Autore: Francesco Puppato
Disoccupazione: Polonia la migliore in Europa
Generale miglioramento tra dicembre 2024 e gennaio 2025.
Tassi peggiori nell’area euro.
Eurostat ha annunciato ieri che il tasso di disoccupazione destagionalizzato in Polonia a gennaio 2025 era del 2,6%, rispetto al 2,7% di dicembre.
Secondo questi dati, a gennaio di quest’anno in Polonia ci sono stati 464.000 disoccupati, rispetto ai 474.000 del mese precedente.
Nell’UE, il tasso di disoccupazione è stato del 5,8% a gennaio e del 6,2% nell’eurozona. In entrambi i casi, il tasso di disoccupazione non è cambiato rispetto a dicembre 2024.
A gennaio 2025, nell’UE ci sono stati 12,8 milioni disoccupati, di cui 10,7 milioni nella zona euro. Rispetto al mese precedente, questi valori sono diminuiti rispettivamente di 8.000 e 42.000 unità ed il numero di disoccupati è diminuito di 510.000 nell’UE e di 547.000 nell’area dell’euro.
Eurostat misura il tasso di disoccupazione armonizzato come la percentuale di persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni che sono disoccupate, in grado di iniziare a lavorare nelle due settimane successive e che hanno cercato attivamente lavoro nelle ultime settimane, in relazione a tutte le persone economicamente attive in un determinato paese.
Il primo ministro polacco Donald Tusk, come riporta Polonia Oggi, ha commentato questi dati sulla piattaforma X, dove ha scritto: “La Polonia ha il tasso di disoccupazione più basso dell’UE; in questi tempi difficili, ogni buona notizia vale oro”.
Che i tassi siano peggiori nell’area Euro non sorprende affatto: la moneta unica conferma ancora una volta tutti i suoi lati negativi.
Cybersicurezza, D’Angelo (ANSI): +15% investimenti dato positivo, ma bisogna rivoluzionare prospettiva
Tema sempre più centrale.
Anche gli attacchi informatici gravi sono cresciuti del 15%.
“Il tema della cybersecurity, anche in Italia, diventa ogni giorno più centrale e la necessità di moltiplicare risorse ed interventi per rafforzare la sicurezza delle nostre reti ha la massima urgenza”.
Così Andrea D’Angelo, presidente dell’associazione datoriale Ansi – Logistica integrata. “Stando ad alcuni tra gli ultimi dati a disposizione – prosegue D’Angelo – la portata della questione si può inquadrare attraverso due importanti rilevazioni. Secondo l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, nel nostro Paese gli investimenti in questo settore hanno visto un aumento del 15% nel corso del 2024, attestandosi sui 2,48 miliardi di euro. A fronte di ciò, però, il rapporto Clusit 2025 rileva che, sempre nel 2024, gli attacchi informatici gravi in Italia sono cresciuti del 15%”.
“Senza dubbio – commenta il presidente di Ansi – oggi l’argomento è stabilmente in cima all’agenda di imprese, organizzazioni ed Istituzioni. Ma non basta, sul tema della cybersicurezza non possiamo permetterci un ‘pareggio’. Quello che serve adesso non è un semplice aumento delle risorse, ma un cambio di prospettiva che faccia mutare, al tempo stesso, approccio e ordine di priorità. A questa impostazione bisogna poi aggiungere uno sforzo massiccio sulla formazione: a nostro avviso è proprio quest’ultimo fattore, ancor di più rispetto a quello economico, a fare veramente la differenza nella sicurezza informatica”, conclude.
Gli Usa congelano i fondi all’Ucraina
Kiev sotto choc attacca anche Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna per il loro passato.
Merezhko: “Ancora peggio di Monaco 1938”.
Kiev è sotto choc dopo la decisione di Donald Trump di congelare gli aiuti militari all’Ucraina.
Oleksandr Merezhko, presidente della commissione per gli affari esteri dell’Ucraina, afferma che la decisione dell’amministrazione Trump assomiglia all’accordo di Monaco del 1938 quando Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia raggiunsero un accordo che consentì alla Germania nazista l’annessione del Sudeti, l’allora Cecoslovacchia occidentale.
Secondo i media stranieri citati da Ansa, avrebbe dichiarato quanto di seguito:
“Fermare gli aiuti significa aiutare Putin. Questo è peggio di Monaco, perché almeno lì non hanno cercato di dipingere la Cecoslovacchia come l’aggressore“.
Elettrico: il progetto statale polacco chiude prima di nascere
Le auto elettriche dell’azienda ElectroMobility Poland non arriveranno mai sulle strade.
Mancanza di investitori: licenziati i 40 dipendenti.
ElectroMobility Poland è l’azienda statale responsabile del progetto Izera, un marchio di auto elettriche.
Tuttavia, Izera non arriverà mai sulle strade.
Come riporta Dziennik Gazeta Prawna, infatti, l’azienda ha deciso di licenziare i dipendenti e di modificare i piani.
Attualmente è previsto il licenziamento di quaranta persone e la ristrutturazione interesserà tutti i reparti; come riporta Polonia Oggi, la causa della riduzione del personale è la mancanza di investitori.