Polonia chiamata al referendum sull’immigrazione

Si terrà lo stesso giorno delle elezioni.
Il risultato aumenterà la distanza dalle politiche Ue o colpirà il governo.

Con il referendum, Varsavia vuole mettersi di traverso a Bruxelles dove si negozia il patto su migrazione ed asilo.

Per l’opposizione la consultazione popolare interferisce con il voto per il rinnovo del parlamento a favore dell’attuale maggioranza. Accuse che quest’ultima rispedisce al mittente.

Come riporta Euronews, Piotr Kaleta di Diritto e Giustizia sottolinea quanto di seguito:

È necessario interrogare i polacchi su quelle che questioni importanti e cruciali. Mi sembra che non ci sia nulla di più importante in questo momento per i nostri cittadini della sicurezza intesa in senso ampio – sicurezza militare, sicurezza economica, sicurezza sanitaria, sicurezza economica, ed è per questo che il referendum è necessario e si terrà“.

Il referendum sarà un’importante cartina tornasole per il governo, in quanto il risultato aumenterà la distanza dalle politiche Ue o un colpo al governo guidato da Mateusz Morawiecki.

Clima: Polonia chiede a Ue annullamento 3 politiche

Leggi non approvate all’unanimità.
Porterebbero peggioramento delle diseguaglianze sociali.

La Polonia ha presentato ricorso per annullare tre delle principali politiche dell’Unione europea in materia di cambiamenti climatici, che secondo il governo polacco porterebbero un peggioramento delle disuguaglianze sociali.

Le azioni legali, presentate da Varsavia alla Corte di giustizia europea nel mese di luglio, riguardano iniziative come la legge approvata quest’anno che vieterà la vendita di nuove auto a emissioni di CO2 nell’Ue a partire dal 2035:

Il regolamento contestato impone oneri eccessivi legati alla transizione verso una mobilità a zero emissioni ai cittadini europei, in particolare a quelli meno abbienti, e al settore delle imprese automobilistiche europee“.

Una seconda politica dell’Ue che fissa obiettivi nazionali di riduzione delle emissioniminaccia la sicurezza energetica della Polonia“, mentre una terza legge, volta a riformare il mercato delle emissioni dell’Ue, potrebbe ridurre i posti di lavoro nelle miniere di carbone ed aumentare le disuguaglianze sociali.

Il governo vuole che tutte e tre le leggi siano annullate.

Ognuna di esse è stata approvata da una maggioranza rafforzata di Stati membri dell’Ue, ma secondo la Polonia avrebbero dovuto essere approvate all’unanimità, dato l’impatto che potrebbero avere sui mix energetici dei Paesi.

Stando a quanto riporta Reuters, la Commissione europea non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Polonia-Ucraina: si incrinano i rapporti

Varsavia: “difendiamo i nostri interessi”.
Invece che ringraziare per il supporto, Kiev convoca l’ambasciatore polacco.

Si incrina l’asse fra Polonia e Ucraina che si è consolidato con l’inizio della guerra.

Il presidente della Polonia Andrzej Duda ha confermato che il suo Paese continuerà a sostenere l’Ucraina per tutta la durata del conflitto con la Russia ma, ha puntualizzato, le autorità di Kiev devono capire che anche la Polonia ha i propri “interessi.

Come riporta Adnkronos, citando quanto detto durante un’intervista al settimanale Sieci, il presidente polacco ha sostenuto quanto di seguito:

Sosteniamo costantemente l’Ucraina nella sua difesa contro l’aggressione russa, ma il nostro dovere più importante è quello di curare gli interessi del nostro Paese. Pertanto, per proteggere il mercato interno e il mercato dell’Ue, dobbiamo iniziare da noi“.

Il presidente della Polonia ha ammesso che la situazione che stanno vivendo gli ucraini è “particolare” e per questo a volte è necessario ricordare loro che, sebbene si capisca che stanno combattendo, anche la Polonia ha i suoi obblighi nei confronti del suo popolo.

Il motivo originario degli attriti tra Varsavia e Kiev è legato all’embargo sul grano ucraino introdotto da Varsavia e alla decisione della Polonia di mantenere il blocco nonostante Bruxelles intenda revocarlo a partire dal 15 settembre.

Alle rimostranze di Kiev per la decisione di Varsavia ha risposto Marcin Przydacz, Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri, il quale ha dichiarato che gli ucraini “dovrebbero iniziare ad apprezzare il ruolo che la Polonia ha svolto negli ultimi mesi“.

Frase che non è piaciuta a Kiev, che ha prontamente convocato l’ambasciatore polacco, Bartosz Cichocki, provvedimento replicato allo stesso modo da Varsavia, che ha citato il suo omologo ucraino, Vasil Zvaric.

Polonia e Ungheria bloccano il grano ucraino

Ue: “Azioni unilaterali inaccettabili”.
Per i due Stati l’acquisto dall’Ucraina mette a rischio le produzioni interne.

L’amicizia all’Ucraina è assicurata, ma non a tutti i costi.

Ungheria e Polonia hanno annunciato lo stop all’acquisto del grano ed altri prodotti agricoli dall’Ucraina, il quale risulta essere largamente sovrabbondante e troppo conveniente, tanto da mettere alle strette gli agricoltori dei due Paesi.

Come riferiscono Ansa e Notizie.it, riprendendo le parole di un portavoce della Commissione Ue, è arrivato immediatamente il monito dell’Ue ad entrambi:

Azioni unilaterali inaccettabili. Siamo a conoscenza degli annunci di Polonia e Ungheria sul divieto di importazione di grano e altri prodotti agricoli dall’Ucraina. Stiamo chiedendo ulteriori informazioni alle autorità competenti per poter valutare le misure. In questo contesto, è importante sottolineare che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Ue e, pertanto, non sono accettabili azioni unilaterali. In tempi così difficili, è fondamentale coordinare e allineare tutte le decisioni all’interno dell’Ue”.

Per concludere in estrema sintesi, dunque, la posizione di Ungheria e Polonia è un sì al supporto all’Ucraina ma non a discapito dell’interesse nazionale.

Polonia espulsa dalla Rete Csm europei

La sentenza si aggiunge ad una multa di 1 milione di euro al giorno.
Sempre più tesi i rapporti con l’Ue: è Polexit?

È scontro istituzionale, tra Polonia ed Unione europea.

Il dibattito legislativo che sta tenendo banco da qualche tempo ha visto la Corte Costituzionale polacca esprimersi in favore della sovranità di Varsavia: i giudici costituzionali polacchi, infatti, hanno sostenuto che il diritto nazionale prevale su quello dell’Unione europea.

Orban, il premier ungherese, sostenendo che le istituzioni europee sono obbligate a rispettare le identità nazionali degli Stati membri e che le corti e i tribunali costituzionali hanno il diritto di esaminare la portata e i limiti delle competenze di Bruxelles, si è schierato al fianco di Varsavia dichiarando quanto di seguito:

Il primato del diritto dell’Ue dovrebbe applicarsi solo nelle aree in cui l’Ue ha competenza e il quadro giuridico è stabilito nei trattati istitutivi dell’Ue. La sentenza di Varsavia è frutto della cattiva prassi delle istituzioni europee, che hanno esteso il loro potere in modo strisciante a discapito delle leggi degli Stati membri.

L’Ue, invece, non la pensa così e la Corte di giustizia europea, infatti, ha sentenziato che fino a quando la Polonia non si piegherà agli standard dettati da Bruxelles, dovrà pagare una sanzione pari ad 1 milione di euro al giorno, per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni della normativa nazionale relative, in particolare, alle materie di competenza della Sezione disciplinare della Corte Suprema.

In una nota, la Corte precisa anche:

L’osservanza delle misure cautelari disposte il 14 luglio 2021 è necessaria al fine di evitare un danno grave ed irreparabile all’ordinamento giuridico dell’Unione europea ed ai valori sui quali tale Unione si fonda, in particolare quello dello Stato di diritto.

Per Varsavia si tratta di usurpazione e ricatto; tramite il proprio account twitter, il portavoce del governo polacco Piotr Muller scrive:

L’Unione Europea è una comunità di Stati sovrani governati da regole chiare. Mostrano una chiara divisione delle competenze tra l’Ue e gli Stati membri. La questione della regolamentazione dell’organizzazione della magistratura è di competenza esclusiva degli Stati membri.

La cifra, a prima impatto, sembra importante; ma se andiamo ad analizzare il peso di questa ammenda vediamo che, in realtà, alla Polonia mantenere la propria libertà e la propria sovranità ha un costo davvero irrisorio: il PIL polacco previsto per il 2021 è pari a circa 560 miliardi di euro, quindi la multa equivale allo 0,065% del PIL (come se un cittadino dovesse pagare 1,30 euro netti al giorno su uno stipendio netto di 2.000 euro al mese).

Se, invece, vogliamo guardare le entrate fiscali dello Stato polacco, pari a poco più di 100 miliardi di euro previsti sempre per il 2021, vediamo che la sanzione ammonta allo 0,36% (ovvero una multa equivalente a 7,20 euro al giorno su una busta paga netta di 2.000 euro mensili).

Ma non è tutto. Ieri, riunita in assemblea generale straordinaria a Vilnius, la Rete europea dei Consigli di giustizia ha approvato l‘espulsione del Consiglio nazionale della magistratura polacco.

La proposta di espulsione formulata dal Comitato esecutivo dell’Encj è passata a scrutinio segreto con 86 voti a favore e 6 astenuti, quando la maggioranza richiesta era di 69 voti.

A capo dell’Encj c’è l’italiano Filippo Donati, costituzionalista e professore all’Università di Firenze, eletto in quota M5s nel Consiglio superiore della magistratura nel 2020; mentre il vicepresidente del Csm italiano David Ermini è intervenuto così: “Decisione dolorosa ma inevitabile”.

La missione della rete è di “porsi come collegamento tra le istituzioni europee, le loro politiche e le varie magistrature nazionali, per favorire l’attenzione ai principi di autonomia e di indipendenza del potere giudiziario nell’elaborazione degli strumenti normativi di cooperazione”; la decisione nasce da una proposta del Comitato esecutivo dell’Encj discussa nell’assemblea del 17 settembre scorso in seguito alle polemiche sui giudici polacchi, la cui indipendenza è messa a rischio dalle riforme attuate dal governo nazionalista a Varsavia, come denunciato più volte dalla Commissione Europea senza che il Consiglio Europeo abbia mai preso provvedimenti, tipo l’attuazione dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione che sospende i diritti (per esempio di voto) ai paesi che violano i principi dell’Ue.

Siamo ormai avviati verso una Polexit?