Venezuela: via libera del Parlamentare per aprire il petrolio ai privati

Storica inversione di marcia rispetto al rigido controllo statale promosso dal chavismo.
Si aspetta solo la firma del presidente ad interim Delcy Rodriguez.

Il Parlamento venezuelano ha approvato una riforma che apre il vasto settore petrolifero alla partecipazione di capitali privati, segnando un’inversione storica rispetto alla linea di rigido controllo statale promossa dal chavismo, al potere nel Paese sudamericano da oltre 25 anni.

Il provvedimento, come riporta Ansa citando i principali media venezuelani, è stato approvato in seconda lettura dall’Assemblea nazionale a maggioranza Psuv, il Partito socialista unito del Venezuela fondato da Hugo Chávez, attende ora la firma esecutiva della presidente de facto ad interim Delcy Rodríguez per entrare formalmente in vigore.

Venezuela: Chevron pronta ad aumentare l’export di petrolio fino a 300.000 barili al giorno

L’aumento partirebbe da marzo grazie alla ripresa delle attività della joint venture con la statale Pdvsa.
Chevron era l’unica azienda autorizzata da Washington a esportare petrolio venezuelano; ora licenze anche per Vitol e Trafigura.

Chevron prevede di aumentare fino a 300.000 barili al giorno le esportazioni di petrolio dal Venezuela verso gli Stati Uniti a partire da marzo, secondo quanto riferito da fonti citate da Reuters.

L’incremento è legato alla ripresa dell’attività produttiva delle joint venture con la statale Pdvsa e alla necessità di smaltire le scorte accumulate dopo il temporaneo blocco delle autorizzazioni imposto lo scorso dicembre.

La compagnia statunitense ha noleggiato diverse petroliere per accelerare le spedizioni: parte del greggio era rimasta stoccata in depositi e su navi in attesa dei permessi necessari.

Chevron, come riporta Ansa, è coinvolta in quattro progetti con Pdvsa che producono complessivamente tra 240.000 e 250.000 barili al giorno di greggio pesante, una qualità particolarmente richiesta dalle raffinerie del Golfo del Messico.

Fino a poche settimane fa Chevron era l’unica azienda autorizzata da Washington a esportare petrolio venezuelano; da gennaio licenze analoghe sono state concesse anche a Vitol e Trafigura.

L’aumento dei flussi risponde sia alla domanda delle raffinerie statunitensi sia all’interesse dell’amministrazione Trump a rilanciare il settore energetico venezuelano, anche attraverso investimenti in infrastrutture e sicurezza operativa.

Energia: l’Ue importa il 56,9% del fabbisogno

Italia e Germania sopra la media europea dell’import; la Francia meglio grazie al nucleare.
Cala l’uso del carbone ma aumenta quello del gas; bene le rinnovabili.

L’Europa resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche con una percentuale del 56,9% sul totale dei consumi.

La Cina è al 24% mentre gli Usa sono autosufficienti, stando a quanto emerge dal settimo Med & Italian Energy Report, frutto della sinergia scientifica tra Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, e l’Esl@energycenter Lab del Politecnico di Torino, e realizzato con la collaborazione della Fondazione Matching Energies.

Lo studio, presentato al parlamento europeo e patrocinato dai deputati europei Elena Donazzan e Giorgio Gori, è stato organizzato in collaborazione con la struttura European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo cha ha sede a Bruxelles.

L’Italia, come riporta Ansa, ha una dipendenza energetica superiore alla media europea ma in lieve miglioramento: scende di un punto dal 75% al 74%.

La Francia grazie al nucleare ha una dipendenza inferiore alla media europea (40,1%) mentre la Germania ha un posizionamento, come l’Italia, superiore alla media e in crescita al 66.8%.

In questo quadro l’analisi sottolinea come il mix elettrico europeo sta mutando: dal 2000 ad oggi l’uso del carbone è sceso dal 32% all’11%; mentre aumentata la quota del gas naturale dal 12% al 15%.

Crescono fortemente le energie rinnovabili, passate dal 15% al 47% contribuendo ad alleggerire la dipendenza europea.

Tutti i paesi europei hanno migliorato la quota di rinnovabili sulla generazione elettrica: l’Italia con il 49% del mix elettrico è sopra la media europea.

Mosca: rinunciando al gas russo l’Ue rinuncia alla libertà

Approvato il divieto dal 2027: contrarie Ungheria e Slovacchia, astenuta la Bulgaria.
Zakharova: il tempo dirà se sono felici vassalli o infelici schiavi.

I Paesi della Uehanno rinunciato alla libertà” approvando oggi in via definitiva lo stop alle importazioni di gas russo dal 2027.

Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova: “Per ora – ha affermato Zakharova in una intervista con il canale tv Zvezda ripresa dalla Tassè difficile prevedere con precisione se si tratta di felici vassalli o di infelici schiavi, il tempo lo dimostrerà. Ma in ogni caso hanno rinunciato alla libertà“.

Secondo la Tass, poi ripresa da Ansa, le espressioni di ‘vassallo soddisfatto‘ e ‘infelice schiavo‘ sono state usate dal primo ministro belga Bart de Wever al forum di Davos, ponendo la questione della dignità dei Paesi europei di fronte alle minacce di annessione della Groenlandia da parte del presidente Usa Donald Trump.

La Ue ha adottato definitivamente il regolamento che imporrà lo stop graduale alle importazioni di gas e gnl dalla Russia; la stretta prevede un divieto totale da fine 2026 per il gas naturale liquefatto e dall’autunno 2027 per il gas da gasdotto.

L’intesa con l’Eurocamera è stata sostenuta da tutti i Paesi membri, fatta eccezione per Ungheria e Slovacchia, che hanno votato contro e la Bulgaria, che si è invece astenuta.