Cuba: Ue usa doppio standard

Il ministro degli Esteri cubano punta il dito contro gli Usa per la crisi economica e accusa le recenti dichiarazioni dell’Alta rappresentante Ue Kallas.

Il governo cubano ha accusato l’Unione europea di usare un “doppio standard” nel valutare la crisi economica ed energetica che colpisce l’isola, criticando le recenti dichiarazioni dell’Alta rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas sulla situazione interna del Paese caraibico.

Su X, il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez ha sostenuto che Bruxellesmanca di obiettività” nel non riconoscere che “il castigo collettivo, illegale, crudele e ingiusto” imposto dagli Stati Uniti rappresenti “la principale causa della difficile situazione affrontata oggi dai cubani“.

Il ministro ha citato in particolare il rafforzamento del blocco economico, “l’accerchiamento petrolifero” e le “minacce militari” di Washington.

Il capo della diplomazia cubana ha inoltre criticato il silenzio dell’Ue rispetto alle conseguenze extraterritoriali delle nuove sanzioni, che secondo L’Avana starebbero colpendo anche imprese e cittadini europei presenti a Cuba.

Allo stesso tempo, il governo cubano ha espresso apprezzamento per gli aiuti umanitari e la cooperazione economica garantiti dall’Ue e da alcuni Stati membri, sottolineando l’importanza dell’Accordo di dialogo politico e cooperazione firmato tra Bruxelles e L’Avana nel 2017.

Rodriguez, come riporta Ansa, ha infine auspicato che la politica estera europea mantenga “indipendenza” e difenda i valori multilaterali “in un contesto internazionale segnato da tentativi di imporre la forza e il dominio imperialista“.

La BCE lancia l’allarme Mythos per le banche

Il nuovo modello di intelligenza artificiale può fare reverse engineering della vulnerabilità delle patch rilasciate dai grandi fornitori di software.

La Banca centrale europea ha convocato le banche del continente per un meeting, fissato martedì 26 maggio, in cui alzerà la pressione sulla minaccia cyber ai loro sistemi It creata da Claude Mythos, il nuovo modello d’intelligenza artificiale di Anthropic giudicato così potente da poter ‘bucare‘ gli standard di protezione attualmente in uso.

Nella riunione la Bce, come scrive il Financial Times, intende spingere le banche ad accelerare una soluzione, inclusa la necessità che le banche statunitensi con tecnologie più avanzate condividano informazioni con gli istituti europei.

Anthropic ha consentito l’accesso ad Anthropic a un numero limitato di organizzazioni non europee, principalmente statunitensi, nell’ambito del test del modello chiamato ‘Project Glasswing‘.

Frank Elderson, membro del board Bce vicepresidente del Consiglio di vigilanza sulle banche, ha spiegato al Ft che, data la velocità delle minacce cyber legata all’Ia, queste “devono essere affrontate più velocemente” e martedì “intendiamo sentire le loro valutazioni, far condividere le loro esperienze e sottolineare l’urgenza di questo problema“.

Sembra che, se uno dei grandi fornitori di software rilascia una patch, sia possibile fare reverse engineering della vulnerabilità che la patch dovrebbe correggere, non in settimane, ma forse in 30 minuti“, ha spiegato Elderson, come riporta Ansa. “Questo significa che, una volta pubblicata la patch, una banca deve avere processi in atto per assicurarsi di applicare queste patch molto più velocemente di quanto non avvenga attualmente secondo le prassi di mercato“.

Polonia: proteste contro le politiche climatiche dell’Ue

Manifestazione a Varsavia organizzata dal sindacato che invita il premier Tusk all’azione.
Presenti anche le forze dell’opposizione.

Migliaia di aderenti al sindacato polacco NSZZ Solidarność hanno sfilato a Varsavia dal centro storico fino alla sede del Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, per richiedere un referendum nazionale sulle normative ambientali comunitarie e sollecitare il blocco del piano europeo denominato Green Deal.

L’iniziativa si inserisce nel contesto della mozione ufficiale depositata al Senato dal presidente della Repubblica Karol Nawrocki per l’indizione di una consultazione popolare, sulla base di un accordo programmatico precedentemente sottoscritto con la Commissione nazionale del sindacato.

Alla mobilitazione, come riporta Polonia Oggi, hanno preso parte anche i vertici delle forze di opposizione, tra cui il partito conservatore PiS e la coalizione di destra Konfederacja.

Oltre alla contestazione delle politiche energetiche, l’organizzazione sindacale richiede l’interruzione dei licenziamenti collettivi, la rivalutazione dei salari nel pubblico impiego e lo sblocco di investimenti infrastrutturali e industriali strategici quali il CPK (Il progettato hub aeroportuale e ferroviario centrale polacco), le centrali nucleari e il potenziamento dei porti marittimi.

In ambito europeo, la Commissione ha pianificato il varo di una riforma strutturale del sistema ETS (Emission Trading System, il mercato europeo delle quote di emissione) entro il prossimo luglio, mirata a reindirizzare i proventi dei diritti di CO2 verso l’innovazione tecnologica ecologica.

Il vice-presidente del PiS, Przemysław Czarnek, ha dichiarato che la Polonia deve uscire dal sistema ETS per salvaguardare il tessuto industriale e i posti di lavoro nazionali, sfruttando le riserve energetiche interne di carbone.

Il capo del gabinetto presidenziale Paweł Szefernaker ha espresso il ringraziamento del capo dello Stato ai lavoratori per il supporto all’azione istituzionale, mentre il presidente di Solidarność, Piotr Duda, ha rilevato l’ampia partecipazione alla marcia, affermando che i cittadini hanno il diritto legale di esprimersi direttamente sulle decisioni economiche che li riguardano e invitando il primo ministro Donald Tusk a considerare la rilevanza numerica della protesta.

Ue: no a deroghe al Patto di stabilità per le spese sull’energia

Respinta la richiesta italiana dovuta alla crisi energetica causata dal guerra.
Gill: abbiamo presentato ai Paesi una gamma di opzioni per affrontare la crisi, la deroga al Patto è esclusa.

La posizione della Commissione europea non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni, perché riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili. Naturalmente osserviamo l’evoluzione della situazione“.

Lo ha detto all’ANSA il portavoce della Commissione Ue Olof Gill, interpellato sulla richiesta italiana di estendere le deroghe del Patto di stabilità anche alle spese per la crisi energetica (approfondimento al link).

Ue: previsto calo demografico del 12% entro il 2100

Ecco le statistiche con le previsione di quanto aumenteranno o diminuiranno i Paesi europei.
Si tiene conto anche della possibile migrazione.

In Europa la natalità è in calo e la popolazione sta invecchiando.

Le ultime proiezioni di Eurostat indicano che tra il 2025 e il 2100 la popolazione dell’UE dovrebbe ridursi dell’11,7%. Passerà da 452 milioni a 399 milioni di abitanti, con un calo di 53 milioni di persone entro l’inizio del prossimo secolo.

Questa previsione, come riporta Euronews, include anche la possibile migrazione.

Il cambiamento demografico previsto in Europa varia molto da Paese a Paese.

Alcuni Stati avranno più abitanti nel 2100 rispetto al 2025, mentre molti altri vedranno diminuire la loro popolazione.

Tra 30 Paesi europei, 12 dovrebbero registrare una crescita della popolazione, mentre 18 sono destinati a un calo entro il 2100.

Lettonia (−33,9%), Lituania (−33,4%), Polonia (−31,6%) e Grecia (−30,1%) dovrebbero subire le diminuzioni più forti, tutte superiori al 30%. In pratica, questi Paesi potrebbero perdere entro il 2100 più di tre abitanti su dieci.

Il calo sarà superiore al 20 % anche in Bulgaria (−28%), Croazia (−27%), Slovacchia (−26,7%), Romania (−24,3%), Italia (−24%) ed Ungheria (−22,5%). È l’equivalente, più o meno, di perdere circa una persona su quattro in questi Paesi, un dato molto significativo.

La diminuzione della popolazione sarà compresa tra il 10 % e il 20 % in Portogallo (−19,3%), Estonia (−19,1%), Cechia (−11,5%), Finlandia (−10,7%), Slovenia (−10,6%) e Germania (−10,6%).

Al contrario, tre Paesi europei dovrebbero crescere di oltre il 25%, sebbene abbiano popolazioni relativamente piccole: Lussemburgo (+36,4%), Islanda (+27,1%) e Malta (+26%).

Svizzera (+16,9 %), Irlanda (+14,6 %), Norvegia (+11,8 %) e Svezia (+10 %) sono altri Paesi per i quali si prevede un aumento demografico superiore al 10%.