Ursula von der Leyen: Unione dei risparmi entro l’anno o avanti solo con chi è pronto

La presidente della commissione europea: l’elettricità non dovrebbe essere tassata più del gas; la dipendenza da fonti esterne è costata 50 miliardi in più solo per il conflitto in Medio Oriente.

“L’Ue deve raggiungere entro la fine dell’anno un accordo sulle misure per l’Unione del risparmio e degli investimenti, “idealmente con tutti i 27 Stati membri. Oppure, se necessario, con quelli che sono pronti“.

Lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo intervento alla Rencontre des Entrepreneurs de France a Parigi. La Commissione ha già presentato proposte sulla cartolarizzazione, sugli investimenti di banche e assicurazioni e sull’integrazione e la supervisione dei mercati.

Queste misure potrebbero “sbloccare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. L’energia è oggi il principale fattore che limita la nostra competitività e la nostra indipendenza“, ha ribadito von der Leyen sottolineando che i prezzi in Europa sono ancora “due o tre volte più alti” rispetto a Stati Uniti e Cina.

Von der Leyen ha sottolineato che oltre metà dell’energia utilizzata nell’Ue proviene ancora da combustibili fossili importati e che, dall’inizio della crisi in Medio Oriente, questa dipendenza è già costata “oltre 50 miliardi di euro in più“. “Dobbiamo quindi produrre la nostra energia a basse emissioni di carbonio in Europa“, ha aggiunto come riportato da Ansa.

“Non possiamo chiedere alle nostre imprese di passare all’elettricità quando, in media, costa quasi tre volte più del gas“, ha continuato. Von der Leyen ha indicato tra le priorità un maggiore ricorso ai contratti a lungo termine, per proteggere le imprese dalla volatilità e garantire prezzi stabili, e lo sviluppo delle reti.

“L’anno scorso l’Unione europea ha installato più di 80 gigawatt di capacità rinnovabile, ma una capacità sei volte superiore è ancora in attesa di essere connessa“, ha ricordato. “Sulla tassazione, la regola dovrebbe essere semplice: l’elettricità non dovrebbe essere tassata più del gas“, ha aggiunto von der Leyen.

L’eurodeputato polacco Braun nega l’olocausto: sotto processo

Il Leader di Konfederacja conferma le sue opinioni e sostiene che alcuni aspetti storici meritino verifiche: rischia 3 anni di reclusione.
I sostenitori: tentativo di limitare la libertà di espressione.

L’eurodeputato polacco Grzegorz Braun, leader del partito Konfederacja Korony Polskiej, è stato formalmente accusato di aver negato pubblicamente e contro i fatti i crimini nazisti commessi nel campo di Auschwitz-Birkenau.

Le accuse, come riporta Polonia Oggi, riguardano dichiarazioni rilasciate nel luglio 2025, quando Braun aveva messo in dubbio l’esistenza delle camere a gas e il loro utilizzo per l’uccisione di massa dei prigionieri; secondo l’Istituto della Memoria Nazionale polacco, tali affermazioni contraddicono le prove storiche, documentarie e scientifiche disponibili.

Braun non si è dichiarato colpevole, ma ha confermato di aver espresso quelle opinioni ed ha sostenuto che alcuni aspetti della ricostruzione storica dei crimini richiedano ulteriori verifiche.

Il procedimento è stato avviato dopo le denunce presentate da diverse persone e dopo che il Parlamento europeo ha revocato l’immunità parlamentare dell’eurodeputato.

Se riconosciuto colpevole, Braun rischia fino a tre anni di reclusione; i suoi sostenitori, invece, considerano l’azione della procura un tentativo di limitare la libertà di espressione.

La Polonia pensa a nuove tasse su alcol e tabacco. Gli esperti: rischio incremento mercato nero

La nuova tassa andrebbe ad alimentare i fondi per la Sanità.
Gli esperti: i prodotti sono già tassati, aumentando ulteriormente il prezzo si favorirebbe il mercato nero (già +3% in due anni).

Il governo polacco sta valutando una nuova tassa sulle vendite di alcolici e prodotti del tabacco.

L’idea, come riporta Polonia Oggi, è introdurre un contributo dello 0,25% destinato a un nuovo fondo per la salute pubblica, che dovrebbe finanziare alcune spese del sistema sanitario.

Secondo le stime, la nuova tassa potrebbe portare circa 225 milioni di zloty all’anno. Il Ministero della Salute sostiene che in questo modo una parte dei costi sanitari legati al consumo di queste sostanze sarebbe sostenuta dalle aziende che ne traggono profitto.

Il progetto, però, suscita dubbi, perché alcol e tabacco sono già soggetti ad accise. Il Ministero dello sviluppo teme inoltre nuovi obblighi amministrativi per le imprese.

Gli esperti avvertono che ulteriori aumenti dei costi potrebbero favorire il mercato illegale, soprattutto quello dei prodotti del tabacco.

Nel 2026 il mercato nero delle sigarette ha già raggiunto il 9,7% del mercato, contro il 6,7% alla fine del 2024.

Malaria: a Francoforte morto un dipendente dell’aeroporto

Fraport: purtroppo possiamo confermarlo.
Altri 4 casi tra i dipendenti; la causa sarebbe da ricercarsi in zanzare importate.

Un dipendente dell’aeroporto di Francoforte è deceduto a seguito di un’infezione da malaria.

“Purtroppo possiamo confermarlo“, ha dichiarato un portavoce di Fraport, come riporta Ansa.

“Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio ai familiari del defunto“, ha aggiunto.

La causa dell’infezione sarebbe da ricercarsi in zanzare importate. La notizia era stata riportata in precedenza da hessenschau.de. A metà luglio, l’Istituto Robert Koch (RKI) aveva confermato un focolaio di quattro casi di malaria tra i dipendenti dell’aeroporto.

“Le persone colpite si sono ammalate tra il 4 e il 6 luglio 2026“, scrive l’RKI nel suo “Bollettino epidemiologico“.

Islanda: referendum sull’adesione all’Ue

Il 29 agosto i cittadini islandesi saranno chiamati a decidere se riaprire i negoziati di adesione all’Ue o mantenere l’attuale status quo.
La premier islandese: il popolo avrà la prima e l’ultima parola.

Gli islandesi sono chiamati a votare per decidere se riaprire i negoziati di adesione all’Unione europea o congelare definitivamente la prospettiva di un’inclusione.

Presentato dal governo come un bivio decisivo — un’occasione “ora o mai più” — il voto del 29 agosto metterà gli islandesi di fronte a una scelta chiara: abbracciare il percorso di adesione all’Unione europea oppure confermare l’attuale status quo nello Spazio economico europeo.

Un’intesa, quest’ultima, che garantisce a Reykjavík l’accesso al mercato unico, ma la priva di un seggio ai tavoli decisionali di Bruxelles.

l referendum non decreterà l’ingresso immediato, ma stabilirà soltanto se riaprire i negoziati con le istituzioni europee. L’eventuale adesione formale richiederebbe infatti un secondo passaggio alle urne per la ratifica finale, eventualmente già nel 2028.

“È abbastanza chiaro che questo voto serve a ottenere un mandato per negoziare“, ha dichiarato a maggio la prima ministra Kristrún Frostadóttir in parlamento.

“Non credo che dovremmo farci bloccare dalla retorica. Concluderemo un buon accordo. Il popolo avrà la prima e l’ultima parola su questo” ha aggiungo, come riportato da Euronews.