Germania: stop agli aiuti a Kiev

L’annuncio dopo le indagini sul sabotaggio ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2.
L’Ucraina aveva appena accusato la Germania di non schierarsi con i fatti (euro e armi).

Lo stop agli aiuti militari all’Ucraina da parte della Germania arriva dopo che i procuratori tedeschi hanno concluso le indagini sull’attacco ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream, avvenuto il 26 settembre del 2022.

L’esito, come riporta InvestireOggi, ha accertato la responsabilità di militari ucraini, i quali avrebbero sabotato le infrastrutture, a seguito della decisione presa agli alti vertici ucraini durante una notte in cui avevano alzato il gomito.

Il presidente Volodymyr Zelensky sarebbe stato informato dei fatti ed avrebbe provato a dare il contrordine su intervento della Cia senza però riuscirvi, come riporta Polonia Oggi.

L’attacco ai gasdotti inasprì le tensioni sul mercato del gas al tempo: le forniture russe all’Europa furono parzialmente sospese, mentre il nuovo gasdotto Nord Stream 2, la cui costruzione era stata completata nel 2021, fu reso inutilizzabile.

La stampa parlò allora di auto-sabotaggio russo, al fine di giustificare lo stop alle forniture.

Mosca negò le accuse (approfondimento al link) e addebitò le responsabilità agli Stati Uniti, che a loro volta negarono; dalla stessa Washington, tuttavia, mesi dopo la stampa sostenne che non ci fossero sufficienti prove a carico del Cremlino.

In pratica, lo stop agli aiuti militari in Ucraina può essere letto come una ritorsione tedesca contro Kiev ed arriva nel momento in cui Zelensky segna punti sul terreno bellico, avendo conquistato parte della regione del Kursk con una sorprendente invasione iniziata nelle settimane scorse.

Ad ogni modo, la diffidenza reciproca tra tedeschi ed ucraini non nasce oggi: nei mesi successivi all’occupazione russa, Kiev accusò pubblicamente Berlino di tentennare nello schierarsi con i fatti (euro e armi), in quanto legata ancora a gas e petrolio russi.

Gli Usa offrono la grazia a Maduro se lascia il potere

Il leader venezuelano è incriminato dal dipartimento di Giustizia americano.
Offerti 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.

Gli Stati Uniti stanno tenendo una serie di colloqui segreti per convincere il presidente venezuelano Nicolas Maduro a lasciare il potere in cambio della grazia.

Lo riporta Ansa citando fonti informate al Wall Street Journal secondo le quali l’amministrazione Biden ha messo “tutto sul tavolo” per convincere il leader venezuelano ad andarsene prima della fine del suo mandato a gennaio.

Maduro deve affrontare una serie di incriminazioni da parte del dipartimento di Giustizia americano e nel 2020 gli Usa hanno messo una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.

Erede impero Disney: “Congelo finanziamenti finché Biden non si ritira”

Il dibattito contro Trump ha sollevato seri interrogativi sulla salute di Biden.
Abigail Disney: “Non si tratta di mancanza di rispetto ma di realismo”.

L’erede dell’impero Disney è pronta a congelare le donazioni se Biden non si farà da parte.

Aumentano giorno dopo giorno le pressioni sul presidente degli Stati Uniti perché si ritiri dalla corsa alle elezioni di novembre, prima che sia troppo tardi.

Dopo la pessima figura al dibattito tv contro l’avversario Donald Trump, che ha sollevato seri interrogativi sulla sua salute, si moltiplicano le voci di chi chiede un passo indietro.

Non solo dei politici dem: come riporta Quotidiano.Net, l’ultima è quella di Abigail Disney, produttrice cinematografica erede del patrimonio di famiglia e una dei maggiori finanziatori del partito democratico e dei comitati legati a Biden.

Nell’intervista alla CNBC, Abigail Disney ha dichiarato quanto di seguito:

Non si tratta di mancanza di rispetto ma di realismo. Se non si ritira i Democratici perderanno. Ne sono assolutamente certa. E le conseguenze della sconfitta saranno davvero disastrose“.

Poi, citata dal New York Times, aggiunge:

Biden è un brav’uomo che ha servito bene il suo Paese, ma la posta in gioco è troppo alta per consentire alla timidezza di determinare la nostra linea di condotta”.