Trump ritira gli Usa dall’Oms

Dopo le accuse del presidente, gli Stati Uniti escono dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Biden rilancia promettendo un ritorno come primo punto all’ordine del giorno della sua presidenza.

Dalle parole ai fatti.

Dopo le accuse con cui la definiva “filocinese” a causa della gestione del coronavirus (approfondimento al link), l’amministrazione Trump ha informato il Congresso americano che sta procedendo al ritiro formale degli Usa dall’Organizzazione mondiale della sanità.

La notizia è stata riporta dalla Cnn e, secondo una risoluzione del Congresso del 1948, gli Usa possono lasciare l’Oms alle seguenti due condizioni:

  1. – Gli obblighi finanziari siano pienamente rispettati per l’anno fiscale corrente dell’Organizzazione;
  2. – Ci deve essere un preavviso di un anno.

Sulla vena polemica il tweet del senatore Bob Menendez, in risposta all’operato dell’amministrazione Trump:

Il Congresso ha ricevuto la notifica che il presidente ha ritirato ufficialmente gli Stati Uniti dall’Oms nel pieno della pandemia. Chiamare la risposta di Trump al Covid caotica e incoerente non gli rende giustizia. Ciò non proteggerà le vite o gli interessi americani: lascia gli americani malati e l’America da sola.”

Ha poi colto la palla al balzo per criticare la scelta di Trump ed inserirsi nella discussione il candidato democratico alla presidenza americana Joe Biden, già vicepresidente sotto la guida Obama, che rilancia mettendo come primo punto all’ordine del giorno del suo programma il rientro nell’Oms nel caso in cui vinca le elezioni.

Più precisamente, le sue parole sono state:

Gli Stati Uniti si uniranno di nuovo all’Oms nel primo giorno della mia presidenza.”

Scontro tra giganti Cina ed Usa in lite per Hong Kong e accordi commerciali

Continuano i botta e risposta nella guerra commerciale tra le due super-potenze, con la Cina che sospende l’import di prodotti agricoli americani.
Partita a scacchi per Hong Kong.

Continuano le tensioni della guerra commerciale tra Cina ed Usa, inasprita anche dalle vicende inerenti al coronavirus con il presidente Trump lancia accuse dirette e senza mezzi termini (approfondimento ai link1 e link2).

Dopo aver tolto 79 prodotti tra articoli chimici e tessuti dalla lista dei dazi (approfondimento al link), la Cina ora ha deciso di sospendere gli ordini di acquisto di alcuni prodotti agricoli americani.

A riportare l’ordine dato dai funzionari del governo cinese alle principali aziende agricole statali, Cofco e Sinograin, è “Bloomberg”. Più nel dettaglio, gli articoli in questione sono quelli alla base dell’accordo di Fase 1 sottoscritto a gennaio e, al momento, l’azione non riguarda le aziende private.

Inoltre, le società cinesi hanno annullato ordini di carne di maiale proveniente dagli Usa per una quantità non precisata.

Nel frattempo, le tensioni sono alimentate per ciò che sta succedendo ad Hong Kong, dove è stato cancellato lo status speciale derivante da un trattato internazionale sottoscritto nel 1997 (e valido per 50 anni) quando la città è passata dal Regno Unito alla Cina.

Pechino, per cercare di rafforzare la sua presa, ha emesso leggi speciali al fine di limitare le libertà di cui Hong Kong gode.

Trump contro i social: ridurne l’immunità legale

Al varo una riforma per limitare i poteri delle piattaforme online e gli investimenti federali a loro destinati.

Dopo aver subìto la “correzione” di due cinguettii da parte di Twitter dove connetteva il rischio di frode al voto per corrispondenza, il presidente americano ha deciso di intraprendere la via che porti alla limitazione dell’immunità legale dei social networks.

Nel mirino ci sono, dunque, Twitter, Facebook, Youtube e Google; gli stessi, da mercoledì stanno continuando a subire ingenti perdite a Wall Street.

I due giganti si trovano in questo momento su due binari diversi, che favoriscono l’azione intrapresa da Trump.

Jack Dorsey, numero uno di Twitter, si è così espresso sulla vicenda:

“Segnalare le informazioni errate non ci rende un ‘arbitro della verità. Continueremo a segnalare informazioni errate o contestate sulle elezioni a livello globale. La nostra intenzione è collegare i punti di dichiarazione contrastanti e mostrare le varie informazioni in una disputa in modo che la gente possa giudicare da sola.”

Mark Zuckerberg, l’ad di Facebook, invece ha dichiarato:

“Abbiamo una politica differente da Twitter su questo, credo fortemente che Facebook non debba essere l’arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online; in generale le società private, specialmente queste piattaforme, non dovrebbero essere nella posizione di farlo. Devo ancora capire cosa intenda fare l’amministrazione Trump, ma in generale penso che la scelta di un governo di censurare una piattaforma perché è preoccupato della sua censura non sia la giusta reazione.”

L’attacco di Trump, come si legge nella bozza, si è sostanziato su quanto di seguito:

“In un Paese che ha a lungo amato la libertà di espressione non possiamo consentire che un limitato numero di piattaforme online selezionino personalmente i discorsi cui gli americani possono avere accesso o mettere online. Questa pratica è fondamentalmente anti-americana e anti-democratica. Quando grandi e potenti società social censurano le opinioni che non condividono esercitano un potere pericoloso.”

Di contro, stando a quanto riportato da “Sky Tg 24”, i media in un loro resoconto riportano che lo stesso presidente a stelle e strisce utilizzi le piattaforme social come un’arma politico-propagandistica a 360 gradi ed avrebbe seminato teorie cospirative e oltre 16.000 affermazioni false o fuorvianti da quando è in carica.

La bozza dell’ordine esecutivo che punta a reinterpretare una “Communications Decency Act” del 1996 al fine di ridurre l’ampia immunità contro eventuali cause garantita dalla sezione 230 ai siti che moderano le loro piattaforme, sarà molto probabilmente gestita dal dipartimento del Commercio e la Federal Trade commission, che è un’agenzia federale indipendente.

Più nel dettaglio, l’ordine argomenta che la medesima protezione si applica alle piattaforme che operano in “buona fede”, sostenendo che i social non ne hanno ed attuano invece una “censura selettiva”.

Inoltre, l’atto è volto anche a limitare gli investimenti federali verso le stesse piattaforme.

Trump minaccia l’Oms ed accusa la Cina

Il presidente Usa si è scagliato contro l’Oms criticandone l’operatore. Poi le accuse sono volate verso la Cina per la gestione del Covid19.

È un fiume in piena, Donald Trump.

Il presidente degli Usa, dopo aver già dichiarato di avere le prove secondo le quali il coronavirus è stato creato in laboratorio, concetto poi ribadito dal Segretario di Stato Mike Pompeo, ora si scaglia contro l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) accusandola di essere troppo dipendente dalla Cina.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Reuters”, Trump avrebbe giudicato l’operato dell’Oms come “un’allarmante mancanza di indipendenza” (sottintendendo dalla Cina).

A questo ha fatto seguito la minaccia del presidente a stelle e strisce di interrompere i finanziamenti all’organizzazione, se questa non si impegnerà ad apportare miglioramenti entro un mese.

Lo stesso Trump, poi, non le ha mandate a dire nemmeno nei confronti della Cina, incolpandola di una cattiva gestione in merito all’emergenza di coronavirus

A queste accuse ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinesi Zhao Lijian, sostenendo che Washington sta cercando di infangare la reputazione della Cina, ma che commette un errore provando ad incolparla per sfuggire alle proprie responsabilità.

La Cina, ad ogni modo, sta cercando di mantenere pacifici i rapporti anche dal punto di vista commerciale: da oggi altri 79 prodotti americani verranno esonerati dai dazi (approfondimento al link).

Si tratta di tessuti e prodotti chimici, anche se il sito del ministero delle Finanze cinese non precisa però quanto pesino questi prodotti nell’economia di Pechino.

Cina: altri 79 prodotti Usa esonerati dai dazi

Dopo le apparecchiature mediche a febbraio, ecco una nuova lista contenente tessuti e prodotti chimici.
Pechino prova a mostrare le sue buone intenzioni verso l’accordo commerciale con Washington, ma i numeri in gioco restano un po’ oscuri

Altro aggiornamento inerente alla guerra commerciale tra Cina ed Usa: il governo cinese ha deciso di togliere dalla lista dei dazi più elevati altri 79 prodotti provenienti dagli Stati Uniti.

Tra questi prodotti, che vedranno riduzioni di tassazione a partire dal 19 maggio e per la durata di un anno, figurano articoli chimici e tessuti.

Questo è quanto emerge dal sito del ministero delle Finanze cinese, che però non precisa quanto pesino questi prodotti nell’economia di Pechino.

Di conseguenza, non sarà facile capire quale sia l’impatto preciso per l’import cinese, ma sarà tuttavia possibile tenerli monitorati tracciandone l’andamento rispetto al passato.

L’altra strada per valutare il peso della lista messa in campo dai cinesi, è quella di vedere quanti dei prodotti presi in considerazione venivano venduti dagli americani alla Cina.

L’accordo, comunque, sembra lasciar intendere la volontà della Cina a mantenere fede all’accordo commerciale stipulato ad inizio anno con Washington; questa lista di prodotti a cui verranno ribassati i dazi fa infatti seguito alle due già pubblicate a febbraio e che comprendevano attrezzature mediche delle quali Pechino necessitava al fine di affrontare l’emergenza derivante dal coronavirus.