Protezione militare: Italia e Polonia dovranno pagare gli Usa

Il presidente Trump sposterà le truppe americane dalla Germania verso l’Italia e la Polonia, in quel momento i due Paesi saranno chiamati al pagamento per la protezione militare.

Donald Trump, il presidente a stelle e strisce, ha dichiarato che sposterà le sue truppe dalla Germania verso Polonia ed Italia.

In quel momento, però, come si legge su “Wall Street Cina”, questi ultimi due dovranno pagare gli Usa per la protezione militare fornita.

Il tema è più ampio e riguarda i pagamenti NATO in generale; lo stesso Trump, infatti, ha criticato i membri della stessa NATO per essere in ritardo con il “saldare i loro conti”, riferendosi appunto ai pagamenti per le truppe statunitensi di stanza nei vari Paesi.

Il presidente americano ha poi sollevato la seguente domanda polemica:

Perché gli Stati Uniti proteggono la Germania dalla Russia gratuitamente, mentre Berlino sta pagando miliardi a Mosca per il gas?”.

La presenza militare Usa è forte sia in Polonia che in Italia: nel primo caso ci sono truppe notoriamente movimentate verso il confine ucraino per gli attriti con la Russia, nel secondo si parla di diverse basi militari e decine di bombe atomiche sul territorio (per la precisione 70 delle 180 totali presenti in Europa).

Italia, Pil a -17,3%: mai così male

Tonfo dell’economia italiana che registra una perdita di oltre 17 punti percentuali nel Pil, la più grande nella serie storica.
Male anche la Germania.

Tracolla il Pil italiano, purtroppo.

La pandemia da covid19 ha causato un crollo a dir poco deciso, tanto da far registrare un nuovo record negativo.

Come riporta l’Istat, infatti, il Pil è diminuito del 12,4% rispetto al periodo gennaio-marzo ed addirittura del 17,3% se lo confrontiamo con il secondo trimestre del 2019.

Il quadro aggrava la già brutta situazione del primo trimestre, che vedeva un calo del Pil pari al 5,4%, e rappresenta “il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica“.

Non sorride neanche la Germania, che registra un -10%.

Eurogruppo: Donohoe la spunta su Calvino e Gramegna

L’irlandese si impone a sorpresa sui concorrenti.
Italia, Francia, Germania e Spagna sostenevano la candidata spagnola.

È il ministro delle finanze irlandese il nuovo presidente dell’Eurogruppo.

Pascal Donohoe ha battuto, contro tutte le previsioni, il rivale lussemburghese Pierre Gramegna e soprattutto la candida spagnola Nadia Calvino.

Quest’ultima, erano proprio il candidato sostenuto dall’Italia, dalla Germania e dalla Francia, oltre ovviamente che dalla Spagna.

Il voto dei ministri delle finanze è segreto, ma per essere riuscito a farsi eleggere in un voto a maggioranza significa che Donohoe ha ricevuto l’appoggio di almeno 10 Stati.

Il suo mandato, che avrà una durata dii due anni e mezzo, inizierà ufficialmente in data lunedì 13 luglio e andrà a sostituire quello dell’attuale portoghese Mario Centeno.

Bce: prove generali per operare da agosto anche senza la Bundesbank

Lagarde starebbe pensando a un piano B nel caso in cui i tedeschi debbano lasciare il programma di acquisto di bond. Pronta un’azione legale, rischi per l’euro.

Tira brutta aria in Europa, dopo la decisione tedesca del 5 maggio 2020. In quella data, la Corte costituzionale di Germania aveva emesso una sentenza secondo la quale la Banca centrale di Berlino, la Bundesbank, doveva porre fine entro tre mesi all’acquisto di titoli di Stato europei, a meno che la Banca Centrale Europea (Bce) guidata da Christine Lagarde non fornisse prove sull’effettiva necessità di tali acquisti.

Stando a quanto rivelano a “Reuters” quattro fonti, che hanno chiesto di essere protette dall’anonimato, la Bce sarebbe in procinto di pensare ad un piano B nel caso in cui la Corte Suprema tedesca costringa la Bundesbank a lasciare il programma di acquisto di bond da diverse migliaia di miliardi di euro.

La Banca Centrale di Berlino è il principale protagonista vista la quota in capo alla Germania, per questo la Bce starebbe pensando ad un’azione legale al fine di tutelarsi riportando la Bundesbank all’interno del suddetto programma, nel caso in cui le cose vadano per il peggio.

La Corte costituzionale tedesca ha dato tempo fino ad agosto alla Bce per giustificare il cospicuo acquisto di titoli di Stato; diversamente, dovrà continuare il programma senza la Bundesbank, la quale ad oggi stando ai piani dovrebbe effettuare più di un quarto degli acquisti di titoli obbligazionari.

Nel caso in cui la sentenza della Corte di Karlsruhe non fosse quella sperata dalla Bce, ci troveremmo molto probabilmente davanti ad un momento cruciale per la tenuta dell’euro, finora fortemente voluto proprio dalla Germania. Berlino ha da sempre dettato le politiche monetarie al resto dell’Unione Europea, creando al contempo un eccessivo surplus commerciale.

(Articolo originariamente pubblicato su “Wall Street Cina“, che ringraziamo)

Francia e Germania: Recovery fund da 500 miliardi

Accordo sull’asse franco-tedesco per attivare uno strumento anti-crisi a livello europeo.
Ancora una volta, però, le regole le fanno loro mettendo bene in chiaro chi comanda in Europa.

Un Recovery fund da 500 miliardi di euro.

Questo è l’accordo trovato da Francia e Germania al fine di trovare strumenti in grado di dare un aiuto contro la crisi da Covid19, ovvero “la più grave crisi della storia dell’ue”, come l’ha definita Angela Merkel.

Proprio la cancelliera tedesca ha concordato con Emmanuel Macron di arricchire il bilancio europeo pluriennale con i sopracitati 500 miliardi di euro.

Gli aiuti verranno dati ai Paesi più in crisi sotto forma di trasferimenti, non di prestiti, e la loro raccolta verrà effettuata dalla Commissione Ue sul mercato tramite dei bond.

I medesimi trasferimenti, come precisato dal premier francese, non verranno direttamente restituiti dagli Stati che li riceveranno, ma dai Paesi membri nel complesso. Gli ha fatto eco la Merkel, tenendo a sottolineare che la Germania si farà carico della parte più sostanziosa del contributo (27%).

L’importo del fondo è stato ridotto rispetto alle richieste iniziali di Paesi come l’Italia, che pare riceverà circa 100 miliardi, ma la cosa era necessaria per ottenere il nullaosta da parte dei Paesi più ostili a manovre di questo genere come Olanda ed Austria. Ancora una volta, anche se la proposta dovrà essere accettata all’unanimità in Parlamento europeo per poi essere ratificata dai vari Parlamenti nazionali, è tuttavia palese chi comandi in Europa, decidendo tempistiche, portata e modalità di ogni manovra.