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Israele attacca l’Iran. Usa: non siamo coinvolti
Il Qatar condanna l’attacco ma dalle sue basi partono gli aerei spia americani e britannici.
Israele: è autodifesa. Iran: regime israeliano pagherà per i suoi crimini.
L’attacco israeliano ai danni dell’Iran avvenuto nella notte ha scatenato diverse reazioni.
La prima, quella dell’Iran con il Ministero della Difesa che dichiara quanto di seguito:
“Le forze armate sono pronte a infliggere punizioni dure e misurate al regime israeliano, e questo regime pagherà per i suoi crimini“.
Israele lo ritiene un atto di autodifesa, come comunicato agli Usa e poi riportato nelle dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio:
“Stanotte Israele ha intrapreso un’azione unilaterale contro l’Iran. Non siamo coinvolti in attacchi contro l’Iran e la nostra massima priorità è proteggere le forze americane nella regione. Israele ci ha comunicato di ritenere che questa azione fosse necessaria per la sua autodifesa. Il Presidente Trump e l’Amministrazione hanno adottato tutte le misure necessarie per proteggere le nostre forze e rimanere in stretto contatto con i nostri partner regionali. Voglio essere chiaro: l’Iran non dovrebbe prendere di mira interessi o personale statunitense.“
Infine, sull’attacco, è intervenuto anche il Qatar, che ha condannato l’operazione militare israeliana definendola “una palese violazione della sovranità e della sicurezza iraniane“. Qui, però, si segnala che gli aerei spia statunitensi e britannici schierati per raccogliere informazioni sull’Iran per conto di Israele partono dalla base militare di Al-Udeid in Qatar.
Chi arma Israele?
Gli aiuti militari arrivano da Usa (66%), Germania (33%) ed Italia (0,9%).
L’Italia ha fermato le concessioni da ottobre 2023.
Nel conflitto contro Hamas, che sta coinvolgendo la Palestina, la Striscia di Gaza, il Libano ed altri Stati, Israele sta ricevendo aiuti militari sostanzialmente da Usa (66%) e Germania (33%).
Il terzo Paese per concessioni è l’Italia con lo 0,9% degli aiuti militari ricevuti da Israele. il restante 0,1% arriva da un insieme di altri Paesi.
Più precisamente per quanto riguarda l’Italia, come riporta l’Ispi in un report datato aprile 2025, le concessioni di nuove autorizzazioni all’esportazione di armamenti sono state bloccate dal 7 ottobre 2023, ovvero in buona sostanza dall’insediamento del governo Meloni.
Non sono state invece revocate nè sospese le forniture autorizzate prima del 7 ottobre.
Oms: approvato l’accordo pandemico globale
124 gli Stati favorevoli; Italia ed altri 10 Paesi astenuti.
L’accordo è giuridicamente vincolante ma soggetto a ratifica.
L’Accordo Pandemico Globale dell’Oms è stato approvato durante l’Assemblea Mondiale della Sanità a Ginevra.
Il trattato, giuridicamente vincolante ma soggetto a ratifica, mira a rafforzare la cooperazione internazionale per prevenire e gestire future pandemie, senza imporre misure specifiche come lockdown o obblighi vaccinali.
A favore hanno votato 124 Stati, mentre l’Italia si è astenuta insieme ad altri dieci Paesi, tra cui Russia, Iran, Polonia, Israele e Slovacchia.
L’astensione italiana è stata motivata principalmente dalla volontà di tutelare la sovranità nazionale e da questioni tecniche ancora aperte, come dichiarato dal ministro della Salute Orazio Schillaci.
La scelta di astenersi ha suscitato critiche da parte dell’opposizione italiana, che l’ha definita una scelta antiscientifica ed isolazionista.
Al-Juliani offre la Siria a Trump e lui toglie le sanzioni
Ecco le conseguenze dell’eliminazione di al-Assad voluta dall’Ue.
A dicembre 2024 al-Juliani era considerato un terrorista con una taglia di 10 milioni di dollari, ora ha offerto tutte le ricchezze della Siria agli Usa.
Secondo fonti citate da Reuters e altri media, Abu Mohammad al-Julani, leader di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), avrebbe avanzato a Donald Trump le seguenti proposte in cambio della rimozione delle sanzioni:
– accesso a risorse naturali siriane e concessione agli Stati Uniti di petrolio e gas siriani;
– normalizzazione dei rapporti con Israele, impegno a non utilizzare la Siria come base per attacchi contro Israele e a favorire relazioni diplomatiche;
– cooperazione contro l’Iran, collaborazione strategica per contrastare l’influenza iraniana nella regione.
– costruzione di una “Trump Tower” a Damasco come gesto di apertura verso gli Stati Uniti.
In sostanza, Al-Julani ha offerto agli Stati Uniti l’intera ricchezza del popolo siriano in cambio della revoca delle sanzioni, pur di restare al potere. Le aziende americane potrebbero ottenere pieno accesso al petrolio e al gas siriani e ai progetti di ricostruzione, nonché alla cooperazione di intelligence e alle operazioni di mantenimento della pace con Israele.
Questo sviluppo ha veramente dell’incredibile. Va ricordato, infatti, che fino allo scorso dicembre 2024 Al-Julani era considerato un terrorista dagli Stati Uniti, che avevano piazzato una taglia da 10 milioni di dollari su di lui per il suo ruolo nel Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda.
Poco dopo, il presidente Trump ha annunciato misure per ripristinare relazioni normali con la Siria, tra cui l’ordine di cessazione delle sanzioni contro il Paese.
Questa decisione fa seguito ai colloqui con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
Ecco dove ha portato la volontà dell’Ue di eliminare Bashar al-Assad (approfondimento al link).