Crosetto: Kiev non ci contesta nulla

Il ministro della Difesa: “non abbiamo discusso di possibili obiettivi in territorio russo”.
Poi aggiunge: “tutto quello che gli ucraini ci hanno chiesto gli è stato dato”.

Non abbiamo discusso col ministro della Difesa ucraino Umerov di possibili obiettivi in territori russo“.

Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a Bruxelles per il Consiglio informale, come riporta Ansa, rispondendo a una domanda sul tema della rimozione delle restrizioni sulle armi.

Poi, lo stesso Crosetto ha continuato come di seguito:

Quello che posso dire è che gli ucraini non hanno nulla da contestare all’Italia in proposito: il giudizio che ci interessa è quello delle persone che sono in difficoltà, non di altri. Tutto quello che gli ucraini ci hanno richiesto gli è stato dato“.

Sud: le pensioni superano gli stipendi

Lecce la provincia d’Italia con maggior squilibrio tra numero di pensioni e buste paga.
Ma solo 47 delle 107 province italiane presenta un saldo positivo.

Nel Mezzogiorno si pagano più pensioni che stipendi.

È quanto dice lo studio della Cgia di Mestre, lanciando inoltre l’allarme: questo sorpasso delle pensioni sugli stipendi è destinato a compiersi anche nel resto del Paese nel giro di qualche anno.

Più precisamente, entro il 2028 saranno 2,9 milioni gli italiani che usciranno dal mercato del lavoro per raggiunti limiti di età; di questi, 2,1 milioni sono occupati nelle regioni centro-settentrionali.

Insomma, gli assegni erogati dall’Inps sono destinati a superare le buste paga degli operai e degli impiegati occupati nelle nostre fabbriche e nei nostri uffici.

Ancora, dall’analisi emerge che il saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2022 la provincia più squilibrata d’Italia è Lecce, che presenta una differenza pari a -97mila.

Seguono Napoli (-92mila), Messina (-87mila), Reggio Calabria (-85mila) e Palermo (-74mila).

Ma, come riporta Il Sole 24 Ore, il problema è esteso: ad oggi, infatti, solo 47 delle 107 province italiane presenta un saldo positivo.

Ucraina-Russia, si allontana la pace. Zelensky: Mosca deve pagare

Il presidente ucraino abbandona l’idea della pace: “mosca ha portato la guerra nella nostra terra e deve sentire ciò che ha fatto”.
Dimentica però i fatti del Donbas.

Sono grato a ogni soldato e comandante che garantisce la protezione delle nostre posizioni ucraine e l’adempimento dei nostri compiti di difesa. Gli ucraini sanno come raggiungere i propri obiettivi. La Russia ha portato la guerra nella nostra terra e deve sentire ciò che ha fatto“.

Come riporta Ansa, lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo discorso serale, mentre prosegue l’offensiva ucraina nella regione russa di Kursk.

Zelensky fa dunque marcia indietro sulla volontà di sedersi ad un tavolo per discutere la pace con Putin ed accusa Mosca di aver portato la guerra in Ucraina; dimentica, però, perchè la guerra è iniziata: per 7-8 anni l’Ucraina ha bombardato il Donbas violando gli accordi di Minsk (firmati anche in presenza di Angela Merkel e Francois Hollande) che hanno portato il Donbas a richiedere ufficialmente l’aiuto della Russia dato che l’Ucraina rifiutava il cessate il fuoco.

In tempi non sospetti, infatti, fu anche il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ad invocare l’intervento di Putin nel Donbas al fine di ristabilire gli equilibri ed il rispetto del Protocollo di Minsk (approfondimento al link).

Stellantis, allarme dei sindacati: a rischio 25mila posti

Nel 2025 finiranno gli ammortizzatori sociali e il gruppo delocalizza.
Il governo lavorare per portare in Italia l’hub europeo di Dongfeng.

Secondo Fim-Cisl nelle fabbriche di Stellantis e nell’indotto sarebbero a rischio 25mila posti di lavoro.

Come riporta Quotidiano.net, sul tema il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha dichiarato quanto di seguito:

Nel corso del 2025 sia l’indotto sia Stellantis esauriranno gli ammortizzatori sociali. Se non si interverrà per tempo ci saranno licenziamenti di massa. A rischio almeno 12mila posti negli stabilimenti di Stellantis e altrettanti, se non di più, nelle fabbriche della componentistica“.

Il limite di utilizzo della cassa integrazione è di tre anni ed in molti casi sono già state utilizzate anche le deroghe.

I sindacati sono preoccupati perché “il protocollo per il settore dopo un anno non c’è ancora” e l’orizzonte non è sereno.

Inoltre, spiega ancora Uliano: “Abbiamo sollecitato più volte i ministeri coinvolti, Mimit e Lavoro, ma finora non hanno dato risposte“.

Nel frattempo il governo sta lavorando per portare in Italia l’hub europeo della cinese Dongfeng Motors, uno stabilimento in grado di realizzare circa 100mila vetture all’anno.

La cinese MingYang produrrà turbine eoliche in Italia

Investimento di circa 500 milioni di euro dopo la visita della Meloni in Cina.
Previsto un impiego di 1.100 lavoratori insieme all’italiana Renexia.

La cinese MingYang Smart Energy, l’azienda energetica italiana Renexia ed il ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno firmato un accordo per la creazione di un impianto di produzione di turbine eoliche.

Lo ha reso noto il ministero in un comunicato, aggiungendo che l’accordo prevede un investimento di circa 500 milioni di euro, senza specificare come saranno ripartiti i costi.

Il memorandum of understanding arriva dopo che la scorsa settimana era stata annunciata un’alleanza tra un’azienda italiana specializzata in impianti fotovoltaici e un produttore cinese di componenti per pannelli solari.

Nonostante le difficoltà nello spedire turbine di grandi dimensioni, MingYang e la maggior parte degli altri produttori cinesi non hanno impianti di produzione in Europa.

La creazione di siti produttivi in cooperazione con i produttori cinesi di turbine eoliche e pannelli solari potrebbe evitare la perdita di competenze produttive in catene di fornitura cruciali, secondo alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia.

Il ministro Adolfo Urso ha commentato come di seguito:

Questo importante accordo ci permette di sviluppare la produzione di turbine in Italia e una filiera nazionale estremamente competitiva“.

Come riporta Reuters, nei prossimi tre mesi i partner sceglieranno il sito per l’impianto, che dovrebbe impiegare fino a 1.100 lavoratori.

A fine luglio la premier Giorgia Meloni è stata in visita in Cina per rafforzare la cooperazione con la seconda economia mondiale e ripristinare i legami commerciali dopo l’uscita dell’Italia dal piano di investimenti infrastrutturali Belt and Road.