L’Azerbaigian sfida Spagna, Iran e Turchia nella produzione di melograno

Si tratta dell’esportazione non petrolifera più in crescita del Paese.
Esportazione verso 26 Stati sfruttando una localizzazione perfetta per mercato Ue e Paesi del Golfo.

L’Azerbaigian ha esportato melograni e prodotti derivati per 48,2 milioni di euro nel 2025, rendendo questo frutto una delle esportazioni non petrolifere in più rapida crescita del Paese.

Circa 23 mila ettari di frutteti oggi forniscono frutta fresca, succhi, concentrati, vino e olio di semi a 26 Paesi, dagli Stati del Golfo ai mercati di tutta l’Asia. Questo colloca l’Azerbaigian in concorrenza con esportatori già affermati come Iran, Turchia e Spagna, che vendono melograni su larga scala.

Per l’Azerbaigian, il melograno è parte integrante del patrimonio culturale della nostra nazione, con una storia che sfiora i duemila anni e che simboleggia abbondanza, prosperità e benessere“, ha dichiarato a Euronews Farhad Garashov, presidente dell’Associazione dei produttori ed esportatori di melograni dell’Azerbaigian.

I produttori azeri indicano come principali vantaggi la combinazione di varietà autoctone, standard fitosanitari compatibili con l’UE e la vicinanza ai mercati europei e del Golfo.

Oltre 200 varietà sono coltivate, concentrate nella pianura del Kur-Araz e nel distretto di Goychay.

Trump respinge la richiesta di Zelensky su nuovi missili Patriot

No del presidente Usa alla richiesta ucraina di centinaia di nuovi missili intercettori: ci servono nella guerra contro l’Iran.

Il Financial Times, citando “fonti familiari con i colloqui“, scrive che nell’incontro della settimana scorsa alla Casa Bianca, Donald Trump ha respinto la richiesta di Zelensky di fornire centinaia di nuovi missili intercettori Patriot.

Le fonti, come riporta Ansa, hanno aggiunto che il presidente Usa ha motivato la sua decisione affermando che tali missili sono necessari agli Usa per difendere i loro interessi in Medio Oriente e nel Golfo Persico nella guerra con l’Iran.

Medio Oriente: Kuwait dichiara “force majeure” su consegne greggio

Il blocco dello Stretto di Hormuz impedisce ad alcune navi di entrare nel Golfo Persico.
Si cerca di evitare il blocco completo delle forniture.

Il Kuwait ha dichiarato lo stato di forza maggiore per quanto riguarda le spedizioni di greggio e prodotti raffinati dopo che il blocco dello Stretto di Hormuz ha impedito ad alcune navi di entrare nel Golfo Persico, compromettendo la sua capacità di onorare determinati impegni nei confronti dei clienti.

La notizia è stata riportata da Reuters che a sua volta cita Bloomberg, secondo cui la società statale Kuwait Petroleum Corp. ha comunicato oggi ai propri clienti che avrebbe invocato la clausola contrattuale che le consente di sospendere le consegne programmate, secondo quanto riportato.

Tuttavia, la decisione non dovrebbe però comportare un arresto completo delle forniture.

Imbarazzo europeo per la candidatura di Di Maio

Livello linguistico definito da “debuttante” e “scarsa conoscenza della situazione”.
No del governo italiano alla sua nomina da inviato nel golfo Persico.

Anche a Bruxelles iniziano a serpeggiare dubbi e perplessità sulla possibile nomina di Luigi Di Maio come inviato speciale dell’Unione europea nel Golfo Persico. Si tratta, infatti, di una opzione sul tavolo che però non è stata ancora ufficializzata.

Sono bastate comunque delle semplici voci per far storcere il naso a qualche esponente dell’Ue tanto che, stando a quanto appreso e riportato da Le Monde, l’ipotesi sta sollevando una serie di “dubbi” a Bruxelles. L’incarico all’ex ministro degli Esteri ora è da considerare in bilico?

Il quotidiano tiene a sottolineare che una decisione formale non è stata ancora adottata e che ci sono diverse titubanze sulle questioni che l’ex grillino sarebbe chiamato ad affrontare in prima persona.

Infatti un diplomatico citato in forma anonima ha fatto notare che “le sue competenze, soprattutto la sua conoscenza da debuttante dell’inglese e la sua scarsa esperienza nel Golfo, rendono curiosa questa scelta“.

Dal Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) vogliono rimarcare che “non è stata presa alcuna decisione“, motivo per cui ogni indiscrezione viene bollata come “pura speculazione“.

Nella divisione Medio Oriente l’atmosfera si sarebbe “resa tesa” in merito all’argomento: “Sembra che Di Maio abbia fatto un colloquio molto buono“, fa sapere una fonte.

L’opzione Di Maioha creato una grande sorpresa” ma, afferma un ex dirigente italiano del settore energetico, “non cambierà molto” perché “gli Stati produttori continueranno a trattare con le compagnie nazionali“.

Sulla vicenda si è subito palesata la contrarietà del governo italiano; nello specifico Forza Italia e Lega si sono mostrati molto ostili alla possibile nomina di Luigi Di Maio.

La selezione per l’incarico di inviato speciale Ue nel Golfo Persico è ormai giunta alle fasi finali della discussione e non rimane molto tempo, ma il centrodestra vuole mettere le cose in chiaro e fare chiarezza sull’ipotetico ruolo dell’ex titolare della Farnesina.

Per Antonio Tajani, ministro degli Esteri, l’indicazione di Di Maio sarebbe avvenuta a opera del governo guidato da Mario Draghi: “Non è la proposta di questo governo, ma di quello precedente“.

Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ritiene che l’attuale esecutivo di Giorgia Meloni non possa sostenere la sua candidatura e ha evocato anche profili di carattere giuridico che andrebbero esaminati:

Non ci sarebbe soltanto un gigantesco conflitto di interesse a carico di Di Maio, ma anche un evidente coinvolgimento di organismi comunitari in discutibili condotte che non possono servire per la ricollocazione di un disoccupato della politica“.

Si è accodato alle polemiche anche il leghista Matteo Salvini: il ministro delle Infrastrutture ha dichiarato che se Di Maio andrà a rappresentare l’Italia nel mondo non sarà “a nome mio, vostro o di questo governo“.

Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, ha chiesto a Bruxelles di ascoltare “le nostre indicazioni” visto che adesso c’è un governo differente da quello passato.