Russia: Putin vince con l’88% dei consensi

Stampa e politici occidentali attaccano la vittoria ma si rendono ridicoli da soli.
Russia più compatta che mai: è forse proprio questo a generare invidia.

Vladimir Putin si conferma Presidente della Federazione Russa. E lo fa con percentuali bulgare che sono l’ennesimo plebiscito di un leader amato dal suo popolo.

Putin, infatti, è stato rieletto con quasi l’88% dei consensi e, mentre dal lato dell’Ue e degli Usa c’è chi etichetta le elezioni come “irregolari”, altri leaders mondiali si complimentano con lui.

Corea del Nord, Cuba e Venezuela sono stati forse i primi a congratularsi col rieletto presidente e lo hanno fatto con frasi importanti. “straordinaria vittoria”, “congratulazioni per la vittoria e la partecipazione democratica”, “chiaro segno del riconoscimento della sua amministrazione da parte del popolo russo”.

Testate Occidentali pubblicano un video in cui si prova ad accusare il leader russo di aver manipolato le elezioni, ma sono proprio loro stesse a definire il video “non verificabile: risulta curioso come sia possibile pubblicare notizie ammettendo che non si sa siano delle fake news o meno.

Il tutto, inoltre, senza dimenticare gli scandali delle elezioni Usa o quando alcuni leader politici vengono messi a capo di nazioni Ue senza passare per elezioni democratiche; insomma, come diceva Dante, “Un bel tacer non fu mai scritto”.

Ancora, stampa e politici occidentali insinuano che la Russia sia un Paese con delle fratture interne; in questo caso, se un Paese che vota compatto per l’88% ha delle fratture interne, non osiamo pensare in che condizioni possano versare gli altri Stati in giro per il mondo.

Quello che Putin è riuscito a fare per il suo Paese sembra un lontano ed opaco miraggio per l’Ue, la Nato e l’Occidente in generale che provano in tutti i modi ad imporre (spesso con buona pace della democrazia) le proprie politiche, ottenendo infatti un sempre crescente scontento interno.

Netanyahu: no alle elezioni, fermerebbero la guerra

Il premier: il voto paralizzerebbe il Paese per almeno 6 mesi; fermerebbe la guerra prima che gli obiettivi siano raggiunti.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu è tornato a respingere le pressione internazionali per fermare la guerra a Gazaprima che gli obiettivi siano raggiunti“:

Lo fanno lanciando false accuse contro l’Idf, contro il governo israeliano e il suo primo ministro. Lo fanno riferendosi anche a dichiarazioni di esponenti Usa, cercando di premere per le elezioni adesso, nel mezzo della guerra. E lo fanno perché sanno che le elezioni adesso fermeranno la guerra e paralizzeranno il Paese per almeno sei mesi“.

Netanyahu ha quindi confermato l’operazione a Rafah: “Ci vorranno alcune settimana e accadrà“, ha detto stando quanto riportato da Ansa.

Brasile, caldo record: percepiti 62,3 gradi

Temperatura registrata a Rio alle 9:55 del mattino.
Le registrazioni sono iniziate solo nel 2014.

Rio de Janeiro ha segnato domenica mattina alle 9:55 locali (le 13:55 italiane) il record di temperatura percepita, schizzata a 62,3 gradi.

Cambiamento climatico? Non è detto, perchè si tratta del livello più alto mai registrato nella metropoli brasiliana ma dal 2014, ovvero da quando sono iniziate le misurazioni. Potrebbero esserci state temperature più elevate in passate, ma che semplicemente non sono state registrate.

Come riporta Tgcom24, la rilevazione è stata eseguita nel quartiere di Guaratiba.

Il Brasile sta attraversando una nuova ondata di caldo soffocante e i meteorologi prevedono che il solleone continuerà almeno fino a mercoledì, giorno in cui inizia l’autunno nell’emisfero australe.

Ipocrisia G7, minacce all’Iran: “niente missili alla Russia o reagiremo”

Si chiede all’Iran di non fare ciò che il G7 esattamente fa.
Nessuno si ricorda più il Protocollo di Minsk, avente come mediatori Merkel e Hollande, o la richiesta di Mattarella a Putin di intervenire.

Siamo estremamente preoccupati per le notizie secondo cui l’Iran sta valutando la possibilità di trasferire missili balistici e la relativa tecnologia alla Russia, dopo aver fornito al regime russo droni che vengono usati in incessanti attacchi contro la popolazione civile in Ucraina. Chiediamo all’Iran di astenersi dal farlo, poiché ciò contribuirebbe alla destabilizzazione regionale e rappresenterebbe un sostanziale incremento materiale del suo sostegno alla guerra della Russia“.

Così, come riporta Ansa, i leader G7 in una nota. In caso contrario, “siamo pronti a rispondere rapidamente e in modo coordinato, anche con nuove e significative misure“.

Nella dichiarazione dei leader del G7, che sottolineano come la guerra della Russia in Ucraina rappresenti “un’aggressione che costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Se l’Iran dovesse procedere con la fornitura di missili balistici o tecnologie correlate alla Russia, siamo pronti a rispondere rapidamente e in modo coordinato, anche con nuove e significative misure contro l’Iran“, si legge ancora:

Ribadiamo il nostro appello ai terzi affinché cessino immediatamente di fornire sostegno materiale alla guerra di aggressione illegale e ingiustificabile della Russia contro l’Ucraina, altrimenti dovranno affrontare gravi costi“.

Sembra quantomeno ipocrisia che a chiedere una cosa del genere siano Paesi che da anni si comportano esattamente così, inviando continui ed ingenti aiuti militari all’Ucraina.

Il tutto, come si fossero dimenticati degli accordi di Minsk, ripetutamente infranti dall’Ucraina tramite gli attacchi degli 7-8 anni alle Repubbliche del Donbass per la quali addirittura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarela era intervenuto chiedendo a Putin di intervenire (approfondimento al link).

Il Protocollo di Minsk era stato stipulato in presenza, tra gli altri, dei mediatori Angela Merkel e Francois Hollande e proprio il mancato rispetto degli accordi spinse la Russia ad accogliere la richiesta di aiuto lanciata dalle Repubbliche del Donbass a causa del mancato “cessate il fuocoucraino nonstante le ripetute richieste.

McLaren in crisi: pronti a vendere

Venduti alcuni modelli storici per fare cassa.
Il fondo del Bahrain incarica JP Morgan di trovare acquirenti.

Dopo aver investito senza risultati risorse per 1,5 miliardi di sterline, il fondo sovrano del Bahrein Mumtalakat è pronto ad uscire dal capitale di McLaren.

Alla banca d’affari Usa JP Morgan è stato affidato un mandato formale per individuare un nuovo partner strategico per il produttore inglese di auto, ben noto a livello globale anche per la sua partecipazione alla Formula 1.

Il mandato all’advisor, secondo le indiscrezioni di The Times, riguarderebbe la ricerca di un partner industriale con esperienza nella produzione di auto elettriche.

Esperienza che dovrebbe colmare le difficoltà tecniche evidenziate da McLaren nella messa a punto della sua prima auto ibrida, chiamata “Artura”.

Entrata in produzione nel 2022, dopo molti ritardi, la nuova Artura è stata oggetto di numerosi richiami a causa di guasti addebitati alla carenza di componenti dovuta alle difficoltà nella supply chain, stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore.

La ricerca di un partner strategico nell’auto elettrica, stando alle indiscrezioni, porterebbe in prima battuta a cercare un interlocutore in Cina.

Ma secondo alcuni analisti citati dal Times, una opzione percorribile sarebbe quella di un’acquisizione da parte di Tesla con vantaggi per entrambe le controparti.

Anni fa, Elon Musk aveva fatto un primo tentativo per rilevare McLaren che poi non era andata in porto.

Il gruppo automobilistico inglese, che da anni tenta inutilmente di fare concorrenza a Ferrari, ha evidenti carenze sul piano industriale ma ha anche seri problemi di fabbisogno finanziario.

Dopo l’iniezione di capitali per un miliardo di sterline nel 2021, anche nel 2022 il fondo del Bahrein ed investitori collegati hanno dovuto versare altri 225 milioni.

Per fare cassa, McLaren ha dovuto anche cedere alcuni modelli storici della Formula 1: dalle autovetture guidate nel corso degli anni da Ayrton Senna, Alain Prost e Niky Lauda fino alla monoposto che ha portato Lewis Hamilton alla vittoria del suo campionato mondiale.