoro e abbiamo una modalità di stare gli uni accanto agli altri, senza fare la fatica di conoscersi e riconoscersi“.

Conclude, infine:

Questo alla lunga porta a conflitti e non valorizza il capitale umano che abbiamo tra di noi. Se ci pensiamo bene sono rarissimi i casi di consiglieri comunali nuovi cittadini: Letta è stato l’unico a proporre un ministero per l’integrazione con una donna, Cecilie Kyenge, ministra del nostro Paese.

Se guardiamo lo scenario attuale, però, vediamo che l’unico parlamentare di colore è Toni Iwobi, Senatore della Lega.

Conte si dimette, via alle consultazioni

Da domani mercoledì 27 gennaio inizieranno le consultazioni.
L’opposizione teme l’apertura di Forza Italia ad una nuova maggioranza che non porterà al voto.

Il premier italiano Giuseppe Conte si è dimesso.

Il presidente del consiglio, infatti, ha rassegnato stamani il suo mandato nelle mani del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

A comunicarlo è proprio il Quirinale. Il presidente della Repubblica, inoltre, si è riservato di decidere ed ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Dal pomeriggio di domani mercoledì 27 gennaio avranno inizio le consultazioni, al fine di capire se vi sarà una nuova maggioranza in grado di guidare il Paese fino alle prossime elezioni.

Proprio ieri il Pd suggeriva a Conte di dimettersi promettendo di supportarlo per un governo Conte ter (approfondimento al link).

Di contro, l’opposizione rappresentata da Salvini e Meloni teme che Forza Italia possa rientrare in un rimpasto di governo che vada a formare una nuova maggioranza.

Così facendo, il partito di Silvio Berlusconi potrebbe sostanzialmente prendere il posto di Italia Viva, rientrando nel gruppo di maggioranza e puntando ad un governo di unità nazionale in modo tale da evitare le elezioni.