Zohran Mamdani eletto nuovo sindaco di New York

Nato in Uganda, il neosindaco dichiara: la mia vittoria mostra la strada per sconfiggere Trump.
Elette anche le prime due donne governatrici in New Jersey e Virginia.

Negli Usa i dem fanno un tris dal sapore storico nelle elezioni chiave dell’election day del 4 novembre, imponendo a New York il giovane astro nascente del partito ed eleggendo le prime due donne governatrici in New Jersey e in Virginia, swing state quest’ultimo strappato ai repubblicani.

Trump ammette la sconfitta su Truth ma sostiene che “il fatto che Trump non fosse sulla scheda elettorale e lo shutdown sono stati i due motivi per cui i repubblicani hanno perso le elezioni stasera“.

Nel suo discorso dopo il successo elettorale come sindaco di New York, Zohran Mamdani ha affermato che la sua vittoria mostra la strada per “sconfiggereDonald Trump. “Se qualcuno può mostrare a una nazione tradita da Trump come sconfiggerlo, quella è la città che lo ha fatto nascere“, ha detto. “Donald Trump, visto che so che stai guardando, ho quattro parole per te: alza il volume” (turn the volume up)”, ha aggiunto.

Il neosindaco di New York, Zohran Mamdani ha promesso una “nuova era” di cambiamento politico, ha evocato più volte la parola speranza (hope) di obamiana memoria, ha celebrato la diversità della città impegnandosi per la difesa di tutti, condannando l’antisemitismo ma anche chi lo strumentalizza.

Infine ha ringraziato i genitori e la moglie, saliti sul palco accanto a lui.

Come riporta Ansa ha poi dichiarato quanto di seguito:

Da quando abbiamo memoria i ricchi e i benestanti hanno sempre detto ai lavoratori di New York che il potere non appartiene alle loro mani, con dita ammaccate per aver sollevato scatole sul pavimento del magazzino, palmi callosi per aver urtato il manubrio delle bici delle consegne, nocche segnate da ustioni in cucina. Non sono queste le mani a cui è stato permesso di detenere il potere. Eppure negli ultimi 12 mesi, avete osato puntare a qualcosa di più grande. Stasera, contro ogni previsione, l’abbiamo colto. Il futuro è nelle nostre mani. In questo momento di oscurità politica, New York sarà la luce“.

Con il 97,98% delle schede scrutinate Zohran Mamdani è stato eletto sindaco di New York con il 50,39% dei voti (con 1.036.051 preferenze, mentre Andrew Cuomo si é fermato al 41,59% (854.995 preferenze).

I dati sono quelli ufficiali del Board of Elections della città di New York. Il candidato repubblicano Curtis A. Sliwa ha ottenuto il 7,11% dei voti (146.137), mentre l’ex sindaco Eric Adams ha preso lo 0,31% (6.382 voti).

La Lettonia esce dalla Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne

Lo stesso Parlamento aveva ratificato la Convenzione nel novembre 2024.
Le motivazioni: promuove l’ideologia di genere, incoraggia la sperimentazione sessuale e danneggia i bambini.

Dopo una sessione di 13 ore di acceso dibattito, il Parlamento lettone ha deciso giovedì di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, il trattato pensato per aiutare le donne vittime di violenza.

Il sì di giovedì, se ratificato dal presidente Edgars Rinkevics, farebbe della Lettonia il primo Stato membro dell’Ue a rinunciare alla Convenzione di Istanbul, che lo stesso parlamento aveva ratificato nel novembre 2024.

Entrato in vigore l’anno scorso, il trattato del Consiglio d’Europa ha lo scopo di standardizzare il sostegno alle donne vittime di violenza, compresi gli abusi domestici.

Tuttavia, come riporta Euronews, gruppi e partiti politici ultraconservatori in tutta Europa hanno criticato il trattato, sostenendo che promuove “l’ideologia di genere“, incoraggia la sperimentazione sessuale e danneggia i bambini.

Il ritorno negato: quando il talento trova le porte chiuse a casa propria

Mio figlio, laureato a Milano e oggi all’estero, è uno dei tanti giovani che l’Italia forma ma non trattiene. Alle istituzioni chiedo: non basta richiamare, bisogna costruire un sistema che accolga, valorizzi e renda possibile il ritorno.

-Ma tu, dove vivi?

-Residenza o domicilio? Rispondo guardando perplessa chi me lo chiede.
Sembra una domanda banale e semplice, invece per me apre un vaso di pandora.

Restare attaccata con le unghie e con i denti alla propria terra sicula è il mio scheletro nell’armadio.

Vorrei tornare ma non posso.

Ai giovani consiglio sempre di andare a formarsi fuori e fare esperienze all’estero.
Arricchire il proprio bagaglio culturale è fondamentale per l’evoluzione e l’affermazione del progetto chiamato “me stesso” che comprende il raggiungimento di obiettivi sempre più arditi e allettanti per una serena felicità nel vivere la vita, quella vita che sogniamo in un luogo ben preciso.

La terra che ci ha dato i natali e che ci ha visto muovere i primi passi, insieme ai nostri affetti più cari, la stessa terra che a volte ci fa arrabbiare e ci delude perché ingrata.

Ma poi, quando si torna, ci si accorge che qualcosa è cambiato. Non solo fuori, ma dentro. La terra che si era lasciata con un misto di rabbia e nostalgia diventa improvvisamente specchio di ciò che si è diventati. E allora quella terra, che sembrava stretta, lenta, a volte ostile e ottusa, si rivela custode di un’identità che non si può rinnegare.

🌿 Tornare non è un fallimento, è una scelta. 
Una scelta che richiede coraggio, perché significa confrontarsi con ciò da cui si era fuggito, con le aspettative altrui, con il senso di inadeguatezza che spesso accompagna chi decide di investire nel proprio luogo d’origine. Ma è anche un atto d’amore: verso se stessi, verso le proprie radici, verso una terra che ha bisogno di visioni nuove e di energie fresche.

💬 E allora sì, consiglio ai giovani di partire. 
Ma anche di tornare, se lo sentono. Di portare con sé il meglio di ciò che hanno imparato, e di trasformarlo in seme per un futuro diverso. Perché la vera rivoluzione non è solo altrove: è nel modo in cui si guarda ciò che si ha, e si sceglie di renderlo fertile.

E le istituzioni???

📣 Un appello alle istituzioni: non basta richiamare, bisogna accogliere.

Se davvero vogliamo che i talenti tornino, dobbiamo smettere di considerarli semplici numeri da reintegrare. I cervelli in fuga non sono solo risorse da recuperare: sono persone che hanno investito tempo, energie e sogni altrove, spesso perché qui non trovavano spazio. E allora, quando tornano, non possono essere accolti con la stessa inerzia che li ha spinti a partire.

🎯 Serve una visione, non solo incentivi. 
Serve un sistema che valorizzi il merito, che premi l’innovazione, che renda possibile costruire qui ciò che si è immaginato altrove. Serve una burocrazia snella, una rete di supporto concreta, un dialogo aperto con chi ha scelto di tornare. Perché il ritorno non sia una resa, ma un nuovo inizio.

🌱 Le istituzioni hanno il dovere di seminare fiducia. 
Di creare le condizioni affinché chi torna non si senta un estraneo, ma un protagonista. Perché solo così la fuga dei cervelli potrà trasformarsi in un ritorno di cuore, di idee, di futuro e di speranza.

Lavrov: La Russia non ha nessuna intenzione di attaccare un Paese Nato

Mosca si dice anche pronta a dare garanzie ma la Francia crea tensioni e va verso l’invio di 2.000 soldati in Ucraina.
Parolin: coinvolgere la Cina per la pace.

La Russia non ha nessuna intenzione di attaccare un Paese Nato e il ministro degli Esteri Lavrov dice che Mosca è pronta a dare precise garanzie al riguardo.

Intanto, come riporta Tgcom24, il segretario di Stato della Santa Sede Parolin preme sul coinvolgimento della Cina per la pace.

Il tutto mentre il colosso petrolifero Lukoil venderà le sue attività all’estero dopo le sanzioni e Viktor Orban torna ad attaccare l’Unione europea dicendo che “non conta nulla” e che Donald Trump sbaglia su Putin.

Il presidente Usa ha dichiarato che l’annuncio di Vladimir Putin di un test di un missile da crociera a propulsione nucleare non era “appropriato” ed il Cremlino ha replicato dicendo che “Per noi prevalgono i nostri interessi nazionali“.

Ad agitare le acque, però, ci pensa la Francia che è pronta ad inviare 2.000 soldati in Ucraina.

L’Azerbaijan compra l’Italiana Petroli (IP)

La compagnia di Stato azera Socar acquista il 99,82% della società per 3 miliardi (IP vanta un fatturato di 7 miliardi).
Lo Stato italiano si avvarrà della Golden Power per impedire la cessione?

C’è la parola fine alla trattativa fra Socar e Api Holdings per Ip: la società azera ha infatti annunciato la firma di un accordo per l’acquisizione del 99,82% delle quote di Italiana Petroli (Ip) dal gruppo controllato dalla famiglia Brachetti Peretti che, quindi, lascia dopo oltre 90 anni.

L’operazione, si legge in una nota, è condizionata all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolamentari (in materia di antitrust, sovvenzioni estere e golden power) e si stima che il closing possa intervenire entro il primo trimestre del 2026.

Socar“, si legge, “intende agire in continuità per preservare e valorizzare la forte posizione di mercato di Ip e la sua reputazione, assicurando una fornitura stabile di servizi di alta qualità ai propri clienti, partner e stakeholder e preserverà i livelli occupazionali e, in linea con la strategia del gruppo, la tutela dell’ambiente rimarrà una priorità per le proprie attività in Italia“.

Questa acquisizione“, scrive il gruppo azero come riporta Il Sole 24 Ore, “rappresenta un traguardo importante per la crescita di Socar all’interno del mercato energetico europeo e riflette l’impegno nel rafforzamento delle relazioni economiche bilaterali tra Azerbaijan e Italia, nonché un forte contributo alla sicurezza energetica e allo sviluppo sostenibile dell’Europa“.

L’acquisizione di Italiana Petroli è un passo importante nella nostra strategia di diversificazione a livello internazionale. Riflette il nostro impegno a lungo termine nello sviluppo di un business competitivo, innovativo e responsabile che contribuisce alla sicurezza energetica dell’Europa e rafforza ulteriormente la partnership tra Azerbaijan e Italia“, afferma Rovshan Najaf, presidente di Socar.

Ip è e resta un operatore di riferimento nel settore dei carburanti a livello nazionale e un attore fondamentale per la mobilità e la sicurezza energetica del Paese”, ha commentato il presidente Ugo Brachetti Peretti. “Dopo oltre novant’anni al timone di quella che è diventata una delle principali aziende italiane, siamo orgogliosi di lasciare ai futuri azionisti una solida eredità fatta di competenze, professionalità straordinarie, know-how e una grande capacità di innovazione“.

Intesa Sanpaolo ha assistito Socar nell’operazione attraverso la divisione Imi Corporate & Investment Banking in qualità di advisor finanziario della compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaijan.

IP vanta un fatturato di circa 7 miliardi di euro e la cessione è avvenuta per un valore di circa 3 miliardi di euro. Non sarebbe forse il caso che lo Stato esercitasse la Golden Power, prima di perdere anche questa preziosa italianità in favore di mani estere?