Scandalo Bce: Lagarde guadagna 4 volte il capo della Fed

Ha minor mole di lavoro ma guadagna molto di più.
Il tutto mentre la Bce indica di tenere bassi i salari dei cittadini per essere competitivi sul mercato.

Christine Lagarde, presidente della Bce (Banca centrale Europea) guadagna 726mila euro annui.

Questo stipendio è 4 volte maggiore di quello del presidente della Fed (Federal Reserve), ovvero l’equivalente della Bce americana che, però, deve gestire un ammontare economico ben superiore a quello della zona Euro.

Il tutto, mentre le linee guida della Bce, ancora da quando Mario Draghi ricopriva quella posizione, sono di tenere bassi i salari dei cittadini per avere prezzi competitivi sul mercato.

Sempre più gas dal Qatar: l’Italia finanzia il terrorismo?

Sanzioniamo la Russia ma facciamo accordi con chi finanzia Hamas.
Bombe amercane vendute sia ad Israele che Hamas?

Eni importerà gas naturale liquefatto dal Qatar attraverso il terminal di Piombino.

Nel dettaglio, il colosso petrolifero ha firmato un contratto a lungo termine con QatarEnergy Lng Nfe, la joint venture con QatarEnergy per lo sviluppo del progetto North Field East (Nfe) in Qatar, per la fornitura fino a 1,5 miliardi di metri cubi (bcm) l’anno di Gnl.

Come riportano diverse testate, il contratto contribuirà alla sicurezza degli approvvigionamenti in Italia tramite la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

I volumi disponibili saranno consegnati al terminale di rigassificazione “Fsru Italia” collocato a Piombino con le consegne previste a partire dal 2026 per una durata di 27 anni.

I volumi prodotti dal progetto Nfe, dunque, aumenteranno la produzione di gas naturale liquefatto del Qatar di 45 bcm oltre agli attuali 108 bcm.

Dal 2007 Eni importa in Europa dal Qatar 2,9 miliardi di metri cubi l’anno tramite un contratto a lungo termine; nella nota si evidenzia quanto di seguito:

La partecipazione al progetto Nfe e il contratto di fornitura di Gnl sono in linea con la strategia di transizione di Eni che mira ad aumentare progressivamente il ruolo del gas nella produzione upstream raggiungendo il 60% entro il 2030, e ad aumentare il contributo del Gnl equity, facendo leva sull’integrazione tra il settore Upstream e le attività di gas marketing”.

Durante il governo Draghi l’Algeria è diventata il primo fornitore di gas per L’Italia, causa le sanzioni alla Russia (approfondimento al link) con tutti i costi ed i rischi connessi; ora ci si sbilancia fortemente verso il Qatar, sede centrale dell’organizzazione terroristica di Hamas.

Ammesso e non concesso che Russia e Palestina siano aggressori, volendo seguire un filo logico, invece che sanzionare i medesi Paesi o chi supporta come fatto con la Russia, l’Italia stipula contratti che andranno a finanziare Paesi ufficialmente ritenuti a supporto del terrorismo islamico.

È, probabilmente, la tipica politica occidentale guidata dalla Nato, e quindi dagli Usa, in cui il business vince su tutto: la bomba caduta sull’ospedale di Gaza pochi giorni fa, infatti, è di produzione americana, il che significa che è stata lanciata da Israele o che gli Usa vendono armi ad Hamas (approfondimento al link).

Le armi fornite dall’Italia all’Ucraina sarebbero inutilizzabili

In discussione i semoventi M109L prodotti ad inizio anni ’90.
Gli Usa avrebbero dovuto ripararli.

Molti media l’hanno definita “doppia”: è la beffa dei cannoni italiani inviati in Ucraina che pare siano tutti da revisionare.

Secondo il Financial Times, ripreso anche da Notizie.it, i semoventi M109L consegnati da Roma a Kiev sarebbero infatti inutilizzabili.

Si tratta di venti obici sulle cui condizioni avrebbe rilasciato dichiarazioni un consigliere del ministro della Difesa di Kiev.

I venti cannoni, simili a quelli visti transitare dalla stazione di Udine qualche settimana fa, sono stati prodotti dalla Oto Melara nei primi anni Novanta.

Nello specifico sono cingolati dotati di un cannone da 155 millimetri, calibro standard dell’artiglieria Nato.

La Repubblica afferma che nel 2022 il governo italiano ha deciso di trasferire tutti i cannoni semoventi nel deposito di Lenta, in provincia di Vercelli e che nell’estate del 2022 l’esecutivo di Mario Draghi ha deciso di recuperare gli M109L. Solo che quei pezzi erano stati abbandonati da oltre vent’anni all’aria aperta.

Vigeva un accordo: l’Italia avrebbe fornito 60 obici all’Ucraina e gli Stati Uniti avrebbero finanziato i costi di riparazione.

Poi a settembre, il governo italiano aveva spedito ai tecnici ucraini i primi venti cannoni ma senza che le componenti americane di riparazione fossero mai giunte a destinazione.

Il Financial Times sostiene che i venti M109L sarebbero diretti in Italia o in Belgio, dove potranno essere riparati.

Nel frattempo, il governo italiano con il ministero della Difesa in titolarità a Guido Crosetto ha preparato una seconda tranche di semoventi partiti a Pasqua che è stata riparata prima di partire.

Nato: Ursula von der Leyen prossimo segretario?

Difficile il rinnovo del suo mandato alla guida della Commissione europea.
Prima donna segretario della Nato?

Ursula von der Leyen potrebbe essere la prossima segretaria generale della Nato.

Questa è la clamorosa indiscrezione che arriva da Bruxelles, riportata dal quotidiano britannico The Sun e poi ripresa da Money e numerose altre testate, con il destino della presidente della Commissione europea che sarebbe legata a doppio filo a quello di Jens Stoltenberg, attuale numero uno dell’Alleanza atlantica.

Sullo sfondo ci sono le elezioni europee che si terranno nella tarda primavera del 2024, con quella che è stata definita come la “maggioranza Ursula” che per i sondaggi potrebbe non avere più i numeri nella prossima legislatura per potere dettare legge a Palazzo Berlaymont.

Il problema, però, non sarebbe solo elettorale: lo stesso Partito Popolare Europeo non sarebbe più così sicuro di voler ripresentare Ursula von der Leyen come presidente della Commissione europea, con il Ppe che starebbe ragionando sulla figura di Roberta Metsola, attuale presidente del Parlamento europeo.

A minare un possibile mandato bis a Bruxelles per Ursula von der Leyen ci sarebbe anche la spinosa vicenda Pfizer, riguardante il contratto da 1,8 miliardi stipulato per l’acquisto dei vaccini anti-Covid, con il New York Times che di recente ha denunciato l’ex ministro tedesco.

Il Nyt infatti ha deciso di affidarsi alle carte bollate nei confronti della Commissione europea, rea di non aver reso pubblico lo scambio di messaggi tra la presidente Ursula von der Leyen e il ceo di Pfizer Albert Bourla.

Alla luce di tutte queste problematiche, al momento per Ursula von der Leyen la strada per un mandato bis alla guida della Commissione europea appare essere tutta in salita; ecco perché la presidente si starebbe guardando intorno.

L’indiscrezione è stata riportata anche da La Repubblica: Ursula von der Leyen potrebbe diventare la prossima segretaria generale della Nato, forte della sponsorizzazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

L’attuale mandato di Jens Stoltenberg alla Nato infatti terminerà il 30 ottobre 2023; dopo due proroghe, appare improbabile una terza anche se vista la guerra in corso in Ucraina al momento non si potrebbe scartare nessuna ipotesi.

Ursula von der Leyen invece resterà in carica a Palazzo Berlaymont un anno in più, fino a ottobre 2024: se mai dovesse spostarsi da Bruxelles a Washington, inevitabilmente dovrebbe dire addio alla sua attuale carica con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale.

Non mancherebbero però altri pretendenti di spessore alla Nato, con anche il nostro ex presidente del Consiglio Mario Draghi che da quando ha abbandonato Palazzo Chigi viene indicato come il possibile prossimo segretario generale.

Tesoro: arriva Barbieri

Il nuovo direttore generale sostituisce Rivera.
Esulta il governo Meloni, che prepara le nomine per Eni ed Enel.

L’economista Riccardo Barbieri è il nuovo direttore generale del Tesoro, al posto di Alessandro Rivera.

Il ministero dell’Economia ha inviato alla presidenza del consiglio la proposta di nomina in vista della riunione di governo in agenda per le 18,30.

La decisione segna una vittoria per la presidente del consiglio Giorgia Meloni, che si è spesa per rimuovere Rivera ed è pronta a giocare un ruolo di rilievo in altre future nomine di peso, secondo quanto riferiscono fonti politiche.

Barbieri, 64 anni, è attualmente il capo economista del Tesoro ed in passato ha lavorato per JP Morgan, Morgan Stanley e Bank of America-Merrill Lynch.

Come riporta Reuters, il fondatore dell’osservatorio sul rischio politico Policy Sonar, Francesco Galietti, ha commentato la notizia come di seguito:

Cosmopolita, Barbieri è uno degli alti rappresentanti del Tesoro che si relaziona più di frequente con Bruxelles“.

Il ministero ha inoltre proposto la conferma di Biagio Mazzotta come ragioniere generale dello Stato.

Il direttore generale del Tesoro gioca un ruolo chiave nella supervisione delle società partecipate dallo stato ed è il Deputy del ministro dell’Economia nelle riunioni di G7, G20 e del Fmi.

Il dipartimento che dirige gestisce inoltre il secondo debito pubblico più alto della zona euro, pari a circa il 150% del Pil.

Tra coloro che hanno ricoperto l’incarico figurano l’ex presidente della Bce e presidente del consiglio Mario Draghi, nonché Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, entrambi in passato ministri dell’Economia.

Meloni aveva messo nel mirino Rivera per il modo in cui aveva gestito alcuni dossier come Mps, controllata dallo stato con una quota del 64% a seguito del salvataggio avvenuto nel 2017, che è costato ai contribuenti 5,4 miliardi.

Nella conferenza stampa di fine anno Meloni avevo detto che Mps era stata “gestita fin qui abbastanza pessimamente“, un commento in cui molti hanno visto una critica indiretta a Rivera.

Nelle prossime settimane Meloni dovrà gestire altre nomine di rilievo, perché andranno a scadenza i consigli di amministrazione di tutte le principali società partecipate dallo stato, a cominciare da Eni ed Enel.